Oracoli sibillini
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
| Questa voce sull'argomento religione è solo un abbozzo. Contribuisci a migliorarla secondo le convenzioni di Wikipedia.
|
Gli Oracoli sibillini vengono generalmente catalogati tra gli apocrifi dell'Antico Testamento e sono scritti in greco.
Il nucleo originario degli Oracoli (libri 3-5) è da mettere probabilmente in relazione con le comunità della diaspora giudaica in Egitto, in un periodo a cavallo tra il II e il I secolo a.C. Successivi ampliamenti e rielaborazioni si sono verificati, prevalentemente in ambiente protocristiano, tra il I e il VI secolo d.C. con evidente scopo apologetico. Gli Oracoli sibillini ebbero grande fortuna presso i Padri della Chiesa: Lattanzio, Sant'Agostino d'Ippona, Teofilo di Antiochia, Clemente di Alessandria, pseudo-Giustino martire, Sant'Ambrogio ed Eusebio di Cesarea.
Gli Oracoli, così come oggi li conosciamo, sono composti da 14 libri di contenuto assai eterogeneo, scritti in esametri e contenenti varie profezie circa eventi storici futuri.
Indice |
[modifica] Storia del testo
I primi otto libri degli Oracoli sibillini furono ritrovati in un manoscritto della biblioteca di Augsburg (oggi a Monaco di Baviera) da Betuleius, il quale li pubblicò nel 1545; l'anno successivo Sebastiano Castellione stampò a Basilea, presso l'editore riformato Oporinus, una traduzione metrica latina degli oracoli. Lo stesso Castellione curò poi nel 1555 una riedizione del testo greco, per la quale mise a frutto un nuovo codice (oggi a Vienna) che era stato segnalato da Marco Antonio Antimaco. Una nuova edizione fu poi pubblicata a Parigi dal filologo calvinista Johannes Opsopoeus nel 1599 (ma è probabile che già nel 1589 vi sia stato un primo tentativo di pubblicazione, abortito per via della guerra di religione divampata): Opsopoeus per primo mise in dubbio il fatto che si trattasse effettivamente di testi divinamente ispirati e che le Sibille avessero predetto l'avvento di Cristo con alcuni secoli di anticipo. L'edizione di Opsopoeus, pur contestata in ambienti cattolici, divenne canonica e fu, ad esempio, ristampata nel 1689 da Gallaeus, insieme ad un fittissimo apparato di annotazioni storiche e antiquarie. Non molto aggiunse l'edizione curata da Gallandi nella Bibliotheca Veterum Patrum (1765, 1788). La vera novità si ebbe quando nel 1817 l'allora prefetto della Biblioteca Ambrosiana, Angelo Mai, identificò un nucleo di quattro nuovi libri (numerati da XI a XIV), che riconobbe anche in due manoscritti della Biblioteca Vaticana allorché vi si trasferì. Così nel corso del XIX secolo si successero altre edizioni (Charles Alexandre, Alois Rzach) fino a quella, oggi fondamentale, di Johann Geffcken (1902).
[modifica] Bibliografia
- J. Geffcken, Die Oracula Sibyllina, Leipzig, Hinrichs, 1902.
- A. Peretti, La Sibilla babilonese nella propaganda ellenistica, Firenze, La Nuova Italia, 1942.
- V. Nikiprowetzky, La troisième Sibylle, Paris, La Haye, 1970.
- J.J. Collins, The Sibylline Oracles of Egyptian Judaism, Missoula 1974.
- A. Grafton, Higher Criticism Ancient and Modern: The Lamentable Death of Hermes and the Sibyls, in: The Uses of Greek and Latin. Historical Essays, ed. by A.C. Dionisotti, A. Grafton and J. Kraye, London 1988, pp. 155-170.
- H.W. Parke, Sibyls and Sibylline Prophecy in Classical Antiquity, London, Routledge, 1988.
- I. Cervelli, Questioni sibilline, «Studi storici» 34, 1993, pp. 895-1001.
- M. Bracali, Sebastiano Castellione e l'edizione dei Sibyllina Oracula, «Rinascimento» 36, 1996, pp. 319-349.
- R. Buitenwerf, Book III of the Sibylline Oracles and Its Social Setting, Leiden-Boston, Brill, 2003.
- C. Schiano, Il secolo della Sibilla. Momenti della tradizione cinquecentesca degli «Oracoli Sibillini», Bari, edizioni di Pagina, 2005.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Collegamenti esterni
- (EN) Traduzione inglese a cura di Milton S. Terry (1899) dal sito sacred-texts.com
- (EN) Voce su earlyjewishwritings.com

