Giovanni Trapattoni

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Giovanni Trapattoni
FIFA WC-qualification 2014 - Austria vs Ireland 2013-09-10 - Giovanni Trapattoni 03.JPG
Trapattoni nel 2013 alla guida dell'Irlanda.
Nazionalità Italia Italia
Altezza 175 cm
Peso 73 kg
Calcio Football pictogram.svg
Ruolo Allenatore (ex centrocampista)
Ritirato 1972 - giocatore
2013 - allenatore
Carriera
Giovanili
19??-1957 Cusano Milanino
Squadre di club1
1957-1971 Milan 274 (3)
1971-1972 Varese 10 (0)
Nazionale
1960-1964 Italia Italia 17 (1)
Carriera da allenatore
1972-1974MilanColl. tecnico / Giovanili
1974MilanInterim
1974-1975MilanVice
1975-1976Milan[1]
1976-1986Juventus
1986-1991Inter
1991-1994Juventus
1994-1995Bayern Monaco
1995-1996Cagliari
1996-1998Bayern Monaco
1998-2000Fiorentina
2000-2004Italia Italia
2004-2005Benfica
2005-2006Stoccarda
2006-2008Salisburgo[2]
2008-2013Irlanda Irlanda
1 I due numeri indicano le presenze e le reti segnate, per le sole partite di campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
Statistiche aggiornate all'11 settembre 2013

Giovanni Trapattoni (Cusano Milanino, 17 marzo 1939) è un ex allenatore di calcio e calciatore italiano, di ruolo centrocampista.

Noto col diminutivo di Trap, e considerato il tecnico più rappresentativo del calcio italiano del secondo dopoguerra, è l'allenatore italiano più vittorioso a livello di club nonché uno dei più titolati al mondo[3] avendo conquistato campionati in Italia (un record di sette), Germania, Portogallo e Austria (uno a testa), per un totale di dieci titoli nazionali, facendone uno dei cinque allenatori — assieme allo jugoslavo Tomislav Ivić, all'austriaco Ernst Happel, al portoghese José Mourinho, al belga Eric Gerets e al suo connazionale Carlo Ancelotti — capaci di vincere almeno un torneo nazionale di prima divisione in quattro paesi diversi;[4] a questi si sommano sette titoli ufficiali a livello internazionale, che ne fanno il sesto allenatore al mondo e quarto in Europa per numero di trofei conquistati in tale categoria.[5]

I suoi anni fa calciatore trascorsero per la gran parte al Milan, dove rimase una colonna portante della squadra per quasi un quindicennio e, agli ordini di Nereo Rocco, vinse due scudetti, una Coppa Italia, due Coppe dei Campioni, una Coppa delle Coppe e una Coppa intercontinentale;[6] chiuse poi la carriera agonistica nel Varese.[6]

Divenne subito allenatore, emergendo precocemente e ottenendo la maggior parte dei suoi allori sulla panchina della Juventus, squadra che guidò ininterrottamente in un primo periodo dal 1976 al 1986, e successivamente dal 1991 al 1994, costituendo il ciclo più duraturo nella storia del calcio professionistico italiano; riuscì inoltre a inanellare sei campionati di Serie A e due Coppe Italia, diventando al contempo il primo allenatore nella storia ad aver vinto le tre principali competizioni per club organizzate dall'Unione delle Federazioni Calcistiche Europee (UEFA) con la stessa squadra e, in seguito, tutte le manifestazioni allora gestite dalla confederazione, un'impresa mai riuscita prima nel calcio europeo.[7] È inoltre uno dei pochi sportivi ad aver vinto la Coppa dei Campioni, la Coppa delle Coppe e la Coppa Intercontinentale sia da giocatore che da allenatore vantando, infine, il primato di affermazioni in Coppa UEFA (3), condiviso con Unai Emery.

Commissario tecnico della nazionale italiana dal 2000 al 2004, fu successivamente CT della nazionale irlandese dal 2008 al 2013, con cui sfiorò la qualificazione al campionato del mondo 2010 disputato in Sudafrica al termine di una polemica sfida contro la Francia, riuscendo in seguito a qualificarla due anni dopo al campionato d'Europa 2012 tenutosi congiuntamente in Polonia e Ucraina, traguardo raggiunto per la prima volta dai Boys in Green dal 1988.

Nel 2007 fu inserito dal quotidiano britannico Times in una lista dei cinquanta migliori allenatori della storia del calcio[8] e, sei anni più tardi, dall'emittente televisiva statunitense ESPN nella speciale classifica dei venti più grandi allenatori.[9] Infine, fu introdotto nella Hall of fame del calcio italiano nella categoria allenatore italiano nel 2012.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Quinto figlio dell'operaio Francesco e di Romilde Bassani, Giovanni è cresciuto durante il dramma del secondo conflitto mondiale e tra le difficoltà dell'immediato dopoguerra. Poiché di famiglia umile, alternava gli allenamenti di calcio con il lavoro in cartotecnica, con l'obiettivo di costruirsi un futuro solido per sè e per i propri familiari.[10]

Durante le Olimpiadi di Roma 1960 incontrò Paola Miceli, e continuò a frequentarla grazie al servizio militare che gli diede la possibilità di trasferirsi proprio nella Capitale. Si sposarono nel 1964, mettendo al mondo due figli, Alberto e Alessandra.[10]

Nel settembre 2015 è uscito il suo libro autobiografico Non dire gatto, scritto in collaborazione con Bruno Longhi.[11] Nell'estate del 2018 è stato nominato presidente onorario del San Venanzo, formazione dilettantistica dell'eponimo comune umbro.[12]

Caratteristiche tecniche[modifica | modifica wikitesto]

Giocatore[modifica | modifica wikitesto]

Trapattoni (a destra) al Milan nel 1970, in marcatura sull'interista Mazzola durante un derby di Milano.

