Istituto superiore per la conservazione ed il restauro

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Allegoria della Conservatione (logo dell' ICR sino al 2006)

L'Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro (ISCR) è un organo del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. È, assieme all'Opificio delle pietre dure a Firenze, uno dei più noti e prestigiosi istituti nel campo del restauro e dell'insegnamento del restauro e la notorietà supera i confini nazionali come dimostrano le numerose iniziative, consulenze e lavori che l'ISCR ha attivato nei paesi esteri sin dagli anni cinquanta.
L'Istituto nasce nel '39 come Regio Istituto Centrale del Restauro e, perso dopo la proclamazione della Repubblica l'aggettivo "Regio", rimane Istituto Centrale del (o per, vedi in basso) Restauro (ICR) sino al 2007 quando assume la attuale denominazione. Con la sigla ICR continua ad essere, per lo più, identificato.

La storia[modifica | modifica wikitesto]

Fondato a Roma nel 1939 da Cesare Brandi, su progetto redatto da Giulio Carlo Argan e dallo stesso Brandi l'istituto è nato con lo scopo di promuovere l'attività del restauratore dall'ambito della pratica empirica a tecnica d'intervento multidisciplinare basata dall'apporto congiunto di storici d'arte ed esperti scientifici. Nell'ambito dello stesso istituto vengono poste le basi teoriche metodologiche della Teoria del restauro che è possibile rileggere negli scritti che Cesare Brandi pubblicò sul Bollettino dell'Istituto Centrale del Restauro e successivamente raccolse in un'unica pubblicazione "Teoria del restauro".
Peraltro va segnalato che una delle caratteristiche dell'azione di Cesare Brandi fu quello di sviluppare una forte rete di relazioni e consulenze all'estero da parte di esperti dell'ICR.
Nell'ambito dell'ICR viene messa a punto la tecnica di integrazione pittorica definita a "tratteggio"[1].

Attualmente l'ISCR è ospitato per intero presso il Complesso Monumentale di San Michele a Ripa Grande. La biblioteca viene istituita nel luglio del 1939 con la creazione del Regio Istituto centrale del Restauro con il fine di supportare il lavoro di studio e di documentazione dell’ istituto e come punto di riferimento per gli studiosi e gli allievi dei corsi per restauratori.

La sede storica di piazza San Francesco di Paola è stata abbandonata nel corso del 2010. L'allestimento della sede storica (in Piazza San Pietro in Vincoli, in un convento proprietà dei Frati Minimi di San Francesco di Paola, venne curato dal giovane architetto Silvio Radiconcini i cui elaborati progettuali sono conservati nella Biblioteca ISCR. Si segnala in particolare la Sala delle Esposizioni (modello di sala espositiva oggi smantella nel corso di recente intervento di consolidamento strutturale) e la biblioteca (di cui, nello stesso intervento, sono state mantenute le principali linee compositive) dove il primo nucleo costitutivo (lascito dallo storico dell’arte Adolfo Venturi) veniva impreziosito da un bassorilievo bronzeo, opera di Giacomo Manzù, posto all'interno delle scansie lignee della biblioteca. Le attrezzature scientifiche (dalla microscopia ottica alle apparecchiature per analisi radiografiche) dell'ICR sono state, sin dai primi anni della sua fondazione, tra i più importanti investimenti compiuti in questo settore da parte dell'amministrazione pubblica.

Tra, allievi, restauratori e personale tecnico scientifico dell'ISCR non si possono non ricordare i coniugi Paolo Mora e Laura Sbordoni (restauratori) e Giovanni Urbani, restauratore e storico dell'arte che dell'ICR divenne anche direttore. Oltre a loro Marisa Tabasso Laurenti dirigente ICCROM per molti anni, Maurizio Marabelli (ambedue chimici) e Clelia Giacobini (microbiologa), direttori di laboratori scientifici. Alessandra Melucco Vaccaro (archeologa), teorica del restauro archeologico, Gianluigi Colalucci (restauratore), per lunghi anni direttore dei laboratori di restauro dei Musei Vaticani e Giuseppe Basile) (storico d'arte) direttore dei celeberrimi restauri su Giotto a Padova (Cappella degli Scrovegni) ed Assisi (Basilica di San Francesco). In questa lista non possono mancare Michele Cordaro e Almamaria Tantillo Mignosi ambedue funzionari storici dell'arte dipendenti dell'istituto divenuti poi direttori dell'Istituto stesso.

I Direttori dell'ICR - ISCR[modifica | modifica wikitesto]

I compiti e le caratteristiche scientifiche ed organizzative[modifica | modifica wikitesto]

I suoi compiti (definiti dal DPR 805/75) sono i seguenti:

  • svolge indagini sistematiche sull’influenza che i vari fattori ambientali, naturali e accidentali esercitano nei processi di deterioramento e sui mezzi atti a prevenire ed inibirne gli effetti;
  • esegue le indagini necessarie alla formulazione delle normative e delle specifiche tecniche in materia di interventi conservativi e di restauro;
  • presta consulenza scientifica e tecnica agli organi periferici del Ministero, nonché alle Regioni;
  • provvede all’insegnamento del restauro in particolare per il personale tecnico-scientifico dell’Amministrazione ed ai corsi di aggiornamento per lo stesso personale dell’Amministrazione dello Stato e delle amministrazioni regionali che lo richiedano;
  • effettua restauri per interventi di particolare complessità o rispondenti a particolari esigenze di ricerca o a finalità didattiche.

