Chiesa di San Giovanni a Carbonara

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Coordinate: 40°51′21.65″N 14°15′37.34″E / 40.856013°N 14.260372°E40.856013; 14.260372

Chiesa di San Giovanni a Carbonara
Facciata
Facciata
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Località CoA Città di Napoli.svg Napoli
Religione Cattolicesimo
Stile architettonico architettura gotica
Inizio costruzione 1343

La chiesa di San Giovanni a Carbonara è una chiesa di Napoli di epoca trecentesca, tra le più ricche di opere d'arte della città.

È ubicata nell'omonima strada del centro storico, così chiamata in quanto era destinata in epoca medievale a luogo di scarico dei rifiuti inceneriti.

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

La costruzione della chiesa ebbe inizio nel 1339, grazie alle donazioni del patrizio napoletano Gualtiero Galeota, sul luogo dove sorgeva un piccolo convento di agostiniani.

L'ampliamento che, all'inizio del Quattrocento, fu voluto da Re Ladislao (che qui desiderava essere sepolto), portò alla costruzione di un nuovo chiostro a fianco di quello preesistente e la chiesa fu abbellita con marmi pregiati.

Restaurata nel 1856, fu severamente danneggiata durante i bombardamenti del 1943.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Esterno[modifica | modifica sorgente]

Particolare della facciata esterna
Navata

L'ingresso della chiesa è caratterizzato da una scenografica scala in piperno a doppia rampa realizzata da Ferdinando Sanfelice nel 1707 circa.

La facciata della chiesa, semplice nelle forme, presenta un bel portale gotico con due pilastri ornati ed una lunetta affrescata dal pittore lombardo Leonardo da Besozzo. Nei pressi dell'arco si trovano otto stemmi angioini e la figura del sole splendente, simbolo della famiglia nobiliare Caracciolo del Sole.

La chiesa ingloba la chiesa di Santa Monica e la chiesa della Consolazione a Carbonara mentre è contigua strutturalmente a quella della Pietatella.

Interno[modifica | modifica sorgente]

L'interno è a croce latina con un'unica navata rettangolare, il soffitto a capriate e l'abside coperta a crociera con cappelle aggiunte in tempi posteriori. L'altare maggiore con balaustra (1746) presenta una pavimentazione a marmi policromi ed è posto tra due finestroni a linea tipicamente gotica.

Il complesso presenta sculture e pitture di gusto prevalentemente gotico e rinascimentale. Nella zona absidale domina il monumento funebre a re Ladislao mentre per la sacrestia furono composte nel 1546 sedici tavole del Vasari con la collaborazione di Cristoforo Gherardi oggi al museo di Capodimonte; del pittore aretino è rimasta nella chiesa, accanto al monumento a re Ladislao, una Crocefissione. Sull'altare maggiore vi è invece la statua della Madonna delle Grazie di Michelangelo Naccherino (1578) e dello stesso autore sono altri monumenti funebri ed una Madonna col Bambino. Di Bartolomé Ordoñez è infine l'Altare dell'Epifania del 1517 circa.

Controfacciata. Al centro l'ingresso della cappella Somma, a destra la Madonna col Bambino del Naccherino
Cappella Somma

Le cappelle della chiesa sono sei, quattro laterali, una nella controfacciata ed una alle spalle dell'abside:

Cappella Caracciolo del Sole

La cappella si trova alle spalle dell'abside, accessibile passando sotto il monumento funebre a re Ladislao. La rinascimentale cappella possiede importanti affreschi del Perinetto e Leonardo da Besozzo, ed inoltre custodisce il monumentale sepolcro di Sergianni Caracciolo.

Cappella del Crocifisso

Fondata dal cardinale Geronimo Seripando, la cappella è detta anche per l'appunto "Cappella Seripando". Essa è caratterizzata dal monumento sepolcrale del fondatore che fu inoltre arcivescovo di Salerno.

Cappella Recco

Ospita il presepe quattrocentesco del complesso commissionato nel 1478 da Jaconello Pipe, aromatario del duca di Calabria, a Pietro e Giovanni Alamanno. Quarantacinque figure pastorali sono state poi trasferite al museo di San Martino.

Cappella Miroballo

La complessa decorazione di questa cappella, dedicata a san Giovanni Battista ed addossata alla parete di fronte all'ingresso, è stata attribuita a vari artisti lombardi come il Malvito o Jacopo della Pila. La cappelal è caratterizzata da numerose statue tra le quali spiccano alcuni Dottori della Chiesa, una Madonna col Bambino e l'opera dedicata al fondatore della cappella Troiano Miroballo con la moglie presentati dai due Ss. Giovanni. Il sepolcro di Antonio Miroballo è opera di Lorenzo Vaccaro e precede gli affreschi quattrocenteschi posti nella nicchia seguente che raffigurano la Vita di San Nicola da Tolentino.

Cappella Caracciolo di Vico

La cappella fu eseguita agli inizi del Cinquecento e fu opera di diverse mani del rinascimento napoletano e di quello spagnolo. La cappella ospita i sepolcri della famiglia Caracciolo di Vico e vi lavorarono i più noti scultori marmorei di quel periodo: Giovanni da Nola, Girolamo Santacroce, Giovanni Domenico D'Auria, Annibale Caccavello e Girolamo D'Auria.

Cappella Somma

La cappella, che si trova sulla controfacciata, fu eretta tra il 1557 ed il 1566 su disegno del D'Auria e dal Caccavello che eseguirono rispettivamente la parte inferiore dell'altare, l'Assunta, e il Sepolcro di Scipione di Somma di fronte all'ingresso.

Palazzo Caracciolo di Santobuono[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Palazzo Caracciolo di Santobuono.

A sinistra della chiesa, il maestoso palazzo Caracciolo di Santobuono, eretto nel XVII secolo come rifacimento di un piccolo castello voluto da Carlo II e poi lasciato in donazione da re Roberto a Landolfo Caracciolo.

In epoca aragonese fu sede del Sacro Regio Consiglio e fu dimora del Duca di Guisa (1648), dello scopritore degli scavi di Ercolano Emanuele Maurizio d'Elboeuf (1716) e del generale francese Jean Étienne Championnet ai tempi della Repubblica Partenopea.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Napoli sacra. Guida alle chiese della città, coordinamento scientifico di Nicola Spinosa; a cura di Gemma Cautela, Leonardo Di Mauro, Renato Ruotolo, Napoli 1993-1997, 15 fascicoli

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]