Monte Nuovo

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Monte Nuovo
Il Monte Nuovo visto dal Lago Lucrino
Il Monte Nuovo visto dal Lago Lucrino
Paese bandiera Italia
Regione Campania
Provincia stemma Napoli
Contea
Altezza 134 m s.l.m.
Catena
Cratere 420 m
Prima eruzione 28 settembre 1538
Ultima eruzione
Coordinate <span class="geo-dms" title="Mappe, foto aeree ed altre informazioni per Errore nell'espressione: operatore < inatteso°Errore nell'espressione: operatore < inattesoErrore nell'espressione: operatore < inattesoErrore nell'espressione: operatore >= inatteso Errore nell'espressione: operatore < inatteso°Errore nell'espressione: operatore < inattesoErrore nell'espressione: operatore < inattesoErrore nell'espressione: operatore >= inatteso">Errore nell'espressione: operatore < inatteso°Errore nell'espressione: operatore < inattesoErrore nell'espressione: operatore < inattesoErrore nell'espressione: operatore >= inatteso Errore nell'espressione: operatore < inatteso°Errore nell'espressione: operatore < inattesoErrore nell'espressione: operatore < inattesoErrore nell'espressione: operatore >= inatteso / ,
Altri nomi e significati
Data prima ascensione
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Il monte Nuovo è un vulcano che fa parte dei Campi Flegrei. Si trova nel comune di Pozzuoli presso il Lago Lucrino.

Si formò tra il 28 e il 30 settembre 1538 in seguito ad un'eruzione che distrusse il villaggio medievale di Tripergole e mise in fuga la popolazione locale.

Il monte è caratterizzato da una folta vegetazione. Sul vulcano crescono piante tipiche della macchia mediterranea. Le piante maggiormente presenti sono il pino, la ginestra, l'erica.

Oggi il vulcano, ormai inattivo, è diventato un'oasi naturalistica nella quale vengono organizzate anche visite guidate per scuole e gruppi di turisti.

Indice

[modifica] La formazione del vulcano

[modifica] I prodromi

Nel X secolo i Campi Flegrei subirono la loro massima sommersione bradisismica. Essa è attestata a Pozzuoli dal cd. Serapeo dove le parti delle colonne sommerse dal mare ma non sepolte da detriti vennero attaccate dai litodomi fino ad un'altezza massima di m 6,30. È chiaro che in quest'epoca il Lago di Lucrino non esisteva più, sommerso completamente dal mare che lambiva il Lago d'Averno.

Nel XI secolo il movimento bradisismico si invertì da negativo in positivo: iniziava una progressiva emersione dell'area flegrea interessata dal fenomeno.

Nel XII secolo, e precisamente nell'anno 1198, si ebbe un'attività più intensa della Solfatara: Scipione Mazzella parla di una vera e propria eruzione del vulcano, caratterizzata da colate di fango che si sarebbero dirette verso Pozzuoli; recenti indagini archeologiche nei pressi della Solfatara hanno tuttavia dimostrato l'infondatezza di questa notizia. Ciò non di meno si può credere che una maggiore intensità fumarolica ed eruttiva in loco della Solfatara possa essere collegata all'inversione del movimento bradisismico.

Nel XIV secolo, nell'anno 1301, sull'isola d'Ischia ebbe luogo l'ultima eruzione lavica (colata dell'Arso), accompagnata per alcuni mesi da forti terremoti che si fecero sentire su tutta la costa. Intanto nei Campi Flegrei proseguiva il movimento ascensionale del bradisisma. Poco dopo, nel 1341 il Boccaccio visitava la zona flegrea e notava che il mare agitato irrompeva nel lago d'Averno.

Nel XV secolo Pozzuoli subiva disastrosissimi terremoti che la rasero praticamente al suolo: il primo del 1456 colpì tutto l'Appennino Campano; il secondo del 1488 ebbe invece carattere locale.

Nel XVI secolo il bradisisma ascendente diventava visibile: gli abitanti di Pozzuoli litigavano fra di loro per chi si dovesse appropriare delle nuove terre che emergevano lungo la costa, tanto da causare nel 1501 e 1503 due editti regi di re Ferdinando II di Aragona ed Isabella di Castiglia (conservati presso l'archivio diocesano di Pozzuoli) che infine assegnavano al demanio della città di Pozzuoli le terre che emergevano sulla costa "dove si andava seccando il mare". Dopo il 1511 si ebbe un'intensificazione progressiva dei terremoti fino al 1538, anno in cui sorse il Monte Nuovo.