Impiegato prettamente nel ruolo di centrocampista difensivo,[13] Trapattoni ha giocato sia come mediano sia come difensore, all'occorrenza come terzino.[6] Abile marcatore,[6] da calciatore lo si ricorda per efficaci tenute a uomo su alcuni dei maggiori fuoriclasse dell'epoca: su tutte quella che annullò Eusébio durante la finale di Coppa dei Campioni 1962-1963 a Wembley, che valse al Milan — e al calcio italiano — la sua prima Coppa dei Campioni.[14]

Allenatore[modifica | modifica wikitesto]

Una volta intrapresa la carriera di allenatore, diventò uno dei teorici e massimi interpreti della zona mista, schema tattico che coniugò al meglio le caratteristiche di due filosofie calcistiche agli antipodi, il catenaccio italiano e il calcio totale olandese.[13] Con questo gioco "all'italiana" i difensori preservavano una stretta marcatura a uomo, mantenendo la presenza del libero a impostare l'azione, mentre nei reparti avanzati i giocatori venivano disposti a zona, riuscendo così a muoversi e interscambiarsi:[15][16] fu così che le squadre allenate da Trapattoni tra gli anni 1970 e 1990 mostravano come fiore all'occhiello il proprio centrocampo, di difficile lettura da parte degli avversari, in cui veniva esaltato il ruolo del regista, libero di spaziare dalla zona difensiva per impostare il gioco a quella offensiva per finalizzare l'azione;[15][17] prova di ciò fu l'elevato numero di gol messi a segno da fantasisti quali Michel Platini e Roberto Baggio, per quanto riguarda il primo e il secondo periodo del Trap alla Juventus, o da elementi box-to-box come Lothar Matthäus durante il quinquennio sulla panchina dell'Inter.[16]

Trapattoni (a sinistra) allenatore della Juventus nel campionato 1976-1977, mentre saluta il collega Radice in occasione di un derby di Torino: i due tecnici, già compagni di squadra a Milano, furono i massimi fautori della zona mista.

Ispirato in primis da Nereo Rocco, il quale l'aveva allenato in tre periodi diversi durante la sua quasi quindicennale carriera agonistica nel Milan,[9] in panchina Trapattoni si distinse inoltre sia per la sua conoscenza strategica superiore sia per la meticolosità nei dettagli, nell'abilità nella lettura delle partite e nell'utilizzo dei cambi nonché per le notevoli abilità motivazionali verso i suoi giocatori.[13]

Memore dei suoi trascorsi da centrocampista, ha affermato come ciò lo abbia facilitato nel diventare poi un bravo allenatore, sostenendo che «giocando in mezzo capisci meglio le dinamiche di tutti i reparti».[18]

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Giocatore[modifica | modifica wikitesto]

Club[modifica | modifica wikitesto]

Gli inizi, gli anni al Milan[modifica | modifica wikitesto]
Trapattoni (accosciato, secondo da sinistra) nel Milan campione d'Italia 1961-1962

Mosse i primi passi nel vivaio del Cusano Milanino, squadra del paese natale. Nel 1956, durante un incontro con i giovani del Milan, balzò all'occhio del tecnico ed ex calciatore rossonero Mario Malatesta, il quale gli diede subito la possibilità di mettersi in luce con un provino, superato il quale, Giuanìn intraprese il suo primo viaggio all'estero per un torneo a Strasburgo, vestito di rossonero. La formazione di Malatesta, potendo contare su altri futuri campioni come Trebbi, Noletti e Salvadore, vinse il Torneo di Viareggio nel 1959, per poi ripetersi nel 1960.[14]

Aggregato dalle giovanili inizialmente per le sole gare di Coppa Italia, Trapattoni fu lanciato da Luigi Bonizzoni, debuttando in prima squadra il 29 giugno 1958, all'età di diciannove anni, in un Milan-Como finito 4-1; per l'esordio in Serie A dovette invece attendere il 24 gennaio 1960, in occasione della vittoria rossonera 3-0 sul campo della SPAL.[19] Il primo gol con la maglia del Diavolo arrivò il 16 aprile 1961, durante il match vinto a San Siro contro la Roma per 2-1.[14][20]

Trapattoni (in primo piano) festeggia con Lodetti, il tecnico Rocco e Cudicini la vittoria rossonera nella Coppa delle Coppe 1967-1968

Lo stesso anno ritrovò come allenatore Nereo Rocco, con cui già aveva collaborato per il torneo olimpico di Roma 1960; il paròn lo fece diventare una colonna portante del suo Milan, con cui il tecnico e il centrocampista vinsero in due periodi differenti due scudetti (1961-62, 1967-68), altrettante Coppe dei Campioni (1962-63, 1968-69), una Coppa delle Coppe (1967-68) e una Coppa intercontinentale (1969). Con l'addìo di Rocco, negli anni seguenti il Trap venne usato con meno frequenza dagli altri tecnici rossoneri, nonostante ciò riuscì comunque a vincere la Coppa Italia 1966-67, non facendo così mancare alcun titolo nel proprio palmarès.[14][20]

La sua avventura da giocatore milanista terminò nel 1971, dopo avere collezionato 14 stagioni, 274 partite di campionato e 351 presenze totali che lo posizionano al diciassettesimo posto nella classifica all-time del club rossonero;[20] segnò in totale 6 gol, uno dei quali nella partita valida per l'andata della Coppa Intercontinentale 1963 contro il Santos, che si aggiudicò però infine il trofeo.

