Isole Flegree

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Le isole di Procida e Ischia viste da Capo Miseno al tramonto
Canale di Procida con le isole di Procida, Vivara ed Ischia
(veduta da Capo Miseno)

Vengono dette isole flegree le isole del golfo di Napoli di Ischia, Procida, Vivara e Nisida.

Il nome deriva dalla comune appartenenza di queste isole all'area geologica dei Campi Flegrei.
L'isola di Capri, pur situata nel golfo di Napoli, non viene generalmente compresa nell'arcipelago flegreo, in quanto appartenente ad un'altra area geologica.
Le isole flegree e Capri vengono infatti definite con il nome di Arcipelago Campano (o anche Napoletano); più raramente anche come isole partenopee, locuzione che veniva data un tempo anche alle isole ponziane (prima dell'istituzione della provincia di Latina i rispettivi comuni afferivano infatti alla provincia di Terra di Lavoro, e prima ancora alla provincia di Napoli). La locuzione è rimasta in uso sino all'istituzione delle regioni politiche, avvenuta nel 1970 in attuazione della Costituzione, in seguito alla quale la provincia di Latina è confluita nel Lazio.

In epoca classica le isole flegree venivano chiamate, in greco, Pithecussae, ovvero isole delle scimmie. Il mito, di origine greca, racconta infatti che due briganti Cercopi di Efeso, facendosi beffe di Zeus, furono da questo puniti, trasformati in scimmie e relegati nelle isole di Aenaria (Ischia) e Prochyta (Procida).

Un altro mito greco, contrastante con il precedente, dice che Zeus stesse combattendo con due Titani, uno chiamato Tifeo e l'altro Mimante. Lo scontro finì con la sconfitta dei due Titani, che, per punizione, vennero sepolti sotto due blocchi di roccia: precisamente, Tifeo sotto Ischia e Mimante sotto Procida. Questa versione del mito potrebbe essere importante in quanto probabile risposta degli antichi greci al mistero (per loro) del vulcanismo dell'intera area: le terre sarebbero state così mutabili a causa del costante intervento di una divinità.

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