Giovanni Ameglio

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Giovanni Ameglio
Giovanni Ameglio

Giovanni Ameglio


Comandante delle isole occupate dell'Egeo
Predecessore carica istituita
Successore Ferruccio Trombi (provvisorio)

Governatore della Cirenaica
Predecessore Ottavio Briccolo
Successore Vincenzo Garioni

Governatore della Tripolitania
Predecessore Giulio Cesare Tassoni
Successore Vincenzo Garioni

Dati generali
Professione militare
Giovanni Ameglio
Dati militari
Paese servito Flag of Italy (1861-1946).svg Regno d'Italia
Forza armata Flag of Italy (1861-1946).svg Regio esercito
Arma Esercito
Corpo Fanteria
Anni di servizio 1872 - 1921
Grado Rank insignia of tenente generale of the Italian Army (1908).png Tenente generale
Guerre Guerra d'Abissinia
Guerra italo-turca
Rivolta dei Boxer
Prima guerra mondiale
Studi militari Scuola militare di fanteria e cavalleria di Modena

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Giovanni Battista Ameglio (Palermo, 29 ottobre 1854Roma, 29 dicembre 1921) è stato un generale italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nato a Palermo da una famiglia aristocratica, Giovanni Ameglio entrò giovanissimo nell'esercito italiano uscendo dalle scuole di perfezionamento militare nel 1875 col grado di tenente.

Promosso al rango di capitano, partecipò alla campagna africana dal 1885 al 1897 e comandò il distaccamento italiano in Estremo Oriente (Tientsin) dal 1902 al 1905.

La guerra per la Libia[modifica | modifica sorgente]

Maggior generale nel 1910, sebbene non più giovane e con alle spalle, nel complesso, una modesta carriera si distinse nella Guerra italo-turca dove diede prova di particolare acume tattico e strategico dimostrandosi un eccellente e, soprattutto, risoluto comandante coloniale. Fu il più capace collaboratore del Generale Ottavio Briccola coadiuvandolo egregiamente nella conquista e pacificazione di Bengasi e della Cirenaica.

L'occupazione di Rodi[modifica | modifica sorgente]

Ingresso del generale Ameglio e Marcello Amero d'Aste a Rodi nel 1912

Nel corso della stessa guerra guidò l'occupazione dell'isola di Rodi nel maggio 1912. Le consistenti truppe italiane[1] sbarcarono in forze a Kalitea il 4 maggio per concludere le operazioni di conquista il 17 quando, con un'imponente azione combinata terrestre e anfibia su tre direttrici convergenti (da Rodi, Kalavarda e Malona), il generale Ameglio ebbe ragione dell'ultima resistenza delle deboli forze turche[2] a Psithos[3]. Rivestì quindi la carica di Comandante delle isole occupate dell'Egeo fino al 14 ottobre 1913.

Governatore della Cirenaica e della Tripolitania[modifica | modifica sorgente]

Promosso Tenente generale per merito di guerra nel 1912 fu poi governatore della Cirenaica italiana dall'ottobre 1913 al 5 agosto 1918 e governatore della Tripolitania italiana dal 1915 al 5 agosto 1918 . Fu nominato senatore nel 1920 e comandò la Guardia regia dal luglio 1920 all'ottobre 1921. Ritiratosi dopo quest'ultimo atto a vita privata, morì nel dicembre di quello stesso anno.

Massone, fu membro della loggia romana "Propaganda massonica" del Grande Oriente d'Italia.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Monumento del 1913 al generale Giovanni Ameglio, città medievale di Rodi
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine della Corona d'Italia
Commendatore dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Commendatore dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine militare di Savoia
— 16 marzo 1913[4]
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
Medaglia Mauriziana al merito di 10 lustri di carriera militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia Mauriziana al merito di 10 lustri di carriera militare
Croce d'oro per anzianità di servizio (40 anni) - nastrino per uniforme ordinaria Croce d'oro per anzianità di servizio (40 anni)
Medaglia commemorativa delle campagne d'Africa - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa delle campagne d'Africa
Medaglia della campagna di Cina del 1903 - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia della campagna di Cina del 1903
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa italiana della vittoria

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Inizialmente un'avanguardia di 8.000 uomini, parte di un Corpo di spedizione forte complessivamente di 15.000 uomini su due reggimenti di fanteria (34° e 57º reggimento fanteria), un reggimento bersaglieri (4º Reggimento bersaglieri), un battaglione alpini, batterie da montagna, reparti del genio, cavalleria e servizi. La spedizione era partita da Tobruch, in Libia, con un convoglio scortato da una squadra navale comandata dall'Ammiraglio Leone Viale.
  2. ^ Sull'isola non vi erano più di 1.500 regolari turchi dipendenti dalla guarnigione di Salonicco. L'ultima resistenza fu opposta da un contingente di poco superiore ai mille uomini.
  3. ^ Alcuni osservatori, tra cui il re d'Italia Vittorio Emanuele III, criticarono la condotta operativa adottata dall'Ameglio come un inutile esercizio di virtuosismo militare. Va altresì notato che essa rispondeva però allo scopo di raggiungere il più completo successo con il minimo dei rischi e delle perdite servendo nello stesso tempo come un'esercitazione su grande scala in condizioni realistiche per l'addestramento delle truppe e dei comandi italiani.
  4. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Sergio Romano, La quarta sponda. La guerra di Libia, 1911/1912, Casa Editrice Bompiani, 1977, pag. 270

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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