Torre delle Milizie

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Coordinate: 41°53′45.46″N 12°29′12.01″E / 41.89596°N 12.48667°E41.89596; 12.48667[1]

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La torre delle Milizie.

La torre delle Milizie (anche torre di Nerone o Torre Pendente) è una torre di Roma, risalente al XIII secolo, collocata dietro i Mercati di Traiano e sopra il colle Quirinale. È la torre più antica di Roma.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome forse deriverebbe dalla presenza di un quartiere militare nelle vicinanze, anche se non è stato mai dimostrato. Si tratta della più grande torre nobiliare conservatasi nella città (altezza circa 50 metri): venne costruita dall'architetto Marchionne Aretino per la famiglia Conti nei primi anni del XIII secolo, ed in seguito venduta a papa Bonifacio VIII, che ne fece un fortilizio per la famiglia.[2] Appartenne poi alla famiglia Annibaldi e alla Caetani. Nel XIV secolo fu necessario abbattere il terzo ed ultimo piano dell'edificio, pericolante a causa del violento terremoto che investì la città nel 1348, e che ridusse anche la vicina Torre dei Conti a quasi un rudere.

Nel XVI secolo tornò nuovamente in possesso dei Conti, per poi essere ceduta nel 1619 alle vicine suore della chiesa di Santa Caterina a Magnanapoli, che unirono i due edifici. Nel 1911 venne dichiarato monumento nazionale, e tre anni dopo Antonio Muñoz operò alcuni restauri. Dal 1927 la torre fa parte del complesso dei Mercati di Traiano, da cui ancora oggi si accede. Il 27 ottobre del 1946 è stata oggetto di un'azione dimostrativa da parte dei Fasci di azione rivoluzionaria, che issarono un gagliardetto nero sulla sommità del monumento.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

L'edificio è costituito da una base in tufo con due piani rivestiti di laterizio; del terzo piano non rimane che un frammento: l'ultimo piano presenta una decorazione a merli, frutto però del restauro moderno. L'interno è formato da blocchi tufacei alternati a mattoni irregolarmente disposti.

Leggende[modifica | modifica wikitesto]

Secondo una comune leggenda popolare, dalla stessa torre l'imperatore Nerone avrebbe ammirato il grande incendio e, con la sua cetra, avrebbe cantato i versi dell'Eneide. Un'altra leggenda vuole che la torre sia l'occhio sulla città di un immenso palazzo sotterraneo di Augusto: un giorno, risvegliatosi dall'aldilà, salirà sulla torre per ammirare la città.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Coordinate prese da OpenStreetMap.
  2. ^ Tina Squadrilli,Vicende e monumenti di Roma, Staderini Editore,1961,Roma,pag.247

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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