Andrea Sabatini

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Andrea Sabatini, Nozze mistiche di santa Caterina d'Alessandria e i santi Pietro e Paolo, 1521, Basilica di Sant'Antonio, Nocera Inferiore

Andrea Sabatino (Salerno, 1480Gaeta, 1545) è stato un pittore italiano.


Biografia[modifica | modifica sorgente]

Noto anche come Andrea da Salerno, nulla vi è di certo riguardo alla sua formazione. Il pittore e storico dell'arte Bernardo De Dominici, nella sua opera Vite de' pittori, scultori e architetti napoletani (1742) ipotizza che il Sabatini si sia formato presso Raimo Epifanio Tesauro (c. 1480-1511), pittore napoletano che godette di una certa reputazione presso i suoi contemporanei. Lo stesso De Dominici riferisce di una precedente ipotesi circa l'apprendistato di Andrea presso Antonio Solario, detto lo Zingaro, (o presso allievi di quest'ultimo), ipotesi che ad avviso dello stesso storico è da rigettare anche per ragioni cronologiche.

Sempre secondo il racconto del De Dominici, Andrea si recò a Roma per studiare le opere del Perugino, in quanto fortemente colpito dalla Pala dell'Assunta del Vannucci, dipinta nel 1506 e collocata nel duomo di Napoli, dove tuttora si trova. Una volta a Roma però, Andrea sarebbe entrato nelle grazie di Raffaello e da questi reclutato nella équipe di pittori da lui coordinata per la decorazione delle stanze vaticane.

Attendibile o meno che sia questo racconto, l'influenza raffaellesca sull'opera del Sabatini, desumibile dall'analisi delle sue opere, è largamente condivisa. D'altro canto, anche a prescindere da questa ipotetica collaborazione, l'opera di Raffaello era nota a Napoli in virtù della presenza in città, presso la chiesa di San Domenico Maggiore, della Madonna del Pesce dipinta dall'Urbinate nel 1514.

Tuttavia, nell’attività iniziale del Sabatini, in particolare nelle prime opere rimasteci, si evidenziano soprattutto ascendenze del Perugino e del Pinturicchio e, poi, anche del leonardesco Cesare da Sesto, pittore milanese attivo nel Meridione. Testimonia questa influenza iniziale anche la circostanza che la Natività, attualmente esposta alla pinacoteca provinciale di Salerno, a lungo ritenuta pacificamente opera del Sabatini, è stata attribuita (nel 1985) da alcuni studiosi a Cesare da Sesto[1].

La decisa adesione allo stile di Raffaello sarebbe stata, quindi, una scelta della maturità artistica di Andrea, orientativamente collocabile alla metà del secondo decennio del Cinquecento (Abbate, 2009).

Stando ancora al De Dominici, Andrea, a Napoli, avrebbe stretto anche un sodalizio artistico con Polidoro da Caravaggio, rifugiatosi nel Regno dopo il Sacco di Roma.

L'attività artistica del Sabatini si è svolta prevalentemente in un'area oggi collocabile tra le provincie di Napoli e Salerno e nel territorio del basso Lazio.

Negli anni finali della sua vita fu impegnato nell’abbazia di Montecassino dove, con l'aiuto dei suoi discepoli Giovanni Filippo Criscuolo e Severo Ierace, realizzò diverse tavole raffiguranti la vita di san Benedetto.

Nello stesso periodo operò anche a Gaeta, dove presumibilmente morì, decorando il santuario della Santissima Annunziata. Quest’ultimo cantiere fu proseguito dal Criscuolo, mentre i lavori presso l'abbazia di Montecassino furono continuati dallo Ierace.

A Gaeta è conservato, nel coro del santuario dell'Annunziata, un grande polittico con temi mariani - negli scomparti principali Annunciazione e Dormitio Virginis -, probabilmente l’ultima fatica di Andrea da Salerno[2].

Opere[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La "Natività" di Andrea da Salerno molto probabilmente è opera di Cesare da Sesto
  2. ^ Un’immagine del polittico di Gaeta

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Francesco Abbate, Storia dell'arte nell'Italia meridionale, Donzelli Editore, Roma, 2009, ISBN 9788860364135
  • Giovanni Previtali, (a cura di), Andrea da Salerno nel Rinascimento meridionale, Catalogo della mostra Padula (SA) 1986, Certosa di San Lorenzo, Edizioni Centro Di, Firenze, 1986, ISBN 88-7038-121-8
  • Bernardo De Dominici, Vite de pittori, scultori ed architetti napoletani, Napoli, 1742

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