Cytisus scoparius

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Ginestra dei carbonai
Cytisus scoparius.jpg
Cytisus scoparius
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Sottoregno Tracheobionta
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Rosidae
Ordine Fabales
Famiglia Fabaceae
Sottofamiglia Faboideae
Tribù Genisteae
Genere Cytisus
Specie C. scoparius
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Rosidi
(clade) Eurosidi I
Ordine Fabales
Famiglia Fabaceae
Nomenclatura binomiale
Cytisus scoparius
(L.) Link, 1822
Nomi comuni

Citisio scopario
Scannabecco

La ginestra dei carbonai (nome scientifico Cytisus scoparius, (L.) Link, 1822) è un piccolo arbusto, erbaceo, a portamento cespitoso, appartenente alla famiglia delle Fabaceae.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il nome generico (Cytisus) secondo alcune etimologie deriva dalla parola greca kutisus un nome per una specie di trifoglio (in riferimento alla forma delle foglie)[1]; secondo altre etimologie "Cytisus" è una denominazione latina che discende da un preesistente vocabolo greco kytisos di incerta etimologia (potrebbe derivare da qualche idioma dei primi abitatori dell'Asia Minore).[2]; secondo altre etimologie ancora deriva dalla parola greca kýtos (= cavità). Il nome specifico (scoparius) significa scopa (o simile ad una scopa) e allude al portamento dell'impianto.[3]
Il binomio scientifico di questa pianta inizialmente era Spartium scoparium, proposto dal botanico Carl von Linné (1707 – 1778) biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, nella pubblicazione Species Plantarum del 1753, modificato successivamente in quello attualmente accettato Cytisus scoparius proposto dal botanico Johann Heinrich Friedrich Link (1767-1851) biologo e naturalista tedesco, nella pubblicazione Enumeratio Plantarum Horti Regii Berolinensis Altera. Berolini. Berlin - 2: 241. 1822 del 1822.[4]

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Descrizione delle parti della pianta
Il portamento

Queste piante sono alte da 60 cm fino a 1 - 3 metri. La forma biologica è del tipo fanerofita cespugliosa (P caesp), ossia sono piante perenni, legnose alla base con portamento cespuglioso anche robusto, con gemme svernanti poste ad un'altezza dal suolo tra i 12 ed i 20 cm (massimo 50 cm); nella stagione fredda le porzioni erbacee si seccano e rimangono in vita soltanto le parti legnose e ipogee.[5]

Fusto[modifica | modifica sorgente]

Il fusto è verde, eretto, angoloso (gli angoli dei rami sono acuti), striato longitudinalmente (con 5 ali larghe fino 1 mm), duro, con ramificazioni diritte ma flessibili. La superficie è glabra.

Foglie[modifica | modifica sorgente]

I fiori all'ascella delle foglie

Le foglie sono decidue, stipolate e piccole; sono picciolate (il picciolo è spianato) e trifogliate; quelle superiori sono sessili e semplici. Dimensione dei segmenti laterali: larghezza 4 - 6 mm; lunghezza 10 - 15 mm. Quello centrale è 1/3 maggiore di quelli laterali. La pubescenza è formata da brevi peli ricciuti sui piccioli e sulla pagina inferiore delle foglie.

Infiorescenza[modifica | modifica sorgente]

Infiorescenza

L'infiorescenza è composta da fiori isolati posti all'ascella delle foglie normali.

Fiore[modifica | modifica sorgente]

Il fiore

I fiori sono profumati e colorati di giallo-oro, sono ermafroditi, pentameri, zigomorfi, eteroclamidati (calice e corolla ben differenziati) e diplostemoni (gli stami sono il doppio dei petali). Dimensione di un singolo fiore: 20 - 25 mm.

