Il terzo uomo

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Il terzo uomo
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Titolo originale: The Third Man
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Paese: Gran Bretagna
Anno: 1949
Durata: 104'
Colore: B/N
Audio: sonoro
Rapporto: {{{ratio}}}
Genere: noir
Regia: Carol Reed
Soggetto: Graham Greene
Sceneggiatura: Graham Greene e Orson Welles
Produttore: {{{nomeproduttore}}}
Produttore esecutivo: {{{produttoreesecutivo}}}
Casa di produzione: {{{casaproduzione}}}
Distribuzione (Italia): {{{distribuzioneitalia}}}
Storyboard: {{{nomestoryboard}}}
Art director: {{{nomeartdirector}}}
Character design: {{{nomecharacterdesign}}}
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Animatori: {{{nomeanimatore}}}
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Episodi:
Fotografia: Robert Krasker
Montaggio: Oswald Hafenrichter
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Musiche: Anton Karas
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Scenografia: {{{nomescenografo}}}
Costumi: {{{nomecostumista}}}
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Si invita a seguire le linee guida del Progetto Film
« Sai che diceva quel tale? In Italia, sotto i Borgia, per trent'anni hanno avuto assassini, guerre, terrore e massacri e hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera hanno avuto amore fraterno, cinquecento anni di pace e di democrazia e cosa hanno prodotto? Gli orologi a cucù. »

Il terzo uomo è un film noir inglese del 1949 diretto da Carol Reed, vincitore del Grand Prix per il miglior film al 3° Festival di Cannes.

La sceneggiatura fu scritta dallo scrittore Graham Greene il quale scrisse una novella dallo stesso titolo in preparazione della sceneggiatura del film che fu pubblicata successivamente l'anno dopo l'uscita della pellicola, nel 1950.

La storia si svolge in una Vienna occupata dalle forze di liberazione/occupazione. Si respira il clima esausto, losco ma soprattutto confuso e caotico del secondo dopoguerra. I personaggi sono delineati con forza espressiva e anticonvenzionale: il protagonista Holly Martins (Joseph Cotten) è un antieroe, un americano scrittore di romanzetti d'avventura che vuole indagare sulla misteriosa morte di un suo caro amico di giovinezza, Harry Lime (Orson Welles). Nell'impresa sarà aiutato - e allo stesso tempo ostacolato - dalla polizia d'occupazione inglese e dal suo ligio maggiore Calloway (Trevor Howard). Holly presto scoprirà che - proprio come suggerisce l'ambientazione - nulla è come sembra e che la realtà si nasconde nelle ombre e nei sotteranei di una Vienna maestosa e decadente, inedita sul grande schermo.

Il film è girato in uno splendido bianco e nero (per cui il film vinse l'oscar) e con molte riprese fatte con un obiettivo angolare per suggerire il clima avvolgente e teatrale delle ombre che invadono le strade della città. Per migliorare questo gioco di luci, il regista ebbe la geniale intuizione di girare con le strade bagnate in modo che la luce scintillasse sulle sue superfici.

La famosa frase sugli orologi a cucù è stata inserita da Orson Welles, come disse proprio Graham Greene:

« Dirò, fra parentesi, che quella battuta del dialogo, poi diventata popolare, che allude agli orologi a cucù svizzeri, fu inserita nel copione dallo stesso Welles. »
(Nella premessa a Il terzo uomo (1950), traduzione di Gabriele Baldini, Gruppo Editoriale Fabbri, Bompiani, Sonzogno, Etas S.p.A, 1951. ISBN 8845223884)

Indice

[modifica] Curiosità

  • Pare che Orson Welles, maestro di finzione, abbia cercato di far credere di aver collaborato alla regia di Reed. Questa affermazione verrà smentita dallo stesso Welles in un'intervista senile. In realtà Welles accettò la parte solo perché pagata profumatamente e non con pochi problemi per la produzione, dal momento che fino all'ultimo sembrava irritracciabile tra i suoi tanti viaggi in Europa. L'unico contributo certo di Welles è la frase riportata come citazione all'inizio della pagina, di cui nella sceneggiatura di Greene non c'è traccia.

Pare che il giorno della ripresa della scena clou, Welles si sia presentato con questa frase appuntata distrattamente su di un tovagliolo, deciso ad inserirla all'ultimo momento nella scena. La frase rimase storica.

Pare che per obblighi contrattuali con la casa produttrice, Carol Reed fu costretto ad accorciare notevolmente i tempi di uscita del film e, per questo motivo, fece uso di sostanze stupefacenti particolari che gli permettevano di rimanere sveglio per sei giorni di fila, potendo così lavorare giorno e notte, salvo poi dormire ininterrottamente nel week-end. [senza fonte]

[modifica] Riconoscimenti

Nel 1999 il British Film Institute l'ha inserito al primo posto della lista dei migliori cento film britannici del XX secolo.[1]

[modifica] Note

  1. ^ (EN) The BFI 100. URL consultato il 18-6-2008.

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