Diaframma (ottica)

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Differenti aperture di diaframma, dalla più aperta (sinistra), alla più chiusa (destra)
I vari stop di una lente
Da f/22 a f/1,8 su una lente 50mm

In fotografia ed in ottica, un diaframma è un'apertura solitamente circolare o poligonale, incorporata nel barilotto dell'obiettivo, che ha il compito di controllare la quantità di luce che raggiunge la pellicola (in una macchina fotografica analogica) o i sensori (in una macchina fotografica digitale) nel tempo in cui l'otturatore resta aperto (tempo di esposizione).

Generalità[modifica | modifica sorgente]

Insieme al tempo di esposizione, l'apertura del diaframma, il cui centro coincide con l'asse ottico della lente, determina la quantità di luce che viene fatta transitare attraverso l'obiettivo, che va quindi a impressionare la pellicola o i sensori.

In modo dipendente dalla velocità della pellicola, la quantità di luce incidente su di essa (o sul sensore fotosensibile) viene a determinare l'esposizione di una fotografia.

La maggior parte delle macchine fotografiche dispone di un diaframma di ampiezza regolabile (simile, per funzione, all'iride dell'occhio) contenuto nell'obiettivo; la regolazione del diaframma si chiama apertura.

A piena apertura il diaframma lascia passare, in un dato tempo, quanta più luce possibile verso il supporto sensibile; chiudendo il diaframma si riduce tale quantità di luce.

Gli stop in fotografia[modifica | modifica sorgente]

Nelle macchine fotografiche, il diaframma può essere regolato su diverse aperture, distribuite regolarmente su una scala di intervalli detti numeri f (f/numero) o f/stop o aperture diaframmali o divisioni di diaframma o più semplicemente diaframmi.

La sequenza dei valori di numeri f è una progressione geometrica di ragione \sqrt{2} (circa 1,4) standardizzata al congresso di Liegi nel 1905. Comprende i seguenti valori:

f/1 f/1,4 f/2 f/2,8 f/4 f/5,6 f/8 f/11 f/16 f/22 f/32 f/45 f/64

L'intervallo tra i diversi valori del diaframma viene comunemente indicato in gergo stop.

I numeri f sono calcolati e ordinati in modo tale che diaframmando (cioè chiudendo il diaframma di un'intera divisione o di 1 stop) si dimezza la quantità di luce che entra a impressionare la pellicola o i sensori; chiudendolo di 2 stop si diminuisce la luce a 1/4, chiudendolo di 3 divisioni a 1/8 e così via.

I numeri f esprimono il rapporto focale, cioè il rapporto tra la lunghezza focale dell'obiettivo e il diametro dell'apertura del diaframma. Pertanto a valori più bassi di f corrispondono aperture di diaframma più ampie.

Ad esempio, con un obiettivo di 50 mm, un'apertura del diaframma di 25 mm corrisponde a f/2 mentre un'apertura di 3,125 mm a f/16.

In questo senso f è chiamato anche "apertura relativa", nel senso che il valore f dell'apertura è normalizzato rispetto alla lunghezza focale, ed esprime l'intensità di luce lasciata passare dal diaframma, utile ai fini del calcolo dell'esposizione.

Infatti la stessa apertura relativa (per esempio f/4) corrisponde a due aperture assolute diverse in un obiettivo di lunghezza focale 50mm (apertura assoluta a f/4 = 50/4=12,5 mm) e in un teleobiettivo 300mm (apertura assoluta a f/4 = 300/4=75 mm); però corrisponde alla stessa intensità di luce che l'obiettivo lascia passare verso la pellicola o il sensore.

A parità degli altri parametri (obiettivo, formato, ecc) la profondità di campo è fortemente influenzata dall'apertura del diaframma: se questo è completamente aperto essa assume il minimo valore, viceversa diminuendo l'apertura (l'operazione è detta diaframmare) si aumenta la profondità di campo, che raggiunge il massimo quando il diaframma è portato all'apertura minima.

Diaframmi di piccole dimensioni richiedono però tempi di esposizione più lunghi e conseguentemente implicano un maggior rischio di mosso se il soggetto o la macchina fotografica si spostano durante l'esposizione.

Diaframmi più chiusi hanno anche l'effetto di ridurre gli effetti di aberrazione ottica.

Diaframmi molto chiusi provocano un peggioramento dell'immagine, dovuto alla diffrazione dei raggi luminosi per opera dei bordi del diaframma. Questi raggi diffratti dai bordi sono sempre presenti, ma il loro effetto sulla qualità dell'immagine diventa rilevante solo a diaframma chiuso, poiché in tali condizioni non è più trascurabile il rapporto tra le quantità di luce diffratta e non diffratta. La diffrazione non dipende dalla dimensione fisica del diaframma all'apertura prescelta, ma esclusivamente dal rapporto prescelto.

Storia[modifica | modifica sorgente]

In fotografia, i primi diaframmi introducevano delle deformazioni nell'immagine dette a barilotto o a cuscinetto. Questi diaframmi erano dei tappi forati al centro, posti davanti oppure dietro all'ottica. Sono state usate anche delle lamine forate da inserire tramite una slitta nell'obiettivo, cerchi rotanti con dei fori di vario diametro, coppie di lamine con fori tranciati a forma triangolare che scorrendo producono un foro di forma quadrangolare. Il diaframma ad oggi più utilizzato è quello detto «a iride»: è formato da un numero variabile di lamelle (da 4 in su) sagomate in maniera opportuna. Le lamelle sono imperniate in una ghiera rotante azionabile dall'esterno che, scorrendo, fanno variare in maniera continua la dimensione del foro. La sagoma del foro è dovuta alla forma delle lamelle e si avvicina al cerchio quanto più il loro numero è alto.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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