Piazza del Plebiscito

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Coordinate: 40°50′09.23″N 14°14′55.62″E / 40.835896°N 14.248784°E40.835896; 14.248784

Vista della piazza verso la Basilica di San Francesco di Paola

Piazza del Plebiscito (già Largo di Palazzo o Foro Regio) è una piazza di Napoli posizionata a termine di via Toledo, non appena oltrepassata piazza Trieste e Trento.

Ubicata nel centro storico, tra il lungomare e via Toledo, con una superficie di circa 25 000 metri quadrati la piazza si presenta come una delle più grandi della città e d'Italia e per questo è quella più utilizzata per le grandi manifestazioni.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Domenico Fontana ed il Largo di Palazzo[modifica | modifica wikitesto]

La piazza del Plebiscito fu per secoli uno slargo irregolare, chiamato Largo Santo Loise, in quanto era ubicata dinanzi la chiesa di Santo Loise, nel borgo fuori le mura aragonesi.[1]

Solo dall'inizio del Seicento in poi fu gradatamente "regolarizzata", anche a causa della costruzione del nuovo palazzo Reale, opera di Domenico Fontana.[2] Il Fontana, su ordine del viceré don Pedro de Toledo, edificò la reggia rivolta non più verso la «strada Toledana», bensì dinanzi il largo Santo Loise che venne quindi ribattezzato «largo di Palazzo». Si viene così a creare una scenografica quinta architettonica, che si affaccia su un enorme piazza che coinvolge le più importanti direttrici dell'epoca. L'importanza dell'intervento venne sottolineata dal critico d'arte novecentesco Giulio Carlo Argan:

« La costruzione dell’enorme palazzo reale dimostra come il Fontana mirasse a creare un raccordo tra lo spazio chiuso della vecchia città e lo spazio aperto della marina, che avrebbe dovuto costituire, così non soltanto lo sfondo, ma il modulo metrico dello spazio urbano »

Il Largo di Palazzo in età vicereale e borbonica[modifica | modifica wikitesto]

Veduta del Largo di Palazzo, Gaspar van Wittel, palazzo Zevallos, Napoli. Si noti la forma irregolare propria della piazza, prima della costruzione della basilica.

Il Palazzo diede nuova linfa a tutta l'area circostante, attirando non pochi nobili ed aristocratici e creando un nuovo nucleo cortigiano molto lontano dalla culla dell'aristocrazia che era localizzata nel centro storico.[1]

Con l'instaurazione dell'età vicereale, vennero attuati numerosissimi progetti per migliorare il Palazzo Reale ma ben pochi per quanto riguarda l'arredo urbano del Largo, cui fu tentato di dare un'identità di piazza che di fatto non aveva. Venne tuttavia arricchito il lato del Largo degradante verso il mare con un gruppo scultoreo di Pietro Bernini e di Michelangelo Naccherino: la Fontana del Gigante, articolata in tre archi a tutto sesto ed ornata da statue di animali marini e divinità fluviali.[1]

Un altro tentativo di configurare il Largo come «piazza» fu quello di produrre macchine da festa, che venivano periodicamente innalzate da grandi architetti. Sono famose le «sistemazioni del Largo» messe in atto da architetti del calibro di Ferdinando Sanfelice, Niccolò Tagliacozzi Canale, Francesco Maresca, spesso erette anche in occasione di eventi legati alla famiglia reale.[1]

L'Ottocento: il Foro Gioacchino e quello Ferdinandeo[modifica | modifica wikitesto]

Uno dei principali obiettivi del governo partenopeo di Gioacchino Murat nell'ambito del rinnovo urbano fu quello di sostituire il Largo con una piazza geometricamente ben definita. Si aveva bisogno infatti di una grande area per le manifestazioni pubbliche, che andasse incontro ai canoni illuministi di embellissement già messi in atto nelle altre grandi città italiane (Roma, Milano, Firenze). Viene quindi redatto il progetto nel 1809, che si propone di dar vita alla Gran Piazza, o Foro Gioacchino o ancora Foro Murat.[1]

Per ordine dei monarchi francesi, il Largo fu interamente ridisegnato e ripensato. Furono demoliti i due edifici religiosi che ne limitavano lo spazio ed impedivano di inserirla al meglio nel contesto urbano circostante: la chiesa di San Luigi di Palazzo e la chiesa di Santo Spirito. In luogo di essi vennero eretti palazzi di stato, a cornice del famoso emiciclo dorico in pietra lavica e marmo, voluto da Gioacchino Murat su disegno di Leopoldo Laperuta; al centro della mezzaluna avrebbe dovuto essere un altro edificio civile, consacrato ai fasti dei Napoleonidi.[3] In mezzo alla piazza, invece, si sarebbe dovuta collocare una statua equestre di Napoleone, quale fulcro dell'intero disegno urbano. I lavori avanzarono per tutto il 1812, per poi essere interrotti nel 1815 quando il regno di Napoli tornò alla corona borbonica.

