Obelisco di Montecitorio

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Coordinate: 41°54′02.41″N 12°28′43.21″E / 41.90067°N 12.47867°E41.90067; 12.47867

Obelisco di Montecitorio in una stampa di Giuseppe Vasi del 1738
Piazza Montecitorio e obelisco 2005
via di Campo Marzio: tratto della Meridiana di Augusto sotto le cantine di uno stabile al n. 48
la base della colonna di Antonino Pio

L'obelisco di Montecitorio, attualmente collocato in piazza Montecitorio è uno dei tredici antichi obelischi di Roma.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Epoca romana[modifica | modifica wikitesto]

Originariamente realizzato all'epoca del faraone Psammetico II (595-589 a.C.), era collocato nella città di Eliopoli in Egitto.

Fu portato a Roma nel 10 a.C. da Augusto, insieme all'Obelisco Flaminio, e collocato come gnomone della meridiana di Augusto (solarium Augusti) in Campo Marzio, consacrato nel medesimo anno. La grande meridiana, frutto dell'ingegno del matematico Facondio Novo, era posta al centro di una superficie di 160 x 75 metri, costituita da lastre di travertino, sulla quale era disegnato un quadrante con lettere bronzee, con l'indicazione delle ore, dei mesi, delle stagioni e dei segni zodiacali. Oltre ad esplicare la sua funzione di orologio solare, l'obelisco era orientato in modo tale incrociare il disco del sole sulla punta dell'obelisco stesso da una posizione sulla Via Flaminia di fronte all'Ara Pacis, secondo una teoria recentemente proposta dall'archeologo virtuale Bernie Frischer, che è ricorso per l'occasione all'ausilio del NASA Horizons System (che fornisce la posizione degli oggetti del sistema solare nel cielo in qualunque punto della storia).[1] Fino a tempi recenti si era pensato che lo gnomone fosse orientato in modo tale da proiettare la sua ombra sulla non lontana Ara Pacis il 23 settembre, giorno del dies natalis dell'imperatore e coincidente con l'equinozio autunnale.[2] Ma la presenza sulla base dell'obelisco della dedica al sole (soli donum dedit), quindi al dio Apollo, si è sempre mal conciliata con quest'ultima ipotesi. Augusto inoltre aveva annesso alla propria residenza sul Palatino il tempio di Apollo Palatino, trasferendovi all'interno i Libri Sibillini. Apollo era insomma dio sacro ad Augusto, al pitone Apollo si collegava la fecondazione di Atia (Augusto si credeva essere stato concepito nel tempio di Apollo in Circo), madre del Principe, come magnificamente rappresentato nel Vaso Portland. L'allineamento del sole al di sopra dell'obelisco avveniva precisamente il 9 ottobre, proprio il giorno della festa annuale di Apollo Palatino.[1]

L'iscrizione posta su due lati della base dell'obelisco è la seguente:

(LA)

« Imp. Caesar divi fil. / Augustus / pontifex maximus / imp. XII cos XI trib pot XIV / Aegypto in potestatem / populi romani redacta / soli donum dedit. »

(IT)

« L'imperatore Augusto, figlio del divino Cesare, pontefice massimo, proclamato imperatore per la dodicesima volta, console per undici volte, che ha rivestito la potestà tribunizia per quattordici volte, avendo condotto l'Egitto in potere del popolo romano, diede in dono al sole »

Una dettagliata descrizione, che permette di conoscere la tipologia, l'aspetto e le modalità di funzionamento dell'imponente meridiana solare, è fornita da Plinio il vecchio[3].

Epoca medievale e moderna[modifica | modifica wikitesto]

Tra il IX e l'XI secolo, probabilmente a causa di un incendio o di un terremoto (forse per il sisma dell'849) o durante l'assedio di Roma del 1084 da parte di Roberto il Guiscardo, l'obelisco crollò e poi, progressivamente, si interrò.

Papa Sisto V (15201590) fece intraprendere dei tentativi di rimontare e rialzare l'obelisco assemblandone alcuni pezzi che erano stati già ritrovati nel 1502 in una cantina del "Largo dell'Impresa", l'attuale piazza del Parlamento.

