Supremo Comitato Arabo

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Il Supremo Comitato Arabo (in arabo: ﺍﻟﻠﺠﻨـة ﺍﻟﻌﺮﺒﻴـة ﺍﻟﻌﻠﻴـة , al-Lajna al-ʿarabiyya al-ʿulyā è stato l'organo politico centrale della comunità araba di Palestina e «il solo rappresentante di tutti gli Arabi di Palestina»[1].

Storia[modifica | modifica sorgente]

Fu fondato nel 1936 durante la Grande rivolta araba del 1936-1939 in Palestina. Il suo Presidente era il Gran Mufti Amīn al-Husaynī che lo dirigeva dal Cairo, dove s'era insediato con l'appoggio egiziano. Comprendeva anche Rāghib al-Nashashibī, del Partito della Difesa Nazionale ( izb al-difāʿ al-waanī ), Jamāl al-usaynī, del Partito Arabo Palestinese ( izb al-ʿArabī al-Filasīnī }, Yaʿqūb al-Ghusayn, ʿAbd al-Laīf alā, del Blocco nazionale ( izb al kutla al-waaniyya ), Husayn al-Khalīdī, del Partito della Riforma (izb al-i ) e ʿAwni ʿAbd al-Hādī, dirigente del Partito dell'Indipendenza (Ḥizb al-Istiqlāl ) che ne era anche il Segretario Generale. Il Muftī cercava di far fallire le ambizioni della Transgiordania sulla Palestina.

Il Supremo Comitato Arabo fu dichiarato fuorilegge dai britannici nel 1937.

Nell'aprile del 1946, i suoi componenti erano: Jamāl al-Husaynī, Tawfīq al-usaynī, Yūsuf Sahyūn, Kāmil al-Dajānī, Emile al-Ghūrī, Rafīq al-Tamīmī e Anwar al-Khaīb (tutti membri, o affiliati, del Partito Arabo Palestinese), il dott. ʿIzzat Tannūs (un medico cristiano indipendente); Antone Aāllāh (membro della comunità greco-ortodossa); Ahmad Shuqayrī (nazionalista arabo, avvocato ad Acri); Sāmī āhā e il dott. Yūsuf Haykal (sindaco di Giaffa, politicamente indipendente).

A metà del 1946, i componenti furono ristretti a Amīn al-usaynī, al-Khalīdī, ilmī Pāshā e al-Ghūrī, ma, all'inizio del 1947, il Supremo Comitato Arabo fu integrato da asan Abū Sa'ūd, Isāq Darwīsh al-usaynī, ʿIzzat Darwaza, Rafīq al-Tamīmī e Muʿīn al-Mādī, tutti partigiani di Amīn al-Husaynī.

Il 23 settembre 1948, il Supremo Comitato Arabo si riunì a Gaza e proclamò la formazione del governo arabo di tutta la Palestina. Qualche giorno dopo, un'Assemblea costituente si riunì ed elesse il Mufti Amīn al-usaynī presidente e prese il nome di Consiglio Nazionale Palestinese. L'Assemblea votò ugualmente una Costituzione provvisoria[2].

Durante le trattative delle Nazioni Unite per dare attuazione al Piano di partizione della Palestina, il Supremo Comitato Arabo rifiutò ogni cooperazione con l'ONU, considerando che «i diritti naturali degli arabi di Palestina sono evidenti e non possono continuare ad essere oggetto di trattative[3]»: cosa che numerosi studiosi considerano essere stato un grave errore tattico.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Xavier Baron, Les Palestiniens, Genèse d'une nation, p 67.
  2. ^ Xavier Baron, op. cit., p. 67. L'aggettivo "provvisorio" ha sempre caratterizzato le costituzioni promulgate dai vari paesi arabi. Questo dipese dal fatto che la costituzione "definitiva" si spera possa essere costituita da quella di un'unica entità politica panaraba.
  3. ^ Alain Gresh e Dominique Vidal, Palestine 47, un partage avorté, Éditions Complexe, 1994, p. 21.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]