Chiesa greco-cattolica rumena

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Chiesa greco-cattolica rumena
Classificazione cattolica
Fondatore Atanasio Anghel
Fondata 1700; messa fuori legge nel 1948, ristabilita nel 1990
Separata da Patriarcato di Costantinopoli
Associazione È una Chiesa sui iuris della Chiesa cattolica
Diffusione Romania, Stati Uniti d'America
Primate Papa Francesco
Lucian Mureşan
Forma di governo episcopale
Congregazioni 1239
Membri 737 900
Vescovi 8
Presbiteri 747
Cattedrale della Santissima Trinità a Blaj
Greco-cattolici in Transilvania (secondo il censimento del 1850)
Greco-cattolici in Romania (secondo il censimento del 1930)
Greco-cattolici in Romania (secondo il censimento del 2002)
Presenza greco-cattolica (secondo il censimento del 2002)[1]
Mappa delle eparchie della Chiesa greco-cattolica rumena.

La Chiesa greco-cattolica rumena o Chiesa rumena unita con Roma, greco cattolica (in rumeno: Biserica Română Unită cu Roma, Greco-Catolică) è una Chiesa cattolica sui iuris di rito bizantino e di lingua liturgica rumena, presente in Romania (specialmente nella regione storica della Transilvania) e in altri paesi del mondo.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La sconfitta turca nella battaglia di Vienna del 1683 segnò un punto di svolta per tutta l'Europa e in particolare per quella centro-orientale: dopo oltre 150 anni di sovranità turca, gli Asburgo[2] riconquistarono non solo l'intera Ungheria ma anche il principato semi-indipendente di Transilvania, dove cominciarono a imporre gradualmente la propria autorità appoggiandosi alla Chiesa cattolica come forza coalizzatrice del sentimento popolare rumeno contrapposto al protestantesimo della nobiltà ungherese dominante, favorita dai turchi. Sotto la pressione asburgica, molte chiese protestanti passarono al culto cattolico mentre gli ortodossi, già provati dalla secolare lotta con il calvinismo dell'Ungheria Reale, salvarono la propria religione tradizionale grazie alla cosiddetta "Unione con Roma".

L'Unione con Roma[modifica | modifica sorgente]

Preparata ad Alba Iulia nel sinodo del 1697 e decisa ufficialmente in quello del 7 ottobre 1698, l'unione con Roma vide l'accordo di tutto il clero ortodosso della Transilvania e degli altri territori più occidentali abitati dai rumeni (il Banato, la Crişana, il Sătmar e il Maramureş). Attuata secondo le disposizioni del concilio ecumenico di Firenze del 1439, l'unione fu solennemente ratificata nel sinodo di Alba Iulia del 7 maggio 1700, in cui l'eparca ortodosso Atanasio Anghel riconobbe formalmente il primato di Roma[3] e gli altri tre punti chiave della dottrina cattolica,[4] pur senza rinunciare alla liturgia e alle tradizioni orientali.

Anche l'imperatore Leopoldo I si affrettò ad appoggiare l'unione dei rumeni con Roma migliorandone la condizione sociale: la sua Prima Leopoldina (16 febbraio 1699) prevedeva la parificazione fra preti cattolici e preti "uniti", ma non venne applicata per l'opposizione della dieta transilvana a maggioranza magiara e protestante. Né miglior fortuna ebbero i suo successivi decreti in materia: quello del 19 marzo 1701, con cui nominò Atanasio Anghel episcopus nationis Valachiæ, e quello del 30 marzo 1701, la Secunda Leopoldina, con cui proclamò l'unione fra gli ortodossi e i cattolici della Transilvania riconoscendo anche l'uguaglianza sociale e confessionale tra i rumeni (la maggioranza della popolazione) e le tre "nazioni" che vi risiedavano (minoritarie, ma favorite dalla legislazione esistente).[5]

Nondimeno moltissimi sacerdoti ortodossi e i loro fedeli si convertirono, anche se per la maggior parte di questi non era del tutto chiara la differenza tra le due denominazioni dal momento che esteriormente nulla era mutato. Il consistente numero di adesioni all'unione consentì il 9 maggio 1721 all'appena eletto papa Innocenzo XIII di confermare, con la bolla Rationi congruit, la fondazione di un vescovado per gli "uniti di Transilvania", con la sede prima a Făgăraş e poi, dal 1737, a Blaj.

