Giovan Giuseppe della Croce

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San Giovan Giuseppe della Croce
JohnJosephoftheCross.jpg

Religioso

Nascita Ischia, 15 agosto 1654
Morte Napoli, 5 marzo 1734
Venerato da Chiesa cattolica
Beatificazione 24 maggio 1789, da Pio VI
Canonizzazione 26 maggio 1839, da Gregorio XVI
Ricorrenza 5 marzo
Patrono di Ischia

Giovan Giuseppe della Croce, al secolo Carlo Gaetano Calosirto (Ischia, 15 agosto 1654Napoli, 5 marzo 1734), fu un frate dell'Ordine dei Frati Minori. Il 26 maggio 1839 è stato proclamato santo da papa Gregorio XVI: memoria liturgica il 5 marzo; patrocinio la prima domenica di settembre.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque ad Ischia con il nome di Carlo Gaetano Calosirto, il 15 agosto del 1654 nel borgo di Ischia Ponte, figlio del nobile Giuseppe e di donna Laura Gargiulo. Frequentò nell'isola i padri agostiniani, da cui ricevette la prima formazione umanistica e religiosa; a 15 anni scelse la vita religiosa per la grande attrazione che esercitava sul suo animo, aderendo ai Francescani scalzi della Riforma di San Pietro d'Alcantara, detti anche alcantarini dal nome del riformatore, dipendenti dal convento di Santa Lucia al Monte in Napoli.

Cambiò il nome in quello di Giovan Giuseppe della Croce e fece il noviziato sotto la guida ascetica di padre Giuseppe Robles. Nel gennaio 1671 fu inviato insieme ad altri 11 frati, di cui egli era il più giovane, presso il santuario di Santa Maria Occorrevole a Piedimonte d'Alife, dove grazie alla sua fattiva opera fu costruito un convento; divenne sacerdote il 18 settembre 1677.

Durante la sua permanenza a Piedimonte, fece costruire in una zona più nascosta del bosco un altro piccolo conventino detto "la solitudine", ancora oggi meta di pellegrinaggi, per poter pregare più in ritiro; per parecchi anni guidò contemporaneamente il noviziato a Napoli come maestro, e il convento a Piedimonte come padre guardiano, adoperandosi tra l'altro in forma molto attiva per la costruzione del convento del Granatello in Portici (Napoli).

Agli inizi del Settecento l'Ordine Francescano subì una tempesta organizzativa, dovuta ai forti dissensi sorti fra gli alcantarini, provenienti in gran parte dalla Spagna, e quelli italiani, che provocò, con l'approvazione pontificia, la separazione dei due gruppi per le loro nazionalità; gli spagnoli ottennero il convento di Santa Lucia al Monte e del Granatello.

Padre Giovan Giuseppe, nominato capo e guida del gruppo italiano, dovette barcamenarsi in tutte le difficoltà che venivano poste dai potenti confratelli spagnoli, richiamò i circa 200 frati ad un rispetto più conforme alla Regola e riordinò gli studi.

Scaduto il suo mandato, ebbe dall'arcivescovo di Napoli, cardinale Francesco Pignatelli, l'incarico di dirigere settanta fra monasteri e ritiri napoletani, uguale incarico ebbe anche dal cardinale Innico Caracciolo per la diocesi di Aversa.

Essendo qualificato direttore di coscienze, a lui si rivolsero celebri ecclesiastici, nobili illustri, persino Sant' Alfonso Maria de' Liguori e San Francesco De Geronimo; il Signore gli donò vari carismi, come la bilocazione, la profezia, la lettura dei cuori, la levitazione, apparizioni della Madonna e di Gesù Bambino, i miracoli, come quello della resurrezione del marchesino Gennaro Spada; fu visto inoltre passare per le strade di Napoli sollevato di un palmo da terra, in completa estasi.

Il 22 giugno 1722, con decreto pontificio, i due rami alcantarini, furono riuniti di nuovo e quindi anche il convento di Santa Lucia al Monte ritornò ai frati italiani, ed è lì che Giovan Giuseppe della Croce, dopo averci vissuto per altri dodici anni, morì il 5 marzo 1734; la sua tomba, posta nel convento, è stata ed è tuttora centro di grande devozione dei napoletani, che lo elessero loro compatrono nel 1790.

Beatificato da papa Pio VI il 24 maggio 1789, fu poi elevato agli onori degli altari come santo da papa Gregorio XVI il 26 maggio 1839, insieme ad altri quattro santi: San Francesco De Geronimo, Sant'Alfonso Maria de' Liguori, San Pacifico da San Severino e Santa Veronica Giuliani.

Il vescovo di Ischia, Monsignor Filippo Strofaldi, ha ottenuto che le spoglie del santo venissero trasferite da Santa Lucia al Monte in Napoli al convento francescano dell'isola.

Culto[modifica | modifica wikitesto]

Urna contenente le reliquie di san Giovanni Giuseppe della Croce.

Il 4 ottobre 1779 il papa Pio VI ne esaltò le virtù nella chiesa francescana di Santa Maria in Aracoeli e lo proclamò Beato nella Basilica di San Pietro in Vaticano, il 24 maggio 1789.

Il 26 maggio 1839 fu canonizzato da papa Gregorio XVI.

È a lui consacrata una cappella nel Castello Aragonese di Ischia, all'interno della galleria fatta costruire nel 1425 da Alfonso d'Aragona. Nel borgo di Totari della cittadina casertana di Alife, negli anni ottanta del Novecento è stata eretta una chiesa parrocchiale (prima unica nel mondo cattolico) dedicata a questo Santo che è patrono del borgo e compatrono dell'unità pastorale alifana. Le sue spoglie, durante il pellegrinaggio nella diocesi di Alife, si fermarono in questa chiesa (all'epoca appena eretta), come segno di profondo legame tra il santo alcantarino e le popolazioni alifane. Nella chiesa vi è una pregevole statua policroma in legno di tiglio del santo patrono, realizzata ad Ortisei presso il laboratorio d'arte sacra di Ferdinando Perathoner, fatta erigere dalla pietà popolare.

Festeggiamenti[modifica | modifica wikitesto]

Il santo è patrono protettore dell'isola d'Ischia. La prima domenica di settembre vengono organizzati festeggiamenti pubblici della durata di quattro giorni nelle strade dell'antico borgo di Ischia Ponte; le reliquie del santo sono portate in processione lungo le strade della città e per mare, attraverso un corteo costituito dalle barche dei pescatori. Il 5 marzo si celebra la festa religiosa, con novemnario e processione, anche nel borgo Totari di Alife; il martedì in Albis, altra sentita festa dedicata al santo si svolge presso il santuario di Santa Maria Occorrevole (sulle alture di Piedimonte Matese in diocesi di Alife), con tradizionale pellegrinaggio a piedi, attraverso un antico sentiero in pietra e con scampagnate nei prati dell'antico convento francescano.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]