Organicismo

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L' organicismo è una teoria politica e sociologica secondo la quale ogni società è considerabile come un organismo vivente, del quale gli individui costituiscono le cellule e le società intermedie gli organi e i tessuti. L'organicismo è normalmente una visione metaforica della sociologia e della filosofia politica, tuttavia alcuni autori si sono spinti fino a considerare la forma organica della società come una realtà materiale e non meramente speculativa.

Indice

[modifica] Cenni storici

Il primo accenno ad una completa teoria organicista è presumibilmente quella data da Menenio Agrippa Lanato ai plebei secessionisti contro i patrizi romani nel 493 a.C.

Per approfondire, vedi la voce Agrippa Menenio Lanato.

Secondo il magistrato romano, il corpo sociale e quello umano sarebbero equivalenti, e così come uno sciopero degli arti contro lo stomaco porterebbe alla morte per inedia di tutto l'organismo, alla stessa maniera la separazione fra patrizi e plebei porterebbe entrambe le classi sociali all'estinzione. Questo discorso, espresso sotto forma di apologo alla plebe sul Monte Sacro risultò talmente convincente da far mutare parere ai secessionisti, e ricompattò il popolo di Roma.

In generale, tuttavia, l'intera filosofia politica degli antichi (sia in Europa che in Asia) era basata su una concezione più o meno organicista.

Nell'antica India la suddivisione in caste della società ha una sua spiegazione mitologica di tipo organicista: nel Rig Veda (X, 90), è infatti scritto che le caste derivano dal Purusa, il Dio primordiale: i brahmana (sacerdoti) dalla bocca, gli kshatrya (re-guerrieri) dalle braccia, i vaishya (agricoltori) dalle cosce e gli shudra (servitori) dai piedi.

Platone nel dialogo La Repubblica suggerisce una forma di società perfetta che si strutturi in tre classi:

1) classe dei lavoratori (popolo, caratteristica la temperanza (sophrosúnê); parte dell'anima: concupiscibile)

2) classe dei guardiani (phylakes o guerrieri, caratteristica il coraggio (andreia); parte dell'anima: irascibile)

3) classe governativa (filosofi-re, caratteristica saggezza (sophía); parte dell'anima: razionale)

similmente a come è substrutturata l'anima umana del singolo individuo.

Aristotele, partendo dal presupposto che l'uomo sia "un animale politico", sottintende la necessità dell'organizzazione sociale e teorizza che le società naturali (come la famiglia) siano organi intermedi dell'organismo più grande che è la polis.

Nel Medioevo la visione organicista - di derivazione cristiana - è diffusa e considerata alla base dell'ordine feudale. La chiesa (ovvero la società dei fedeli) viene considerata il corpo mistico del Cristo, e lo stesso Paolo di Tarso sostiene che i cristiani sono le membra d'un corpo la cui testa è il Nazareno.

Altri teorici medievali spingono ancora più in là, paragonando le varie classi e funzioni sociali della società fortemente gerarchizzata del mondo feudale ai singoli organi ed apparati di un corpo umano: John di Salisbury, vede nel principe il capo, nel senato il cuore, nei giudici e negli altri funzionari gli occhi, le orecchie e la lingua, nei soldati le mani, nei consulenti i fianchi, negli ispettori l'intestino, nei contadini i piedi.

Il Rinascimento - attraverso la riscoperta del Platonismo e sotto la suggestione dell'umanesimo (che prevedeva l'uomo come metro d'ogni cosa) riprende la dottrina organicista sia dal punto di vista funzionale che da quello metaforico. Tuttavia proprio durante il XVI secolo, l'affermarsi del concetto di individuo inizia a corrodere la concezione organicista, tanto che il massimo pensatore politico di quegli anni, Machiavelli, esprime teorie politiche del tutto incentrate sulle singole personalità eccezionali e su una concezione atomistica della società.

L'organicismo torna prepotentemente nella visione di Thomas Hobbes che nella sua opera Il Leviatano suggerisce uno stato simile ad un corpo di cui il sovrano è il capo e i sudditi le membra.

Con Hobbes dunque l'organicismo inizia ad opporsi al giusnaturalismo, che prevede gli individui come detentori di diritti, mentre la codificazione di teorie come quella di Fichte si sposta sul nazionalismo, arrivando a concepire le nazioni come organismi.

Nell' [età contemporanea], infine, l'organicismo - appoggiandosi alle più diverse dottrine come il darwinismo e il razzismo, entra in aperta polemica con la democrazia liberale di stampo giusnaturalista, finendo per costituire una delle radici ideologiche fondamentali dei fascismi e del comunismo[1].

[modifica] I presupposti teorici e le conseguenze

Presupposto fondamentale dell'organicismo è nell'impossibilità dell'individuo isolato. Già Aristotele aveva postulato, infatti, che solo un Dio od una bestia potevano vivere separati dai propri simili, l'uomo giammai. L'individuo, infatti, quando nasce è inerme, e può sopravvivere solo grazie alle cure parentali. Si sviluppa all'interno di una società e cresce grazie ai rapporti coi propri simili. Con essi collabora e realizza le proprie imprese. Quando è vecchio o malato, dai propri simili ottiene aiuto e protezione. Per il pensiero organicista, dunque, l'individuo è in tutto o in parte dipendente dai propri rapporti sociali. Conseguenza di ciò è che gli individui non sono detentori di diritti di per sè stessi, ma per grazia della società in cui vivono.

Il paragone fra corpo sociale e corpo organico, inoltre, porta a individuare negli individui dai comportamenti antisociali una forma di "malattia sociale": i criminali sono così considerati come il cancro della società, una visione che - soprattutto nel XIX Secolo - si è andata sommando a considerazioni analoghe nei confronti dei malati di mente, dei vagabondi e in generale degli individui non produttivi. La concezione razzista della società nazionale ha poi spinto all'estremo questa ipotesi, suggerendo che le minoranze allogene interne ad un corpo nazionale possano essere considerate a loro volta come "tumori" da estirpare nelle più varie (e sovente disumane) maniere. Il colmo di questa concezione si è raggiunta con la Germania nazista, mentre - mutatis mutandis - gli stessi concetti, applicati però su base classista anziché razziale, hanno mosso le azioni delle dittature comuniste in Unione Sovietica, Cina e in molti altri paesi marxisti.

[modifica] Organicismo "debole" ed organicismo "forte"

È possibile individuare due forme sostanzialmente differenti di organicismo: una prima, basata su una visione metaforica della società come organismo, che mutua dalla biologia modelli ed espressioni per comodità di teorizzazione, che potremmo chiamare "debole", ed una invece che sostiene l'effettiva "biologicità" della società e dello stato concepito come un vero e proprio organismo vivente ed agente secondo le medesime leggi che regolano i corpi degli individui[2].

[modifica] L'organicismo oggi

Sebbene la dottrina politica prevalente nei nostri giorni sia di derivazione giusnaturalista, molte espressioni di uso comune continuano a ricalcare una visione organicista. Locuzioni come "i mali della società" oppure proverbi quali "il pesce comincia a puzzare dalla testa" usate per descrivere rispettivamente problemi d'ordine sociale e di corruzione delle classi dirigenti, sono di indubbia matrice organicista. Lo stesso si può dire della definizione di "capo" di un condottiero o di un leader, o nella locuzione "il braccio armato", e, ovviamente, nelle espressioni gli "organi" e gli "apparati" dello Stato.

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