Chioma di Berenice (Callimaco)

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Ritratto seicentesco di Berenice II

La Chioma di Berenice è il titolo convenzionale dato ad una delle elegie degli Aitia di Callimaco il cui testo ci è pervenuto in maniera lacunosa su due papiri provenienti da Ossirinco.

Quest’opera, forse la più nota fra le composizioni di Callimaco, ci è giunta solo parzialmente nell’originale greco; possiamo però disporre della “versione” latina, composta da Catullo e tradotta da Foscolo.

La storia è quella della chioma della regina Berenice, moglie di Tolomeo III Evergete. Quest’ultimo, appena assunto il potere, dovette abbandonare l’Egitto per prendere parte ad una campagna militare in Siria. In quell’occasione Berenice fece voto solenne di consacrare ad Afrodite la sua bellissima chioma, se il marito fosse tornato sano e salvo.

Al ritorno di Tolomeo ella mantenne la promessa, ma la chioma dopo qualche tempo sparì. Conone, l'astronomo di corte, affermò allora di averla ritrovata in cielo sotto forma di una costellazione che tutt’oggi è chiamata "Chioma di Berenice".

Il racconto è narrato in prima persona dalla chioma stessa, la quale è fiera di aver ricevuto quest’onore dagli dei ma è anche triste del fatto che non godrà più di tutte le regali cure che le riservava la sua padrona.

La fortuna dell'opera è dimostrata dal fatto che essa entrò, mediante la contaminatio latina di Catullo, nelle convenzioni letterarie del neoclassicismo: Alexander Pope vi trasse il motivo sviluppato nel Ricciolo rapito (The rape of the lock).

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