Varese[modifica | modifica wikitesto]

Lasciati i rossoneri, nell'estate 1971 si accasò al Varese. Con i Bosini riuscì a collezionare altre 10 presenze in Serie A, arrivando a 284 totali, e 3 presenze in Coppa Italia. Terminata la stagione 1971-1972, all'età di trentatré anni decise di appendere gli scarpini al chiodo.[20]

Nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Trapattoni (a sinistra) in nazionale, in marcatura su Pelé in Italia-Brasile (3-0) del 12 maggio 1963.

Prese parte con la nazionale ai Giochi di Roma 1960.[19]

Con gli azzurri ha disputato 17 partite (l'ultima contro la Danimarca nel 1964)[19] segnando un gol in amichevole contro l'Austria. Prese parte anche alla spedizione del campionato del mondo 1962 in Cile, indossando la maglia numero 6; molto atteso a questa competizione in cui sarebbe stato il mediano titolare, dovette fare da spettatore a causa di un grave infortunio al legamento tibiale.[21]

La sua esperienza in nazionale è legata probabilmente al ricordo di una partita tra Italia e Brasile giocata allo stadio San Siro a Milano il 12 maggio 1963, dove Trapattoni riuscì ad annullare completamente il gioco di Pelé. L'asso brasiliano chiese il cambio al 26' e al suo posto entrò Quarentinha, al quale Trapattoni si attaccò con ancor più foga. L'Italia alla fine vinse la partita 3-0 e Trapattoni si consacrò ancora di più come difensore. In realtà, ritornando su questo fatto, Pelé nel 2000 affermò che a impedirgli di giocare bene era stato un forte mal di pancia e che però dovette giocare almeno per un po' per questioni di contratto. Lo stesso Trapattoni non ha mai voluto vantarsi di quell'episodio, anzi, prima ancora delle dichiarazioni di Pelé disse che: «La verità di quel giorno è che lui era mezzo infortunato. Stanco. Io sono stato un buon calciatore, ma lasciamo stare Pelé. Quello era un marziano».[22]

Allenatore[modifica | modifica wikitesto]

Milan[modifica | modifica wikitesto]

Trapattoni (a destra) nel 1974, alla sua prima esperienza sulla panchina del Milan, esce da San Siro con il capitano ed ex compagno di squadra rossonero Rivera.

La sua carriera di allenatore cominciò immediatamente chiusa quella agonistica. Nell'estate 1972 tornò in seno al club di cui era stato bandiera da calciatore, il Milan, dividendosi tra le giovanili[23] e lo staff della prima squadra, qui agli ordini del tandem formato da Nereo Rocco — già suo allenatore nel decennio precedente, e tra i primi a intuirne le future potenzialità in panchina[24] — e da Cesare Maldini.[25]

Il 20 maggio 1973, con Rocco squalificato e Maldini ammalato, Trapattoni andò in panchina nella domenica della "fatal Verona", nella quale l'Hellas, battendo a sorpresa il Milan per 5-3, strappò ai rossoneri uno scudetto che sembrava già cucito al petto.[14] Il suo debutto ufficiale come allenatore arrivò nel corso della tribolata stagione seguente, durante la quale, stante le dimissioni prima di Rocco e poi di Maldini, l'8 aprile 1974, appena trentacinquenne, Trapattoni subentrò ad interim alla guida della squadra,[26] esordendo due giorni dopo in occasione della vittoriosa semifinale di Coppa delle Coppe contro il Borussia M'gladbach (2-0);[27] traghettò i rossoneri sino alla finale della competizione, persa contro il Magdeburgo. Nonostante la speranza di essere confermato in pianta stabile,[23] il 21 maggio passò le redini al nuovo allenatore Gustavo Giagnoni, andando contestualmente a ricoprire il ruolo di vice dello stesso per la stagione 1974-1975.[28]

Il 2 ottobre 1975 venne nuovamente richiamato alla guida del Milan, nel mezzo di un riassetto societario che aveva visto la fuoriuscita di Giagnoni e il ritorno di Rocco come direttore tecnico:[29] con Maldini frattanto impegnato al Foggia,[23] per il resto della stagione 1975-1976 il paròn volle proprio Trapattoni al suo fianco, in quella che l'allenatore cusanese considerò la sua prima, vera esperienza da responsabile tecnico,[30] portando la formazione meneghina a chiudere il campionato al terzo posto. Al termine della stagione, tuttavia, anche stavolta non venne riconfermato dalla dirigenza rossonera che, desiderosa di abbracciare la filosofia zonista all'epoca preponderante, gli preferì un altro emergente, Giuseppe Marchioro.[23]

Juventus: il Decennio d'oro[modifica | modifica wikitesto]

Le vittorie autarchiche (1976-1980)[modifica | modifica wikitesto]
La prima Juventus targata Trapattoni (in piedi, primo da sinistra), artefice del double continentale nella stagione 1976-1977.

