Giustizia (divinità)

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Iustitia

Giustizia ("Iustitia") era una divinità della mitologia romana personificazione della Giustizia.

Non era tuttavia l'equivalente della greca Temi, ma di sua figlia Diche, oppure Astrea.[1]

Era una delle Ore, che stanca dei misfatti degli uomini mortali, tra i quali viveva in familiarità nell'Età dell'oro, si trasferì in cielo diventando la costellazione della Vergine. Era rappresentata, ma non sempre, bendata, con la spada e la bilancia.

(LA)
« Hanc Hesiodus Iovis et Themidis filiam dicit; Aratus autem Astraei et Aurorae filiam existimari, quae eodem tempore fuerit cum aurea saecula hominum, et eorum principem fuisse demonstrat. Quam propter diligentiam et aequitatem Iustitiam appellatam; neque illo tempore ab hominibus exteras nationes bello lacessitas esse, neque navigio quemquam usum, sed agris colendis vitam agere consuesse. Sed post eorum obitum qui sint nati, eos minus officiosos, magis avaros coepisse fieri, quare minus Iustitiam inter homines fuisse conversatam. Denique causam pervenisse usque eo, dum diceretur aeneum genus hominum natum. Itaque iam non potuisse pati amplius et ad sidera evolasse. »
(IT)
« Esiodo la nomina figlia di Giove e di Temi, Arato pensa possa essere la figlia di Astreo e di Aurora, visse ai tempi dell' Età dell'oro degli uomini ed era il loro capo.

A causa della sua integrità ed imparzialità fu denominata Giustizia ed a quel tempo nessuna Nazione straniera era impegnata nella guerra, nessuno ancora navigava sopra i mari, ma tutti si godevano le loro vite ché si preoccupano per i loro campi. Ma gli uomini che vennero dopo, cominciarono ad essere meno osservanti al dovere e più avidi, di modo che la Giustizia si accompagnò più raramente con gli uomini. Infine il male diventò sì estremo, durante l'Età del Bronzo, che Ella non poté resistere oltre; e volò tra le stelle »

(Igino Astronomo Astronomica II,25)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Publio Ovidio Nasone, Le Metamorfosi I,150
    Vinta giace la pietà, e la vergine Astrea,
    ultima degli dei, lascia la terra madida di sangue
    .

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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