Giovanni Agostino da Lodi

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Giovanni Agostino da Lodi, Lavanda dei piedi, 1500, Venezia, Gallerie dell'Accademia

Giovanni Agostino da Lodi (Lodi, 1470 circa – <1519) è stato un pittore italiano, attivo dal 1495 circa al 1519 circa. Operò nell'orbita di Bramantino, risentendo anche dei modi di Leonardo e Boltraffio.

Vita e opere[modifica | modifica wikitesto]

L'identificazione del nome di Giovanni Agostino da Lodi venne proposto da Malaguzzi Valeri sulla base del ritrovamento del dipinto raffigurante i due Santi (Milano, Pinacoteca di Brera) che corrispondeva stilisticamente al gruppo costituito sotto lo pseudonimo di Pseudo-Boccaccino dalla geniale intuizione del Bode nel 1890. Il pittore si caratterizza per la singolarità del suo linguaggio e per gli spostamenti continui fra Lombardia e Veneto, divenendo una delle fondamentali fonti della diffusione delle novità milanesi a Venezia.

La sua personalità nasce dunque sotto il nome di Pseudo-Boccaccino, anonimo pittore di cultura lombarda attivo nell'ultimo decennio del XV secolo. La proposta del Malaguzzi Valeri del 1912[1], non venne accolta dalla critica successiva, Adolfo Venturi[2], e Berenson nel 1968[3], rimanendo comune definire il pittore con il solo pseudonimo. Risale a Franco Moro avere definitivamente confermato l'identificazione dello Pseudo-Boccaccino con Giovanni Agostino da Lodi e averne chiarito la personalità artistica, in rapporto a Milano con Bramantino e Leonardo, a Venezia con Giovanni Bellini, Giorgione e Durer durante il suo soggiorno nel 1506.

La sua personalità si caratterizza per la singolarità del linguaggio, gli spostamenti continui tra Lombardia e Veneto. Il suo stile è subito stravagante e anticlassico, e si ravvisa chiaramente in opere come la Pala dei Barcaioli in San Pietro Martire a Murano, databile alla metà dell'ultimo decennio del XV secolo: impostata sull'esempio di altre sacre conversazioni venezia con azzardi prospettici voluti nell'uso della prospettiva.

"Il maestro e il giovane allievo", Milano, Pinacoteca di Brera

Nel piccolo dipinto detto San Pietro e San Giovanni Evangelista conservato nella Pinacoteca di Brera (unica sua opera firmata) sono ravvisabili elementi lombardi, derivati da Bramantino e da Leonardo, inoltre soluzioni alla tedesca nella resa dei particolari (dal quale si suppone che abbia conosciuto Jacopo de' Barbari come tramite per la conoscenza dell'arte di Dürer, a Venezia sia nel 1494 e nel 1506). Già Giulio Bora mise in dubbio che il soggetto del dipinto fossero i due santi, ma è dopo il restauro avvenuto nel 2007 che abbiamo la certezza che quest'opera debba avere un titolo diverso. È apparsa infatti una scritta in latino che nella versione in italiano recita così: Il maestro non vietava minimamente che il giovane pittore lo superasse. La piccola tavola è quindi l'omaggio di Giovanni Agostino al maestro Leonardo.

Il primo quadro in cui gli elementi leonardeschi si fanno preponderanti è la Lavanda dei piedi [1] alle Gallerie dell'Accademia di Venezia, qui vi è la conoscenza profonda del linguaggio del maestro toscano conosciuto in un soggiorno milanese nel 1499; il ritorno di Giovanni Agostino in laguna (dopo la caduta del Moro nello stesso anno) è forse al seguito di Leonardo. Con la Lavanda è sancito l'ingresso del leonardismo a Venezia.

Negli anni subito successivi Giovanni Agostino medita sul paesaggio guardando alle coeve invenzioni di Giorgione. Nel 1506 torna a Milano, forse attratto dal ritorno di Leonardo (in città dal 1506 al 1513). La sua committenza è soprattutto privata, i suoi dipinti di piccole dimensioni e pregni di uno sperimentalismo continuo e apprezzatissimo.