Non avendo fin qui conseguito risultati di rilievo, nell'immediato la carriera di Trapattoni sembrava destinata a fare esperienza in piazze meno ambiziose,[31] sicché destò una certa sorpresa[32] quando nel maggio 1976 Giampiero Boniperti, «conquistato dalle sue idee chiare e dalla sua concretezza»,[23] gli offrì la panchina della Juventus.[28] Trapattoni resterà in Piemonte per le successive dieci stagioni, in un periodo calcistico della storia juventina che prenderà il nome di Decennio d'oro data la quantità di titoli che arriveranno a Torino in questo lasso di tempo.[33]

Il Trap portò con sè dal Milan il pupillo Benetti, con l'obiettivo di avere a disposizione un uomo di nerbo a centrocampo, mentre per alzare la qualità dell'attacco fece clamore l'acquisto del rivale interista Boninsegna; ma il colpo rivelazione fu a posteriori quello del giovane terzino Cabrini, il quale iniziò a farsi notare proprio durante la stagione 1976-1977,[14] nel corso della quale lo stesso Giuanìn fece presto ricredere i numerosi scettici. Sotto la sua guida, il 22 maggio 1977 la Juventus vinse un'entusiasmante corsa-scudetto con i concittadini del Torino, vendicando in qualche modo la cocente sconfitta patita la stagione precedente, regalandosi il diciassettesimo scudetto:[34] toccando i 51 punti sui 60 disponibili, stabilì un record tuttora in essere nei campionati italiani a 16 squadre, con 2 punti a vittoria.[35] Fu gloria anche in Europa poiché, quattro giorni prima, la sconfitta subita al San Mamès per 2-1 dall'Athletic Bilbao non impedì alla Vecchia Signora, grazie alla regola dei gol in trasferta, di aggiudicarsi il primo titolo confederale della propria storia, la Coppa UEFA, avendo vinto per 1-0 a Torino l'andata del doppio confronto finale.[36]

Trapattoni ripreso dalle telecamere Rai mentre esce dal Comunale di Torino a fine anni 1970.

Un anno più tardi la Juventus di Trapattoni bissò il titolo di campione d'Italia, battendo la concorrenza della rivelazione Lanerossi Vicenza di Paolo Rossi, mentre in ambito europeo sfiorò la finale di Coppa dei Campioni, impedita da una controversa semifinale persa contro il Club Bruges di Ernst Happel, nella quale gli errori arbitrali dello svedese Eriksson influenzarono il risultato finale.[33] Frattando la squadra del Trap cominciava ad assumere una propria fisionomia all'insegna dell'equilibrio: accanto a veterani come Zoff, Cuccureddu, Furino, Benetti, Boninsegna e Bettega, crescevano promettenti elementi come Scirea, Tardelli, Gentile e Cabrini.[33]

Il successivo biennio rappresentò una frenata nel ciclo trapattoniano in riva al Po. La stagione 1978-1979, con i nazionali juventini reduci dalle fatiche del mundial argentino, vide l'unico acuto della Coppa Italia, la sesta nella storia del club nonché la prima per il tecnico di Cusano Milanino, vinta battendo per 2-1 nei tempi supplementari i cadetti del Palermo, nella finale di Napoli del 29 giugno 1979.[33] Peggiore in termini di palmarès si rivelò l'annata 1979-1980, in cui a metà campionato la Juventus si ritrovò addirittura impantanata in zona retrocessione;[33] Trapattoni riuscì a ribaltare la drastica situazione grazie a un ottimo girone di ritorno che valse un insperato secondo posto, alle spalle dell'Inter scudettata, ma l'esito avverso delle semifinali di Coppa Italia e Coppa delle Coppe, rispettivamente contro Torino e Arsenal, condannarono l'allenatore a quella che sarà l'unica stagione del Decennio d'oro chiusa senza trofei.[33]

Verso la seconda stella (1980-1982)[modifica | modifica wikitesto]
Trapattoni nel 1981, tra il presidente Boniperti (a sinistra) e il portiere Zoff (a destra), durante una puntata della Domenica Sportiva celebrativa del 19º scudetto juventino.

Dopo che nell'estate 1980 il calcio italiano riaprì le frontiere ai giocatori stranieri, proprio dall'Arsenal che poche settimane prima aveva eliminato Madama in Coppa delle Coppe, Boniperti acquistò la stella irlandese Liam Brady, a cui il Trap assegnò subito la maglia numero dieci.[33] L'esile fantasista dai buoni piedi ricambierà trascinando la squadra torinese sul tetto d'Italia con la vittoria del diciannovesimo scudetto.[33]

L'annata 1981-1982 non sembrò iniziare nei migliore dei modi per l'allenatore cusanese: nella sfida degli ottavi di finale della Coppa dei Campioni contro l'Anderlecht, oltre a una precoce eliminazione, uno scontro tra il portiere belga Munaron e Bettega sancì la fine della stagione per quest'ultimo.[33] Pur se privata del suo centravanti titolare, in campionato la squadra piemontese si confermò comunque protagonista di una serrata lotta al vertice con la Fiorentina, che terminò con la conquista della seconda stella da cucire sul petto delle maglie bianconere.[33] In un finale al cardiopalma, il ventesimo scudetto juventino arrivò a un quarto d'ora dalla fine del torneo, quando Brady, al 75' della trasferta di Catanzaro, battè con freddez­za il rigore decisivo, nonostante sapesse che il suo destino l'anno seguente sarebbe stato lontano da Torino, poiché i due unici stranieri ammessi per regolamento sarebbero stati i neoacquisti Michel Platini e Zbigniew Boniek.[33]

Le ultime due partite di quel campionato videro inoltre il rientro, do­po due anni di squalifica imposti per il calcioscommesse, dell'attaccante Paolo Rossi il quale, con il francese e il polacco, andrà a formare un trio fondamentale per i successi del Trap nelle stagioni a seguire.[33]

I successi di Platini (1982-1986)[modifica | modifica wikitesto]
Trapattoni (a sinistra) alla Juventus a metà degli anni 1980, a colloquio con il suo numéro dix Platini.