[modifica] L'eruzione

Il fenomeno si avviò il 28 settembre 1538 intorno alle ore 12.00, allorché il mare si ritirò repentinamente di circa m 370, lasciando sulla riva moltissimi pesci agonizzanti che dai Puteolani, felici, furono raccolti "a carrettate": è stato calcolato che questo ritiro corrisponda ad un moto bradisismico ascendente di almeno m 7,40.
Allo stesso tempo fu notato che nella piccola vallata posta fra il Monte Barbaro, l'Averno ed il mare si andava formando un rigonfiamento del terreno, descritto dai cronisti dell'epoca che lo videro formarsi "come quando la pasta cresce": continuando questo bozzo a crescere, vi si aprirono i primi crepacci dai quali fuoriuscì sia acqua calda che acqua fredda (dunque l'eruzione intaccò sia la falda freatica che vene di acque termali); verso le ore 20.00 si aprì la prima voragine.

Durante la notte si udirono boati, ma il "cumulo di terra" collassò solo 24 ore dopo: alle ore 20.00 del 29 settembre la piccola valletta si squarciò e dalla spaventosa buca cominciarono a fuoriuscire fuoco, fumo, pietre, cenere asciutta e soprattutto cenere fangosa, accompagnati da forti boati. Mentre i Puteolani, investiti dalla pioggia di cenere, fango e pietre, e dai tremori dei terremoti, fuggivano verso Napoli, e sul Lucrino venivano completamente cancellati il Monticello del Pericolo ed il villaggio di Tripergole postovi sopra, come pure la sorgente termale chiamata "Bagno di Cicerone" (ovvero "Bagno del Prato") ed i corrispondenti resti della villa di Cicerone detta "Cumanum" (o "Academia"), il Monte Nuovo si formava nel giro di appena 12 ore.

Nei giorni successivi l'attività eruttiva si moderò di molto, ma il monte divenne visibile solo il 2 ottobre quando fumo e ceneri cominciarono a diradarsi, tanto da invogliare numerose persone a scalare il nuovo cono; è risaputo come il 3 ottobre un'improvvisa violenta esplosione, benché l'ultima, abbia mietuto ben 24 vittime fra gli incauti scalatori.

I danni provocati dall'evento furono piuttosto circoscritti e non andarono oltre il raggio di circa Km 1; i materiali eruttati ricaddero soprattutto in loco: Pozzuoli fu sepolta da cm 30 di ceneri, Napoli da cm 2 (quanto bastò per insudiciare i bei palazzi nobiliari), mentre le ceneri più leggere, portate dai venti, riuscirono a raggiungere la Calabria e le Puglie.

Probabilmente nei mesi (o negli anni) successivi all'eruzione il suolo ridiscese progressivamente: secondo alcuni ritornando alla quota che aveva nel 1530; secondo altri abbassandosi di circa m 3.
Una tavola conservata al Museo di San Martino a Napoli (edita da E. Duchetti a Roma nel 1586) che ritrae una veduta generale a volo d'uccello dei Campi Flegrei da Posillipo fino a Cuma, mostra un Lucrino praticamente inesistente.

[modifica] Geologia e aspetto attuale

Il Monte Nuovo è situato ad occidente di Arco Felice, una frazione di Pozzuoli, fra il cono vulcanico del Lago d'Averno, il bacino del Lago Lucrino ed il mare.

Si tratta di un piccolo vulcano di forma circolare alquanto regolare.
Mentre il fondo piano della sua caldera si attesta a m 13,3 s.l.m., l'orlo del suo cratere invece è posto a diverse quote proprio per la sua storia eruttiva.
Notoriamente la fine di un'eruzione vulcanica è caratterizzata dal collasso centrale dell'edificio vulcanico, che, non più sostenuto dalla forza dei gas e dell'eruzione, porta alla formazione della caldera. Ebbene, il Monte Nuovo avendo avuto due eruzioni (quella del 29 settembre e quella del 3 ottobre) presenta in effetti due caldere: quella più ampia, tipica di un vulcano, in posizione centrale; e poi una seconda più piccola, meno appariscente, in posizione decentrata, riconoscibile a sud, simile ad un'ampia nicchia naturale lungo le pendici meridionali, in corrispondenza della quale l'orlo del cratere si presenta ribassato, simile ad una sella. Essa è coperta parzialmente dalla pineta, mentre nella parte dove essa appare piuttosto brulla, tuttora si sprigionano delle fumarole.
Mentre l'orlo di tutto il cratere si attesta a circa m 100 s.l.m., e la sella è a m 84, la cima più alta del cratere, posta a ridosso della sella, raggiunge invece quota m 133 s.l.m.
Il vulcano ha alla sua base un diametro di circa m 1.200; all'orlo invece il diametro del cratere è di m 375.

