Carlo Caneva

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Carlo Caneva
Il maggior generale Carlo Caneva

Il maggior generale Carlo Caneva


Governatore della Tripolitania
Durata mandato 11 ottobre 1911 - 1912
Predecessore Raffaele Borea Ricci D'Olmo
Successore Ottavio Ragni

Dati generali
Professione Militare
sen. Carlo Caneva
Stemma del Regno d'Italia Parlamento del Regno d'Italia
Senato del Regno d'Italia
Luogo nascita Udine
Data nascita 22 aprile 1845
Luogo morte Roma
Data morte 25 settembre 1922
Titolo di studio Scuola militare
Professione Militare di carriera (esercito)
Legislatura XXIII
Caneva a Tripoli con il suo Stato Maggiore

.

Carlo Caneva
22 aprile 1845 - 25 settembre 1922
Nato a Udine
Morto a Roma
Dati militari
Paese servito Flag of the Habsburg Monarchy.svg Impero austriaco
Flag of Italy (1861-1946).svg Regno d'Italia
Forza armata Wappen Kaisertum Österreich 1815 (Klein).jpg Esercito imperiale austriaco
Flag of Italy (1861-1946).svg Regio esercito
Arma Esercito
Corpo Artiglieria
Specialità Stato maggiore
Anni di servizio 1862 - 1914
Grado TenenteGeneraleREI-1870.jpg Generale
Guerre Terza guerra d'indipendenza italiana
Guerra d'Abissinia
Guerra italo-turca
Battaglie Battaglia di Sadowa-Battaglia di Cassala-Battaglia di Sciara Sciatt
Studi militari Scuola di artiglieria di Wienerneustadt

[senza fonte]

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Carlo Caneva (Udine, 22 aprile 1845Roma, 25 settembre 1922) è stato un generale italiano, capo di Stato Maggiore durante la campagna di Libia, nell'ambito della Guerra italo-turca.

Carriera militare[modifica | modifica sorgente]

Nell'esercito austriaco[modifica | modifica sorgente]

Nato in Friuli, che allora con il Regno Lombardo-Veneto faceva parte dell'Austria, iniziò la carriera militare nell'esercito austriaco come sottotenente d'artiglieria nell'armata austriaca di Benedek. Dopo la guerra austro-prussiana e la sconfitta austriaca a Sadowa cui Caneva prese parte[1], e la conseguente cessione del Veneto al regno d'Italia, decise di arruolarsi nel Regio Esercito italiano nel 1867[1].

Nell'esercito italiano[modifica | modifica sorgente]

Terminati i regolari studi alla Scuola di Guerra, venne aggregato allo Stato Maggiore e nel 1896 partì per l'Eritrea come colonnello di fanteria per combattere contro l'Etiopia e i Dervisci, campagne in cui si guadagnò il grado di maggior generale. Al comando di una guarnigione a Cassala resistette contro i mahadisti finché imbattuto riconsegnò il forte agli egiziani[1].

La guerra italo-turca[modifica | modifica sorgente]

Nel 1911, dopo aver avuto i comandi di divisione e di corpo d'armata, divenne capo di Stato Maggiore nella guerra italo-turca e diresse le operazioni contro l'Impero Ottomano e la guerriglia senussita guidata da Omar al-Mukhtar fino all'anno dopo.

La battaglia di Ain Zara[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di Ain Zara.
Caneva con il governatore della Tripolitania italiana Raffaele Borea Ricci D'Olmo a Tripoli.

Seguì le operazioni per l'occupazione dell'oasi di Ain Zara che si protrassero fin nel pomeriggio inoltrato e videro la completa vittoria italiana e la rotta dell'avversario. Essendo sopraggiunta la sera il generale Caneva ritenne opportuno non comandare l'inseguimento del nemico sconfitto. La decisione nuovamente di non inseguire il nemico attirò nuove dure critiche al generale Caneva e il giornalista Corrado Zoli ne imputò la decisione a un suo crollo di nervi[2]. In realtà Caneva era ben conscio dei pericoli del deserto e sapendo di avere truppe in grado di attaccare una posizione nemica stabile ma probabilmente ineesperte per uno scontro notturno contro un nemico mobile che conosce bene il territorio[3].

In ogni caso l'indubbia vittoria suscitò soddisfazione in Italia; il generale Alberto Pollio, capo di Stato Maggiore ritenne che "l'operazione fu ben combinata, ben condotta e ben eseguita" e in Libia eliminò la pressione su Tripoli permettendo di occuparne definitivamente le oasi. L'oasi di Ain Zara fu fortificata e dotata di artiglieria e una ferrovia la collegò a Tripoli[3]. Sidney Sonnino lo definì al tempo dell'impresa libica: "un uomo usato che soffre di stomaco da otto anni a questa parte". Luigi Barzini ne diede un ritratto impietoso: "Parola d'onore, se non sapessi che al tavolino vale qualche cosa (così dicono) lo prenderei per il più completo campione dell'imbecillità gallonata". Giovanni Giolitti, una fonte comunque non serena né mai obiettiva, rimarcò come Caneva mancasse di iniziativa e non si rendesse conto delle implicazioni di politica internazionale della sua condotta. Fu aspramente criticato per aver ignorato, suppostamente per ignavia e ristrettezza di vedute, nelle prime settimane dello sbarco italiano i notabili arabi locali; e per la sua condotta lenta, convenzionale, priva di iniziativa e passiva delle successive operazioni belliche. Gli addetti militari stranieri sul posto notarono con stupore il suo inesistente utilizzo della cavalleria in un terreno ad essa congeniale ed il fatto che non prendesse in considerazione di chiederne ulteriori contingenti oltre a quelli limitati già a sua disposizione[4].

Vita politica[modifica | modifica sorgente]

Nel 1912 fu nominato senatore del Regno, carica che ricoprì fino al 1922. Dopo Caporetto fu presidente della commissione d'inchiesta, della quale fecero parte anche il vice-ammiraglio Felice Napoleone Canevaro in qualità di vicepresidente, poi sostituito da Alberto De Orestis, il generale Ottavio Ragni, l'avvocato militare generale Donato Tommasi, il senatore avvocato Paolo Ernesto Bensa e il colonnello Fulvio Zugaro come segretario generale, assistiti dal futuro generale Luigi Efisio Marras.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine della Corona d'Italia
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine coloniale della Stella d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine coloniale della Stella d'Italia
Medaglia Mauriziana - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia Mauriziana
Croce d'oro con corona reale per anzianità di servizio militare per gli ufficiali con 40 anni di servizio - nastrino per uniforme ordinaria Croce d'oro con corona reale per anzianità di servizio militare per gli ufficiali con 40 anni di servizio
Medaglia commemorativa delle Campagne d'Africa - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa delle Campagne d'Africa
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra italo-turca

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Vandervort 2012, op. cit., p. 250
  2. ^ Vandervort 2012, op. cit., p. 306
  3. ^ a b Vandervort 2012, op. cit., p. 307
  4. ^ Sergio Romano, La quarta sponda. La guerra italo-turca, 1911/1912, Casa Editrice Bompiani, 1977, p. 270.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Bruce Vandervort, Verso la quarta sponda. La guerra italiana per la Libia (1911-1912), Roma, Stato maggiore dell'esercito, 2012.


Predecessore Governatore della Tripolitana Successore
Raffaele Borea Ricci D'Olmo 11 ottobre 1911 - 1912 Ottavo Ragni