Due soldi di speranza

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Due soldi di speranza
Titolo originale Due soldi di speranza
Paese di produzione Italia
Anno 1952
Durata 110 min
Colore B/N
Audio mono
Genere drammatico, commedia
Regia Renato Castellani
Soggetto Renato Castellani, Ettore Maria Margadonna
Sceneggiatura Renato Castellani e Titina De Filippo
Produttore Sandro Ghenzi, Antonio Roi (produttore associato)
Casa di produzione Universalcine
Distribuzione (Italia) E.N.I.C.
Interpreti e personaggi
Premi

Due soldi di speranza è un film del 1952 diretto da Renato Castellani, vincitore del Grand Prix du Festival come miglior film al 5º Festival di Cannes.[1]

Trama[modifica | modifica sorgente]

Il ventenne Antonio Catalano, terminato il servizio militare, torna nella sua Cusano (immaginario paesino del Napoletano; in realtà il film fu girato a Boscotrecase), dove, disoccupato, deve provvedere alla madre vedova e con il vizio del gioco del lotto e a un numero imprecisato di sorelle. La bella Carmela gli riserva subito vivaci attenzioni, ma le difficoltà economiche di entrambi non permettono di progettare un matrimonio, anche perché Pasquale, il padre di lei, rifiuta categoricamente di aiutarli. Antonio si arrabatta come può per mettere da parte qualche soldo, tanto più che sua sorella Giuliana è stata compromessa da un proprietario terriero di mezza età che rifiuta di sposarla senza dote: inizia come “aiutatore di carrozze” (l’unico collegamento esistente fra il paese e la stazione è espletato da carrozze, e Antonio contribuisce a spingere i cavalli nei tratti più ripidi); poi si mette d’accordo con i vetturini perché vendano i cavalli e formino una cooperativa per gestire un servizio di corriera, ma il progetto naufraga per l’incapacità e l’avidità dei vetturini; si fa assumere come aiuto del parroco e contemporaneamente la notte va a Napoli per collaborare con una sezione comunista, ma Carmela, litigando con altre donne, svela il segreto del suo doppio lavoro e il parroco, non volendo avere a che fare con comunisti, lo licenzia; infine trova un impiego a Napoli presso la signora Angelini, proprietaria di sale cinematografiche, per portare le pellicole da una sala all’altra, ma anche per vendere il suo sangue al figlio di lei, che ha bisogno di continue trasfusioni. Anche se la signora è tutt’altro che indifferente alla rude bellezza di Antonio, lui rimane fedelissimo a Carmela; questa però, in preda alla gelosia, fa una scenata alla Angelini tanto che Antonio rimane per l’ennesima volta disoccupato. Pasquale continua a rifiutare di dare il consenso al matrimonio e anche di assumere Antonio nel suo laboratorio di fuochi d’artificio. Carmela progetta perfino una fuga d’amore per poter mettere la famiglia di fronte al fatto compiuto, ma non ha il coraggio di arrivare fino in fondo. Alla fine, i due giovani tornano in paese e annunciano di sposarsi comunque, quali che siano le difficoltà da affrontare. Per il momento, i venditori del mercato cominciano ad aiutarli facendo loro credito illimitato su dei capi di vestiario.

Commento[modifica | modifica sorgente]

Il film è considerato il primo rappresentante del filone del cosiddetto neorealismo rosa: l’ambientazione è indubbiamente realistica, ma, al contrario che nelle opere neorealistiche, non c’è nessuna drammaticità, anzi i toni rimangono leggeri e scanzonati, e i problemi come la povertà e la disoccupazione appaiono in fondo non troppo gravi e facilmente risolvibili. L’amore sentimentale, che dopo vari ostacoli finisce inevitabilmente per essere legittimato dal matrimonio, prevale su qualsiasi tematica sociale. Carmela, vivace e di carattere ma irreprensibile dal punto di vista morale, sembra anticipare i personaggi della Bersagliera di Pane, amore e fantasia e della Giovanna di Poveri ma belli.[2]

La critica[modifica | modifica sorgente]

« È il film più fresco e personale di Castellani, che appieno rivela le sue doti di piacevole narratore e di acuto indagatore di certi aspetti del nostro popolo. È il punto d'arrivo di un'indagine neorealistica della nostra società del dopoguerra, indagine vista nel suo aspetto roseo e ottimista della vita, soffermandosi sugli aspetti di costume. Nei limiti di una vicenda paesana i risultati sono apprezzabili anche se spesso lo sguardo del regista è più rivolto agli aspetti comici e grotteschi...» Gianni Rondolino nel Catalogo Bolaffi del cinema 1945/55

Il film è stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare[3].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Awards 1952, festival-cannes.fr. URL consultato il 26-5-2011.
  2. ^ Enrico Giacovelli, La commedia all’italiana, Roma, Gremese, 1995, pp. 23-24; Il Morandini 2011, Dizionario dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini, Bologna, Zanichelli, 2010.
  3. ^ Rete degli Spettatori

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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