La rinnovata Juventus di Trapatto­ni partì come la favorita per la vittoria finale del campionato 1982-1983, potendo contare su un reparto d'attacco composto da Rossi, Bettega, Platini e Boniek. Contro ogni aspettativa, però, la Signo­ra partì male, causa un Platini incappato in vari problemi fisici; ne aprofittò la Roma di Liedholm e Falcao, che vinse lo scudetto battendo la concorrenza torinese. Il Trap cercò di prendersi una ri­vincita in Coppa dei Campioni, avendo conquistato la finale di Atene, ma il 25 maggio 1983 l'Amburgo di Happel piegò i suoi sogni europei battendo la Juventus con gol decisivo di Magath: la sconfitta fu una doccia fredda per il tecnico, il quale nell'immediato pensò seriamente di lasciare la panchina bianconera, ma successivamente Boniperti riuscì a farlo desistere dall'intento. Reagì alla disfatta portando il proprio gruppo al successo in Coppa Italia, la sua seconda personale nonchè la settima nella storia del club, ribaltando la sconfitta per 0-2 subita sul campo del Verona con un secco 3-0 nella gara di ritorno al Comunale.[33] A fine sta­gione l'allenatore e l'intera società dovettero affrontare il ritiro di Dino Zoff, bandiera della Juventus e della nazionale, il quale si ritirò all'età di 41 anni dopo una carriera esemplare e plurivittoriosa.[33]

Trapattoni tiene tra le mani la prima Coppa dei Campioni della storia juventina, al ritorno a Torino dopo la tragica finale dell'Heysel: nei volti del tecnico e dei giocatori, l'amarezza per la tragedia che ha anticipato la partita.

Il tecnico si vide sostituito de­gnamente l'ex numero uno con il giovane Stefano Tacconi, e, alla sua seconda stagione nel campionato italiano, si accese Le Roi Platini il quale, finalmente libero dai problemi fi­sici, fece esplodere sul campionato italiano la sua classe e illuminò il gioco della squadra.[33] Gli schemi del tecnico, che mettevano in luce il ruolo del regista, portarono Platoche a vincere la classifica marcatori con 20 reti, fondamentali per la conquista del ventunesimo scudetto juventino.[33] Nella stessa annata, Trapattoni riuscì a conquistare anche la Coppa delle Cop­pe, battendo per 2-1 il Porto nella finale di Basi­lea giocatasi il 16 maggio 1984.[33]

I differenti problemi che il coach dovette affrontare durante la stagione 1984-1985, tra cui spiccarono la stanchezza post-europeo di Platini e i diversi infortuni dello stopper titolare Brio, fecero sì che la Juventus abdicasse anticipatamente nella difesa del titolo nazionale, che si aggiudicò a sorpresa l'outsider Verona.[33] Con lo scudetto presto svanito, il Trap puntò tutto sull'Europa: il 16 gennaio 1985 conquistò la prima Supercoppa UEFA nella storia bianconera, battendo il Liverpool 2-0 nella gara secca di Torino;[33] regolando gli stessi Reds nella finale del successivo 29 maggio all'Heysel di Bruxelles, si aggiudicò la tanto agognata Coppa dei Campioni, mai vinta prima dalla squadra piemontese. Avrebbe dovuto essere una serata di fe­sta, ma poco prima del fischio d'inizio Trapattoni e i suoi giocatori dovettero assistere a una delle più grandi tragedie nella storia del calcio, con la follia hooligan che sfociò nella morte di 39 tifosi.[33]

Trapattoni (a sinistra) nel campionato 1985-1986, quello conclusivo del Decennio d'oro juventino, mentre discute con Cabrini, assurto sotto la sua gestione tra i migliori terzini dell'epoca.

Nell'ultima stagione del Decennio d'oro, Trapattoni portò a Tori­no anche la Coppa Intercontinentale, vinta l'8 dicembre 1985 a Tokyo contro l'Argentinos Juniors (2-2 dopo i supplementari e 6-4 ai rigori),[33] diventando il primo e tuttora unico allenatore capace di conquistare tutte le maggiori competizioni confederali per club. Contrariamente alla stagione passata, il Trap si concentrò molto più sulla riconquista del titolo nazionale, partendo a spron battuto in campiona­to tanto da stabilire un record di otto vit­torie iniziali oltreché il primato di 26 punti totalizzati a metà campionato;[33] il forte ritorno della Ro­ma nella tornata conclusiva incontrò la strenua resistenza degli uomini di Trapattoni, dando vita a un finale thrilling che terminò con la Juventus conquistare il suo ventiduesimo scu­detto, il sesto personale per il tecnico nonché l'ultimo del suo primo ciclo bianconero,[33] chiuso con 13 trofei in 10 stagioni.

Inter[modifica | modifica wikitesto]

Le difficoltà (1986-1988)[modifica | modifica wikitesto]

Già sul finire della stagione 1985-1986, Trapattoni aveva annunciato l'imminente separazione dalla Juventus.[37] Con il tecnico sul mercato, ad approfittarne fu il presidente dell'Inter, Ernesto Pellegrini, il quale bruciò sul tempo il patron milanista Silvio Berlusconi[38] e si assicurò la firma dell'allenatore a partire dal campionato seguente:[39][40] il Trap divenne così il secondo, dopo József Viola, a sedersi sulle panchine di tutte e tre le grandi del calcio italiano.[41] La stagione 1986-1987, la prima sulla panchina nerazzurra, partì con un buon avvio in campionato, ma l'infortunio di Rummenigge impedì ai milanesi di tener testa al Napoli di Maradona che si laureò campione d'Italia, con la squadra interista a concludere al terzo posto.[42] Quasi identica fu la sorte in Coppa UEFA, con l'eliminazione ai quarti di finale per mano del IFK Göteborg[43] che andrà poi ad aggiudicarsi la vittoria del torneo.[42]

Trapattoni (a sinistra) guida un allenamento dell'Inter nel precampionato 1986-1987.

