Las Meninas (Velázquez)

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Las Meninas
Diego Velázquez, 1656
olio su tela, 318 × 276 cm
Madrid, Museo del Prado


Las Meninas è un dipinto ad olio su tela di 318 × 276 centimetri realizzato nel 1656 dal pittore Diego Velázquez.

È conservato al Museo del Prado di Madrid.

Indice

[modifica] Descrizione

Il quadro figurava nell'inventario del Palacio Real de Madrid sotto il titolo di Quadro di famiglia. Nel 1843, Pedro de Madrazo lo catalogò per il Museo Del Prado come Las Meninas, seguendo la descrizione di Acisclo Antonio Palomino de Velasco (1655-1726), nel suo Museo pictórico. Menina ("bambina", in portoghese) assunse il significato di "damigella d'onore" nella corte spagnola.

In quest'opera è dipinta l'Infanta Margarita, la figlia maggiore della nuova regina, circondata, dalle sue dame di corte, alla sua sinistra Doña Maria Augustina de Sarmiento ed alla sua destra Doña Isabel de Velasco, la sua nana ed il suo mastino, oltre che da altri membri della corte spagnola. Velázquez si trova di fronte al suo cavalletto.

Questa è una composizione di enorme impatto raffigurativo. L'Infanta Margarita si erge orgoglisamente in mezzo alle sue damigelle d'onore, con una nana a destra. Sebbene sia la più piccola, è evidentemente la figura centrale. Una delle sue damigelle si sta inginocchiando di fronte a lei, mentre l'altra si sta flettendo verso di lei, cosicché l'Infanta, in piedi, con la sua larga gonna con guardinfante, diventa il fulcro dell'azione. La nana, circa delle stesse dimensioni dell'Infanta, è così brutta che per contrasto Margarita appare delicata, fragile e preziosa.

Sulla sinistra del quadro, scuro e calmo, si può vedere il pittore stesso in piedi di fronte alla sua grande tela; questo è uno dei migliori autoritratti di Velázquez

Nello specchio sopra la testa dell'Infanta si riflette la coppia regnante.

[modifica] Contesto storico e sociale

Nella spagna del XVII secolo, i pittori raramente appartenevano ad un'alta classe sociale. L'arte del dipingere era considerata come quella dell'incisore e non come la poesia o la musica.

[modifica] Analisi

La struttura ed il posizionamento spaziale delle figure è tale che il gruppo di damigelle intorno all'Infanta sembra stare dal "nostro" lato, di fronte a Filippo IV e sua moglie, la regina Marianna. Non solo il quadro è dipinto per loro beneficio, ma anche l'attenzione del pittore è concentrata su di essi, poiché sembra che stia lavorando al loro ritratto. Nonostante possano essere visti solo nel riflesso dello specchio, re e regina sono il vero punto focale del dipinto verso il quale è diretto tutto il resto. Come spettatori, capiamo di essere esclusi dalla scena, poiché al nostro posto c'è la coppia regnante. Ciò che sembra a prima vista un dipinto "aperto" si dimostra essere completamente ermetico - una affermazione ulterioremente intensificata dal fatto che il dipinto di fronte a Velázquez è completamente nascosto alla nostra vista.

Luca Giordano disse che Las Meninas era la «teologia della pittura», un altro modo di esprimere l'opinione di Thomas Lawrence, che quest'opera è la filosofia dell'arte, essendo così vera nel rendere l'effetto desiderato. Si narra la storia che il re dipinse la croce rossa di Santiago sul petto del pittore, così come appare oggi sulla tela.

Il celeberrimo artista del Novecento e co-inventore del cubismo, Pablo Picasso, dipinse una serie di interpretazioni de Las Meninas nel 1957, alcune delle quali riempiono un'intera stanza al Museo Picasso di Barcellona.

Il critico teorico Michel Foucault scrisse un'interpretazione di questo quadro nell'introduzione del suo libro Les Mots et les choses, mettendone soprattutto a fuoco l'aspetto che esibisce i primi segni di una nuova epistéme nell'arte europea, poiché tentava di permettere al pubblico del dipinto di diventare la figura sovrana - il vero fulcro dell'arte della rappresentazione è a stento rappresentato: «la necessaria scomparsa [...] della persona cui assomiglia e della persona nei cui occhi è solo una somiglianza».

Lo specchio potrebbe essere in realtà uno specchio-spia, da cui si può osservare senza essere osservati. I due sovrani erano nascosti dietro questo specchio, quando José Nieto, in fondo sulle scale, sposta la tenda, facendo entrare la luce dietro lo specchio-spia, illuminando così i due sovrani che fino a quel momento erano invisibili. Il pittore e la corte, che stanno tutti davanti a uno specchio (che corrisponde alla superficie pittorica del quadro del Prado e che quindi l'osservatore non vede) preparandosi alla realizzazione di un ritratto pittorico della Principessa in primo piano, vedono riflessa nello specchio davanti a loro l'immagine dei due sovrani appena illuminati dalla luce che Nieto ha fatto entrare (sembra quasi che quest'ultimo indichi i due sovrani). Lo specchio in fondo all'atelier non rifette i due sovrani, ma li nasconde fino al momento in cui non vengono illuminati dall'interno, apparendo così alla loro famiglia, che viene colta di sorpresa. Tuttavia questa tesi appare alquanto insostenibile in quanto, all'epoca, la superficie riflettente degli specchi era costituita da una lastra di argento, e questo ne impediva la "trasparenza".


[modifica] Influenze

Nel 1692, il pittore napoletano Luca Giordano (1634–1726) divenne uno dei pochi autorizzati a vedere le opere che stavano negli appartamenti privati di Filippo IV, e rimase molto impressionato da Las Meninas. Giordano definì l'opera la "teologia della pittura",[1] e ad essa si ispirò per dipingere omaggio a Velázquez (National Gallery, London).[2]


[modifica] Note

  1. ^ White (1969), pp. 140–41.
  2. ^ Brady (2006), p. 94.

[modifica] Bibliografia

[modifica] Collegamenti esterni

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