Il terzo uomo

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Il terzo uomo
Il terzo uomo (1949) Carol Reed.png
Titolo originale The Third Man
Paese di produzione Gran Bretagna
Anno 1949
Durata 104 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere noir
Regia Carol Reed
Soggetto Graham Greene
Sceneggiatura Graham Greene e Orson Welles
Fotografia Robert Krasker
Montaggio Oswald Hafenrichter
Musiche Anton Karas
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Il terzo uomo (The Third Man) è un film noir inglese del 1949 diretto da Carol Reed, vincitore del Grand Prix per il miglior film al 3º Festival di Cannes.[1]

La sceneggiatura fu scritta dallo scrittore Graham Greene, il quale, durante la preparazione della sceneggiatura del film, scrisse una novella dal medesimo titolo, che venne pubblicata l'anno dopo l'uscita della pellicola, ossia nel 1950.

Trama[modifica | modifica sorgente]

La storia si svolge in una Vienna occupata dalle forze di liberazione/occupazione. Si respira il clima esausto, losco ma soprattutto confuso e caotico del secondo dopoguerra. I personaggi sono delineati con forza espressiva e anticonvenzionale: il protagonista Holly Martins è un antieroe, un americano scrittore di romanzetti d'avventura che vuole indagare sulla misteriosa morte di un suo caro amico di giovinezza, Harry Lime. Nell'impresa sarà aiutato - e allo stesso tempo ostacolato - dalla polizia d'occupazione inglese e dal suo ligio maggiore Calloway. Holly presto scoprirà che - proprio come suggerisce l'ambientazione - nulla è come sembra e che la realtà si nasconde nelle ombre e nei sotterranei di una Vienna maestosa e decadente, inedita sul grande schermo.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Fotografia[modifica | modifica sorgente]

Il film è girato in uno splendido bianco e nero (per cui il film vinse l'Oscar) e con molte riprese fatte con un obiettivo angolare per suggerire il clima avvolgente e teatrale delle ombre che invadono le strade della città. Per migliorare questo gioco di luci, il regista ebbe la geniale intuizione di girare con le strade bagnate in modo che la luce scintillasse sulle sue superfici.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • La composizione originale del film, The "Harry Lime" theme di Anton Karas è ispirata alla canzone Minor Swing del chitarrista jazzista belga Django Reinhardt.
  • Pare che Orson Welles, maestro di finzione, abbia cercato di far credere di aver collaborato alla regia di Reed. Questa affermazione verrà smentita dallo stesso Welles in un'intervista senile. In realtà Welles accettò la parte solo perché pagata profumatamente e con non pochi problemi per la produzione, dal momento che fino all'ultimo sembrava irrintracciabile tra i suoi tanti viaggi in Europa. L'unico contributo certo di Welles è la frase relativa a Italiani e Svizzeri, di cui nella sceneggiatura di Greene non c'è traccia. Pare che il giorno della ripresa della scena clou, Welles si sia presentato con questa frase appuntata distrattamente su di un tovagliolo, deciso ad inserirla all'ultimo momento nella scena. La frase rimase storica.[senza fonte]
  • Pare anche che, per obblighi contrattuali con la casa produttrice, Carol Reed fu costretto ad accorciare notevolmente i tempi di uscita del film e, per questo motivo, fece uso di sostanze stupefacenti particolari che gli permettevano di rimanere sveglio per sei giorni di fila, potendo così lavorare giorno e notte, salvo poi dormire ininterrottamente nel week-end.[senza fonte]
  • Orson Welles per farsi alzare il cachet, scappò in giro per l'Europa inseguito dai produttori, poi, una volta tornato a Vienna, si chiuse nella camera d'albergo e i suoi produttori dovettero strapagare un mago italiano per rivelare i suoi trucchi all'attore in cambio della sua recitazione nel film.[2]
  • Nel manga Devilman: Time Travellers (di Go Nagai), nell'episodio dedicato a Giovanna D'Arco un demone cita ironicamente la celebre frase di Harry Lime, venendo poi avvertito da un suo sottoposto che la gente del quindicesimo secolo non può conoscere questa frase, trattandosi di un'epoca precedente.
  • La famosa frase sugli orologi a cucù[3] è stata inserita da Orson Welles, come disse proprio Graham Greene:
« Dirò, fra parentesi, che quella battuta del dialogo, poi diventata popolare, che allude agli orologi a cucù svizzeri, fu inserita nel copione dallo stesso Welles. »
(Nella premessa a Il terzo uomo (1950), traduzione di Gabriele Baldini, Gruppo Editoriale Fabbri, Bompiani, Sonzogno, Etas S.p.A, 1951. ISBN 88-452-2388-4)

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Nel 1999 il British Film Institute l'ha inserito al primo posto della lista dei migliori cento film britannici del XX secolo.[4]

La rivista Empire l'ha inserito al ventunesimo posto della lista dei migliori 500 film di tutti i tempi (The 500 Greatest Movies Of All Time).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Awards 1949, festival-cannes.fr. URL consultato il 21 febbraio 2014.
  2. ^ Andrea Lolli, Forme dell'Espressionismo nel cinema, Roma, Aracne editrice, 2009.
  3. ^ "In Italy for 30 years under the Borgias they had warfare, terror, murder, and bloodshed, but they produced Michelangelo, Leonardo da Vinci and the Renaissance. In Switzerland they had brotherly love - they had 500 years of democracy and peace, and what did that produce? The cuckoo clock" (trad.: "In Italia, sotto i Borgia, per trenta anni hanno avuto guerra, terrore, omicidio, strage ma hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera, con cinquecento anni di amore fraterno, democrazia e pace cos'hanno prodotto? L'orologio a cucù").
  4. ^ The BFI 100. URL consultato il 21 febbraio 2014.

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