La sua seconda stagione a Milano si rivelò addirittura peggiore della precedente, con uno scialbo piazzamento in campionato e una precoce eliminazione dalla Coppa UEFA contro i futuri finalisti dell'Espanyol.[44] I deludenti risultati ottenuti fino qui portarono i tifosi a rumoreggiare, e lo stesso Pellegrini cominciò a manifestare i propri dubbi nei confronti dell'allenatore.[45] Nonostante Trapattoni avesse avuto a disposizione giocatori di caratura in ogni ruolo — come Zenga tra i pali, Bergomi e Ferri in difesa, Passarella e Mandorlini in mezzo al campo, e Altobelli, Scifo e Serena nel reparto avanzato —, il gioco era risultato fino a quel momento poco e mal assortito, con una carenza di risultati come seguente causa; sicché Pellegrini decise di confermare il tecnico alla guida della squadra,[46] ma cercando di rimediare alla situazione investendo pesantemente sul mercato.[42]

Lo scudetto dei record (1988-1989)[modifica | modifica wikitesto]

Il calciomercato dell'estate 1988 per rilanciare l'Inter fu di primo livello: i rinforzi principali per Trapattoni nella stagione 1988-1989 furono il terzino Brehme e il centrocampista Matthäus, ma oltre ai succitati tedeschi arrivarono nomi come Berti, Díaz e Bianchi.[42] La formazione che il Trap andò a disegnare palesò una solidità impressionante, con Mandorlini nel ruolo di libero, i due marcatori Ferri e Bergomi impiegati stabilmente, Matteoli in cabina di regia con gli interni Berti e Matthäus a sostenerlo, e le ali Brehme e Bianchi a supporto delle due punte Serena e Díaz.[42] In campionato, dopo aver già estromesso dalla lotta per il titolo i concittadini del Milan, l'unica squadra in grado di sostenere il ritmo nerazzurro parve il Napoli, che rimase a ridosso per tutto il girone di andata;[42] tuttavia nella tornata conclusiva la formazione meneghina fiaccò la rincorsa campana grazie a un successo dietro l'altro, arrivando così allo scontro diretto di San Siro del 28 maggio 1989, quando una punizione di Matthäus fissò sul 2-1 il risultato finale, regalando matematicamente ai padroni di casa il tredicesimo tricolore della loro storia (a nove anni dall'precedente scudetto del club), e a Trapattoni il settimo della sua carriera.[42]

Trapattoni viene portato in trionfo dai giocatori nerazzurri dopo la vittoria dello scudetto dei record nella stagione 1988-1989: fu il settimo e ultimo tricolore per il tecnico cusanese, tuttora il più vincente nella storia del campionato italiano.

La squadra costruita dal tecnico in questa stagione passò agli annali come l'Inter dei record poiché capace di battere un primato dopo l'altro, assicurandosi un campionato a senso unico con ben cinque giornate di anticipo, e ottenendo 58 dei 68 punti disponibili, un record nell'era dei due punti a vittoria.[47] Tra i protagonisti dell'annata, l'esterno difensivo Brehme si rivelò una pedina fondamentale nello scacchiere di Trapattoni, arrivando a segnare diversi gol, ma soprattutto mandando spesso in rete Serena il quale a fine campionato totalizzò 22 centri, laureandosi capocannoniere del torneo.[42] La vittoria del campionato parve l'inizio di un ciclo vincente per i meneghini; sarà in parte così, anche se non nella maniera prospettata dai tifosi, ma fu comunque un periodo che, tra le altre cose, vide la definitiva affermazione ad alti livelli di Matthaus.[42]

I trionfi nelle coppe (1989-1991)[modifica | modifica wikitesto]

Per rinforzare la squadra in vista della stagione 1989-1990, a sostituire il partente Diaz arrivò Klinsmann, il quale andò a formare coi connazionali Matthäus e Brehme un trio tedesco che voleva rispondere al più celebre olandese dei concittadini milanisti.[48] Dopo un avvio promettente, tuttavia, la stagione con lo scudetto sul petto deragliò presto, dapprima con la sconfitta subita alla quarta giornata per mano della diretta concorrente nella corsa tricolore, la Sampdoria di Vialli e Mancini, e poi con la clamorosa eliminazione dalla Coppa dei Campioni avvenuta per mano di un non irresistibile Malmö FF.[49] Proprio la débâcle europea contro gli svedesi si rivelerà un pesante fardello per il morale degli uomini del Trap che, nelle settimane seguenti, finirono per abdicare anticipatamente nella difesa del campionato; tuttavia la formazione nerazzurra ebbe un riscatto il 29 novembre 1989, nella gara valida per la seconda edizione della Supercoppa italiana, imponendosi per 2-0 sulla Sampdoria.[50]

Uno scambio di vedute fra Trapattoni (a sinistra) e Matthäus, punto fermo nei suoi successi interisti, qui durante l'annata 1989-1990.

