Castello Aragonese (Ischia)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Castello aragonese di Ischia
Il castello aragonese
Il castello aragonese
Ubicazione
Stato Italia Italia
Città Ischia
Coordinate 40°43′52″N 13°57′55″E / 40.731111°N 13.965278°E40.731111; 13.965278Coordinate: 40°43′52″N 13°57′55″E / 40.731111°N 13.965278°E40.731111; 13.965278
Informazioni generali
Tipo castello
Inizio costruzione 1441
Costruttore Alfonso V d'Aragona
Altezza 113 m
Condizione attuale visitabile
Visitabile

[senza fonte]

voci di architetture militari presenti su Wikipedia

Il Castello Aragonese è una fortificazione che sorge su un'isola tidale di roccia trachitica posto sul versante orientale dell'isola d'Ischia, collegato per mezzo di un ponte in muratura lungo 220 m all'antico Borgo di Celsa, oggi conosciuto come Ischia Ponte. L'isolotto su cui è stato edificato il castello deriva da un'eruzione sinattica avvenuta oltre 300.000 anni fa. Raggiunge un'altezza di 113 metri sul livello del mare e ricopre una superficie di circa 56 000 . Geologicamente è una bolla di magma che si è andata consolidando nel corso di fenomeni eruttivi e viene definita "cupola di ristagno".

Al castello si accede attraverso un traforo, scavato nella roccia e voluto verso la metà del Quattrocento da Alfonso V d'Aragona. Prima di allora l'accesso era possibile solo via mare attraverso una scala situata sul lato nord dell'isolotto. Il traforo è lungo 400 metri e il percorso è illuminato da alti lucernari che al tempo fungevano anche da "piombatoi" attraverso i quali si lasciava cadere olio bollente, pietre e altri materiali sugli eventuali nemici. Il tratto successivo è una mulattiera che si snoda in salita all'aperto e conduce fino alla sommità dell'isola. Da questa strada si diramano sentieri minori che portano ai vari edifici e giardini. Dagli anni settanta del novecento è anche in funzione un ascensore, il cui percorso è ricavato nella roccia e che raggiunge i 60 metri sul livello del mare.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Castello Aragonese

Le origini[modifica | modifica sorgente]

La costruzione del primo castello risale al 474 a.C. sotto il nome di Castrum Gironis, ovvero "castello di Girone", in onore del suo fondatore. In quell'anno, infatti, il greco Gerone I detto il tiranno di Siracusa prestò aiuto con la propria flotta ai Cumani nella guerra contro i Tirreni, contribuendo alla loro sconfitta al largo delle acque di Lacco Ameno. Debitori di tale intervento, i Cumani decisero allora di ricompensare l'alleato cedendogli l'intera isola.

La fortezza venne poi occupata dai Partenopei, ma nel 315 a.C. i Romani riuscirono a strappar loro il controllo dell'isola e vi fondarono la colonia di Aenaria. Il Castello venne utilizzato come fortino difensivo e vi furono edificate anche alcune abitazioni ed alte torri per sorvegliare il movimento delle navi nemiche.

Nei secoli successivi la fortezza di Gerone fu radicalmente trasformata, in modo da fungere da rifugio sicuro per la popolazione contro i saccheggi di Visigoti, Vandali, Ostrogoti, Arabi, Normanni (1134-1194), Svevi (1194-1265) e Angioini (1265-1282). L'eruzione dell'Arso del 1301 fornì un notevole incentivo allo sviluppo dell'insediamento urbano: distrutta la città di Geronda, che sorgeva nella zona in cui attualmente vegeta la pineta, gli Ischitani si rifugiarono nel castello che garantiva maggiore tranquillità e sicurezza, dando vita ad una vero e proprio rifugio in cui vivere.

La struttura moderna[modifica | modifica sorgente]

Lato sud del castello

Si deve agli Aragonesi la moderna fisionomia del castello: un solido a forma quadrangolare, con mura fornite di quattro torri. Partendo dal vecchio maschio di età angioina, nel 1441 Alfonso V d'Aragona diede vita ad una struttura che ricalcava quella del Maschio Angioino di Napoli.

Il sovrano fece costruire un ponte di legno che congiungeva l'isolotto all'isola maggiore (che sarebbe stato successivamente sostituito da uno in pietra), mentre fino alla metà del XV secolo l'unico strumento di accesso al castello era costituito da una scala esterna di cui si può ancora intravedere qualche rudere dal mare, dal lato che dà sull'isola di Vivara. Furono inoltre realizzate poderose mura e fortificazioni (come i cosiddetti piombatoi, ossia fessure da cui venivano lanciati acqua bollente, piombo fuso, pietre e proiettili sull'eventuale invasore) dentro le quali quasi tutto il popolo d'Ischia trovava rifugio e protezione durante le incursioni dei pirati.