La piazza tra il 1890 e il 1900

L'erigendo Foro Gioacchino prima dell'ascesa dei Borbone quindi non venne solo avviato, bensì anche quasi completato: mancava infatti solo il grandioso edificio colonnato, del quale vennero poste solo le fondamenta. Con l'ascesa dei Borbone, Ferdinando IV modificò completamente gli intenti architettonici originari, promulgando il bando per un Foro Ferdinandeo che comprendeva anche la costruzione di una chiesa dedicata a San Francesco di Paola - pur conservando i palazzi gemelli già edificati ai lati.[1]

I lavori vennero appaltati a Domenico Barbaja. La posa della prima pietra avvenne nel 1816, e i lavori si protrassero fino al 1846, quando avvenne la solenne inaugurazione della Piazza Ferdinandea.[1]

Dall'Ottocento in poi: età moderna[modifica | modifica wikitesto]

Il nome di piazza del Plebiscito fu scelto dopo che, il 21 ottobre 1860, un plebiscito aveva decretato l'annessione del Regno delle due Sicilie al regno di Sardegna.

Nel 1885 al centro della piazza venne installata una monumentale fontana disegnata da Federico Travaglini per inaugurare il nuovo acquedotto del Serino. La fontana, in seguito smontata, ritornò nella piazza cento anni dopo, nel 1985, in occasione del centenario dell'inaugurazione dell'acquedotto e anche questa volta la fontana dopo l'anniversario scomparve.[4]

Nel 1963 un'ordinanza comunale trasformò la piazza in un parcheggio pubblico per far fronte all'incremento incontrollato di autovetture in città. La piazza rimase così deturpata (accolse perfino un ampio cantiere per la realizzazione della Linea Tranviaria Rapida verso la fine degli anni ottanta) fino a quando nel 1994, in occasione del vertice dei G7, la giunta Bassolino le restituì dignità pedonalizzandola in toto.[5]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La piazza è circondata da importanti edifici storici della città, riassunti nella seguente tabella.

Immagine Nome Descrizione
Neapol summer 2012 11.JPG Basilica di San Francesco di Paola La basilica, considerata uno dei massimi esempi di architettura neoclassica in Italia, venne edificata in onore dei lavori per il Foro Ferdinandeo.
Napoli - Palazzo Reale19.jpg Palazzo Reale Il palazzo, di dimensioni notevoli, fu utilizzato come reggia dai viceré spagnoli, poi da quelli austriaci e, in seguito, dal casato dei Borbone. Dopo l'unità d'Italia, divenne la residenza napoletana dei Savoia.
Palazzo Salerno.JPG Palazzo Salerno Il palazzo fu eretto alla fine del Settecento dall'architetto messinese Francesco Sicuro.
Prefettura Napoli.JPG Palazzo della Prefettura Il palazzo, già Palazzo della Foresteria, fu realizzato da Leopoldo Laperuta nel 1815. Oggi è la sede della Prefettura di Napoli e, al piano terra, del Caffè Gambrinus.

Non molto distanti vi sono altri imponenti monumenti di Napoli, come l'adiacente teatro San Carlo, la galleria Umberto I ed il Maschio Angioino. Inoltre dalla piazza è visibile in alto la collina di san Martino al Vomero sulla quale sorgono la certosa di San Martino ed il castel Sant'Elmo.

Piazza del Plebiscito oggi si collega alla sottostante via Ferdinando Acton mediante l'ascensore Acton, il cui utilizzo è gratuito e la cui gestione è affidata all'azienda napoletana mobilità (ANM).

Essa si sviluppa su un ampio spazio che vede sul lato ovest un colonnato al centro del colonnato spicca la basilica di san Francesco di Paola, che ne è l'elemento dominante e fu eretta da Ferdinando I, come ex voto per aver riconquistato il regno dopo il decennio di dominio francese. Di fronte all'edificio di culto, invece, c'è il palazzo Reale.

