Shardana

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M8 G1 D21
Z1
D47
G1
N35
G1
T14
N25
Shardana
in geroglifico

Gli Shardana (o Sherden) erano una delle popolazioni, citate dalle fonti egizie del II millennio a.C., facenti parte della coalizione dei popoli del mare.

Indice

[modifica] Menzione degli Shardana

La più antica menzione del popolo chiamato Šrdn/Srdn-w, più comunemente detto Shardana o Sherden, si trova nelle lettere di Amarna, corrispondenze fra Rib-Hadda di Biblo e il faraone Akhenaton, databili al 1350 a.C. circa. In questo periodo appaiono già come pirati e mercenari, pronti ad offrire i loro servizi ai signori locali.

Gli Shardana rappresentati a Medinet Habu

Nel 1278 a.C., Ramses II sconfisse gli Shardana che avevano tentato di saccheggiare le coste egiziane assieme ai Lukka (L'kkw, forse identificabili in seguito con i Lici) e i Shekelesh (Šqrsšw), in uno scontro navale lungo le coste del Mediterraneo (nei pressi del Delta Egiziano). Il faraone successivamente arruolò questi guerrieri nella sua guardia personale[1].

Un'iscrizione di Ramses II incisa in una stele ritrovata a Tanis, descrive le loro incursioni e il pericolo costante che la loro presenza portava alle coste egiziane:

« I ribelli Shardana che nessuno ha mai saputo come combattere, arrivarono dal centro del mare navigando arditamente con le loro navi da guerra, nessuno è mai riuscito a resistergli[2] »

Gli Shardana sono poi citati nell'iscrizione di Qadesh, dove è riportato che 520 Shardana fecero parte della guardia personale del faraone nella battaglia di Qadesh fra Egizi ed Ittiti[3]. Gli Shardana facenti parte della guardia reale sono rappresentati con il tipico elmo cornuto sul quale è presente nel mezzo una sorta di sfera o palla, lo scudo è tondo mentre le spade in dotazione sono le spade tipo Naue II[4][5].

Anni dopo, una seconda ondata di popoli del mare, e tra essi anche gli Shardana, venne respinta dal figlio di Ramses II, Merenptah. In seguito Ramses III venne impegnato in un'importante battaglia con gli stessi il cui resoconto è raffigurato presso il tempio di Medinet Habu a Tebe. Gli Shardana sconfitti vennero quindi catturati e arruolati nell'esercito del faraone:

« I Shardana e i Wešeš del mare fu come se non esistessero, catturati tutti insieme e condotti prigionieri in Egitto, come la sabbia della spiaggia. Io li ho insediati in fortezze, legati al mio nome. Le loro classi militari erano numerose come centinaia di migliaia. Io ho assegnato a tutti loro razioni con vestiario e provvigioni dai magazzini e dai granai per ogni anno »
(dal Papiro Harris)

La presenza degli Shardana in Medio e Alto Egitto in varie colonie è attestata in alcune fonti papiracee del regno di Ramses V e di Ramses XI. È ipotizzabile che alla fine dell'età ramesside gli Shardana si siano gradualmente amalgamati alla popolazione egiziana con conseguente perdita del loro status di mercenari alla fine dell'età libica[6].

[modifica] Origine

Le varie ipotesi sull'origine degli Shardana divulgate negli ultimi decenni sono incentrate soprattutto (ma non esclusivamente) sulla Sardegna.

Bronzetto sardo raffigurante un guerriero equipaggiato con scudo tondo, elmo cornuto e gonnellino.
Modello in bronzo di navicella nuragica con protome animale.
Spade tipo "Sant'Iroxi" rinvenute a Decimoputzu (CA) e risalenti al 1600 a.C. .Secondo alcuni studiosi mostrano varie similitudini con le spade utilizzate dagli Shardana.

Già nel 1930 il famoso archeologo australiano Vere Gordon Childe notò che :

« In the nuragic sanctuaries and hoards we find an extraordinary variety of votive statuettes and models in bronze. Figures of warriors, crude and barbaric in execution but full of life, are particularly common. The warrior was armed with a dagger and bow-and-arrows or a sword, covered with a two-horned helmet and protected by a circular buckler. The dress and armament leave no doubt as to the substantial identity of the Sardinian infantryman with the raiders and mercenaries depicted on Egyptian monuments as “Shardana”. At the same time numerous votive barques, also of bronze, demonstrate the importance of the sea in Sardinian life. »
(Vere Gordon Childe - The Bronze Age (1930)[7])

L'archeologo Giovanni Ugas, in base ai dati archeologici e alle fonti antiche, identifica gli Shardana con le popolazioni sardo-nuragiche[8] (in particolare gli Iolei). Ugas diresse gli scavi della Tomba dei guerrieri di Decimoputzu (CA) dove furono rinvenute circa diciannove pugnali e spade in rame arsenicato, risalenti al 1600 a.C. circa, identiche a quelle raffigurate negli affreschi egizi. Ha inoltre collaborato con l'archeologo Adam Zertal il quale sostiene che il sito israeliano di El-Ahwat, che presenta alcuni parallelismi con i nuraghi, sia stato edificato dagli Shardana originari della Sardegna. Un altro apparente esempio di architettura nuragica al di fuori della Sardegna è il pozzo sacro di Gârlo scoperto nei pressi di Sofia (anticamente Sardica) in Bulgaria, secondo Ugas ricollegabile agli Shardana. Più recenti interpretazioni e verifiche (una fra tutte quella di I.Filkestein) ha messo in dubbio l'attribuzione del sito di El-Ahwat agli Shardana e persino la sua datazione ritenendolo un complesso di epoca tarda; inoltre le tracce Shardana su questa "guarnigione" faraonica appaiono piuttosto esigue né riscontrabili in altri siti della Valle del Nilo.