Da allora e per quasi due secoli la Chiesa greco-cattolica rumena, guidata dai vescovi Atanasio Anghel (1700-1713), Ioan Giurgiu Patachi (1715-1727), Giovanni Innocenzo Micu-Klein (1728-1751) e Pietro Paolo Aron (1752-1764), divenne il simbolo e l'elemento catalizzatore non soltanto dell'identità religiosa e culturale del popolo rumeno, ma anche del suo crescente sentimento nazionale: a Blaj, uno dei maggiori centri del cattolicesimo nell'Europa orientale,[6] sorsero le prime scuole in cui il rumeno veniva insegnato utilizzando l'alfabeto latino e non più quello cirillico e, insieme ad esse, si diffusero anche i testi degli studiosi, scrittori e teologi greco-cattolici della cosiddetta Scuola Ardeleana, il movimento culturale e patriottico che svolse un importante ruolo nella riscoperta delle radici latine della nazione rumena.[7]

Nel 1853, con la bolla Ecclesiam Christi ex omni lingua papa Pio IX istituì la metropolia greco-cattolica rumena nell'eparchia di Fagaras-Alba Iulia con tre diocesi suffraganee, superando così il precedente ordinamento che vedeva le diocesi rumene subordinate al primate ungherese latino di Strigonio. Nel 1861, durante il primo congresso nazionale rumeno (allora Principato di Romania), i vescovi sia cattolici sia ortodossi di Transilvania si batterono per il riconoscimento dell'identità nazionale rumena.

Così, nel 1918, quando sulle macerie dell'impero asburgico la Transilvania divenne finalmente parte dello stato romeno, l'allora vescovo greco-cattolico di Cluj Iuliu Hossu e il vescovo ortodosso Cristea lessero congiuntamente la Dichiarazione d'Unione, sancendo quel comune fervore patriottico e quella prassi pastorale ecumenica tra le due Chiese che nessuno aveva mai messo in discussione prima dell'avvento del comunismo.

La persecuzione durante il regime comunista[modifica | modifica sorgente]

La liquidazione della Chiesa greco-cattolica romena fu deliberata da Mosca per volontà di Stalin in persona, il quale già nel 1946 aveva provveduto ad annientare la Chiesa greco-cattolica ucraina, ossessionato dall'idea che le “divisioni del Papa” costituissero l'unico vero ostacolo al trionfo del sistema sovietico. Come già in Ucraina, il clero e i fedeli greco-cattolici sarebbero dovuti passare forzosamente all'ortodossia, pena il carcere o la morte. In questo, il nuovo patriarca ortodosso romeno Iustinian Marina, dopo uno scambio di visite con il suo omologo russo Aleksej, si rivelò solerte collaboratore del regime. Già a partire dall'estate del 1948 si verificarono i primi arbitrari arresti, i primi interrogatori, le prime vessazioni contro la Chiesa cattolica di rito orientale che sarebbero poi sfociati nella sua ufficiale messa al bando con l'“Atto di abrogazione” del 1º dicembre 1948. All'inizio della persecuzione, tale Chiesa poteva contare su 6 vescovi, circa 1800 sacerdoti e 2 milioni di fedeli. La risposta dei vescovi fu, sin dall'inizio, ferma. In una predica ad Oradea nel giugno del 1948, il vescovo Hossu aveva dichiarato: “per nessun motivo diverremo traditori e per nessun motivo abbandoneremo la fede di nostra madre Roma (…). Se ci fosse anche chiesta la vita, ebbene daremo la vita per la fede”. Furono presto espropriate tutte le chiese, i conventi, gli asili, le scuole, che divennero edifici dello stato o furono concessi in uso alla Chiesa ortodossa. Tra il 27 ed il 28 ottobre 1948 i vescovi greco-cattolici Valeriu Traian Frentiu, Alexandru Rusu, Ioan Balan, Iuliu Hossu, Ioan Suciu e Vasile Aftenie furono imprigionati e fu loro richiesto il passaggio coatto all'ortodossia. Nessuno di loro accettò.