K (5), C 3+(2), A (10), G 1 (supero)
  • Calice: il calice è glabro ed è del tipo tubulare (gamosepalo) assai più lungo che largo e termina con 5 denti acuti; il calice è bilabiato in quanto i 5 denti sono raggruppati in due denti superiori brevi (due labbra corte) e tre inferiori più lunghi. Lunghezza del calice 6 - 7 mm.
  • Corolla: la corolla, (a 5 petali) è del tipo papilionaceo dialipetalo: ossia un petalo centrale più sviluppato degli altri ed è ripiegato verso l'alto (vessillo spatolato); i due petali intermedi (le ali) sono liberi e in posizione laterale; mentre gli altri due rimanenti, inferiori, (carena pendula) sono concresciuti e inclusi nelle ali. La carena è lunga 20 - 23 mm. Dimensioni del vessillo: larghezza 20 mm; lunghezza 21 - 23 mm.
Lo stilo attorcigliato
  • Fioritura: da maggio a giugno.

Frutti[modifica | modifica sorgente]

I frutti

Il frutto è un legume appiattito, nero, peloso sui bordi di tipo deiscente. Dimensioni del legume: larghezza 10 mm; lunghezza 30 - 50 mm.

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

  • Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomogama).
  • Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra).
  • Dispersione: i semi cadendo a terra sono dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria).

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Distribuzione della pianta
(Distribuzione regionale[6] – Distribuzione alpina[7])
  • Distribuzione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare fino a 1400 m s.l.m.; frequentano quindi i seguenti piani vegetazionali: collinare, montano e in parte quello subalpino (oltre a quello planiziale – a livello del mare).

Fitosociologia[modifica | modifica sorgente]

Dal punto di vista fitosociologico la specie di questa voce appartiene alla seguente comunità vegetale:[7]

Formazione: delle comunità delle lande di arbusti nani e delle torbiere.
Classe: Cytisetea scopario-strati
Ordine: Cytisetalia scopario-strati
Alleanza: Sarothamnion

Sistematica[modifica | modifica sorgente]

Il genere del "Citisio scopario" (Cytisus) è mediamente numeroso: comprende una cinquantina di specie, una dozzina delle quali vivono spontaneamente in Italia. La famiglia (Fabaceae) invece è abbastanza numerosa: raccoglie 650 generi con oltre 18.000 specie[9]. In altre classificazioni la famiglia di questa specie è chiamata Leguminosae o anche Papilionaceae.
Il genere della specie di questa voce appartiene alla tribù delle Genisteae caratterizzata dall'avere tutti e 10 gli stami monadelfi. La tribù è descritta all'interno della grande sottofamiglia Faboideae (o anche come sinonimo: Papilionoideae) caratterizzata dall'avere i fiori simili a farfalle.[10][9]
Il numero cromosomico di C. scoparius è: 2n = 46 (48).[11].
Il basionimo per questa specie è: Spartium scoparium L., 1753.[7][4]

Sottospecie[modifica | modifica sorgente]

Per questa specie sono riconosciute due sottospecie:[12][13]

Sinonimi[modifica | modifica sorgente]

Questa entità ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco seguente indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:[12][13]

  • Genista andreana Puiss.
  • Genista scoparia (L.) Lam.
  • Genista scoparia (L.) Lam. var. maritima Rouy (sinonimo della sottospecie maritimus)
  • Sarothamnus bourgaei Boiss.
  • Sarothamnus oxyphyllus Boiss.
  • Sarothamnus scoparius (L.) Wimm. ex W. D. J. Koch
  • Sarothamnus scoparius (L.) Wimm. ex W. D. J. Koch subsp. maritimus (Rouy) Ulbr. (sinonimo della sottospecie maritimus)
  • Sarothamnus scoparius (L.) Wimm. ex W. D. J. Koch var. prostratus C. Bailey
  • Sarothamnus vulgaris Wimm.
  • Spartium scoparium L.

