Crisi di Corfù

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Crisi di Corfù
L'isola di Corfù nelle Isole Ionie
L'isola di Corfù nelle Isole Ionie
Data 29 agosto - 27 settembre 1923
Luogo Corfù, Grecia
Causa Eccidio di Giannina
Esito Accordo tra Italia e Grecia a seguito della mediazione della Conferenza degli Ambasciatori
Schieramenti
Comandanti
ammiraglio Emilio Solari sconosciuto
Effettivi
5.000 sconosciuti
Perdite
4 10-15 (civili)
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La Crisi di Corfù, (in greco κατάληψη της Κέρκυρας Katàlipsi tis Kèrkyras), fu un breve conflitto militare che vide contrapposte Italia e Grecia agli inizi degli anni '20 del XX secolo.

L'eccidio di Giannina[modifica | modifica wikitesto]

La crisi di Corfù venne innescata dall'assassinio dei membri di una missione militare italiana in territorio greco, episodio altrimenti noto come Eccidio di Giannina. La mattina del 27 agosto 1923 a Zepi, lungo la strada tra Giannina e Kakavia, nei pressi del confine tra Grecia e Albania, venne infatti trucidata una delegazione militare italiana, guidata dal generale Enrico Tellini.

L'Italia era stata indicata nel 1921 dalla Conferenza degli ambasciatori (organismo del Consiglio Supremo Alleato) a far parte della commissione per la delimitazione dei confini albanesi, all'epoca oggetto di contenzioso. Al generale Tellini era stato affidato il delicato compito di stabilire la linea di confine tra la Grecia e l'Albania, e tra quest'ultima e la Iugoslavia. Oltre a Tellini, gli altri membri della delegazione italiana assassinati furono: il maggiore medico Luigi Corti, il tenente Mario Bonacini, assistente di campo del generale, il conducente Remigio Farnetti e l'interprete albanese, Thanassi Gheziri, un epirota di Leskovik. Il fatto che nulla venisse rubato, fece pensare che l'azione non fosse stata eseguita da comuni banditi di strada[1].

La crisi[modifica | modifica wikitesto]

Mussolini, nel condannare l'eccidio, inviò un ultimatum al governo greco pretendendone oltre alle scuse formali: l'istituzione di una commissione d'inchiesta che individuasse i colpevoli, la pena capitale per quest'ultimi, un risarcimento economico di 50 milioni di lire e che la flotta greca in un'apposita cerimonia rendesse gli onori alla bandiera italiana[2]. La proposta venne accolta solo in parte dal governo greco e Mussolini replicò schierando nel mar Ionio una squadra navale composta dalle corazzate Conte di Cavour, Giulio Cesare, Andrea Doria e Caio Duilio.

L'Italia occupò quindi Corfù dopo aver bombardato dal mare il 29 agosto il vecchio forte dell'isola[3], innescando l'omonima crisi. Atene chiese allora l'intervento della Società delle Nazioni trovandovi l'appoggio di Londra, mentre Parigi accoglieva l'eccezione italiana che ne disconosceva la competenza e che chiedeva che l'arbitrato fosse affidato alla Conferenza degli Ambasciatori[4].

Il 27 settembre successivo Corfù veniva evacuata dalle truppe italiane dopo che la Conferenza degli Ambasciatori aveva riconosciute legittime le richieste dell'Italia alla Grecia.[2] Il governo greco dovette quindi accettare di pagare i 50 milioni richiesti e di tributare gli onori alla bandiera italiana che la squadra navale ricevette al Falero, uno dei porti di Atene[5], per far poi definitivamente ritorno a Taranto il 30 settembre 1923[6].

Il contesto politico e diplomatico[modifica | modifica wikitesto]

La reazione di Mussolini, certamente sperequata e forse dettata anche dall'ambizione di annettere stabilmente Corfù all'Italia[7], era comunque in linea con la condotta antigreca assunta da tempo dalla politica estera italiana sia per quanto riguardava l'Albania meridionale, rivendicata dalla Grecia, sia per la questione del Dodecanneso. L'accordo segreto italo-greco siglato a Parigi il 29 luglio 1919 prevedeva infatti la cessione, con l'esclusione di Rodi, del Dodecanneso alla Grecia, mentre all'Italia sarebbe spettato il mandato sull'Albania centrale e su una zona meridionale dell'Asia minore[8]. La crisi di Corfù offrì dunque al governo italiano l'occasione di non dare alcun seguito ai patti convenuti con quello greco riguardo al Dodecanneso, tanto più che le ambizioni espansionistiche italiane sull'Albania erano fortemente contrastate in seno alla Società delle Nazioni e quelle sull'Asia minore erano irrimediabilmente compromesse dall'esito ormai assunto dalla guerra greco-turca allora in corso[9]. La prova di forza che vide protagonista l'Italia, servì inoltre a convincere la Iugoslavia ad aprire quelle trattative diplomatiche che avrebbero portato, di li a poco, alla stipula del Trattato di Roma[10] col riconoscimento della sovranità italiana sulla città di Fiume[11][12].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (Massock, Op.Cit., p. 39).
  2. ^ a b XXVI Legislatura / Cronologia / Camera dei deputati - Portale storico
  3. ^ Provocando la morte di almeno una quindicina di persone.
  4. ^ Mussolini inaugurò in quest'occasione il suo ambiguo e conflittuale rapporto con la Società delle Nazioni, minacciando, casomai questa fosse stata scelta per dirimere la questione, di abbandonarla.
  5. ^ Candeloro, Op.cit., p. 165
  6. ^ Durante la breve occupazione dell'isola vennero utilizzati francobolli italiani sovrastampati CORFU'.
  7. ^ Si ricordi che una minoranza italiana era da secoli stabilmente residente nell'isola.
  8. ^ In merito si veda anche l'occupazione italiana di Adalia.
  9. ^ Candeloro, Op.cit., p. 165 e segg.
  10. ^ 27 gennaio 1924.
  11. ^ Il 3 marzo 1922 alcuni membri del movimento politico dei Blocchi Nazionali, in parte fascisti ed in parte ex legionari dannunziani, destituirono il governo dello Stato libero di Fiume. Solo in contemporanea con la Crisi di Corfù il governo italiano si decise a formalizzare di fatto l'occupazione della città inviando il generale Gaetano Giardino che il 17 settembre 1923 divenne governatore militare di Fiume e del suo territorio.
  12. ^ Candeloro, Op.cit., p. 165 e segg.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Tommaso Argiolas, Corfù - 1923, Volpe, Roma, 1973
  • Giorgio Candeloro, Storia dell'Italia moderna. Vol 9°: Il Fascismo e le sue guerre (1922-1939), Milano, Feltrinelli, 1995
  • Luciano Tosi, Enrica Costa Bona, L' Italia e la sicurezza collettiva. Dalla Società delle Nazioni alle Nazioni Unite, Roma, Morlacchi, 2007
  • Andrea Giannasi, L’eccidio Tellini. Da Giannina all’occupazione di Corfù, Prospettiva Editrice, 2007
  • (EN) Richard G. Massock, Italy from Within, Seabrook Press, 2007, ISBN 1406720976

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]