Io se fossi Dio

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Io se fossi Dio
Artista Giorgio Gaber
Featuring {{{featuring}}}
Tipo album Singolo
Pubblicazione 1980
Durata circa 14 min
Album di provenienza nessuno
Dischi {{{numero di dischi}}}
Tracce {{{numero di tracce}}}
Genere Rock
Pop
Esecutore {{{esecutore}}}
Etichetta F1 Team, DM 913
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Produttore Giorgio Gaber
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Regista {{{regista}}}
Registrazione
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Note
Premi
Dischi d'argento {{{numero dischi d'argento}}}
Dischi d'oro
Dischi di platino
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Giorgio Gaber – cronologia
Singolo precedente Singolo successivo
Pressione bassa
1980
Anni affollati
1981
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Singolo precedente Singolo successivo
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Singolo precedente Singolo successivo

Io se fossi Dio è un singolo del 1980 di Giorgio Gaber pubblicato in un formato 12 pollici[1]. Sulla copertina si legge l'inconsueta dicitura "1/2 LP": l'unica traccia è infatti incisa sul lato A, mentre il lato B è vuoto. Gli arrangiamenti sono curati da Sergio Farina.
Il brano – il cui titolo richiama, per certi versi, il noto sonetto di Cecco Angiolieri S'i' fosse foco – è una sorta di violentissimo J'accuse musicato, nel quale Gaber non risparmia davvero nessuno, riservando le invettive più feroci ai protagonisti, grandi e piccoli, della scena politica italiana del tempo.

A causa delle accuse e delle affermazioni dell'autore contenute nella canzone, il brano fu a lungo ostracizzato dalla radio e dalla televisione italiana ed ebbe una circolazione quasi clandestina. Anche la pubblicazione si rivelò particolarmente difficoltosa, dato che la Carosello, casa discografica del cantautore, e la Dischi Ricordi, che distribuiva la Carosello, temporeggiarono a lungo, temendo di subire pesanti conseguenze legali. Ciò costrinse Gaber a pubblicare il disco con la piccola etichetta di Sergio De Gennaro, la F1 Team.

L'accusa che fece maggior scalpore è rivolta al repentino stravolgimento delle valutazioni politiche, involontariamente favorito dalle incoscienti e colpevoli azioni dei terroristi che avevano consentito di elevare al ruolo di martiri personaggi il cui passato politico era, secondo l'autore, ben lungi dall'essere positivo.
Quella di Gaber non è affatto una difesa nei confronti del terrorismo o dei suoi fautori – verso i quali si confessa invece sgomento, impaurito e incacape di dare un giudizio –, ma una amareggiata e a tratti sardonica invettiva tesa a colpire ogni elemento della società italiana impregnato nella corruzione e nell'ipocrisia.

« Ecco la differenza che c'è tra noi e "gli innominabili":
di noi posso parlare perché so chi siamo,

e forse facciamo più schifo che spavento.

Di fronte al terrorismo o a chi si uccide c'è solo lo sgomento.  »

Il cantantautore passa poi ad accusare, nella sua ultima e più feroce invettiva, chi dai terroristi era stato suo malgrado colpito: nella fattispecie, il testo cita esplicitamente l'onorevole Aldo Moro, lo statista assassinato nel 1978 dalle Brigate Rosse; dopo il misfatto, Moro fu dipinto dalla gran parte della stampa e della politica italiana come il più grande statista dal dopoguerra e Gaber volle ricordare come, da vivo, fosse considerato in ben altro modo dagli stessi critici ed avversari che ora ne tessevano le lodi.

« Io se fossi Dio,
quel Dio di cui ho bisogno come di un miraggio,
c'avrei ancora il coraggio di continuare a dire
che Aldo Moro insieme a tutta la Democrazia Cristiana
è il responsabile maggiore di trent'anni di cancrena italiana.
Io se fossi Dio,
un Dio incosciente enormemente saggio,
avrei anche il coraggio di andare dritto in galera,
ma vorrei dire che Aldo Moro resta ancora
quella faccia che era! »

Non mancano gli attacchi ai partiti, come i radicali (accusati di occuparsi ormai, a suon di continue e ripetute proposte di referenda, solo di «idiozia che fa democrazia») o i socialisti (accusati invece di comportarsi in modo ambiguo nel gioco politico, stringendo «spensierate alleanze» con la destra, la sinistra e il centro, e a cui va il consiglio di ringraziare la «dilagante imbecillità»), più di dieci anni prima di Mani pulite.
Il cantautore non risparmia nemmeno un salace attacco rivolto alla categoria dei giornalisti, accusati di tralasciare ogni dovere di critica sociale e politica, per indulgere morbosamente in notizie tragiche, allo scopo di scatenare facili pietismi e artificiose commozioni.

Dopo quasi un quarto d'ora di dure invettive, il finale della canzone lascia infine trasparire la volontà di Gaber di non volersi più occupare di politica, senza prendere più le parti, quindi, di alcuna fazione politica.

« E allora

va a finire che se fossi Dio,
io mi ritirerei in campagna

come ho fatto io. »

[modifica] Note

  1. ^ Lo stesso dei "discomix".

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