Usi[modifica | modifica sorgente]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Farmacia[modifica | modifica sorgente]

Secondo la medicina popolare questa pianta ha le seguenti proprietà medicamentose:[14]

  • antiaritmica (regola l'azione del cuore);
  • antireumatica (attenua i dolori dovuti all'infiammazione delle articolazioni);
  • cardiotonica (regola la frequenza cardiaca);
  • catartica (proprietà generiche di purificazione dell'organismo);
  • diuretica (facilita il rilascio dell'urina);
  • emetica (utile in caso di avvelenamento in quanto provoca il vomito);
  • vasocostrittrice (restringe i vasi sanguigni aumentandone la pressione).

Cucina[modifica | modifica sorgente]

Le parti commestibili di questa pianta sono i fiori; possono essere usati come sostituti dei capperi o aggiunti ad altre verdure nelle insalate. Il seme tostato è un surrogato del caffè. Si consiglia un uso moderato di questa pianta in quanto può essere tossica.[14]

Giardinaggio[modifica | modifica sorgente]

Nell'ambiente del giardinaggio e commercio floreale si contano numerose varietà:

  • Anderanus, a fiori giallo bruno;
  • Burkwoodii, a fiori rosso cremisi intenso;
  • Cornish Cream, a fiori bianco crema;
  • Daisy Hill, a fiori rosa e rossi;
  • Donard Seedling, a fiori rosso porpora o arancione, sfumati di rosa;
  • Dukatt, dai fiori giallo oro;
  • Goldfinch, a fiori porpora con ali gialle e rosse;
  • Firefly, a fiori gialli con ali cremisi-bronzo;
  • Killiney Red, a fiori rosso vivo;
  • Killiney Salmon, a fiori rosso salmone;
  • Maria Burkwood, a fiori rosa chiaro;
  • Windlesham Ruby, a fiori rosso rubino.

Altre notizie[modifica | modifica sorgente]

Il "citisio scopario" in altre lingue è chiamato nei seguenti modi:

  • (DE) Besenginster, Besenpfrien
  • (FR) genêt à balais
  • (EN) Broom

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Botanical names. URL consultato l'8 marzo 2013.
  2. ^ Motta 1960, op. cit., Vol. 1 - pag. 840
  3. ^ Botanical names. URL consultato l'11 marzo 2013.
  4. ^ a b The International Plant Names Index. URL consultato l'11 marzo 2013.
  5. ^ a b Pignatti 1980, op. cit., Vol. 1 - pag. 634
  6. ^ Conti et al. 2005, op. cit., pag. 84
  7. ^ a b c d e Aeschimann et al. 2004, op. cit., Vol. 1 - pag. 822
  8. ^ EURO MED - PlantBase. URL consultato il 12 marzo 2013.
  9. ^ a b ILDIS - International Legume Database & Information Service. URL consultato il 9 marzo 2013.
  10. ^ Germplasm Resources Information Network. URL consultato il 9 marzo 2013.
  11. ^ Tropicos Database. URL consultato il 12 marzo 2013.
  12. ^ a b The Plant List - Checklist Database. URL consultato il 12 marzo 2013.
  13. ^ a b EURO MED - PlantBase. URL consultato il 12 marzo 2013.
  14. ^ a b Plants For A Future. URL consultato il 12 marzo 2013.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta, vol. 1, Milano, Federico Motta Editore, 1960, p. 840.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia, vol. 1, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 634, ISBN 88-506-2449-2.
  • D.Aeschimann, K.Lauber, D.M.Moser e J-P. Theurillat, Flora Alpina, vol. 1, Bologna, Zanichelli, 2004, pp. 822.
  • Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole, 1996.
  • E. Strasburger, Trattato di Botanica, vol. 2, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, ISBN 88-7287-344-4.
  • S.W. Judd et al., Botanica Sistematica - Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, ISBN 978-88-299-1824-9.
  • F. Conti, G. Abbate, A. Alessandrini e C. Blasi, An annotated checklist of the Italian Vascular Flora, Roma, Palombi Editore, 2005, p. 84, ISBN 88-7621-458-5.

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