Basilica della Natività

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Coordinate: 31°42′15.5″N 35°12′27.5″E / 31.704306°N 35.207639°E31.704306; 35.207639

Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO Flag of UNESCO.svg
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Basilica della Natività
(EN) Birthplace of Jesus: Church of the Nativity and the Pilgrimage Route, Bethlehem
Bethlehem BW 3.JPG
Tipo Culturali
Criterio (iv) (vi)
Pericolo Medio
Riconosciuto dal 2012
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

La basilica della Natività è una basilica di Betlemme eretta nel luogo dove un'antica tradizione ricorda la nascita di Gesù. È costituita dalla combinazione di due chiese e da una cripta, la grotta della Natività, che è la grotta ed il luogo preciso in cui Gesù sarebbe nato.

Nel giugno 2012, la basilica della Natività è stata inserita nella lista del patrimonio mondiale dell'umanità dell'UNESCO, su richiesta dello Stato di Palestina[1].

La basilica della Natività è una delle mete principali dei pellegrinaggi che visitano la Terra Santa, insieme alla basilica dell'Annunciazione di Nazaret e alla chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Dopo la rivolta di Bar Kokhba, l'imperatore Adriano avviò in Palestina una repressione accompagnata dalla diffusione dei culti della religione romana. In questo contesto va inserita anche, secondo quanto riferisce san Girolamo, la realizzazione dopo il 135 di un bosco, che venne consacrato al dio Adone, sui luoghi dove i primi cristiani celebravano la nascita di Gesù[2].

Verso il 330, su iniziativa dell'imperatore Costantino I e dell'augusta Elena, ebbe inizio la costruzione dell'attuale basilica[3]. Lavori di restauro e ampliamento vennero avviati nel VI secolo dall'imperatore Giustiniano I, in seguito alla distruzione causata dalla rivolta dei Samaritani[4]: venne rialzato il pavimento dell'atrio di circa un metro e aggiunto un nartece.

Nel 614 la basilica riuscì a salvarsi dalla distruzione dei persiani[5] grazie alla presenza, sul prospetto del tempio, della raffigurazione dei Re Magi nel costume nazionale persiano[4].

L'edificio di culto venne quindi risparmiato anche dall'invasione araba e, nel corso del tempo, è stato quindi ulteriormente esteso, con la costruzione di nuove cappelle e monasteri[4].

Struttura[modifica | modifica sorgente]

Pianta della basilica

Originariamente, all'esterno della struttura vi era un cortile che permetteva l'accesso all'atrio, costituito da colonne e da navate grandi un quarto rispetto a quelle della basilica. Il cortile, molto ampio, serviva da luogo di sosta per i pellegrini; per questo veniva allestito un piccolo mercato. La basilica misura 53,90 metri di lunghezza per 26,20 metri di larghezza nelle cinque navate (nel transetto invece è di 35,82 metri). Finché i pellegrini non furono molto numerosi, come per tutto il IV secolo, quando la comunità cristiana in Palestina era piccola, non vi erano problemi di spazio.

L'accesso alla basilica è consentito solo attraverso una porta, più simile ad un passaggio, stretto e basso, resa così per invitare il pellegrino all'umiltà e al raccoglimento. Delle tre porte originarie è rimasta solo questa, poiché le altre due sono state murate[4].

Sopra la Grotta della Natività, nel lato orientale della basilica, è situata una costruzione ottagonale rialzata di tre gradini, il martyrium. Al centro dell'ottagono è situata una balaustra da cui, sporgendosi, si vede un ampio foro circolare; il foro, praticato nella volta della Grotta della Natività, consente ai visitatori di guardare all'interno. L'altare cerimoniale era probabilmente situato a poca distanza dalla costruzione ottagonale, nella navata centrale, per legare, come nella basilica di San Pietro in Vaticano, martyrium e basilica.

Al periodo dei crociati si devono le pitture in stile bizantino e i mosaici.

La grotta della Natività[modifica | modifica sorgente]

Luogo identificato con quello della nascita di Gesù

A fianco dell'abside centrale sono presenti due scale che consentono l'accesso alla Grotta della Natività, una cripta di forma rettangolare lunga 12,3 metri e larga 3,5 metri. Nella grotta si evidenziano due zone distinte:

  • Il luogo in cui, secondo la tradizione cristiana, avrebbe avuto luogo la nascita di Gesù; il punto è simbolicamente segnato da una stella d'argento in cui è incisa, in latino, la frase «Qui dalla Vergine Maria è nato Cristo Gesù»[6]. Sopra la stella, ma non immediatamente sopra, sono sospese alcune lampade. La proprietà esclusiva di questa parte della grotta, così come del resto della basilica (a parte uno spazio riservato alla Chiesa apostolica armena) è della Chiesa greco-ortodossa.
  • Il luogo in cui era situata la mangiatoia in cui Maria avrebbe deposto il bambino Gesù subito dopo la nascita[7]. La proprietà esclusiva di questa parte della grotta è dei Padri Francescani della Custodia di Terra Santa

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Per maggiori informazioni, è possibile consultare la scheda sul sito UNESCO (EN) Birthplace of Jesus: Church of the Nativity and the Pilgrimage Route, Bethlehem, UNESCO. URL consultato il 24 novembre 2013.
  2. ^ Giuseppe Ricciotti, Vità di Gesù Cristo, Mondadori, 1962, nota 1, §244
  3. ^ L'edificio ha conosciuto diversi stadi di realizzazione. In Giuseppe Ricciotti, Vità di Gesù Cristo, Mondadori, 1962, §244, viene indicata per l'ordine di costruzione della basilica la data del 325 e si cita un pellegrino di Bordeaux che ebbe modo di vederla nel 333. La scheda UNESCO [1] fa invece riferimento al 339.
  4. ^ a b c d Bargil Pixner, "Paths of the Messiah. Messianic Sites of the Early Church from Galilee to Jerusalem", Ignatius Press, 2010, pagg. 12-13.
  5. ^ Giuseppe Ricciotti, Vità di Gesù Cristo, Mondadori, 1962 §244.
  6. ^ "Hic de Virgine Maria Jesus Christus natus est", cfr. Bargil Pixner, "Paths of the Messiah. Messianic Sites of the Early Church from Galilee to Jerusalem", Ignatius Press, 2010, pag. 16.
  7. ^ Bargil Pixner, "Paths of the Messiah. Messianic Sites of the Early Church from Galilee to Jerusalem", Ignatius Press, 2010, pag. 16.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Lorenzetti,U., Belli Montanari,C., L'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Tradizione e rinnovamento all'alba del Terzo Millennio, Fano (PU), settembre 2011.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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