Le fatiche di Ercole (film)

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Le fatiche di Ercole
HerculesMagazine.jpg
locandina statunitense del film
Titolo originale Le fatiche di Ercole
Paese di produzione Italia, Spagna
Anno 1958
Durata 99 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere peplum, avventura
Regia Pietro Francisci
Soggetto Apollonio Rodio (Le Argonautiche)
Sceneggiatura Pietro Francisci, Ennio De Concini, Age & Scarpelli, Gaio Fratini
Produttore Federico Teti per Oscar Film Galatea
Distribuzione (Italia) Lux Film
Fotografia Mario Bava
Montaggio Mario Serandrei
Effetti speciali Mario Bava
Musiche Enzo Masetti
Scenografia Flavio Mogherini
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Le fatiche di Ercole è un film peplum del 1958 diretto da Pietro Francisci. La pellicola è una delle prime e più famose a trattare del famoso eroe greco e delle sue imprese.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Il film ripercorre con una certa libertà rispetto alla tradizione mitologica il racconto delle dodici fatiche del grande eroe greco e la sua partecipazione alla missione degli Argonauti, alla ricerca del vello d'oro. Secondo il mito, Ercole compie le celebri fatiche per espiare la colpa di aver ucciso, in stato di ebbrezza, la propria famiglia. La sua partecipazione alla missione degli Argonauti avviene invece in un secondo tempo, quando si unisce a Giasone che aveva accettato la terribile sfida di Pelia. Pelia era diventato re di Iolco dopo aver usurpato il trono a suo fratello Esone. Quando Giasone, figlio di Esone, torna a Iolco a pretendere il trono per sé e la libertà per i suoi cari, Pelia gli propone una sfida: se porterà a casa il vello d'oro, custodito nella Colchide e la cui sola presenza può riportare prosperità al regno di Iolco, egli gli consegnerà il trono. Naturalmente Pelia è convinto che Giasone non ce la possa fare.

Nel film, invece, i due filoni narrativi sono integrati. Con un curioso ribaltamento, Pelia impone ad Ercole le fatiche, mentre è costretto dagli eventi ad accettare la volontà di Giasone di andare a recuperare il vello.

Ercole è chiamato alla corte di Pelia, re di Iolco, per fare da tutore a Iphìto, inetto quanto borioso figlio del re. Lì ha modo di conoscere anche Jole, figlia del sovrano: e tra i due nasce una forte attrazione. Pelia nasconde un terribile segreto: per conquistare il trono ha fatto uccidere il fratello, all'epoca re, e ha consentito che il vello d'oro, che era esposto nella reggia come segno di benedizione, venisse rubato.

Ercole inizia l'addestramento del riottoso Iphito. Ma poco dopo, venuto a sapere che un feroce leone si aggira nei dintorni, uccidendo chiunque lo incontri, decide di entrare in azione per eliminarlo. L'orgoglioso Iphito lo segue, contro il parere dell'eroe, e viene ucciso dalla fiera, il famigerato Leone di Nemea, che poi Ercole ucciderà a sua volta.

Sconvolto dal dolore per la morte del figlio e desideroso di vendicarsi, Pelia bandisce Ercole da Iolco e lo impegna, con la sua maledizione, a pagare il fio della sua colpa compiendo delle imprese straordinarie.

La prima è la cattura del selvaggio toro di Creta. Durante l'impresa, Ercole incontra Giasone. Questi gli rivela di essere il legittimo erede al trono di Iolco e sostiene di sapere dove si trovi il vello. Tornati a corte assieme, Ercole e Giasone vanno da Pelia e questi, per prendere tempo, stabilisce solennemente che se Giasone riuscirà davvero a riportare il vello d'oro allora questa sarà la prova che lui dice il vero e che sue pretese sono legittime.

Così, il giovane erede ed Ercole partono per la Colchide, assieme ad altri eroi, tra cui Argo, Castore, Polluce, Laerte col figlio Ulisse, ed Esculapio (padre di Giasone). Al gruppo però si aggiunge anche l'infido Euristeo, complice di Pelia nell'uccisione del fratello, con il compito di sabotare la spedizione.

Nel frattempo, la bella Jole attende il suo amato con preoccupazione.

Nella prima tappa del viaggio, gli Argonauti incontrano la bellissima Ippolita, regina delle temibili Amazzoni. È soprattutto Giasone a familiarizzare con lei, mentre tra gli uomini e le donne si accende una forte carica di attrazione reciproca. Ma l'idillio finisce presto: la legge delle Amazzoni non permette alcuna relazione e così gli Argonauti devono scappare. (qui si mescolano due storie del mito: la prova di Ercole che deve sottrarre la cintura alla regina delle Amazzoni; e la permanenza degli argonauti nell'isola di Lemno, abitata da sole donne).

Dopo Lemno, gli Argonauti arrivano in Colchide: sconfiggono i rozzi abitanti e il mostro che sta a guardia del vello e lo conquistano. Giasone trova scritta sul vello la prova della colpevolezza di Pelia. Subito, gli eroi riprendono il mare.

Alla fine del viaggio di ritorno, però, Euristeo sottrae il vello e lo porta alla reggia. Ercole va da solo dal re, temendo imboscate ai compagni, e sorprende Pelia con Euristeo. Ma poco dopo cade in un trabocchetto. Quando Giasone e gli altri salgono a corte, Pelia li irride: dov'è il vello che dite di aver riportato? Per fortuna Jole ha capito cosa sta succedendo e aiuta Ercole a liberarsi. E l'eroe raggiunge i compagni per l'ultimo combattimento.

Alla fine, mentre Ercole fa crollare la facciata del palazzo addoso ai cavalieri di Iolco, Pelia è costretto ad arrendersi. Colpito, confessa le sue colpe a Jole e muore.

Ercole e Jole, finalmente riuniti, partono insieme per nuove avventure.

Incassi[modifica | modifica sorgente]

Incasso accertato a tutto il 30 giugno 1965: £ 887.384.717[senza fonte]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Catalogo Bolaffi del cinema italiano 1956/1965 Torino 1979

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]