Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III

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1leftarrow.pngVoce principale: Palazzo Reale di Napoli.

Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III
Stato Italia Italia
Regione Campania Campania
Città CoA Città di Napoli.svg Napoli
Indirizzo Piazza del Plebiscito, 1 80132
Tipo Pubblica - Nazionale
Stile Architettura rinascimentale
Architetto Domenico Fontana
Sito web ufficiale

La biblioteca nazionale "Vittorio Emanuele III" di Napoli, già reale biblioteca borbonica, è una biblioteca pubblica statale che ha sede presso il palazzo reale, in piazza del Plebiscito.

Ha un patrimonio di 1.480.747 volumi a stampa, 319.187 opuscoli e 18.415 manoscritti[1], che in termini quantitativi la rende la terza tra le biblioteche italiane, dopo le due Nazionali Centrali di Roma e di Firenze.

Dipende dalla Direzione Generale per i Beni Librari e gli Istituti Culturali del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La Biblioteca venne istituita alla fine del XVIII secolo, raccogliendo nel Palazzo degli Studi, oggi sede del Museo Archeologico, le raccolte librarie provenienti dalla Reggia di Capodimonte. Fu aperta al pubblico nel 1804 con il nome di Reale Biblioteca di Napoli, diventando nel 1816 Reale Biblioteca Borbonica. Nel 1860 con l'Unità d'Italia assunse il nome di Biblioteca Nazionale.

Nel 1922 la sede, dopo lungo dibattito e su suggerimento di Benedetto Croce, fu spostata in quella attuale nel Palazzo Reale. Subì molti problemi durante la guerra sia per l'occupazione nazista che per quella alleata, ma i testi più preziosi furono trasferiti in località più sicure dell'entroterra fino alla riapertura nel 1945. Nel 1980 a causa del terremoto dell'Irpinia un'ala dell'edificio venne seriamente danneggiata; fu quindi necessario trasferire il materiale librario in altre parti dell'edificio.

Ricca di preziosi volumi orientali, è qui che Bernardo Bertolucci si è documentato sulle culture dell'Estremo Oriente, per poter dirigere poi il film L'ultimo imperatore, del 1987.

Le raccolte librarie[modifica | modifica wikitesto]

Costituirono il nucleo originario della biblioteca, oltre alle raccolte della reggia di Capodimonte (tra le quali va citata la libreria farnesiana che Carlo di Borbone aveva fatto trasportare a Napoli nel 1734), anche i fondi provenienti dagli ordini religiosi soppressi e da raccolte private.

Intorno alla metà del XIX secolo (ma depositati ufficialmente solo nel 1907) Antonio Ranieri rilasciò diversi manoscritti autografi Giacomo Leopardi tra cui Alla luna, L'Infinito, Ultimo canto di Saffo, A Silvia, Le ricordanze, Il sabato del villaggio, Canto notturno, lo Zibaldone e molti altri, mentre nel 1910, la biblioteca fu arricchita con l'Officina dei papiri ercolanensi, raccolta istituita da Carlo di Borbone per custodire i papiri ritrovati negli scavi della città vesuviana.

Nel 1922, dopo il trasferimento nella nuova sede, vennero annesse alla biblioteca le collezioni di altre importanti biblioteche napoletane. Tra queste va segnalata in particolare la Biblioteca Brancacciana che, costituita a Roma dal cardinale Francesco Maria Brancaccio nella prima metà del XVII secolo, fu nel 1690 collocata a Napoli presso il complesso di Sant'Angelo a Nilo.

Oggi la Biblioteca Nazionale – tuttora intitolata a Vittorio Emanuele III, che rese possibile il trasferimento nella sede di palazzo reale cedendone la proprietà al demanio (ma che molti preferirebbero portasse il nome di Benedetto Croce, appassionato artefice della nuova sistemazione) – contiene quasi due milioni di volumi, circa 20.000 manoscritti, più di 8.000 periodici, 4.500 incunaboli e 1.800 papiri ercolanensi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ministero dei Beni e delle Attività culturali - Ufficio Statistica

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