Glosse emilianensi

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Indichiamo con Glosse Emilianensi (da non confondere con la Nota Emilianense) un insieme di annotazioni esplicative, 145 nell'edizione di Menéndez Pidal (1950), apposte da una sola mano e contenenti volgarismi in misura variabile, che si leggono nel ms. 60 del fondo San Millán della Biblioteca della Real Academia de la Historia di Madrid. Si tratta di un codice alto medioevale proveniente dal monastero di San Millán de la Cogolla, nella Rioja, che conserva testi latini di carattere religioso.[1]

Le Glosse[modifica | modifica wikitesto]

Aiuto
Glosse emilianensi (info file)
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La frase più lunga di tutto il codice, a pagina 72, è di 12 righe e recita:

Con o aiutorio de nuestro
dueno Christo, dueno
salbatore, qual dueno
get ena honore et qual
duenno tienete la
mandatione con o
patre con o spiritu sancto
en os sieculos de lo siecu
los. Facanos Deus Omnipotes
tal serbitio fere ke
denante ela sua face
gaudioso segamus. Amen.

Fonetica[modifica | modifica wikitesto]

  • Presenza del dittongamento spontaneo:
    • nuestro < NOSTRUM
    • dueno, duenno < DŎMINUM
    • sieculos < SAECULOS
    • tienet < TĔNET
  • Riduzione di vocali in iato:
    • face < FACIEM, <c> per /ts/, cfr. facanos
    • mandatjone < *MANDATIONEM
    • serbitjio < SERVITIUM
  • Conservazione della -s finale nel plurale:
    • sieculos < SAECULOS

Morfosintassi[modifica | modifica wikitesto]

  • Preposizioni articolate:
    • ena (en la) < IN ILLAM
    • enos (en los) < IN ILLOS

Immagini[modifica | modifica wikitesto]

Pagina 72 del codice
Le glosse

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Stefano Asperti, 2006, Origini Romanze. Lingue, testi antichi, letterature, Viella, Roma.

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