Cani arrabbiati

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Cani arrabbiati
Cani arrabbiati.jpg
Da sinistra Maurice Poli, George Eastman, Lea Kruger, Don Backy e Riccardo Cucciolla in una scena del film
Paese di produzione Italia
Anno 1974
Durata 94 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1,66:1
Genere thriller, noir
Regia Mario Bava
Soggetto Ellery Queen (racconto), Alessandro Parenzo, Cesare Frugoni
Sceneggiatura Alessandro Parenzo, Cesare Frugoni
Produttore Roberto Loyola, Lea Krueger (postproduzione)
Casa di produzione Loyola Films (1974)/Spera Cinematografica (1995)
Fotografia Emilio Varriano, Mario Bava
Montaggio Carlo Reali
Effetti speciali Sergio Chiusi
Musiche Stelvio Cipriani
Costumi Wayne Filnkelman
Trucco Vittorio Biseo, Angelo Roncaioli
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Ridoppiaggio (2002)

Cani arrabbiati è un film thriller italiano del 1974, diretto da Mario Bava.

È considerato uno dei migliori film di Bava, ed è tra i pochi thriller girati dal regista, considerato un maestro dell'horror[1]. Lamberto Bava, figlio di Mario, fu l'aiuto regista.

Il film venne girato da Mario Bava nel 1973, ma non fu mai distribuito: venne infatti bloccato a causa del fallimento della casa di produzione. Solo nel 1995 è tornato alla luce grazie a Lea Kruger, che nel film interpreta Maria e si è interessata a farlo uscire in DVD.

È uscito in molte versioni, ognuna con finali diversi. In Italia la versione definitiva è stata trasmessa nel 2004 da Sky, con il titolo Semaforo rosso.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

A Roma, quattro banditi mascherati rapinano un portavalori, uccidendo due guardie. Durante la fuga in automobile uno di loro viene ucciso.

I tre rimasti (il capo, chiamato "Dottore", il nevrotico "Bisturi" e lo strafottente "Trentadue"), abbandonano l'auto e si rifugiano in un parcheggio sotterraneo, dove prendono in ostaggio due donne. "Bisturi" ne sgozza una, quindi i tre fuggono insieme a Maria, l'altro ostaggio.

I tre banditi salgono su un'auto ferma ad un semaforo, con a bordo un uomo, Riccardo, e un bambino che sta dormendo. Riccardo sostiene che è suo figlio, e che lo sta portando in ospedale, perché febbricitante.

I banditi costringono Riccardo a prendere l'autostrada. Durante una sosta Maria, fingendo di dover urinare, tenta la fuga attraverso i campi. "Bisturi" e "Trentadue" la raggiungono e la costringono ad urinare davanti a loro.

Tornati in auto, "Trentadue" mostra a Maria perché lo chiamano così, quindi tenta di violentarla sul sedile posteriore. Il "Dottore", esasperato, gli spara mentre attraversano una galleria. "Bisturi", grande amico di "Trentadue", inizia ad agitarsi.

Durante una sosta a un distributore sale sull'auto una donna ignara, in cerca di un passaggio. La donna è molto loquace, e nota che dentro la macchina c'è un clima nervoso ed infine si accorge (a causa di uno scossone dell'auto) della ferita sul collo di "trentadue". A questo punto "Bisturi" la sgozza. I due malviventi decidono allora di disfarsi dei cadaveri abbandonandoli sul ciglio della strada. Ma "Trentadue" è ancora vivo; il "Dottore" ordina a "Bisturi" di finirlo, e lui lo fa piangendo.

L'auto arriva davanti a un casolare, dove è pronta un'altra auto per la fuga dei banditi. Il "Dottore" e "Bisturi" stanno per uccidere Riccardo e Maria.

Seguono le ultime scene, con il finale rivelatore.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1974 Bava decise di girare un film tratto da un racconto di Ellery Queen, trovato nella serie Il Giallo Mondadori. Il breve racconto (L'uomo e il bambino) era pubblicato in appendice al numero 1162 della serie, datato 9 maggio 1971. La sceneggiatura del film fu scritta da Alessandro Parenzo e da Cesare Frugoni, con Bava che intervenne in sede di scrittura per apporre alcuni piccoli cambiamenti.[2]

Riprese[modifica | modifica wikitesto]

Il film è stato girato a Roma e sul tratto autostradale Civitavecchia-L'Aquila. Le riprese iniziarono il 20 agosto 1973 e terminarono il 12 settembre dello stesso anno. Il titolo di lavorazione del film era L'uomo e il bambino.

Stile[modifica | modifica wikitesto]

Il film fu girato per la maggior parte dentro un'automobile, un'Opel Rekord Caravan.

Critiche[modifica | modifica wikitesto]

Per Alberto Pezzotta Cani arrabbiati è «un vero viaggio all'inferno, dove la situazione classica del road movie diventa viaggio all'interno degli orrori dell'anima umana».[1] Per la rivista Nocturno il film è «un capolavoro. Lo specchio scuro del cinema di Bava, il suo rimosso inaccettabile, che, non a caso, è stato per anni invisibile».[2]

Le diverse versioni[modifica | modifica wikitesto]

Sono ben sei le versioni del film:[1]

  1. La versione della "Spera Cinematografica", del 1995, finisce su un fermo immagine di Riccardo Cucciolla, con in sottofondo le sirene della polizia.
  2. La versione in DVD della "Lucertola" mantiene il finale originale ma gira ex novo un prologo (una donna che singhiozza dietro una finestra).
  3. La versione DVD della "Marketing e Vella" ha un finale più lungo: Cucciolla sale in macchina e si allontana.
  4. La versione della "Leone", che nel finale aggiunge una scena con la madre del bambino al telefono con il sequestratore.
  5. La versione Leone-Lamberto Bava, intitolata Kidnapped, che presenta nuove sequenze (alcune sono state girate a posteriori sulla base della sceneggiatura originale, altre sono scene di inseguimento tratte da altri film polizieschi dell'epoca), nuovo doppiaggio e nuove musiche.
  6. La versione trasmessa da Sky, con il fermo immagine finale sul bambino dentro il bagagliaio della macchina. Non si sentono sirene della polizia.

Date di uscita e titoli per l'estero[modifica | modifica wikitesto]

Il film uscì negli Stati Uniti il 25 febbraio 1998, mentre in Italia non è mai uscito nelle sale cinematografiche. Il film uscì negli USA come Rabid Dogs e in Francia come Les chiens enragés.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Alberto Pezzotta, Mario Bava, Milano, Il Castoro Cinema, 1995.
  2. ^ a b Autori vari, Dossier Nocturno n. 24, Genealogia del delitto. Il cinema di Mario e Lamberto Bava, Milano, Nocturno, 2004.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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