Per iniziativa dell'ICR e dell'Consiglio Nazionale delle Ricerche venne attivata, nel 1977, la Commissione NorMaL (oggi Commissione UNI - Beni Culturali NorMaL che inizialmente aveva il compito di individuare metodologie di studio unificate e specifiche per il settore della conservazione dei materiali lapidei, nell’ambito dei Beni Culturali e che successivamente si è interessata all'intero settore della conservazione e della documentazione ed ha prodotto un nutrito numero di raccomandazioni (oggi normative) nel campo dei Beni Culturali.[2]

La struttura dell'ICR è rimasta, negli anni, sostanzialmente invariata sia nella definizione degli obiettivi, delle metodologie operative, della didattica e del ruolo rivestito all'interno del Ministero. Nel quadro delle modifiche dell'organizzazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali attualmente in discussione (a partire dal 2007) si prevedeva la creazione di un Istituto Superiore del Restauro dotato di autonomia tecnico scientifica e amministrativa. Tale istituto avrebbe dovuto raggruppare gli attuali istituti e scuole di alta formazione dell'Istituto Centrale per il Restauro e dell'Opificio delle Pietre Dure nonché l’Istituto Centrale di Patologia del Libro, il Centro di Fotoriproduzione, Legatoria e Restauro e anche la Scuola del Mosaico di Ravenna. La approvata modifica della organizzazione del MiBAC modifica esclusivamente il nome ed il rango dell'ICR da Istituto Centrale per il Restauro a Istituto superiore per la conservazione ed il restauro. Responsabilità, organizzazione, settori di intervento rimangono, allo stato attuale, immutati così come le prerogative degli altri istituti.

La Scuola di Alta Formazione e di Studio[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1944 è presente nell'Istituto Centrale una scuola per la formazione dei restauratori che, nel 1998, con la promulgazione del D.Lgs. 368/98, ha preso il nome di Scuola di Alta Formazione e di Studio per l’insegnamento del restauro. Dal 2006 (D.Lgs. 156/2006, art. 29, comma 9), il diploma rilasciato è equiparato al diploma di laurea magistrale.

I corsi sono a numero chiuso, hanno durata quinquennale e sono articolati in 300 crediti formativi. Per l'accesso è necessario superare l'apposito pubblico concorso bandito dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

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Rappresenta l'allegoria della "CONSERVATIONE", incisione settecentesca di Pier Leone Casella.
Viene così descritta dall'autore:

"Donna vestita d'oro, con una ghirlanda d'olivo in capo, nella mano destra terrà un fascio di miglio, et nella sinistra un cerchio d'oro. L'oro et l'olivo significano conservatione, questo perché conserva li corpi dalla corruttione, et quello perché difficilmente si corrompe. Il miglio parimente conserva le Città. Il cerchio, come quello che nelle figure non ha principio né fine, può significare la duratione delle cose, che per mezo d'una circolare trasmutatione si conservano".

Curiosità: del o per?[modifica | modifica wikitesto]

L'ICR venne fondato nel 1939 con la denominazione "Regio Istituto del Restauro". Con l'avvento della Repubblica il termine Regio venne rimosso. Nel 1975 in conseguenza della fondazione del Ministero per i Beni Culturali avvenuta nel 1974 l'ICR modificò, in linea con la politica del Ministero tesa a sottolineare la presenza attiva dell'amministrazione, il "del" con il "per". Negli ultimi decreti relativi alla riorganizzazione del Ministero succedutisi in questi ultimi anni l'ICR viene identificato come "Istituto Centrale del Restauro" sebbene non c'è stato, ad oggi, un decreto specifico di riorganizzazione o solo di modifica del nome ufficiale dell'Istituto. La modifica della denominazione da Istituto Centrale per il Restauro in Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro sancita dal DPR n. 233/2007 conclude la querelle.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giotto agli Scrovegni
  2. ^ Sito ISCR - La storia della Commissione (sino al 1997)URL consultata il 30-05-2012

Bibliografia (limitata agli ultimi anni)[modifica | modifica wikitesto]

  • Un'èquipe interdisciplinare: L'Istituto centrale del restauro, Giancarlo Buzzanca - Patrizia Cinti, in L'emozione e la regola. I gruppi creativi in Europa dal 1850 al 1950, a cura di Domenico De Masi, Bari, Laterza, 1989, ristampa Rizzoli, 2005
  • L'Istituto centrale del restauro, Giuseppe Basile, in Istituzioni e politiche culturali in Italia negli Anni Trenta, a cura di Vincenzo Cazzato, Roma, IPZS, 2001, II, 693-749
  • Restauro made in Italy, Caterina Bon Valsassina, Milano, Electa Mondadori, 2006

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]