Nel 1510 abita nella parrocchia di Santo Stefano in Brolo a Milano, l'anno successivo nella parrocchia di Sant'Eufemia vicino a Porta Romana. A questi anni vanno quindi datate le sue opere per la Certosa di Pavia, ora frammentate in diversi musei. In questi anni milanesi vi sono tutte quelle caratteristiche che lo avvicinano a quella corrente di anticlassicismo sperimentale e nordicizzante diffuso negli anni '20 del XVI secolo in area padana, in città come Cremona, Brescia, Lodi e con dei caposcuola come Romanino, Boccaccio Boccaccino, Altobello Melone. Grande libertà compositiva, tipologie leonardesche molto caricate, espressività intensa, scioltezza esecutiva, sono le caratteristiche di questo suo stile della piena maturità, ravvisabili in opere come l'Salita al Calvario della Národní galerie di Praga.

Ultima opera della sua carriera il polittico d'altare per la chiesa di Santa Maria della Pace a Milano, lavoro di collaborazione con Marco d'Oggiono, con cui l'artista ebbe per tutta la vita un intenso rapporto. Anche se la maggior parte dei pannelli sono andati perduti, quelli rimasti (conservati nella Pinacoteca di Brera) mostrano una stanchezza inventiva insolita per il nostro maestro, forse frutto della collaborazione col d'Oggiono o forse per la rigidità della committenza.

Opere principali[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Malaguzzi Valeri, 1912, 99-100.
  2. ^ Venturi, 1926.
  3. ^ Berenson , 1968.
  4. ^ Agosti, Stoppa, 2010, 142-143.
  5. ^ Agosti, Stoppa, 2010, 178-181.
  6. ^ Valle Parri, 2010, 168-176.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Malaguzzi Valeri, Chi è lo «Pseudo Boccaccino», in «Rassegna d'Arte», XII, 1912.
  • Adolfo Venturi, Storia dell'arte italiana, IX, II, Ulrico Hoepli, Milano 1926.
  • Wilhelm Suida, Leonardo und sein Kreis, München, 1929 (edizione italiana Vicenza 2001).
  • Bernard Berenson, Italian Pictures of the Renaissance. A list of the principal Artists and Their Work with an Index of Places. Central and North Italian Schools, I-III, London-New York, 1968.
  • Franco Moro, Giovanni Agostino da Lodi ovvero l'Agostino di Bramantino: appunti per un unico percorso, in Paragone, luglio 1989, n. 473, pp. 23-61 vedi in www.francomoro.it
  • Maria Teresa Fiorio, Pietro Cesare Marani, (a cura di), I leonardeschi a Milano: fortuna e collezionismo, atti del convegno, Milano 1991.
  • Miklós Boskovits, Giorgio Fossaluzza, La collezione Cagnola. I dipinti, Busto Arsizio, Nomos Edizioni, 1998.
  • Giulio Bora, Giovanni Agostino da Lodi, in I Leonardeschi: l'eredità di Leonardo in Lombardia, Milano 1998, 251-274.
  • Cristina Quattrini (a cura di), Brera mai vista, Giovanni Agostino da Lodi e Marco d'Oggiono: Quadri a due mani da Santa Maria della Pace a Milano, Mondadori Electa, Milano 2003.
  • Miklós Boskovits, Pittura lombarda di secondo Quattrocento: qualche aggiunta e commento, in «Arte Cristiana», XCVII, 2009, 351-364.
  • David Alan Brown, Giovanni Agostino da lodi: Two Discoveries, in Frédérich Elsig, Noémi Etienne, Grögoire Extermann (a cura di), Il più dolce lavorare che sia: Mélanges en l'honneur de Mauro Natale, Cinisellobalsamo, 2009, 265-267.
  • Giovanni Agosti, Jacopo Stoppa, Giovanni Agostino da Lodi. Adorazione dei Magi, in Giovanni Agosti, Jacopo Stoppa, Marco Tanzi (a cura di), «Il Rinascimento nelle terre ticinesi. Da Bramantino a Bernardino Luini. Officina Libraria, Milano 2010; Idem, Giovanni Agostino da Lodi e Ambrogio da Fossano, detto il Bergognone. Presentazione al Tempio, Ibidem.
  • Silvia Valle Parri, Giovanni Agostino da Lodi e Giovanni Antonio De Lagaia. Angelo annunciante; Assunzione della Vergine. Giovanni Antonio De Lagaia. Madonna della Misericordia, in Giovanni Agosti, Jacopo Stoppa, Marco Tanzi (a cura di), «Il Rinascimento nelle terre ticinesi. Da Bramantino a Bernardino Luini», Officina Libraria, Milano 2010.

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