All'interno dell'edificio erano posti gli alloggi reali e quelli riservati ai cortigiani, alla truppa e ai servi. Ai piedi del castello fu invece posta una casamatta, adibita a quartiere della guarnigione addetta alle manovre del ponte levatoio.

Il periodo di massimo splendore della struttura si ebbe alla fine del XVI secolo: al tempo il castello ospitava 1892 famiglie, il convento delle clarisse, l'abbazia dei monaci basiliani di Grecia, il vescovo con il capitolo ed il seminario, il principe con la guarnigione. Vi erano 13 chiese tra cui la cattedrale, dove il 27 dicembre 1509 furono celebrate le nozze tra Fernando Francesco d'Avalos, marchese di Pescara e condottiero delle truppe imperiali di Carlo V, e la poetessa Vittoria Colonna.

Il soggiorno di Vittoria Colonna nel castello, dal 1501 al 1536, coincise con un momento culturalmente assai felice per l'intera isola: la poetessa fu infatti circondata dai migliori artisti e letterati del secolo, tra cui Michelangelo Buonarroti, Ludovico Ariosto, Jacopo Sannazaro, Giovanni Pontano, Bernardo Tasso, Annibale Caro l'Aretino e molti altri.

Dal Settecento all'unità d'Italia[modifica | modifica sorgente]

il castello aragonese di notte

Nella seconda metà del Settecento, cessato il pericolo dei pirati, la gente cominciò ad abbandonare il castello, in cerca di una più comoda dimora nei vari comuni dell'isola per poter curare meglio le attività economiche principali: la coltivazione della terra e la pesca.

Nel 1809 le truppe inglesi assediarono l'isolotto, sotto il comando francese, e lo cannoneggiarono fino a distruggerlo quasi completamente. Nel 1823 Ferdinando I, re delle Due Sicilie ed esponente della dinastia borbonica, allontanò gli ultimi 30 abitanti, riconvertì la fortezza a luogo di pena per gli ergastolani e trasformò le stanze in alloggi per le guardie carcerarie. Il castello divenne, a partire dal 1851, prigione per i cospiratori contro il Regno delle Due Sicilie, tra i quali Carlo Poerio, Luigi Settembrini, Michele Pironti e Pasquale Battistessa.

Nel 1860, con l'invasione di Giuseppe Garibaldi, Ischia fu annessa al Regno d'Italia e il carcere politico fu soppresso.

L'8 giugno 1912 l'amministrazione del demanio, con trattativa privata, pose il castello aragonese in vendita all'asta. Da allora l'isola è gestita da privati, che ne curano ancora oggi i restauri e la gestione. Ora il castello è aperto al pubblico ed è una meta turistica

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

particolare del Castello

Gli edifici ricoprono una parte minima della superficie dell'isolotto, che è per lo più occupato da ruderi, da orti e vigneti. Le fitte costruzioni ritratte nelle stampe settecentesche sono state in buona parte distrutte dagli eventi bellici che hanno interessato l'isola sotto la dominazione francese nei primi dell'ottocento e, in seguito, dall'incuria e dall'abbandono fino all'acquisto dell'isola da parte di una famiglia ischitana.

Alcuni eredi di questa famiglia hanno lentamente intrapreso una campagna di restauri che, a partire dalle poche stanze elette a propria dimora, hanno gradualmente interessato la parte monumentale del complesso architettonico, anche se molte strutture sono ancora in rovina.

Siti di maggior interesse[modifica | modifica sorgente]