La marcia discontinua in campionato mise ulteriormente in chiaro che la questione scudetto sarebbe stata un faccia a faccia tra Napoli e Milan;[48] a poche giornate dal termine, il derby di ritorno riservò una pur piccola soddisfazione all'allenatore cusanese, che vide i suoi uomini battere con un perentorio 3-1 i rosseneri, contribuendo a indirizzare il titolo verso la Campania.[48] I motivi di una stagione al di sotto delle iniziali aspettative furono rintracciati nell'avvicinamento al mondiale italiano e lo sconvolgimento degli equilibri offensivi, con il nuovo arrivato Klinsmann troppo simile a Serena per caratteristiche.[48]

Italia '90 restituì al tecnico giocatori in condizioni dubbie per diversi motivi: gli italiani erano ancora frustrati per il deludente terzo posto conquistato da favoriti, mentre i tedeschi tornarono euforici per il trionfo, ma nonostante ciò l'ultima stagione per Trapattoni da allenatore interista si rivelò avvincente e combattuta su tutti i fronti.[48] In campionato andò in scena un acceso dualismo con la Sampdoria:[48] pur perdendo 3-1 lo scontro diretto dicembrino a Marassi, la formazione di Giuanìn fece suo il simbolico titolo d'inverno, ma nel rush finale furono i blucerchiati a mostrare una verve migliore, riacciuffando i meneghini e spezzando di fatto i loro sogni tricolori nel decisivo big match del maggio 1991, rifilando un 2-0 a domicilio ai nerazzurri che, oltre a rompere lo storico gemellaggio tra le tifoserie, sarà il preludio al primo scudetto doriano.[48]

L'Inter del Trap trovò riscatto in Coppa UEFA dove, al culmine di un esaltante cammino — in cui spiccò su tutti il doppio confronto ai sedicesimi di finale con l'Aston Villa dove, dopo essere usciti sconfitti dal Villa Park per 2-0, i nerazzurri furono capaci di ribaltare le sorti della qualificazione grazie a uno spettacolare 3-0 nel retour match di Milano[48] —, approdò in finale dove ad attenderli c'era, in una sfida tutta italiana, la Roma: il 2-0 della gara di andata a San Siro fu sufficiente ai nerazzurri per uscire indenni dalla sfida di ritorno all'Olimpico di Roma, dove una sconfitta 1-0 non impedì ai meneghini di mettere in bacheca la prima Coppa UEFA della loro storia.[51] Fu la seconda affermazione personale per Trapattoni nella manifestazione (dopo quella risalente a quattordici anni prima sulla panchina della Juventus), riportando al contempo la Milano nerazzurra a trionfare in Europa dopo ventisei anni.[51] Con questo vittorioso epilogo, il tecnico lasciò la panchina interista al termine della stagione.

Ritorno alla Juventus[modifica | modifica wikitesto]

Trapattoni (a sinistra), di ritorno alla Juventus nella stagione 1991-1992, accoglie il neoacquisto Conte, il quale una volta intrapresa la carriera da allenatore sarà tra i maggiori debitori nei confronti del tecnico cusanese.[18]

Nella stagione 1991-1992, a cinque anni dal suo primo ciclo sotto la Mole, Trapattoni venne richiamato alla guida della Juventus, con il compito di risollevare l'ambiente dopo la fallimentare annata di Luigi Maifredi.[52][53] Il tecnico riuscì subito a dare una scossa alla squadra, raggiungendo il secondo posto in campionato, dietro al Milan imbattuto di Fabio Capello, e la finale di Coppa Italia, dove la nuova Juve del Trap vinse l'andata a Torino per 1-0 contro il Parma, ma cadde poi 2-0 nel ritorno al Tardini, regalando agli uomini di Nevio Scala il loro primo successo in coppa nazionale.[53]

L'annata seguente, con la Vecchia Signora nel frattempo rinforzata dagli arrivi di Möller, Vialli e Ravanelli,[53] culminò nel trionfo in Coppa UEFA, dove nella doppia finale i bianconeri, trascinati da un Roberto Baggio in stato di grazia, rifilarono al Borussia Dortmund dapprima un 3-1 a domicilio nell'andata al Westfalenstadion, e poi un secco 3-0 nel ritorno al Delle Alpi, regalando all'allenatore di Cusano Milanino il suo terzo successo nel torneo, un primato tuttora resistente.[54] In campionato la Juventus si classificò quarta, ma si tolse lo sfizio di battere a San Siro il 18 aprile i campioni del Milan, grazie alla doppietta di Möller e al gol del Divin Codino.[53] La stagione del club piemontese registrò un alto numero di reti messe a segno (106), 32 delle quali durante il cammino verso la conquista della terza Coppa UEFA nella storia bianconera.[53]

Trapattoni (a sinistra) e il centravanti bianconero Vialli posano con il trofeo della Coppa UEFA 1992-1993; con 3 successi, il tecnico è il più titolato nella storia della competizione, a pari merito con Unai Emery.