La basilica, commissionata a Pietro Bianchi nel 1817, fu completata nel 1846, nei modi più aggiornati del neoclassicismo il quale si sviluppò e vide i suoi massimi esponenti proprio in città e nel regno delle due Sicilie grazie a personalità del calibro di Luigi Vanvitelli. Il modello di riferimento della chiesa fu quello delle forme del Pantheon romano. All'interno è abbellita da statue e dipinti coevi, ad eccezione del seicentesco altare maggiore e da alcune tele prelevate da luoghi di culto pre-esistenti sul vecchio slargo.

Isolate sulla piazza, di fronte alla Basilica, s'innalzano le statue equestri di Carlo III di Borbone (iniziatore della dinastia borbonica) e di suo figlio Ferdinando I. Le sculture furono commissionate per celebrare il ritorno della dinastia borbonica dopo la parentesi napoleonica. La prima è opera di Antonio Canova che eseguì il lavoro in un arco cronologico compreso fra il 1816 ed il 1822, anno della morte dell'artista. La seconda, non potendo essere eseguita per intero dallo scultore veneto a causa della sua morte, vede per quel che riguarda il cavallo l'effettiva attribuzione al Canova, mentre il re che lo cavalca fu scolpito dall'allievo Antonio Calì.

Il gioco dei cavalli[modifica | modifica wikitesto]

Vi è una tradizione che coinvolge le due statue equestri presenti al centro dell'emiciclo: con gli occhi bendati, partendo dalla porta del Palazzo Reale, bisogna camminare in linea retta e passarvi in mezzo.[6]

Per quanto ci si possa sforzare, ciò è molto difficile poiché si finirà per deviare e andare fuori traiettoria. Questo fenomeno è dovuto alla notevole pendenza della piazza, che spingeranno a deviare di lato.[6]

Una spiegazione viene fornita dal neuropsichiatra Andrea Tessitore:[6]

« [...]
Esiste una spiegazione scientifica?

Certo. [...] Il problema è che per cercare di passarci in mezzo utilizziamo la struttura dei sistemi dell'equilibrio. Cioè i due vestiboli, uno a destra e l'altro a sinistra, e il cervelletto. Però, se si cammina bendati, le percezioni di questi due sistemi vengono in parte attutite. Il corpo allora, per forza di cose, utilizza gli altri sensi: cerca di regolarsi sulla base dei rumori, delle sensazioni che prova attraverso la pelle. Inoltre, e soprattutto, conta molto l'emotività. [...]

Nonostante l'ampia distanza?

Proprio la sensazione dello spazio intorno può generare una sorta di agorafobia che incide in negativo: in uno spazio ristretto è più facile. Tra l'altro in piazza Plebiscito probabilmente c'è una certa pendenza che, non utilizzando la vista, concorre a indurre in errore »

Qui è visibile un video esplicativo del fenomeno.

Manifestazioni cittadine[modifica | modifica wikitesto]

Dalla riforma bassoliniana, piazza del Plebiscito è diventata lo scenario dei principali avvenimenti cittadini e nazionali: dai comizi elettorali alle serate del Festivalbar, dai concerti musicali alle dirette televisive nelle cerimonie nazionali.

Tradizionalmente ogni anno nel periodo natalizio sono installate al centro della piazza opere di arte contemporanea, spesso discusse per la loro eccentricità. Tra gli artisti che hanno esposto negli ultimi anni si citano Mimmo Paladino, Richard Serra, Rebecca Horn, Luciano Fabro.

Trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g Colletta.
  2. ^ Carla Verde.
  3. ^ Casiello.
  4. ^ Pretelli; Ugolini, p. 244.
  5. ^ Bassolino, p. 16.
  6. ^ a b c Angelo Lomonaco, Bendati tra i cavalli del Plebiscito. Il gioco torna di moda tra i turisti (Napoli), Corriere del Mezzogiorno, 10 agosto 2012. URL consultato il 16 novembre 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonio Bassolino, La repubblica delle città, Donzelli Editore, 1996, ISBN non esistente.
  • Gennaro Ruggiero, Le piazze di Napoli, Roma, Tascabili economici Newton, 1998, ISBN 88-7983-846-6.
  • Marco Pretelli; Andrea Ugolini, Historic fountains, Alinea Editrice, 2011, ISBN 8860556147.
  • Paola Carla Verde, Domenico Fontana a Napoli. 1592- 1607, Napoli, Electa Napoli, 2008, ISBN non esistente.
  • Stella Casiello, Verso una storia del restauro: dall'età classica al primo Ottocento, Alinea Editrice, 2008, ISBN 8860552761.
  • Teresa Colletta, La storia delle piazze. La principale area pubblica di Napoli: da Largo di Palazzo a piazza Plebiscito., Università degli Studi di Napoli Federico II.

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