Dal punto di vista strettamente geologico, il Monte Nuovo è formato da trachiti fonolitiche iperalcaline. Vi sono pomici e ceneri (di colore chiaro, biancastre o grigie) in depositi parzialmente litificati, provenienti soprattutto dall'attività di ricaduta aerea. Infine vi sono scorie di lancio, localmente saldate (di colore nero), riferibili all'attività eruttiva finale.

[modifica] Escursione sul vulcano

[modifica] Percorsi

Per salire sul Monte Nuovo bisogna arrivare ad Arco Felice, frazione del comune di Pozzuoli. Dalla strada principale alberata dell'abitato si distacca un diverticolo carrozzabile che sale su fino all'ingresso dell'Oasi Naturalistica di Monte Nuovo.
Parcheggiata l'auto sullo slargo, si passa il cancello d'ingresso, subito a destra del quale vi è una scala in muratura che conduce al sentiero che porterà al cratere.

Il sentiero a gradini si snoda dapprima nella pineta, per sboccare ben presto in una larga stradicciola sterrata fiancheggiata da muretti in tufo, che dopo poco giunge alla sella dell'orlo del cratere. Da qui, attraverso la pineta, è possibile godere delle prime vedute panoramiche del Golfo di Pozzuoli in direzione di Baia, mentre pochi metri più avanti vi è un affaccio all'interno della caldera del cratere.
Dallo slargo della sella è possibile intraprendere diverse direzioni:

  • la discesa nel cratere : il sentiero, che si diparte dalla sella dell'orlo, purtroppo attualmente è chiuso ai visitatori, non essendo esso praticabile per alcuni franamenti e per la fitta vegetazione che ne impedisce il passaggio;
  • la discesa alla "seconda caldera" situata sul pendio esterno (consigliato) : vi si perviene imboccando un sentierino che scende tra i pini, grossomodo sul lato opposto dell'affaccio nella caldera. Esso porta ad un anfiteatro naturale, brullo, del tutto privo di alberi, coperto da erbe a ciuffi diradate e rinsecchite, tra le quali si possono individuare piccole buche dalle quali tuttora si sprigionano fumarole con vapori caldi. Proseguendo sul sentierino che si inerpica sul pendio, si ritorna sul sentiero principale dal quale si era deviato.
  • la salita alla cima più alta del cratere in via diretta (percorso sconsigliato) : salendo al di sopra del muretto di tufo, si raggiunge la cima più alta del cratere percorrendo un sentiero ripido e sassoso;
  • raggiungere la cima più alta del cratere percorrendo il sentiero principale, che fa il giro completo dell'orlo del cratere (percorso consigliato) : è un ottimo sentiero molto suggestivo, ora più stretto, ora più largo, affiancato da una vegetazione spontanea rigogliosa che talora forma quasi una galleria, talora invece si apre maggiormente. Nei punti dove essa si dirada o si allontana si hanno scorci emozionanti ora nell'interno del cratere, ora sul Golfo di Pozzuoli o più in lontananza su quello di Napoli, ora nei ritagli fra i rami delle piccole querce si intravede il Lago d'Averno, Monteruscello, il Rione Toiano, la Tangenziale di Napoli. A circa metà percorso si passa vicino ai ruderi di un piccolo palmento. Proseguendo il percorso, si giunge infine sul punto più alto del cratere (m 133 s.l.m.), quasi una piccola collina che incombe sulla sottostante sella. Da qui si gode un panorama incomparabile a 360 gradi: di fronte si apre tutto il Golfo di Napoli con la Penisola Sorrentina e l'isola di Capri; verso sinistra vi sono Pozzuoli e Nisida, mentre sulla destra si riconoscono Capo Miseno, Bacoli, il Castello Aragonese di Baia, e Baia; ad occidente si riconosce in lontananza il vecchio Arco Felice, antica porta d'ingresso alla città di Cuma; sul lato opposto si stagliano nel cielo il Monte Sant'Angelo alla Corbara e, più vicino, il massiccio del Monte Gauro (detto anche Monte Barbaro). In giornate nuvolose, quando il sole non crea riverberi sulla superficie del mare, è possibile da questo punto riconoscere i resti dell'antico porto romano di Portus Julius, sommersi nel mare per effetto del bradisismo: si distinguono allora due bacini quadrati delle tre darsene esistenti, e sulla loro destra i due muri paralleli del canale di collegamento con il mare, antico ingresso per le navi nell'originario Lago di Lucrino. Dalla cima più alta del Monte Nuovo, per ritornare indietro si può ripercorrere all'inverso il sentiero principale per il quale si era venuti; oppure (se si calzano scarpe con una buona tenuta) si può discendere per il sentiero diretto, ripido ma non pericoloso, benché disseminato di sassi e talora scavato dalle acque meteoriche, che in pochi minuti porta allo slargo della sella del cratere.

