Lonza (animale)

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Dante incontra la lonza, da un dipinto di Gustave Doré

Lonza ai tempi di Dante Alighieri indicava un felino, presumibilmente la lince, un tempo presente in tutta Europa, in Italia attualmente solo nelle Alpi, ma in quei tempi evidentemente anche negli Appennini.

Dante la pone tra le tre fiere, lonza-leone-lupa, simboli di altrettanti peccati capitali, che gli sbarrano la strada nel primo canto dell'Inferno (Divina Commedia I, vv. 31-60).

Allegoricamente i commentatori antichi indicano la lonza come la lussuria, che si interpone tra Dante e il colle con l'intento di farlo ripiombare nei suoi dubbi peccaminosi.

Su un antico documento viene citato che una lonza o leonza veniva tenuta in una gabbia nel Comune di Firenze, forse da qui l'idea di Dante di rappresentare allegoricamente la sua città con questo animale. In realtà il serraglio di leoni che Firenze teneva dietro Palazzo Vecchio, in quella che oggi si chiama appunto Via dei Leoni, è ben documentato, e non si vede perché egli non avrebbe usato il leone stesso, che incontrerà poco dopo, per indicare la sua città.

Quindi l'interpretazione legata a un vizio umano, sebbene non tutti siano concordi nell'indicare proprio la lussuria, sembra quella più valida e accettata, considerando che nei bestiari medievali la lonza veniva definita un animale sempre in calore e che quindi si accoppiava in ogni stagione.