A monsignor Aftenie (1899-1950), uomo di dialogo e di schietta bonomia, perciò a torto considerato arrendevole dal regime, fu proposto persino, in cambio della sua “conversione”, di divenire patriarca ortodosso di Bucarest. Rispose: “Né la mia fede né la mia nazione sono in vendita”. Le torture cui fu sottoposto direttamente nelle stanze del Ministero degli interni lo condussero ad una morte atroce: il suo corpo fu rinvenuto senza braccia.[8] Aftenie divenne così il primo martire della Chiesa romena.

Organizzazione[modifica | modifica sorgente]

La Chiesa greco-cattolica rumena ha per primate l'arcivescovo maggiore di Făgăraş e Alba Iulia che ha sede a Blaj. L'attuale arcivescovo maggiore è Lucian Mureşan.

La Chiesa è suddivisa in sei diocesi delle quali cinque in Romania, riunite in una provincia ecclesiastica, e una negli Stati Uniti d'America immediatamente soggetta alla Santa sede:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Fonte: http://recensamant.referinte.transindex.ro/
  2. ^ Da allora impegnati nella guerra ottomano-austriaca (1683–1699), cui pose praticamente fine la battaglia di Zenta (11 settembre 1697) che portò alla pace di Carlowitz del 26 gennaio 1699.
  3. ^ Secondo il dettato della patristica Ubi Petrus ibi Ecclesia, ubi Ecclesia ibi Christus (Dove è Pietro là è la Chiesa, dove è la Chiesa là è Cristo).
  4. ^ La questione del Filioque, il pane azimo per l'Eucarestia e l'esistenza del Purgatorio.
  5. ^ Ancora il 4 dicembre 1691, Leopoldo I aveva confermato con diploma imperiale la struttura medievale del Principato di Transilvania basata su tre nazioni (l'ungherese, la sicula e la tedesca) e quattro religioni (cattolica, riformata o calvinista, luterana e unitariana). Gli ungheresi erano protestanti, in parte calvinisti e in parte unitariani; i siculi rimasero perlopiù cattolici, mentre i tedeschi divennero quasi tutti luterani. Il predominio protestante era evidente sia nella dieta sia nell'amministrazione. Va per altro precisato che il termine "nazioni" (molto simile a quello francese di "stati") è ovviamente da intendersi secondo i canoni classisti dell'Ancien régime, in cui contavano solo il ceto e il censo di nobiltà, clero e alta borghesia. Di conseguenza i rumeni, che erano la stragrande maggioranza del "popolo" e di religione ortodossa, continuavano ad essere esclusi dal diritto di piena cittadinanza ed erano praticamente "tollerati" in casa propria.
  6. ^ E per questo definita talvolta la "piccola Roma" della Transilvania.
  7. ^ Şcoala Ardeleană significa semplicemente "Scuola transilvana", poiché Ardeal o Ardeliu è il nome rumeno della Transilvania. Vengono a vario titolo annoverati in questo movimento gli intellettuali Constantin Cantacuzino, Dimitrie Cantemir, Ioan Budai Deleanu, Petru Maior, Samuil Micu e Gheorghe Sincai.
  8. ^ (RO) Sergiu Grossu, Calvarul României Creștine, „Convorbiri Literare” & ABC DAVA, Chișinău, p. 35.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giovanni Paolo II, Lettera Apostolica per il terzo centenario dell'unione della Chiesa greco-cattolica di Romania con la Chiesa di Roma, Città del Vaticano, 7 maggio 2000. Consultabile on line
  • (RO) Trei sute de ani de la Unirea Bisericii Româneşti din Transilvania cu Biserica Romei, Lugoj, Editura Dacia – Editura Europa Nova, 2001 ("Trecento anni dall’Unione della Chiesa Rumena di Transilvania con la Chiesa di Roma", simposio storico tenuto all'Università Europea Drăgan di Lugoj il 16 dicembre 2000).
  • Ovidiu Horea Pop, La chiesa rumena unita 1830-1853, Roma, Pontificia Università Gregoriana, 2005. Consultabile su Google libri.
  • Elisabetta Cipriani e Gabriele Mangiarotti, Martiri della Chiesa greco-cattolica romena, CulturaCattolica.it.

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