Shardana

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

1leftarrow.pngVoce principale: Popoli del mare.

M8 G1 D21
Z1
D47
G1
N35
G1
T14
N25
Shardana
in geroglifico

Gli Shardana (o Sherden) erano una delle popolazioni, citate dalle fonti egizie del II millennio a.C.[1], facenti parte della coalizione dei popoli del mare; la loro presumibile identificazione con gli antichi Sardi è, al momento, oggetto di dibattito archeologico.


Menzione degli Shardana[modifica | modifica wikitesto]

La più antica menzione del popolo chiamato Šrdn/Srdn-w, più comunemente detto Shardana o Sherden, si trova nelle lettere di Amarna, corrispondenze fra Rib-Hadda di Biblo e il faraone Akhenaton, databili al 1350 a.C. circa. In questo periodo appaiono già come pirati e mercenari, pronti ad offrire i loro servizi ai signori locali.

Gli Shardana rappresentati a Medinet Habu.

Nel 1278 a.C., Ramses II sconfisse gli Shardana che avevano tentato di saccheggiare le coste egiziane assieme ai Lukka (L'kkw, forse identificabili in seguito con i Lici) e i Shekelesh (Šqrsšw), in uno scontro navale lungo le coste del Mediterraneo (nei pressi del Delta Egiziano). Il faraone successivamente arruolò questi guerrieri nella sua guardia personale[2].

Un'iscrizione di Ramses II incisa in una stele ritrovata a Tanis, descrive le loro incursioni e il pericolo costante che la loro presenza portava alle coste egiziane:

« I ribelli Shardana che nessuno ha mai saputo come combattere, arrivarono dal centro del mare navigando arditamente con le loro navi da guerra, nessuno è mai riuscito a resistergli[3] »
Guardia Shardana al servizio del faraone

Gli Shardana sono poi citati nell'iscrizione di Qadesh, dove è riportato che 520 Shardana fecero parte della guardia personale del faraone nella battaglia di Qadesh fra Egizi ed Ittiti[4]. Gli Shardana facenti parte della guardia reale sono rappresentati con il tipico elmo cornuto sul quale è presente nel mezzo una sorta di sfera o palla, lo scudo è tondo mentre le spade in dotazione sono del tipo Naue II[5][6].

Anni dopo, una seconda ondata di popoli del mare, e tra essi anche gli Shardana, venne respinta dal figlio di Ramses II, Merenptah. In seguito Ramses III venne impegnato in un'importante battaglia con gli stessi il cui resoconto è raffigurato presso il tempio di Medinet Habu a Tebe. Gli Shardana sconfitti vennero quindi catturati e arruolati nell'esercito del faraone:

« I Shardana e i Wešeš del mare fu come se non esistessero, catturati tutti insieme e condotti prigionieri in Egitto, come la sabbia della spiaggia. Io li ho insediati in fortezze, legati al mio nome. Le loro classi militari erano numerose come centinaia di migliaia. Io ho assegnato a tutti loro razioni con vestiario e provvigioni dai magazzini e dai granai per ogni anno »
(dal Papiro Harris)

La presenza degli Shardana in Medio e Alto Egitto in varie colonie è attestata in alcune fonti papiracee del regno di Ramses V e di Ramses XI. È ipotizzabile che alla fine dell'età ramesside gli Shardana si siano gradualmente amalgamati alla popolazione egiziana con conseguente perdita del loro status di mercenari alla fine dell'età libica[7].

Teorie sull'origine degli Shardana[modifica | modifica wikitesto]

Bronzetto sardo raffigurante un guerriero equipaggiato con scudo tondo, elmo cornuto e gonnellino.

L'Egittologo Giacomo Cavillier (a capo del progetto Shardana del Centro Studi Champollion) sulla base dei dati raccolti in Egitto ritiene che allo stato attuale delle ricerche non sia possibile teorizzare origine e destinazione delle genti Shardana, stante la loro caratteristica di interreagire con alcune delle principali aree culturali del Vicino Oriente Antico (Egitto, Siria, Palestina, Fenicia, Egeo) e, gradualmente, di assimilarne le peculiarità per poter sopravvivere[8].

