Mario Carli

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Mario Carli (San Severo, 30 dicembre 1888Roma, 9 settembre 1935) è stato uno scrittore e giornalista italiano.


Indice

[modifica] Biografia

Nato a San Severo, da padre romagnolo e madre pugliese, maturò artisticamente a Firenze. Negli anni Dieci incontrò Marinetti e aderì al Futurismo, partecipando attivamente alla cosiddetta pattuglia azzurra. Dopo aver preso parte alla Prima guerra mondiale, si impegnò a favore degli Arditi e raggiunse d'Annunzio a Fiume,vicino all'ala filobolscevica dell'Impresa di Fiume,dirige il "Testa di Ferro",giornale dei legionari orientato su posizioni di sinistra. Il suo articolo Arditi, non gendarmi, pubblicato sul giornale L'Ardito,[1] segnò la fine del connubio tra Arditi d'Italia e Fascismo, promuovendo la nascita degli Arditi del Popolo, filiazione antifascista dell'Associazione nazionale Arditi d'Italia.

Giornalista di successo, dalle pagine della Testa di ferro, giornale pubblicato a Fiume nel periodo della Repubblica del Carnaro, Carli diede voce all'ala filobolscevica dell'impresa fiumana (cui fa riferimento anche il suo romanzo Trillirì). Dopo alterne vicende, aderì definitivamente al Fascismo e, con l’amico e scrittore Emilio Settimelli, diresse il temuto quotidiano L’Impero. Due citazioni che riguardano il periodo fiumano

« Prendendo la Russia come modello tipico di rivoluzione sociale, si vede anzitutto che il bolscevismo è stato un movimento, non tanto grettamente espropriatore, quanto rinnovatore, perché ha voluto ricostituire in base a ideali vasti e profondi l'edificio sociale, assurdamente sbilenco sotto il decrepito regime zarista. Inoltre il bolscevismo russo, animato da un potente soffio di misticismo, non si è mosso con quei criterii di pacifismo codardo, che fanno dei cortei proletarii italiani altrettante processioni d'innocenti agnellini (...). Il popolo russo ha saputo anche difendere la sua rivoluzione, e gli eserciti di Lenin si sono battuti, spesso, vittoriosamente, contro i bianchi paladini della reazione. Assodato poi che i socialisti italiani non credono nella rivoluzione, non la vogliono e non fanno nulla per provocarla, possiamo stabilire in modo definitivo che noi legionarii non avremo mai alcun contatto, e neppure alcun cenno d'approccio, con quella ottusa cocciuta grettissima cretinissima Chiesa che è il Partito Ufficiale Socialista italiano... (Mario Carli, Con D'Annunzio a Fiume, Milano, Facchi Editore, 1920; pag. 106-107). »
« il nostro sogno più caro di artisti e di lottatori è sempre stato quello di sollevare la miseria materiale e spirituale delle masse, e se domani avremo modo di sopprimere in loro prima la fame, poi l'ignoranza, potremo dire di aver raggiunto uno degli obiettivi fondamentali di tutta la nostra azione. Noi chiediamo di meglio che chiamare accanto alle élites anche i rappresentanti del «numero» a partecipare alla vita collettiva, a decidere dei propri interessi e del proprio destino. Il soviet (altra parola-spauracchio per i mosci borghesi di tutti gli Stati) è un prodotto così ragionevole e così utile dei nuovi tempi, ed è già così diffuso, sotto la forma sindacale, negli ambienti amministrativi e industriali, che non si capisce perché non debba entrare senz'altro nella vita politica e militare (...). Indiscutibilmente Fiume e Mosca sono due rive luminose. Bisogna, al più presto, gettare un ponte fra queste due rive (ib. pp. 109-110). »

Personaggio indocile e ribelle, compreso nell’ambito dei cosiddetti fascisti di sinistra, negli anni trenta diventò diplomatico e fu console generale d’Italia a Porto Alegre, in Brasile, poi a Salonicco, in Grecia.

Ammalatosi, si spense a 47 anni.

[modifica] Opere

Carli ha scritto numerose opere, tra cui il romanzo sperimentale Retroscena (1915) e il libro Con d’Annunzio a Fiume (1920), che trae spunto dalla sua partecipazione alla celebre impresa dannunziana. Nel 1923 pubblicò La mia divinità, un testo nel quale racchiuse la sua produzione poetica, formata da poemetti in prosa, tra cui spicca Notti filtrate, considerato un testo presurrealistico di grande rilievo, e come tale presente in numerose antologie. Il poemetto contiene, come si legge in apertura, "dieci momenti di lirico sonnambulismo, nei quali i ricordi e le immagini si coagulano in essenza, lasciando filtrare la inutile zavorra dei legamenti coordinatori".

La recente rivalutazione del Futurismo ha fatto di Carli un personaggio assai considerato. Al centro della sua produzione c’è l’esaltazione del dinamismo esistenziale, nella convinzione che la vita sia energia, sforzo di realizzare le proprie possibilità, sprezzando i pericoli e i sacrifici.

[modifica] Bibliografia

  • Mario Carli, Filippo Tommaso Marinetti, Lettere futuriste tra arte e politica, a cura di Claudia Salaris, Officina, Roma 1989.
  • Francesco Giuliani, Il poeta futurista Mario Carli. Il mito della Giovinezza, ed. Roma, Foggia 1991.
  • Francesco Giuliani, Mario Carli, in Gli anni del Futurismo in Puglia 1909/1944, a cura di G. Appella, Adda, Bari, 1998, pp. 149-170.
  • Enrico Galmozzi, saggio introduttivo a "Il nostro bolscevismo", scritti di Mario Carli, Società Editrice Barbarossa, Milano, 1996
  • Claudia Salaris, Alla festa della rivoluzione. Artisti e libertari con D'Annunzio a Fiume, Il Mulino, Bologna, 2002.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Note

  1. ^ [1] sintesi da Liparoto ANPI
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