Luigi Galvani

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Luigi Galvani

Luigi Galvani (Bologna, 9 settembre 1737[1]Bologna, 4 dicembre 1798[2]) è stato un fisiologo, fisico e anatomista italiano. Luigi Galvani è oggi ricordato come lo scopritore dell'elettricità biologica e per diverse applicazioni della metamorfosi, come la cella elettrochimica, il galvanometro e la galvanizzazione.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Luigi Galvani nacque il 9 settembre del 1737 a Bologna.[2] Iniziò a frequentare la Scuola di Medicina dell'Università di Bologna nel 1754, laureandosi cinque anni dopo[2]. Nel 1761 entrò come “alunno”nell'Accademia delle Scienze, e venne in seguito nominato professore di Operazioni Chirurgiche e Anatomia, arrivando a ricoprire la carica di presidente dell'Accademia sette anni dopo.

Casa di Galvani a Bologna

Sposò nel 1764 Lucia Maddalena Galeazzi[2] e continuò a ricoprire prestigiosi incarichi universitari fino al 1790, anno in cui si rifiutò di prestare giuramento di osservanza alla Costituzione Repubblicana, in quanto riteneva contrastasse con i suoi principi religiosi[2] (egli era infatti divenuto un membro del Terz'Ordine Francescano nel 1779[1]); questo rifiuto portò alla sospensione di tutte le cariche pubbliche da lui rivestire, alla sua emarginazione.

Sotto il governo napoleonico, Galvani fu iscritto nel registro dei “professori emeriti” ma, ignaro di questo, decise di trasferirsi nella sua casa d'infanzia dove morì nel dicembre del 1798[2], venendo sepolto al fianco della moglie Caterina[2].

Galvani e lo studio dell'elettricità animale[modifica | modifica sorgente]

Gli studi per i quali Galvani è maggiormente ricordato riguardano la cosiddetta elettricità animale. Nel 1791 pubblicò il De viribus electricitatis in motu musculari commentarius, opera in cui esponeva le sue teorie riguardanti l'argomento, teorie frutto di lunghi studi e indagini sperimentali.[3]

L'esperimento[modifica | modifica sorgente]

Disegno dell'esperimento che illustra l'eccitazione a distanza del nervo crurale di una rana per effetto di una scintilla rilasciata dal conduttore di una macchina elettrostatica.

Alcuni fisiologi avevano mostrato sperimentalmente che uno stimolo applicato a un nervo causa la contrazione del muscolo ad esso collegato; Galvani stesso si accorse del fenomeno per la prima volta nel 1790[1], mentre dissezionava una rana. Egli scrisse infatti:

« Dissecai una rana, la preparai e la collocai sopra una tavola sulla quale c'era una macchina elettrica, dal cui conduttore era completamente separata e collocata a non breve distanza; mentre uno dei miei assistenti toccava per caso leggermente con la punta di uno scalpello gli interni nervi crurali di questa rana, a un tratto furono visti contrarsi tutti i muscoli degli arti come se fossero stati presi dalle più veementi convulsioni tossiche. A un altro dei miei assistenti che mi era più vicino, mentre stavo tentando altre nuove esperienze elettriche, parve dì avvertire che il fenomeno succedesse proprio quando si faceva scoccare una scintilla dal conduttore della macchina. Ammirato dalle novità della cosa, subito avvertì me che ero completamente assorto e meco stesso d'altre cose ragionavo. Mi accese subito un incredibile desiderio di ripetere l'esperienza e di portare in luce ciò che di occulto c'era ancora nel fenomeno[1]. »
(Luigi Galvani)
Illustrazione degli esperimenti di Galvani sull'elettricità animale.

Le conclusioni[modifica | modifica sorgente]

Galvani ipotizzò quindi una relazione fra elettricità e vita, e decise di continuare a condurre esperimenti su rane, osservando il movimento dei muscoli in relazione alla carica elettrostatica con cui venivano toccati[1]. Galvani ipotizzò l'esistenza di una relazione fra elettricità e vita, definita “elettricità intrinseca all'animale” che produce la contrazione dei muscoli. Per Galvani, il muscolo della rana, oltre ad essere un rivelatore sensibilissimo era dunque un "serbatoio" di elettricità.[3] Questa idea fu accolta con entusiasmo da molti fisiologi, ma incontrò la ferrea opposizione di altri colleghi, come Alessandro Volta, all'epoca stimato professore di fisica presso l'Università di Pavia[3]. Volta credeva infatti le contrazioni dei muscoli non fossero causate dall'elettricità presente nell'animale, ma fossero dovute ad 'un'irritazione' dei nervi; mentre Galvani pensava che l'elettricità venisse prodotta – e trasmessa – dal cervello e controllata attraverso i nervi[3]. Nonostante l'aspra polemica, entrambi i contendenti avevano ragione[3]: gli studi di Galvani furono fondamentali per l'invenzione della pila chimica e introdussero il concetto di 'segnali nervosi', mentre Volta costruì la pila voltaica[1].

Monumenti e tributi[modifica | modifica sorgente]

Statua di Galvani a Bologna

Molti sono i comuni che hanno reso omaggio a Galvani: tra i molti riferimenti è di una certa rilevanza la statua che lo raffigura durante i suoi celebri esprimenti con le rane sita nell'omonima piazza a Bologna. Gli sono stati inoltre dedicato: un cratere lunare, Galvani, di 80 km di diametro; un 10184 Galvani e numerosi istituti scolastici e vie delle città d'Italia.[1]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g Mille anni di scienza in Italia: Luigi Galvani
  2. ^ a b c d e f g Raffaele Bernabeo (a cura di) Luigi Galvani (1798-1998): fra biologia e medicina, Bologna, Cooperativa Libraria Universitaria Editrice Bologna, 1999, ISBN 88-491-1241-6, pag 16
  3. ^ a b c d e Raffaele Bernabeo, op. cit., pag 37

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Raffaele Bernabeo (a cura di) Luigi Galvani (1798-1998): fra biologia e medicina, Bologna, Cooperativa Libraria Universitaria Editrice Bologna, 1999, ISBN 88-491-1241-6.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 74068991 LCCN: n82254793 SBN: IT\ICCU\CFIV\022653