Anna Maria Mozzoni

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Anna Maria Mozzoni

Anna Maria Mozzoni (Milano, 5 maggio 1837Roma, 14 giugno 1920) è stata una giornalista italiana, attivista dei diritti civili e pioniera del femminismo in Italia.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Anna Maria (all'anagrafe Marianna) ebbe genitori che vantavano origini nobili: il padre Giuseppe Mozzoni, fisico e matematico, aveva casa e terre a Rescaldina, dove Anna Maria e i due fratelli maggiori passarono l'infanzia, mentre la madre Delfina Piantanida, appartenente all'alta borghesia milanese, possedeva terre in quel di Cuggiono. Ciò malgrado, Anna Maria fu mandata nel 1842 nel Collegio delle «fanciulle nobili e povere» di Milano. Da quell'ambiente bigotto e austriacante uscì nel 1851 con idee «tutte contrarie a quelle che si professavano».[1]

Le idee della Mozzoni erano quelle dei genitori, nella cui casa poteva trovare i libri degli illuministi francesi e quelli di Fourier, di Filangieri, di Mazzini, di Parini, di Carlo Porta. La madre, oltre ai valori risorgimentali, le mostrava il «comun pregiudizio che alla donna interdice il libero pensiero».[2] Il padre, appassionato di scienza, inventore di una macchina per tagliare le foglie del gelso e di un apparecchio «per estrarre i veleni dallo stomaco»,[3] finì per dedicarsi con la figlia adolescente alle sedute spiritiche e a cercare prove sperimentali dell'esistenza di Dio.

Queste ultime esperienze verranno presto condannate dalla Mozzoni, ma anche giustificate contro «il gretto esclusivismo che chiude la via all'esame e trascura per disciplina di partito gli interessi supremi della verità». Nello stesso tempo, rivendicava la sua libertà di esame e di giudizio: «Non mi ritengo appigliata a nessuna setta, a nessun sistema, a nessuna scuola. Non credo all'infallibilità del Papa, ma rinnegando questa, non sostituisco quella di Mazzini, né di nessun altro».[4]

Dedicato alla madre e rivolto alle giovani donne, nella speranza che il Risorgimento politico fosse anche un risorgimento femminile, è lo scritto La donna e i suoi rapporti sociali, pubblicato nel 1864.[5] Convinta repubblicana, non esita a rimproverare a Mazzini e ai suoi seguaci l'idea conservatrice che il posto della donna stia soltanto nella famiglia: «non dite più che la donna è fatta per la famiglia, che nella famiglia è il suo regno e il suo impero! Le son queste vacue declamazioni come mille altre di simil genere! Ella esiste nella famiglia, nella città, in faccia ai pesi e ai doveri; di questi all'infuori, ella non esiste in nessun luogo».[6]

Ancora più aspra è la polemica verso Proudhon, che ella aveva conosciuto nel 1857 dagli articoli di Jenny d'Héricourt, apparsi sul periodico «La ragione» diretto da Ausonio Franchi, contro l'utopista francese che condannava le donne, in quanto ritenute esseri inferiori mentalmente e moralmente, all'esclusione da ogni partecipazione attiva nella società, una posizione che costituiva un arretramento rispetto ai riformatori del Settecento.[7]

D'altra parte, anche la Mozzoni ritiene che la generalità delle donne, «a causa della fitta tenebra di sessanta secoli» d'oppressione, non sia ancora matura per l'esercizio del diritto elettorale politico, e si accontenta di richiedere il diritto al voto amministrativo, come primo passo all'acquisizione dei pieni diritti elettorali.[8] Questo, insieme con il diritto all'istruzione, all'accesso alle professione e agli impieghi, e a una riforma del diritto di famiglia, fanno parte delle richieste da lei formulate in 18 punti, pur parziali e insufficienti «per lo spirito dei tempi ancora bambini», con le quali si conclude il libro.[9]

Analoghi sono i temi de La donna in faccia al progetto del nuovo Codice civile italiano, un breve scritto pubblicato a Milano nel 1865.[10] L'occasione era data dal progetto di riforma del codice civile del ministro Pisanelli che, per quanto limitata, aveva suscitato la forte opposizione del Senato. La riforma introduceva nel Regno il matrimonio civile, emancipando lo Stato «da una religione dominante che è implicita depressione dei culti tollerati» e obbedendo «al principio di libertà di coscienza», ma manteneva il predominio del marito sulla moglie, secondo un «monarcato» familiare da cui non si aveva «il coraggio civile d'emanciparsi».[11]