Le varie ipotesi sull'origine degli Shardana divulgate negli ultimi decenni, tuttavia, sono incentrate soprattutto (ma non esclusivamente) sulla Sardegna. Già nel 1930 l'archeologo australiano Vere Gordon Childe, infatti, notò che :

(EN)
« In the nuragic sanctuaries and hoards we find an extraordinary variety of votive statuettes and models in bronze. Figures of warriors, crude and barbaric in execution but full of life, are particularly common. The warrior was armed with a dagger and bow-and-arrows or a sword, covered with a two-horned helmet and protected by a circular buckler. The dress and armament leave no doubt as to the substantial identity of the Sardinian infantryman with the raiders and mercenaries depicted on Egyptian monuments as "Shardana". At the same time numerous votive barques, also of bronze, demonstrate the importance of the sea in Sardinian life. »
(IT)
« Nei santuari nuragici e nei ripostigli troviamo una straordinaria varietà di statuette votive e modelli in bronzo. Figure di guerrieri, crude e barbariche nella loro esecuzione ma piene di vita, sono particolarmente comuni. Il guerriero era armato con un pugnale e con arco e frecce o con una spada, coperto da un elmo con due corna e uno scudo circolare. L'abbigliamento e l'equipaggiamento non lasciano dubbi sulla sostanziale identità tra i fanti sardi e i corsari e mercenari rappresentati nei monumenti egiziani come "Shardana". Allo stesso tempo numerose barchette votive, anch'esse in bronzo, dimostrano l'importanza del mare nella vita della Sardegna. »
(Vere Gordon Childe - The Bronze Age (1930)[9])

Margaret Guido negli anni sessanta[10] e Nancy Sandars negli anni settanta[11] hanno ipotizzato che gli Shardana, provenienti da oriente, si siano insediati in Sardegna nel XIII secolo a.C. circa, sovrapponendosi alle popolazioni nuragiche.

Altri studiosi considerano gli Shardana come una popolazione anatolica forse originaria della città di Sardi o comunque orientale. La teoria di Leonardo Melis, che vede i Popoli del Mare, i Shardana inclusi, arrivare nel 2000 a.C. da Ur in Mesopotamia è stata ripresa dalla rivista internazionale di Antropologia e Archeologia più diffuso nel mondo anglosassone: NEXUS edizione francese di gennaio/febbraio 2013.

Bronzetto sardo raffigurante una navicella con protome animale.
Spade tipo "Sant'Iroxi" rinvenute a Decimoputzu (CA), analoghe a quelle raffigurate nei bassorilievi egizi.

L'italiano Massimo Pallottino, invece, era più propenso ad un'identificazione degli Shardana con il popolo dei nuraghi[senza fonte]. A proposito della tesi che supponeva una invasione dell'isola da parte di popolazioni orientali nella tarda età del bronzo, infatti, alcuni decenni prima aveva scritto:

« Benché tale ipotesi sia stata più volte affacciata, mancano assolutamente le prove. Il quadro delle conoscenze attuali ci orienterebbe anzi ad escluderla in maniera piuttosto recisa »
(La Sardegna Nuragica, Massimo Pallotino, a cura di Giovanni Lilliu, pag 119,
Ilisso Edizioni, 1950
)

Lo studioso Giovanni Ugas, in base ai dati archeologici e alle fonti antiche, identifica gli Shardana con le popolazioni sardo-nuragiche[12], in particolare con la leggendaria tribù degli Iliensi dimoranti nel centro-sud dell'isola, secondo uno scenario proposto anche da Fulvia Lo Schiavo[13]. Ugas diresse gli scavi della cosiddetta "Tomba dei guerrieri" di Decimoputzu (CA) dove furono rinvenute 13 spade in rame arsenicato a lama triangolare, analoghe a quelle raffigurate nei bassorilievi egizi e da lui datate al 1600 a.C. circa, cioè a un'epoca precedente all'apparizione degli Shardana in oriente[14]. Ugas ha inoltre collaborato con l'archeologo Adam Zertal il quale sostiene che il sito israeliano di El-Ahwat, che presenterebbe alcuni parallelismi con i nuraghi, sia stato edificato dai Sardi. Più recenti interpretazioni e verifiche (una fra tutte quella di Israel Finkelstein) hanno messo in dubbio l'attribuzione del sito di El-Ahwat agli Shardana e persino la sua datazione, ritenendolo un complesso di epoca tarda; inoltre le tracce Shardana su questa "guarnigione" faraonica apparirebbero piuttosto esigue né riscontrabili in altri siti della Valle del Nilo[senza fonte]. Un altro apparente esempio di architettura nuragica al di fuori della Sardegna sarebbe il pozzo sacro di Gârlo scoperto nei pressi di Sofia (anticamente Sardica) in Bulgaria, secondo Ugas ricollegabile agli Shardana.

