Aggere

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L'aggere è un argine, un terrapieno difensivo ottenuto ammassando del terreno a sostegno di un muro o di una fortificazione.

Il contesto[modifica | modifica sorgente]

Trattandosi, di fatto, di un accumulo di terra riportata, gli agenti atmosferici tendono a far nuovamente scivolare la terra nel fossato, annullando quindi, col tempo, qualsiasi potenzialità difensiva. Ne deriva pertanto la necessità di un rinforzo di contenimento che impedisca l'erosione della massa di terra. La costruzione di muri o palizzate difensive con tale scopo è quindi subordinata alla struttura d'insieme, sebbene il termine aggere sia rimasto anche quando il terrapieno ha assunto, rispetto al muro, una funzione secondaria.

L'aggere venne utilizzato come struttura difensiva nelle città dell'Italia centrale (e a Roma è ancora visibile in alcuni resti delle Mura Serviane) almeno fino al IV secolo a.C., quando il progresso della poliorcetica spinse all'ideazione e realizzazione di sistemi che offrissero una maggior sicurezza, come ad esempio il limes.

Il semplice muro iniziale fu comunque oggetto di vari sistemi di rinforzo: esterno con una copertura in blocchi di tufo (materiale non infiammabile) ed interno con un'opera cementizia costituita da tufo e scaglie varie tenuti insieme da una malta di pozzolana. Gli enormi blocchi di tufo, di misure standardizzate e, se del caso, opportunamente rifiniti con interventi manuali, venivano sollevati e posizionati con macchinari simili alle attuali gru, e venivano quindi collegati tra di loro con perni e grappe in ferro (i buchi visibili sui muri delle strutture architettoniche antiche, come ad esempio il Colosseo, ne sono tuttora prova evidente).

L'altezza dell'aggere serviano originario doveva aggirarsi sui 4-5 metri, ma venne probabilmente raddoppiata in seguito ai pericoli che Roma corse per le invasioni galliche ed i primi conflitti civili. La presenza del fossato accentuava evidentemente l'altezza del baluardo. Alcuni tratti che necessitavano di una più attenta strategia difensiva raggiunsero, in epoca sillana, almeno i 15 metri.

La mancata conservazione di esempi sembra indurre a poter escludere che le mura in aggere fossero dotate di significativi parapetti interni e feritoie, sebbene fosse presente una merlatura composta di blocchi di tufo. Ugualmente le torri in muratura massiccia presenti in alcuni punti avevano probabilmente più una funzione di sperone che non di reale struttura difensiva, anche perché avevano comunque un'altezza pressoché pari a quella del muro ed una sporgenza da quello piuttosto contenuta (non più di 3-4 metri).

La funzione del fossato, oltre a fornire materiale per il terrapieno, era principalmente quella di impedire o comunque rendere difficoltoso al nemico l'avvicinamento al muro difensivo. Gli scavi di Giacomo Boni e Rodolfo Lanciani portarono, nel 1862, alla scoperta di circa 1.100 metri di aggere tra le antiche porte Collina ed Esquilina, fornendo quindi un'idea delle dimensioni che doveva avere l'intera struttura: secondo il Lanciani, nel tratto riportato alla luce il fossato (posto a distanze variabili dal muro) aveva una larghezza di almeno 30 m per 9 di profondità; il terrapieno era alto mediamente 10 m per 35 di larghezza alla base, con una pendenza di circa 40°; il muraglione di contenimento era poco più alto del terrapieno e largo in media 3,60 m, rinforzato da speroni di circa 2 x 2 m distanti tra loro poco più di 13 m. La struttura non era, ovviamente, uguale in ogni punto della cinta difensiva, soprattutto per quanto riguarda l'esistenza del fossato che, in alcune zone, poteva essere sostituito dalla naturale orografia del terreno.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Salvatore Aurigemma: Le mura "serviane", l'aggere e il fossato all'esterno delle mura, presso la nuova stazione ferroviaria di Termini in Roma, Panetto & Petrelli, Roma, 1964.
  • M. Quercioli: Le mura e le porte di Roma. Newton Compton Ed. - Roma, 1982