Stola (liturgia)
La stola è il paramento liturgico più importante nella liturgia cattolica e utilizzato anche da altre comunità cristiane, costituita da una striscia di stoffa solitamente ricamata, il cui colore varia a seconda del tempo liturgico. Si tratta di un richiamo ai testi sacri, e rappresenta il giogo dolce di Matteo (Mt.11;30) "poiché il mio giogo è dolce e il mio carico leggero".
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Utilizzo [modifica]
Poiché è l'elemento distintivo proprio del ministro ordinato, nelle celebrazioni e nei riti è molto importante che il sacerdote indossi sempre la stola, anche sotto la casula o il piviale.
Solo i ministri ordinati inoltre indossano la stola, quindi chi abbia almeno ricevuto il diaconato:
- il diacono la indossa trasversalmente, dalla spalla sinistra al fianco destro.
- il presbitero la fa scendere diritta, dalle spalle sino alle gambe (un tempo la incrociava)[1].
- il vescovo la fa scendere diritta, dalle spalle sino alle gambe[2].
Un tempo il sacerdote, mentre indossava la stola prima della messa, recitava in latino la seguente preghiera: «Donami, Signore, la stola dell'immortalità, che persi a causa del peccato dei progenitori; e benché indegnamente accedo ai tuoi santi misteri, io ottenga ugualmente la tua grazia»[3]. In una visione devozionale allegorica, infatti, la stola era vista come un simbolo dei fiumi d'acqua viva che scendono sugli eletti (Gv 7,38).
Fonti [modifica]
- Ludovico Trimeloni, Compendio di liturgia pratica, 3ª edizione, Milano, 2007
Note [modifica]
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