Stop down

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Con il termine Stop down, in fotografia con apparecchi reflex, si intende la tecnica in cui il diaframma è chiuso in ogni istante al valore impostato dal fotografo, si contrappone a preselection (preselezione in italiano) o preset in cui il diaframma si chiude al valore impostato solo durante l'esposizione. La tecnica a preselezione puo' essere automatica o manuale, nel primo caso si parla di diaframma a preselezione automatica o diaframma automatico e non sono necessarie operazioni aggiuntive da parte del fotografo, nel secondo caso si parla di diaframma a preselezione manuale o semplicemente di diaframma a preselezione ed è necessario che il fotografo azioni uno specifico comando dedicato (pulsante o ghiera) per chiudere il diaframma al valore preimpostato, questo avviene normalmente dopo la messa a fuoco e poco prima dello scatto. Da notare che utilizzando la massima apertura non vi sono differenze operative tra le tre tecniche: il diaframma rimane sempre completamente aperto.

La tecnica preset automatica rappresenta un'importante evoluzione nella fotografia reflex degli anni sessanta: gli obiettivi commercializzati in questo decennio che ne sono provvisti riportano spesso esplicitamente la dicitura "auto".

Per estensione, nei sistemi reflex dotati di esposimetro TTL, la tecnica stop down implica necessariamente che la misurazione della luce sia effettuata con diaframma già chiuso al medesimo valore che avrà durante lo scatto, mentre la tecnica preset permette (ma non obbliga) la lettura esposimetrica a diaframma ancora completamente aperto, in questo caso il valore preimpostato dal fotografo è trasmesso in automatico per via meccanica o elettrica (ma in passato anche manualmente) all'esposimetro che puo' tenerne conto e fornire così il risultato corretto. Da tenere presente che permangono le differenze operative tra preset automatica e preset manuale.

La lettura esposimetrica a diaframma completamente aperto prende il nome di tutta apertura o full aperture, la conseguente tecnica di trasmissione ed elaborazione dati nell'esposimetro è denominata simulazione di diaframma.

La tecnica stop down ha il grosso svantaggio di diminuire la luminosità del mirino durante la composizione e di rendere più difficile la messa a fuoco manuale perché in queste condizioni la chiusura del diaframma aumenta la profondità di campo ed il corretto piano di messa a fuoco è identificabile con maggiore difficoltà. Anche i sistemi di messa a fuoco automatica sono progettati per lavorare a tutta apertura e comunque non funzionano se il diaframma è chiuso oltre un limite definito dipendente dalle specifiche di progetto (tipicamente f/5,6).

Per i motivi suddetti le macchine fotografiche moderne lavorano normalmente in preset automatica, su molti modelli è comunque possibile chiudere manualmente il diaframma al valore impostato per poter valutare la profondità di campo durante la composizione.

Il metodo stop down sopravvive in alcuni ambiti specifici ove per limitazioni tecniche o incompatibilità tra sistemi la simulazione di diaframma non è possibile, ad esempio negli obiettivi tilt and shift appartenenti a sistemi con simulazione ad accoppiamento meccanico, nell'impiego di tubi di prolunga e nell'utilizzo di anelli adattatori tra obiettivi e corpi di sistemi diversi.

Altro ambito di utilizzo è l'animazione a passo uno, dove il diaframma deve restare assolutamente immobile durante l'intera ripresa di un'inquadratura, per non incorrere in un fastidioso sfarfallio una volta che i fotogrammi vengono visualizzati in sequenza alla giusta frequenza (in genere 24 fotogrammi al secondo).

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Ansel Adams, The Camera, New York - Boston, Little, Brown and Company, 1980, p.16. ISBN 0-8212-1092-0.
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