Castel Terracena

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Complesso Terracena, probabilmente localizzato nell'area del Museo provinciale (E-F sono gli edifici dove si hanno le famose "tarsie").

Il palazzo Terracena (o castel Terracena) fu costruito dal duca normanno Roberto il Guiscardo in un periodo che va dal 1076 al 1080. Si trovava a ridosso delle mura orientali di Salerno, sulla sommità di un'altura, ad est del duomo.[1]

Caratteristiche e storia[modifica | modifica sorgente]

Il palazzo Terracena era la "reggia" normanna a Salerno, diversa da quella longobarda.

La zona dove si può ancora oggi riconoscere il complesso di Castel Terracena (anche se ci sono dubbi sul reale sito del complesso), per quanto gravemente manomesso e deturpato dalle successive stratificazioni, è quella che, dall'attuale Museo archeologico, giunge alle absidi del duomo, in via Genovesi, per poi continuare su via dei Canapari e via Mario Iannelli. In questo complesso sono chiaramente riconoscibili alcune torri decorate in "tarsie" di tufo giallo e grigio.[2]

Lo scopo della costruzione fu quello di rafforzare le difese della città e di fornire ai nuovi sovrani normanni un palazzo del potere diverso da quello longobardo. La sua esistenza fu breve, avendo avuto termine, in circostanze misteriose, fra il 1251 (data della sua ultima citazione[3]) e il 1261, anno della morte di papa Alessandro IV che donò ai monaci benedettini il suolo sul quale era stato edificato.[4]

« L’edificio viene fondato ai margini orientali della città, a ridosso delle mura, nel quartiere detto Ortomagno. Esso era costituito da grandi blocchi lapidei sovrastati da merli; lungo le facciate si alternavano archi ogivali ed archi a tutto sesto, mentre all’interno si susseguivano ampie sale caratterizzate da sontuosi pavimenti decorati a mosaico.A due soli secoli dalla sua edificazione, il palazzo subisce notevoli dissesti a seguito del terremoto del 1275, che rade al suolo diversi centri urbani nella zona di Avellino e Salerno. Poco più tardi, il Castel Terracena viene donato da Alessandro IV al Monastero di S. Benedetto 1301.Oggi si possono rinvenire alcune decorazioni originarie della Reggia in due dei prospetti interni della casa-torre che si raggiunge da via S. Michele.Qui, nella parte alta, si trovano ricchi motivi a tarsia policroma. In particolare, si noti il tema dell’arco maggiore a tutto sesto, all’interno del quale si sviluppa una bifora. I materiali utilizzati per ottenere l’effetto policromo sono il tufo giallo, il tufo grigio e il cotto. L’area tra l’arco maggiore e gli archetti minori è occupata da una decorazione raffigurante una stella a sei punte incorniciata nel tufo grigio. Sono presenti, inoltre, larghe fasce decorate a losanghe gialle e grigie. Le mezze losanghe tagliate lungo i bordi delle fasce, poi, recano al centro un disco giallo.Le tarsie variopinte accomunano questo episodio ad altre decorazioni di architetture salernitane risalenti ai secoli XI e XII; tra di esse: l’atrio del Duomo, il portale di palazzo Fruscione e la Curia Arcivescovile. Il prospetto orientale del castello conserva, inoltre, un raro esemplare decorativo che testimonia dell’uso di ceramica colorata in età bizantina per creare luminosità nei prospetti. Il rosone al di sopra di una delle bifore, infatti, ha al centro un catino di ceramica, ultimo esemplare a Salerno. L’unico elemento simile è rimasto sulla facciata di palazzo Verniero a Sorrento.[5] »

È ancora visibile la decorazione su una terza facciata appartenente evidentemente ad un’altra torre del complesso, oggi collegata alla prima da due cavalcavia. Il festoso effetto cromatico è accentuato dall’uso, tipico nel XI-XII secolo in Campania di elementi ceramici a scopo ornamentale come i fondi di catini ceramici al centro dei rosoni. La fascia verticale è formata da un motivo che potrebbe essere stato suggerito dal profilo di una alabarda ripetuto specularmente o, forse, da un elemento decorativo di origine moresca salvo che non si debba vedere in esso una interpretazione stilizzata del loto lanceolato di tradizione islamica.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ A. di Montecassino, Storia dei Normanni, Roma 1935. P. da Eboli, Liber ad honorem Augusti, Roma 1905-1906
  2. ^ Le "tarsie" di Castel Terracena
  3. ^ Archivio Archidiocesano di Salerno, pergamena 138; edita in C. Carucci, Codice Diplomatico Salernitano del secolo XIII, Subiaco 1931, pp. 244-7.
  4. ^ C. Carucci, Codice Diplomatico Salernitano del secolo XIV, Salerno 1950, p. 12.
  5. ^ Ministero Beni ed Attività culturali

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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