Chiesa di Sant'Angelo a Nilo

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Coordinate: 40°50′54″N 14°15′20″E / 40.848326°N 14.255575°E / 40.848326; 14.255575

Chiesa di Sant'Angelo a Nilo
Facciata vista da Piazza San Domenico Maggiore
Facciata vista da Piazza San Domenico Maggiore
Paese Flag of Italy.svg Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Località CoA Città di Napoli.svg Napoli
Religione Cristiana Cattolica di Rito Romano
Diocesi Arcidiocesi di Napoli
Anno consacrazione
Architetto Arcangelo Guglielmelli
Stile architettonico barocco
Inizio costruzione 1385
Completamento 1709
Demolizione
Sito web

La chiesa di Sant'Angelo a Nilo si trova nel centro storico di Napoli in piazzetta Nilo, all'angolo sud-est di piazza San Domenico, con una facciata rivolta su via Mezzocannone.

È anche conosciuta come Cappella Brancaccio, poiché conserva al suo interno una delle opere di scultura più importanti presenti in città, il Sepolcro del cardinale Rainaldo Brancacci di Donatello, realizzato in collaborazione con Michelozzo.

Indice

[modifica] Storia

La chiesa è ubicata nel cuore della Napoli greco-romana, nella piazzetta dedicata al dio Nilo, al cui culto erano votati i mercanti egiziani. Il cardinale Rinaldo Brancaccio fece erigere nel 1385 una prima cappella dedicata ai Santi Angelo e Marco, nelle immediate adiacenze del palazzo nobiliare di famiglia.

Il rifacimento che diede alla chiesa l'attuale aspetto è del 1709, per opera di Arcangelo Guglielmelli. Avanzo dell'antica costruzione gotico-catalana è il portale principale, dotato di un architrave con figure di angeli, così come un affresco nella lunetta raffigurante La Vergine e i Santi Michele e Baculo con il Cardinale Brancaccio (secolo XV), in scarse condizioni di conservazione. Il portale laterale presente sull'altro ingresso databile intorno alla seconda metà del XV secolo, presentava nella lunetta una raffigurazione scultorea di San Michele, poi trasferita nell'interno.

[modifica] L'interno

Navata della chiesa dal presbiterio

L'interno della chiesa presenta un arredo marmoreo sei-settecentesco e stucchi disegnati dal Guglielmelli che circoscrivono tele di Giovambattista Lama, della scuola pittorica di Luca Giordano, tra cui spicca I Santi in adorazione del Volto Santo.

Sul lato destro della navata si apre una cappella delimitata da un bella cancellata settecentesca di ottone e ferro battuto, dove sono conservate tra l'altro le reliquie della matrona Candida, risalenti al VI secolo, che è stata erroneamente venerata come santa sino ad alcuni decenni fa; nello stesso ambiente la tela di Carlo Sellitto L'apparizione della Vergine a Santa Candida o Visione di Santa Candida.

Cappella con in fondo la Visione di Santa Candida di Carlo Sellitto

All'altare maggiore vi è la tavola con San Michele Arcangelo, eseguita nel 1573 dal senese Marco Pino, mentre al maestro lombardo Giovan Tommaso Malvito sembra attribuibile il tabernacolo in marmo posto sul lato destro della sagrestia. L'altare è sormontato da un'opera mirabile nel campo dell'intaglio, in legno policromo e di epoca tardo-seicentesca, raffigurante L'Addolorata.

[modifica] Organo

In controfacciata vi è un sontuoso organo di stile tardo barocco, alloggiato sopra la cantoria lignea, costruito nel XVIII da ignoto. Lo strumento, avente una ricca facciata intagliata e dorata, è stato restaurato nel 1970 dalla ditta La Ceciliana di Padova ed è composto da una tastiera e pedaliera di un'ottava costantemente unita alla pedaliera. Di seguito la disposizione fonica:

Tomba scolpita dai Fratelli Ghetti, posta di fronte al sepolcro del cardinale Brancacci

[modifica] Il Sepolcro del Cardinale Brancacci

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Sepolcro del cardinale Rainaldo Brancacci.

Massima opera scultorea rinascimentale presente a Napoli, è considerarsi una delle prime e maggiori testimonianze del passaggio dalle forme tardo-gotiche a quelle rinascimentali. Pur avendo un tradizionale impianto a baldacchino, di chiara reminiscenza tardo-gotica (il cuo gusto artistico a Napoli risentiva profondamente dell'operato di Tino da Camaino), il monumento presenta sculture e rilievi che balzano agli occhi per loro modernità.

L'opera, in un primo momento collocata lungo una delle pareti della chiesa originaria ed ora visibile alla destra dell'altare maggiore, fu eseguita a Pisa tra il 1426 e il 1428 da Donatello ed altri maestri toscani come Michelozzo e Pagno di Lapo Portigiani e inviata a Napoli per mare.

Sono certamente di Donatello, il pannello in rilievo "stiacciato" che raffigura L'Assunzione, emblematico della nuova spazialità tipica del Rinascimento che va a sostituire la classica concezione lineare precedente e la testa del Brancacci.

[modifica] La biblioteca brancacciana

Tramite una porticina, dal lato destro della chiesa, si accede al cortile di Palazzo Brancaccio che dà sull'adiacente vico Donnaromita. Qui, nel 1690, la famiglia Brancaccio, grazie al lascito testamentario del cardinale Francesco Maria Brancaccio aprì la prima biblioteca napoletana pubblica. La prestigiosa raccolta di volumi, ivi stipati su librerie lignee di Andrea Gizio e Domenico Greco, fu accorpata in seguito alla Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III.

[modifica] Bibliografia

  • Vincenzo Regina, Le chiese di Napoli. Viaggio indimenticabile attraverso la storia artistica, architettonica, letteraria, civile e spirituale della Napoli sacra, Newton e Compton editore, Napoli 2004.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

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