Altri elementi che vengono citati dai vari autori a favore dell'ipotesi sarda sono: la provenienza isolana degli Shardana, descritti come "il popolo delle isole che stanno in mezzo al grande verde", l'iscrizione in lingua fenicia "SHRDN" incisa nella stele di Nora[non chiaro] e il rinvenimento di presunti reperti nuragici quali ceramiche, utensili e lingotti nell'Egeo. La navigazione dei Sardi verso quell'area del mediterraneo, in particolare verso Creta, sarebbe inoltre citata in talune antiche fonti greche[15][16].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Statuina da Enkomi, Cipro.
  1. ^ Jeffrey P. Emanuel - "Šrdn from the Sea": The Arrival, Integration, and Acculturation of a "Sea People"
  2. ^ Grimal, N. "A History of Ancient Egypt", pp.250-253
  3. ^ Kenneth Kitchen, Pharaoh Triumphant: The Life and Times of Ramesses II, King of Egypt, Aris & Phillips, 1982. pg.40-41
  4. ^ Battle Inscriptions in Lichtheim 1976: 63ff
  5. ^ Gardiner 1968: 196-7
  6. ^ Giacomo Cavillier, La Battaglia di Qadesh, Torino, Tirrenia ed., 2007; id. Gli Shardana e l'Egitto ramesside, BAR n.1438, Oxford, Archaeopress, 2008
  7. ^ Giacomo Cavillier,Gli Shardana e l'Egitto ramesside, BAR n.1438, Oxford, Archaeopress, 2008
  8. ^ Gli Shardana e l'Egitto ramesside, BAR n.1438, Oxford, Archaeopress, 2008
  9. ^ Vere Gordon Childe -Bronze Age , Sardinia
  10. ^ Guido, Margaret (1963), "The Sardinians" (Thames Books: People and Places)
  11. ^ Sandars, Nancy K. The Sea Peoples, Thames and Hudson, London, 1978
  12. ^ SardiniaPoint.it - Intervista a Giovanni Ugas
  13. ^ The Oxford Handbook of the European Bronze Age, a cura di Anthony Harding, Harry Fokkens, 2013
    « [...] At the end of the Bronze age the nuragic peoples living in the Oristanese and the south of the island (Srdn, Shardana?) shifted materially and ideologically towards cities on the coast [...] Fulvia Lo Schiavo, pg.688 »
  14. ^ Claudia Pau, Antonio Ruiz Parrondo - Le spade del Bronzo antico e medio della Sardegna e del sud-est spagnolo: analogie, differenze e possibile derivazione dai pugnali campaniformi
  15. ^ Paola Ruggeri - Talos, l'automa bronzeo contro i Sardi: le relazioni più antiche tra Creta e la Sardegna
  16. ^ Circolo culturale e archeologico Aristeo: Talos

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Ugas, L'alba dei nuraghi, Cagliari, Fabula Editore, 2006, ISBN 978-88-89661-00-0.
  • Massimo Rassu, Shardana e filistei in Italia. Nuove architetture in Sardegna alla fine dell'Età del Bronzo finale (XII-XI secolo a.C.), Grafica del Parteolla, 2003, ISBN 88-88246-43-6
  • Giacomo Cavillier,Gli Shardana e l'Egitto ramesside, BAR n.1438, Oxford, Archaeopress, 2008
  • Massimo Pittau "gli antichi sardi fra i popoli del mare"
  • Leonardo Melis "2nd World Congress on Matriarchal Studies, Texas 2005"

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]