Ipponatte

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Ipponatte (da: Promptuarii Iconum Insigniorum)

Ipponatte (in greco antico: Ἱππῶναξ; Efeso, VI secolo a.C.VI secolo a.C.) è stato un poeta greco antico, secondo Aristarco di Samotracia, il terzo dei giambografi, dopo Archiloco e Semonide di Amorgo, è il primo poeta che utilizza lo "scazonte", anche conosciuto come giambo zoppo: la differenza dal trimetro giambico sta nel fatto che nell'ultima sillaba invece di trovare un giambo troviamo uno spondeo..

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Le testimonianze biografiche sono estremamente incerte sulla sua cronologia: Girolamo, secondo una tradizione eusebiana lo pone erroneamente nella prima metà del VII secolo a.C. Il Marmor Parium e lo pseudo-Plutarco del De musica lo collocano, più plausibilmente, un secolo dopo. La cronologia più tarda è anche supportata dal fatto che di lui ci sono pervenuti un frammento in cui fa parodia di Mimnermo, e altri due in cui cita Creso e Biante di Priene.

La leggenda su di lui narra che trascorse la vita in condizioni miserabili, ma vivendo e producendo in un simposio, si presume non fosse povero bensì agiato come tutti i poeti e trattasse i temi della miseria in quanto voce della collettività. Infatti alcuni storici affermano con una certa sicurezza che Ipponatte fosse di origini aristocratiche: lo confermerebbe il suo stesso nome, perché gli appellativi composti con ippo (“cavallo”) erano tipici dell’aristocrazia (Ipponatte significa infatti “Signore di cavalli”). Fu inoltre coinvolto nelle lotte politiche che travagliavano in questo periodo le varie città greche; proprio per questo motivo fu esiliato dalla sua città ad opera dei tiranni Atenagora e Coma, e trovò riparo a Clazomene (presso Smirne), colonia ionica dell’Asia Minore e città prevalentemente commerciale, dove visse in condizioni meno agiate rispetto alla precedente condizione.

Si dice che il poeta fosse fortemente condizionato dall'aspetto fisico (era gobbo e aveva un volto orribile), che gli causò le beffe di due scultori fratelli originari di Chio, Atenide e Bupalo, colpevoli di avergli fatto un ritratto troppo realistico e quindi offensivo; tuttavia Ipponatte si vendicò di loro scagliando giambi e invettive pubbliche così violenti e feroci da costringere gli avversari al suicidio per impiccagione. Con Bupalo pare inoltre Ipponatte fosse in rivalità per l’amore di Arete, una fanciulla dai liberi costumi.

L’opera[modifica | modifica wikitesto]

Delle opere di Ipponatte possediamo più di un centinaio di frammenti. Il carattere scommatico o scoptico (ossia satirico e violentemente derisorio) della sua poesia ha, come in Archiloco, carattere personale, anche se, a differenza dell'altro, è più triviale e amaro. Inoltre nelle sue opere il poeta si presenta spesso come miserabile, ma in realtà è più probabile il contrario: enfatizza la sua miseria e la sua rabbia perché un piglio aggressivo era convenzione del genere giambico. Dei frammenti rimastici, è celebre l'invettiva contro gli dèi, e in particolar modo contro Pluto, signore del denaro, perché si decidano a donargli un manto contro il freddo. Il linguaggio di Ipponatte è ricco di colorite espressioni popolari, oltre a barbarismi soprattutto ripresi dalle lingue frigia e lidia. È un linguaggio virulento ed estroso, che rispecchia anche l’attitudine del poeta stesso. Questo sarà assunto come emblema dai poeti alessandrini di Età ellenistica per parlare di quotidianità o temi maggiormente osceni. Per contro si è osservato che l’elemento “popolare” e i contenuti volgari vanno ricondotti alle convenzioni del genere giambico, che comportava norme e ruoli ben determinati, fra cui quello del miserabile intirizzito e morto di fame: un salutare correttivo alla vecchia immagine del poeta autobiograficamente pitocco che d’altra parte, analogamente ad Archiloco, non va allargata al riconoscimento dell’“io” mimetico-drammatico (per cui il poeta assume la “maschera” di miserabile) fino a ridurre a invenzioni completamente fittizie le figurazioni e le vicende che affiorano nei frammenti, in particolare la contesa con lo scultore Bupalo e il fratello Atenide (contesa che Callimaco definirà come Boupaleios mache: “battaglia contro Bupalo”). In molti frammenti si riscontra come Ipponatte si riveli un artista della narrativa osé, ben più portato dello stesso Archiloco all’oscenità spregiudicata. Ma oltre a tutto ciò, Ipponatte è anche maestro dell’immagine bloccata, con personaggi fissati in tratti fisiognomici che denunciano il vizio che si cela in loro. Tema molto presente di tutta la lirica greca arcaica, anche in Ipponatte ritroviamo il riuso del formulario epico, benché in questo poeta sia meno riscontrabile che in Archiloco. Fondamentale fu infine l'innovazione di Ipponatte nella riforma metrica, poiché egli fu il primo a modificare il trimetro giambico in coliambo o scazonte, cioè un trimetro zoppo che conferisce un'aritmia asimmetrica ben adatta alla satira. Non stupisce per i motivi sopraccitati se questo poeta che aveva al suo arco tanto le frecce della finzione plebeo-satirica quanto quelle del lusus letterario fosse considerato dagli antichi anche l’inventore del genere della parodia letteraria.

Presenza cinematografica[modifica | modifica wikitesto]

Ipponatte viene citato nel film Squadra Antitruffa di Tomas Milian.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]