Dopo questo infruttuoso tentativo, tracce della meridiana furono rinvenute durante il pontificato di Papa Benedetto XIV nel 1748, come testimonia la lapide affissa sul portone di piazza del Parlamento 3, che cita appunto la descrizione di Plinio. L'obelisco e la meridiana non erano infatti, in origine, collocati nella posizione in cui esso fu rialzato successivamente, ma si ergevano nello spazio retrostante alla Curia innocenziana (l'odierno palazzo di Montecitorio). Sotto la cantina di uno stabile di via di Campo Marzio, infatti, è stato scavato un tratto della meridiana con l'indicazione di alcuni mesi, in lettere greche incastonate nelle lastre di travertino.

Nel mosaico tuttora visibile nelle fondamenta della chiesa di San Lorenzo in Lucina si ipotizza un altro frammento dell'Horologium Augusti.

Dal 1789 al 1792, papa Pio VI avviò i lavori di riparazione dell'obelisco, che venne in seguito eretto e ripristinato quale orologio solare. La direzione dei lavori venne affidata all'architetto Giovanni Antinori che restaurò il grande monolite di granito rosso, (altezza 21,79 m. con il basamento e il globo 33,97 m), utilizzando tra l'altro anche il granito della grande colonna di Antonino Pio (la cui base con rilievi è tuttora conservata nei Musei Vaticani). È interessante notare, nel bell'altorilievo, la rappresentazione del genio del Campo Marzio che imbraccia l'obelisco di Augusto, come emblema della regio del Campo Marzio.

Con la nuova sistemazione di Piazza Montecitorio, inaugurata il 7 giugno 1998, è stata tracciata sull'acciottolato della piazza una nuova meridiana, in memoria di quella di Augusto, che punta verso il portone d'ingresso del palazzo. L'ombra dell'obelisco non punta, però, esattamente in quella direzione, e la sua funzione gnomonica è definitivamente perduta. Del resto, a leggere Plinio, anche l'orologio originale aveva smesso di funzionare già dopo una trentina d'anni dalla sua installazione, cioè verso il 47.[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) Virtual archaeologist at IU turns clock back millennia to uncover secrets of ancient Rome, 19 dicembre 2012. URL consultato il 31 gennaio 2013.
  2. ^ Zanker, op. cit., p. 156
  3. ^ Naturalis Historia, xxxvi, 71-72) "is autem obeliscus, quem divus Augustus in circo magno statuit, excisus est a rege Psemetnepserphreo, quo regnante Pythagoras in Aegypto fuit, LXXXV pedum et dodrantis praeter basim eiusdem lapidis; is vero, quem in campo Martio, novem pedibus minor, a Sesothide. inscripti ambo rerum naturae interpretationem Aegyptiorum philosophia continent. — Ei, qui est in campo, divus Augustus addidit mirabilem usum ad deprendendas solis umbras dierumque ac noctium ita magnitudinis, strato lapide ad longitudinem obelisci, cui par fieret umbra brumae confectae die sexta hora paulatimque per regulas, quae sunt ex aere inclusae, singulis diebus decresceret ac rursus augeresceret, digna cognitu res, ingenio Facundi Novi mathematici. is apici auratam pilam addidit, cuius vertice umbra colligeretur in se ipsam, alias enormiter iaculante apice, ratione, ut ferunt, a capite hominis intellecta."
  4. ^ «haec observatio XXX iam fere annis non congruit, sive solis ipsius dissono cursu et caeli aliqua ratione mutato sive universa tellure a centro suo aliquid emota (ut deprehendi et aliis in locis accipio) sive urbis tremoribus ibi tantum gnomone intorto sive inundationibus Tiberis sedimento molis facto, quamquam ad altitudinem inpositi oneris in terram quoque dicuntur acta fundamenta.» Naturalis Historia, xxxvi.73.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Franco Zagari, Piazza Montecitorio. Progetto di riqualificazione ambientale 1996-1998, (Camera dei Deputati e Comune di Roma), Roma 1998.
  • Armin Wirsching, Obelisken transportieren und aufrichten in Aegypten und in Rom, Norderstedt 2007, ISBN 978-3-8334-8513-8
  • L'Italia. Roma (guida rossa), Touring Club Italiano, Milano 2004
  • Cesare D'Onofrio, Gli obelischi di Roma, Bulzoni, 1967
  • Heslin, P. (2007). "Augustus, Domitian and the So-called Horologium Augusti". Journal of Roman Studies, 97, 1-20.
  • Paul Zanker, Augusto e il potere delle immagini, Bollati Boringhieri, Torino 2006

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