  • Chiesa dell'Immacolata (XVIII secolo). La sua cupola domina l'intero castello e offre una magnifica vista del borgo di Ischia Ponte, anticamente chiamato borgo di Celsa per la presenza di una piantagione di gelsi nei terreni dei frati Agostiniani. Essi avevano importato sull'isola l'allevamento intensivo del baco da seta (il cui nutrimento, il gelso, è appunto chiamato morus celsa). L'attività s'interruppe di colpo nel 1809, quando Gioacchino Murat emanò un decreto di soppressione degli ordini religiosi per impossessarsi delle enormi ricchezze che i religiosi avevano accumulato nei secoli nel regno di Napoli. La chiesa fu costruita a partire dal 1737 al posto di una precedente cappella dedicata a san Francesco, per volere della badessa Lanfreschi dell'attiguo convento delle Clarisse. L'enorme impegno economico impedì alle suore di portare a termine la costruzione e, nonostante fosse stata venduta persino l'argenteria del convento per far fronte alle spese, la facciata e gli interni della chiesa non sono rifiniti e le pareti sono completamente bianche. La pianta della chiesa è a croce greca con l'aggiunta di un presbiterio e di un pronao d'ingresso. Su un tamburo circolare con 8 finestroni, insiste l'imponente cupola che domina l'intero complesso di edifici. Dopo il restauro eseguito nel 1980, la chiesa viene utilizzata per mostre temporanee di pittura e scultura.
  • Convento delle Clarisse fu fondato nel 1575 da Beatrice Quadra, vedova D'Avalos, che si insediò con quaranta suore provenienti dal convento di San Nicola che si trovava sul monte Epomeo. Le suore provenivano da famiglie nobili che le destinavano in genere alla vita claustrale già dall'infanzia per evitare la frammentazione delle eredità. Il convento fu chiuso nel 1810 in seguito alla già citata legge di secolarizzazione emanata da Murat. Un'ala del convento oggi ospita un albergo, le cui stanze sono le celle di un tempo.
I sedili di pietra all'interno del Cimitero delle Clarisse
  • Cimitero delle Clarisse L'annesso cimitero sotterraneo (XVI secolo) presenta, a ridosso delle pareti, sedili in pietra su cui venivano adagiati, in posizione seduta e a tronco eretto, i corpi senza vita delle suore affinché mummificassero. La carne si decomponeva lentamente e i liquidi venivano raccolti in appositi vasi situati sotto i sedili, finché gli scheletri non venivano raccolti in un ossario. Ogni giorno le monache vi si recavano in preghiera e meditavano sulla morte e sulla durata effimera della vita terrena.
  • Cattedrale dell'Assunta. Questa cattedrale fu eretta dalla popolazione in sostituzione di quella situata sull'isola maggiore, distrutta dall'eruzione vulcanica del 1301. È una basilica a tre navate, e lo spazio absidale era verosimilmente ricoperto da una cupola a sesto ribassato. Nel 1509 vi furono celebrate le nozze tra Ferrante d'Avalos e Vittoria Colonna. Originariamente di stile romanico, fu ritoccata nel XVI secolo e rifinita successivamente con stucchi barocchi. Nel 1809 fu distrutta dalle cannonate degli Inglesi, per cui si presenta oggi come uno spazio semiaperto, senza soffitto, e ospita concerti di musica classica e letture di prosa e di poesia.
  • Cripta della Cattedrale. Costruita fra l'XI e il XII secolo, era in origine una cappella. Fu trasformata in cripta quando vi fu costruita sopra la cattedrale dell'Assunta. È costituita da un ambiente centrale con volta a crociera e da sette piccole cappelle con volta a botte che si sviluppano lungo il perimetro. Ciascuna cappella rappresentava una delle famiglie gentilizie che abitavano l'isolotto ed è decorata da affreschi di scuola giottesca che oggi si presentano gravemente danneggiati e per i quali è stato avviato un restauro.
  • Chiesa di S.Pietro a Pantaniello (XVI secolo), la cui costruzione attribuita è attribuita all'architetto Jacopo Barozzi da Vignola, importante esponente del Rinascimento italiano
  • chiesa di S. Maria delle Grazie (XVI secolo)
  • terrazzo panoramico degli ulivi
  • carceri politiche (XVIII secolo), che ospitarono gli eroi del Risorgimento italiano
  • Maschio
  • abbazia dei Basiliani di Grecia

Le manifestazioni[modifica | modifica sorgente]

A partire dagli anni settanta il castello è stato palcoscenico di numerose mostre dedicate ad artisti di fama internazionale come Giorgio Morandi, Giacomo Manzù, Filippo de Pisis, Giorgio De Chirico, Pablo Picasso, Salvador Dalí e Aligi Sassu.

Annualmente è anche cornice del Festival di musica arti e spettacolo.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giuseppe D'Ascia, Storia d'Ischia, Edizioni Errecci, Napoli, 1864
  • Onofrio Buonocore, Storia di uno Scoglio, Rispoli Edizioni, Napoli, 1949
  • Ilia Delizia, Il Castello d'Ischia, in Napoli Nobilissima, volume XXVIII, fascicoli I-IV, gennaio-dicembre 1989, Arte Tipografica, Napoli
  • AA.VV., Ischia e le isole flegree in Guide De Agostini, Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1991
  • Patrizia Di Meglio, Ischia: natura, cultura e storia, Imagaenaria, Ischia, 1997
  • Silvia La Padula, Il Castello Aragonese d'Ischia, Imagaenaria, 1997
  • Giorgio Buchner-Alfred Rittmann, Origine e passato dell'isola d'Ischia, con un'introduzione di Amedeo Maiuri, Imagaenaria, Ischia, 2000

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]