Gneo Domizio Enobarbo (console 96 a.C.)

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Gneo Domizio Enobarbo
Roman SPQR banner.svg Console della Repubblica romana
Repubblica, cn. domitius aenobabus, aureo, 41 a.c..JPG
Aureo di Gneo Domizio Enobarbo
Nome originale Gnaeus Domitius Aenobarbus
Titoli Tribuno della plebe nel 104 a.C., pontefice massimo nel 103 a.C., censore nel 92 a.C.
Nascita  ?
Roma
Morte 88 a.C.
Roma
Figli Lucio Domizio Enobarbo, Lucio Domizio Enobarbo
Gens Domitia
Padre Gneo Domizio Enobarbo

Gneo Domizio Enobarbo (Roma, ... – 88 a.C.) è stato un giurista e politico romano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Era figlio di Gneo Domizio Enobarbo e fratello di Lucio Domizio Enobarbo. Nel 104 a.C. fu tribuno della plebe,[1] e nel 103 a.C. divenne Pontefice Massimo[2][3][4], mantenendo contemporaneamente il ruolo di tribuno.[4][5][6]

Nel 96 a.C. divenne console, e quattro anni dopo censore assieme a Lucio Licinio Crasso, col quale fu spesso in disaccordo. Assieme sradicarono le prime scuole oratorie di Roma, che essi giudicavano immorali, sebbene Crasso stesso fosse un grandissimo oratore.[7][8]

La loro censura fu molto attiva ma anche molto litigiosa: Domizio era favorevole al mantenimento degli antichi costumi romani, basati sul rigore e sulla semplicità, mentre Crasso amava l'arte ed i lussi, tanto che disse del collega che aveva la barba di rame, una bocca di ferro ed un cuore di piombo[9][10][11][12]. Cicerone scrisse che Domizio non fu un grande oratore, ma che era sufficientemente abile da riuscire comunque a mantenere una buona fama.[13]

Enobarbo morì nell'88 a.C. Non si sa chi fu la moglie, ma ebbe due figli: Lucio Domizio Enobarbo, morto sette anni dopo, e Lucio Domizio Enobarbo.[1] Durante il tribunato della plebe emanò la lex Domitia de sacerdotiis, secondo la quale i sacerdoti più importanti dovessero essere eletti dal popolo. La legge venne poi abrogata da Silla.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) William Smith (a cura di), Ahenobarbus in Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, 1870..
  2. ^ Tito Livio, Epitomae 67
  3. ^ Cicerone, Pro rege Deiotaro 11
  4. ^ a b Valerio Massimo, VI, 5. § 5
  5. ^ Cassio Dione, Framm. 100
  6. ^ Cicerone, Divinatio in Caecilio 20, Verre II.47, Cornelio 2, Pro Scauro 1
  7. ^ Aulo Gellio, XV, 11
  8. ^ Cicerone, De Oratore III, 24
  9. ^ Plinio il Vecchio, Naturalis Historia XVIII, 1
  10. ^ Svetonio, Nero, 2
  11. ^ Valerio Massimo, IX, 1. § 4
  12. ^ Macrobio, Saturnalia II, 11
  13. ^ Cicerone, Brutus 44
Predecessore Console romano Successore Consul et lictores.png
Gneo Cornelio Lentulo
e
Publio Licinio Crasso
(96 a.C.)
con Gaio Cassio Longino
Lucio Licinio Crasso
e
Quinto Mucio Scevola
Predecessore Pontefice massimo Successore
Lucio Cecilio Metello Dalmatico 103 a.C. - 88 a.C. Quinto Mucio Scevola