Gabriele Cagliari

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Gabriele Cagliari (Guastalla, 14 giugno 1926Milano, 20 luglio 1993) è stato un dirigente d'azienda italiano, operante soprattutto nell’industria chimica. Fu presidente dell'ENI dal 1989 al 1993.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Originario di Guastalla, si laureò al Politecnico di Milano in ingegneria industriale. Appena laureato entrò alla Montecatini per poi passare all’Anic, dove partecipò alla realizzazione dei grandi impianti petrolchimici. Lavorò poi alla Liquigas ed alla Eurotecnica, una piccola società di impiantistica della quale Cagliari fu uno dei fondatori. Nel 1981 ritornò all’Anic, ricoprendo questa volta il ruolo di direttore generale e poi di amministratore delegato, impegnandosi per il risanamento del comparto chimico dell’ENI. Nel 1983 fu nominato membro della giunta esecutiva dell’ente petrolifero, su designazione del PSI, al quale era considerato vicino politicamente.

Nel novembre del 1989, sempre su indicazione del PSI, fu nominato presidente dell’ENI. Negli anni del suo mandato, Cagliari si trovò a dover trattare con il governo e con la Montedison le complesse trattative sulla gestione della joint-venture chimica Enimont. Nel febbraio del 1993 Cagliari fu interrogato dalla Procura di Roma, proprio per il suo ruolo nella valutazione di Enimont fatta dall’ENI al momento dell’acquisto. Il 9 marzo 1993 fu arrestato su richiesta della procura di Milano, accusato di avere autorizzato il pagamento di tangenti per fare aggiudicare una commessa alla Nuovo Pignone, società del gruppo ENI[1]; successivamente, gli furono contestati ulteriori reati compiuti durante la sua permanenza ai vertici dell’ENI.[2][3].

Il 20 luglio 1993 Gabriele Cagliari fu ritrovato morto nelle docce del carcere di San Vittore, dove aveva trascorso quattro mesi di carcerazione preventiva, durante i quali era stato ripetutamente interrogato sugli sviluppi del caso Enimont. Cagliari si uccise soffocandosi con un sacchetto di plastica; il suo suicidio, probabilmente preannunciato da una lettera scritta ai familiari pochi giorni prima, scatenò un acceso dibattito sull’utilizzo dello strumento della custodia cautelare da parte della magistratura.

Il corpo di Cagliari presentava tuttavia contusioni non riconducibili alla dinamica del suicidio, ed i testimoni (i compagni di cella e i poliziotti penitenziari) raccontano che il sacchetto che avrebbe causato il soffocamento fosse gonfio nel momento in cui Cagliari venne ritrovato (questo significherebbe che Cagliari era ancora in vita). La versione raccontata dagli stessi testimoni presenta inoltre diverse imprecisioni che lasciano notevoli dubbi riguardo alla chiusura a chiave della cella nel periodo in cui Cagliari venne lasciato solo in bagno. Le lettere da lui scritte alla famiglia, che evidenziavano determinazione a commettere il suicidio, furono ricevute dagli stessi familiari addirittura due settimane prima della morte, e non può non essere notato come nessuno si sia preoccupato di avvertire le autorità carcerarie delle intenzioni del detenuto[4].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ D. Di Vico, Tangenti, Cagliari in manette confessa, Corriere della Sera, 10 marzo 1993
  2. ^ Corruzione, soldi ai partiti: Tre i mandati di cattura, Corriere della Sera, 21 luglio 1993
  3. ^ Tangenti ENI. Cagliari mette nei guai una feluca Repubblica, 28 marzo 1993
  4. ^ Mario Almerighi, "Tre suicidi eccellenti. Castellari, Cagliari, Gardini", Editori Riuniti

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • E. Borriello, Tra chimica e petrolio, ecco l’uomo del PSI, La Repubblica, 4 novembre 1989
  • R. Cotroneo, L’oroscopo segnava tempesta..., Corriere della Sera, 10 marzo 1993
  • F. Scottoni, Enimont superpagata, Cagliari sott’inchiesta, La Repubblica, 14 febbraio 1993
  • U. Bonafini, Dieci anni fa morì a San Vittore il guastallese Gabriele Cagliari, La Gazzetta di Reggio, 20 luglio 2003
  • O. Liso, La cella è un’angoscia, così Cagliari si arrese, La Repubblica, 27 marzo 2007