In quegli anni nascevano, su iniziativa dei circoli democratici e delle Società femminili di mutuo soccorso, alcune scuole professionali riservate alle ragazze. Nello scritto del 1866 Un passo avanti nella cultura femminile. Tesi e progetto, la Mozzoni ne sottolineava i limiti e la precarietà dell'esistenza, e suggeriva un insegnamento adeguato con l'introduzione dello studio delle lingue straniere, delle scienze e anche della storia della condizione femminile nel mondo, quale avviamento all'acquisizione di quello «spirito di libertà» necessario a formare «cittadine di uno stato moderno».[12]

Il 24 novembre 1867 Anna Maria Mozzoni tenne una conferenza, poi raccolta nel volume Il Bonapartismo in Italia. Memoria, originata dall'impresa garibaldina fallita a Mentana per il decisivo intervento delle truppe francesi. L'obiettivo della politica italiana di Luigi Bonaparte, secondo la Mozzoni, è quello di restaurare il papato, «avvalorandolo del principio che gli manca, cioè di una dose di radicalismo che lo concili col tempo», per poterlo imporre in Italia e «farne centro a un movimento di razza e quindi imperante sul mondo latino».[13]

Nel 1870, dopo aver tradotto The Subjection of Women di John Stuart Mill, fu chiamata da Vincenzo De Castro a insegnare filosofia morale nel Liceo femminile «Maria Gaetana Agnesi» di Milano, e con Maria Antonietta Torriani, la futura Marchesa Colombi, insegnante di letteratura nello stesso Liceo, nel marzo del 1871 tenne un giro di conferenze a Genova e a Firenze.

Nel 1885, si recò a Portoferraio (Isola d'Elba), assieme al deputato Agostino Bertani, per far visita all'anarchico Giovanni Passannante, condannato prima a morte e poi all'ergastolo per aver tentato di assassinare il re Umberto I. La Mozzoni e Bertani rimasero scioccati dal trattamento disumano riservato al detenuto e lo denunciarono pubblicamente, provocando un immenso scalpore politico e mediatico. La giornalista scrisse un articolo intitolato Come muore Passannante che verrà pubblicato da Italia del Popolo e Il Messaggero; inoltre inviò una lettera al re sollecitandolo ad intervenire ma non avrà mai una risposta.[14] Tuttavia, grazie alla Mozzoni e Bertani, l'anarchico venne sottoposto a perizia medica e, dichiarato insano di mente, fu trasferito al manicomio in condizioni più dignitose.

Nel 1886, a 49 anni sposò il conte Malatesta Covo Simoni, più giovane di dieci anni. Il matrimonio durò solo sette anni ed ebbe effetti molto negativi sulla personalità di Anna Maria Mozzoni, soprattutto a causa degli strascichi giudiziari.

Si batté per tutta la vita per la concessione del voto alle donne, presentando mozioni al Parlamento italiano nel 1877 e nel 1906. Nel 1878 rappresentò l'Italia al Congresso internazionale per i diritti delle donne di Parigi. L'anno seguente fondò a Milano la "Lega promotrice degli interessi femminili".

Avvicinatasi al movimento socialista, nei primi anni del Novecento criticò le proposte di tutela del lavoro femminile sostenute da Anna Kuliscioff, convinta che avrebbero legittimato differenziazioni salariali. Morì a 83 anni nel 1920.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • La donna e i suoi rapporti sociali, Milano, Tipografia Sociale, 1864
  • La donna in faccia al progetto del nuovo Codice civile italiano, Milano, Tipografia Sociale, 1865
  • Un passo avanti nella cultura femminile. Tesi e progetto, Milano, Tipografia Internazionale, 1866
  • Il Bonapartismo in Italia. Memoria, Milano, Tipografia Terzi, 1867
  • La servitù delle donne, traduzione di J. S. Mill, The Subjection of Women, Milano, Legroy, Tipografia Sanvito, 1870
  • Sul regolamento sanitario della prostituzione, in «La Riforma del secolo XIX», Milano, 1870
  • Del voto politico alle donne, conferenza del 1877
  • Il Congresso Internazionale per i diritti delle donne in Parigi, in «La donna» 10/305, 1878
  • Della riforma sociale in favore delle donne, Roma, 1880
  • I socialisti e l'emancipazione della donna, Alessandria, 1892
  • La liberazione della donna, a cura di F. Pieroni Bortolotti, Milano, Mazzotta, 1975

