Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
| sen. Carlo Caneva |
|
|
| Luogo nascita |
Udine |
| Data nascita |
22 aprile 1845 |
| Luogo morte |
Roma |
| Data morte |
25 settembre 1922 |
| Titolo di studio |
Scuola militare |
| Professione |
Militare di carriera (esercito) |
| Legislatura |
XXIII |
Carlo Caneva (Udine, 22 aprile 1845 – Roma, 25 settembre 1922) è stato un generale italiano, capo di Stato Maggiore durante la campagna di Libia, nell'ambito della Guerra italo-turca.
Carriera militare [modifica]
Nell'esercito austriaco [modifica]
Nato in Friuli, che allora con il Regno Lombardo-Veneto faceva parte dell'Austria, iniziò la carriera militare nell'esercito austriaco come sottotenente d'artiglieria nell'armata austriaca di Benedek. Dopo la guerra austro-prussiana e la sconfitta austriaca a Sadowa, e la conseguente cessione del Veneto al regno d'Italia, decise di passare nell'esercito italiano nel 1867.
Nell'esercito italiano [modifica]
Terminati i regolari studi alla Scuola di Guerra, venne aggregato allo Stato Maggiore e nel 1896 partì per l'Eritrea come colonnello di fanteria per combattere contro l'Etiopia e i Dervisci, campagne in cui si guadagnò il grado di maggior generale. Nel 1911, dopo aver avuto i comandi di divisione e di corpo d'armata, divenne capo di Stato Maggiore nella guerra italo-turca e diresse le operazioni contro l'Impero Ottomano e la resistenza libica di Omar al-Mukhtar fino all'anno dopo.
Sidney Sonnino lo definì al tempo dell'impresa libica: "un uomo usato che soffre di stomaco da otto anni a questa parte". Luigi Barzini ne diede un ritratto impietoso: "Parola d'onore, se non sapessi che al tavolino vale qualche cosa (così dicono) lo prenderei per il più completo campione dell'imbecillità gallonata". Giovanni Giolitti, una fonte comunque non serena né mai obiettiva, rimarcò come Caneva mancasse di iniziativa e non si rendesse conto delle implicazioni di politica internazionale della sua condotta. Fu aspramente criticato per aver ignorato, suppostamente per ignavia e ristrettezza di vedute, nelle prime settimane dello sbarco italiano i notabili arabi locali; e per la sua condotta lenta, convenzionale, priva di iniziativa e passiva delle successive operazioni belliche. Gli addetti militari stranieri sul posto notarono con stupore il suo inesistente utilizzo della cavalleria in un terreno ad essa congeniale ed il fatto che non prendesse in considerazione di chiederne ulteriori contingenti oltre a quelli limitati già a sua disposizione[1].
Nel 1912 fu nominato senatore del Regno, carica che ricoprì fino al 1922. Dopo la prima guerra mondiale visse l'agonia dello stato liberale dovuta all'entrata nella scena politica di Mussolini e del fascismo. Dopo Caporetto fu presidente della commissione d'inchiesta, della quale fecero parte anche il vice-ammiraglio Felice Napoleone Canevaro in qualità di vicepresidente, poi sostituito da Alberto De Orestis, il generale Ottavio Ragni, l'avvocato militare generale Donato Tommasi, il senatore avvocato Paolo Ernesto Bensa e il colonnello Fulvio Zugaro come segretario generale, assistiti dal futuro generale Luigi Efisio Marras.
- ^ Sergio Romano, "La quarta sponda. La guerra italo-turca, 1911/1912", Casa Editrice Bompiani, 1977, pag. 270