[modifica] "Archeologia" sul Monte Nuovo

Benché l'eruzione non abbia avuto grandi conseguenze oltre il suo modesto raggio di azione, tuttavia in loco essa è stata senza dubbio altamente distruttiva. Pertanto è impensabile sperare di poter ritrovare intorno al vulcano qualche resto della famosa villa di Cicerone chiamata "Cumanum" oppure i ruderi dello sfortunato villaggio medievale di Tripergole.
Ciò non di meno il Monte Nuovo non manca di offrire ai visitatori alcuni ruderi "archeologici", benché cronologicamente molto più recenti, inquadrabili nella sua storia cinquecentenaria.

Percorrendo il sentiero principale sull'orlo del cratere, a metà strada circa, presso degli alti pini, si incontrano i modesti ruderi di un piccolo palmento: attraverso una soglia si accede ad un semplice ambiente quadrangolare, con un banco in muratura (una cucina?) posto a destra dell'ingresso, mentre nella parete stuccata di bianco figura murato un versatoio cilindrico in pietra lavica; alle sue spalle (lungo l'attuale sentiero) vi sono i resti affiancati di due tini in muratura, simili a piccole cisterne, di cui uno rettangolare e l'altro circolare, dove venivano pigiate le uve, il cui mosto, defluendo attraverso il versatoio in pietra, veniva raccolto nel vicino ambiente quadrato. Anche se non vi sono indizi cronologici più precisi su questo palmento, con buona approssimazione l'edificio si può collocare nel XVII-XVIII secolo, epoca in cui il Monte Nuovo era parzialmente coltivato a vigneto, come testimoniano ancora i resti di opere di terrazzamento riconoscibili lungo le pendici sia interne che esterne del vulcano.

Sulla cima più alta del cratere, fra la vegetazione si riconoscono i resti in muratura di una costruzione circolare, seminterrata, costruita con blocchetti di tufo quadrati. Data la sua posizione strategica, e data la tecnica muraria non dissimile da altre esistenti in cima al Capo Miseno, con ogni probabilità si tratta di una postazione destinata alla difesa antiaerea, approntata durante l'ultimo conflitto mondiale.

[modifica] Flora e vegetazione

Il Monte Nuovo, visto anche da lontano, si caratterizza principalmente per la pineta che - piantata nel 1930 - lo ricopre in buona parte verso meridione. La roverella è presente soprattutto sulle pendici occidentali, mentre all'interno della caldera nella sua parte più ombrosa ed umida (a sud) vi è una rigogliosa lecceta.
Per altri versi, il Monte Nuovo è un luogo privilegiato dove poter riconoscere le tipiche piante che caratterizzano la macchia mediterranea.

Tra le numerose piante, sono state riconosciute:

Altre piante riscontrate:

  • Piante utilitaristiche - Sul Monte Nuovo si trovano inoltre alcuni alberi impiantati a fini utilitaristici: il Fico e il Melograno (presso il palmento), il Castagno (lungo le pendici settentrionali), il Carrubo (verso l'ingresso).
  • Inquinamento botanico - Infine vi sono alcune piante non endemiche, purtroppo piantate improvvidamente non molti anni anni or sono da chi non ha coscienza dell'importanza di rispettare la flora locale, soprattutto quando essa ha carattere spontaneo. Si sono riscontrate soprattutto piante di Eucalipto (sull'orlo settentrionale del cratere).

[modifica] Bibliografia

  • Mazzella Scipione "Sito et antichità della città di Pozzuoli e del suo amenissimo distretto ...", Napoli 1591
  • Parascandola Antonio "I fenomeni bradisismici del Serapeo di Pozzuoli", Napoli 1947
  • Scherillo Antonio "Vulcanismo e bradisismo nei Campi Flegrei" in: "I Campi Flegrei nell'Archeologia e nella Storia" (Atti dei Convegni Lincei n. 33), Roma 1977, p.81-116
  • Castagnoli Ferdinando "Topografia dei Campi Flegrei" in: "I Campi Flegrei nell'Archeologia e nella Storia" (Atti dei Convegni Lincei n. 33), Roma 1977, p.41-79

[modifica] Cartografia

  • CNR - Progetto Finalizzato Geodinamica - F.Barberi e G.Luongo - Joint venture Agip-Enel "Carta Geologica e Gravimetrica dei Campi Flegrei - Scala 1 : 15.000", Roma 1986
  • STR - "Campi Flegrei - Viaggio nel mito" - Scala 1 : 15.000 - Napoli 1993

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[modifica] Voci correlate

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