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ C. Catanzaro, A. Mozzoni, in La donna italiana nelle scienze, nelle lettere e nelle arti, 1890.
  2. ^ A. M. Mozzoni, La donna e i suoi rapporti sociali, 1864.
  3. ^ G. Mozzoni, Filosofia del creato, 1883, p. 7.
  4. ^ A. M. Mozzoni, Lettera a E. Fazio, in «La donna», 31 luglio 1870.
  5. ^ Spedito agli abbonati e ripubblicato in 5 puntate nel gennaio 1865 dall'«L'Unità italiana» di Maurizio Quadrio.
  6. ^ A. M. Mozzoni, La donna e i suoi rapporti sociali, p. 214.
  7. ^ A. M. Mazzoni, La donna e i suoi rapporti sociali, pp. 234-236.
  8. ^ A. M. Mozzoni, La donna e i suoi rapporti sociali, p. VII.
  9. ^ A. M. Mozzoni, La donna e i suoi rapporti sociali, pp. 238-240.
  10. ^ Ma già apparso a puntate sul giornale di Parma «La Voce delle donne» di Giovanna Bertola Garcea e oggetto di una conferenza tenuta dalla Mozzoni a Milano il 2 aprile 1865.
  11. ^ A. M. Mozzoni, La donna in faccia al progetto del nuovo Codice civile italiano, p. 4.
  12. ^ F. Pieroni Bortolotti, Alle origini del movimento femminile in Italia. 1848-1892, 1975, p. 8.
  13. ^ A. M. Mozzoni, Il Bonapartismo in Italia. Memoria, p. 21.
  14. ^ Giuseppe Galzerano, Giovanni Passannante, Galzerano, 2004, p.643

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carlo Catanzaro, La donna italiana nelle scienze, nelle lettere, nelle arti. Dizionario delle scrittrici e delle artiste viventi, Firenze, Biblioteca editrice della «Rivista italiana», 1890
  • Maria Bandini Buti, Poetesse e scrittrici, in Enciclopedia biografica e bibliografica italiana, II, Roma, E. B. B. I. Istituto Editoriale Italiano, 1941-1942, p. 350
  • G. Conti Odorisio, Storia dell'idea femminista in Italia, ERI, Roma, 1980
  • G. De Martino, M. Bruzzese, Le Filosofe, Liguori, Napoli, 1994, pp.264-267
  • L'emancipazione femminile in Italia, a cura della Società Umanitaria, Firenze 1963.
  • L'educazione della donna in Italia, a cura dell'Associazione Mazziniana in Italia, Pisa, 1966.
  • Franca Pieroni Bortolotti, Alle origini del movimento femminile in Italia. 1848-1892, Einaudi, Torino, 1975
  • Maria Livia Contini, Nota biografica in appendice al volume La liberazione della donna, Mazzotta, Milano, 1975.
  • Rosalba Spagnoletti, I movimenti femministi in Italia, La nuova Sinistra Samonà e Savelli, Roma 1971.
  • Le donne italiane: Il Chi è del '900, a cura di Miriam Mafai. Milano, Rizzoli, 1993.
  • Elisabeth Dickmann, Emanzipation durch Arbeit? Die Arbeiterinnenfrage in der ersten italienischen Frauenbewegung [Emancipazione e lavoro - la questione delle lavoratrici nel primo movimento femminile italiano], in: Arbeiterinnengeschichte im 19. Jahrhundert, Münster, 1994.
  • Elisabeth Dickmann, Anna Maria Mozzoni: Zum Feminismusverständnis der ersten italienischen Frauenbewegung [Che cosa significa 'femminismo' nel primo movimento femminile italiano, in: Was heißt hier eigentlich feministisch?, Bremen 1993.
  • Elisabeth Dickmann, Die italienische Frauenbewegung im 19. Jahrhundert [Storia del movimento femminile italiano nel ottocento], Frankfurt, Domus Editoria Europea 2002.
  • Elisabeth Dickmann, Il voto per le donne! Die Bedeutung der Stimmrechtsfrage in der italienischen Frauenbewegung und im internationalen Diskurs [Il voto politico delle donne in Italia e la discussione internazionale], in: Über Grenzen hinweg, Berlin 2002.
  • Elisabeth Dickmann, Über die Grenzen: Die Italienerinnen in der frühen internationalen Frauenbewegung [Oltre le confine: Le italiane nel primo movimento femminile internazionale], in: Politische Netzwerkerinnen, Berlin 2007.

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