Recentemente (2010) il prof. Paolo Bernardini ha ipotizzato che gli Shardana, provenienti da oriente, si fossero insediati in Sardegna nel XIII secolo a.C. sovrapponendosi alle popolazioni nuragiche[9]. Una teoria simile venne proposta da Margaret Guido negli anni '60[10] e da Nancy Sandars negli anni '70[11]. Tuttavia Massimo Pallottino (più propenso ad un'identificazione Nuragici-Shardana) a proposito della tesi che supponeva una invasione dell'isola nella tarda età del bronzo da parte di popolazioni orientali, decenni prima scrisse:

« Benché tale ipotesi sia stata più volte affacciata, mancano assolutamente le prove. Il quadro delle conoscenze attuali ci orienterebbe anzi ad escluderla in maniera piuttosto recisa »
(La Sardegna Nuragica, Massimo Pallotino - a cura di Giovanni Lilliu, pag 119. Ilisso edizioni, 1950)

Altri elementi che vengono citati dai vari autori a favore dell'ipotesi sarda sono: la provenienza isolana degli Shardana, descritti come "il popolo delle isole che stanno in mezzo al grande verde", la famosa iscrizione in lingua fenicia "SHRDN" incisa nella stele di Nora e il rinvenimento di reperti nuragici quali ceramiche, utensili e lingotti nell'Egeo. La navigazione dei Sardi verso quell'area del mediterraneo è testimoniata inoltre dal mito di Talos, l'automa costruito da Efesto, che impediva agli stranieri (e in particolare ai Sardi) di raggiungere Creta[12].

La teoria di Leonardo Melis, che vede i Popoli del Mare, i Shardana inclusi, arrivare nel 2000 a.C. da Ur in Mesopotamia è stata ripresa dalla rivista internazionale di Antropologia e Archeologia più diffuso nel mondo anglosassone: NEXUS edizione francese di Gennaio/Febbraio 2013

Altri studiosi considerano gli Shardana come una popolazione anatolica forse originaria della città di Sardi o comunque orientale.

L'Egittologo Giacomo Cavillier (a capo del progetto Shardana del Centro Studi Champollion) sulla base dei dati raccolti in Egitto ritiene che allo stato attuale delle ricerche non sia possibile teorizzare origine e destinazione delle genti Shardana, stante la loro caratteristica di interreagire con alcune delle principali aree culturali del Vicino Oriente Antico (Egitto, Siria, Palestina, Fenicia, Egeo) e gradualmente di assimilarne le peculiarità per poter sopravvivere[13].

[modifica] Note

  1. ^ Grimal, N. "A History of Ancient Egypt", pp.250-253
  2. ^ Kenneth Kitchen, Pharaoh Triumphant: The Life and Times of Ramesses II, King of Egypt, Aris & Phillips, 1982. pg.40-41
  3. ^ Battle Inscriptions in Lichtheim 1976: 63ff
  4. ^ Gardiner 1968: 196-7
  5. ^ Giacomo Cavillier, La Battaglia di Qadesh, Torino, Tirrenia ed., 2007; id. Gli Shardana e l'Egitto ramesside, BAR n.1438, Oxford, Archaeopress, 2008
  6. ^ Giacomo Cavillier,Gli Shardana e l'Egitto ramesside, BAR n.1438, Oxford, Archaeopress, 2008
  7. ^ Vere Gordon Childe -Bronze Age , Sardinia
  8. ^ SardiniaPoint.it - Intervista a Giovanni Ugas
  9. ^ Paolo Bernardini - Le Torri, i metalli, il mare - 2010
  10. ^ Guido, Margaret (1963), "The Sardinians" (Thames Books: People and Places)
  11. ^ Sandars, Nancy K. The Sea Peoples, Thames and Hudson, London, 1978
  12. ^ Circolo culturale e archeologico Aristeo: Talos
  13. ^ Gli Shardana e l'Egitto ramesside, BAR n.1438, Oxford, Archaeopress, 2008

[modifica] Bibliografia

  • Giovanni Ugas, L'alba dei nuraghi, Cagliari, Fabula Editore, 2006. ISBN 978-88-89661-00-0
  • Massimo Rassu, Shardana e filistei in Italia. Nuove architetture in Sardegna alla fine dell'Età del Bronzo finale (XII-XI secolo a.C.), Grafica del Parteolla, 2003, ISBN 88-88246-43-6
  • Giacomo Cavillier,Gli Shardana e l'Egitto ramesside, BAR n.1438, Oxford, Archaeopress, 2008
  • Massimo Pittau "gli antichi sardi fra i popoli del mare"
  • Leonardo Melis "2nd World Congress on Matriarchal Studies, Texas 2005"

[modifica] Voci correlate

  • 2nd World Congress [1]