L'ultima stagione di Trapattoni sulla panchina juventina gli riconobbe il merito di mandare al debutto il suo pupillo Angelo Di Livio, ma soprattutto di lanciare in Serie A il giovane Alessandro Del Piero, che diverrà poi capitano e bandiera della Juventus per il ventennio a seguire.[53] Nonostante ciò, quella del 1993-1994 fu un'annata amara per il tecnico cusanese il quale si sentì criticato e attaccato dagli stessi tifosi bianconeri, per via di una proposta di calcio da loro giudicata ormai troppo difensivista e noiosa.[53] Così, pur chiudendo al secondo posto in campionato, a tre lunghezze dal Milan campione per la terza volta di fila, Giuanìn fu costretto a salutare definitivamente la società sabauda, assieme allo storico dirigente Boniperti, dopo aver conquistato 14 trofei in 13 stagioni complessive a Torino, che ne fanno ancora il tecnico più vincente nella storia della Juventus.[53]

Bayern Monaco[modifica | modifica wikitesto]

La stagione 1994-1995 fu la prima fuori dall'Italia per Trapattoni, il quale accettò l'offerta dei campioni uscenti di Germania, il Bayern Monaco.[55][20] L'ambientamento in Baviera pareva facile, complici la determinazione e il rispetto verso l'autorità del mister messi in atto dai giocatori del club, reputati dal tecnico come di gran lunga più professionali rispetto a quelli di Serie A, anche riconoscendo il buon lavoro fatto in questo senso dal suo predecessore Franz Beckenbauer.[55] Tuttavia i buoni propositi del Trap fecero ben presto i conti con la realtà: la squadra steccò immediatamente in Supercoppa tedesca contro il Werder Brema di Otto Rehhagel[55] e, nonostante il successivo arrivo di rinforzi come Kahn, Sutter e Papin, i bavaresi andarono incontro a una clamorosa eliminazione al primo turno della Coppa di Germania per mani dei dilettanti del Vestenbergsgreuth.[55]

Alle prime e inevitabili critiche da parte della stampa, si aggiunsero gli screzi con il leader della squadra nonché vecchia conoscenza di Trapattoni, Lothar Matthäus, nel frattempo reinventatosi con successo come difensore centrale, ma che il tecnico cusanese vedeva meglio nel suo ruolo originario a centrocampo.[55] Persa presto la rotta in Bundesliga, anche complice una formazione titolare decimata dagli infortuni occorsi a Matthäus, Papin e Kostadinov, il Bayern Monaco tentò di riscattarsi Champions League dove fu autore di un buon cammino tuttavia conclusosi in semifinale, venendo estromesso dall'Ajax futuro vincitore dell'edizione.[55] Chiuso il campionato a un deludente sesto posto in classifica, l'andamento della stagione aveva fatto sì che fin da febbraio fosse stato de facto anticipato il mancato rinnovo di Trapattoni con la società tedesca, motivato anche da ragioni familiari.[55]

Cagliari[modifica | modifica wikitesto]

Nell'estate 1995 il tecnico tornò in Italia, accettanto una sfida insolita nella sua carriera: per la prima volta scese infatti nel calcio di provincia, ripartendo dal Cagliari.[55] L'arrivo in Sardegna del plurititolato Trap, chiamato a raccogliere l'eredità di Óscar Tabárez il quale nell'annata precedente aveva trascinato la squadra a lottare per la zona UEFA, portò entusiasmo in tutta l'isola e aumentò le aspettative verso i rossoblù dell'ambizioso patron Massimo Cellino, chiamati a un ulteriore salto di qualità.[55] Le premesse estive parvero trovare un iniziale riscontro in campo, con i sardi che nonostante un avvio difficile, arrivarono al giro di boa del campionato in linea con gli obiettivi di inizio stagione;[55] nel girone di ritorno, tuttavia, un netto calo di rendimento mise presto in bilico la panchina del tecnico. La sconfitta per 4-1 a Torino contro la Juventus fu l'ultimo atto della breve esperienza di Trapattoni a Cagliari, tracorsa all’insegna dei saliscendi:[55] l'allenatore si dimise[56] tuonando contro Cellino, accusato di averlo preso in giro, anche se il cusanese si assunse le responsabilità per avere illuso i tifosi puntando dichiaratamente alla qualificazione europea.[20]

Ritorno al Bayern Monaco[modifica | modifica wikitesto]

Dopo un tentativo di Silvio Berlusconi di riportarlo sulla panchina del Milan,[55] per Trapattoni arrivò la seconda chiamata da parte del Bayern Monaco per la stagione 1996-1997.[55] Deciso a riscattare la sua prima e scialba esperienza in Baviera, oltreché con a disposizione una rinnovata rosa che, accanto al solito Matthäus, vedeva ora anche l'altro ex interista Klinsmann più nomi nuovi come Basler e Rizzitelli, il Trap passò indenne dalla precoce eliminazione in Coppa UEFA per mano del Valencia, costruendo una squadra capace di imporre l'andatura in Bundesliga per tutto l'arco del torneo.[55] Con il Borussia Dortmund di Ottmar Hitzfeld, campione uscente, distratto dal cammino in Champions League, il tecnico italiano si ritrovò a duellare per il Meisterschale con un solido Bayer Leverkusen che diede filo da torcere sino alle battute conclusive, prima di venire infine domato alla penultima giornata, quando il 4-2 sullo Stoccarda diede ai bavaresi la certezza del titolo.[55]

Vinta per la prima volta la Bundesliga, cui seguirà nel luglio seguente la Coppa di Lega tedesca,[55][20] nell'estate 1997 il Trap pensò di lasciare, date le pressioni attuate da mesi dal presidente romanista Franco Sensi, il quale, deluso dall'esperienza con Carlos Bianchi, aveva messo sul piatto un contratto miliardario affinché Trapattoni andasse a sedersi sulla panchina della Roma; l'allenatore fu tentato dall'offerta, più che altro per la possibilità di riportare la moglie Paola nella natìa Roma, ma alla fine, dopo un colloquio col presidente Beckenbauer, decise di rispettare il proprio contratto con il club tedesco.[55]

L'annata 1997-1998 si rivelò presto uno shock per i tifosi bavaresi, poiché nessuno poteva immaginare che il neopromosso Kaiserslautern, passato nelle mani di Otto Rehhagel e, a sospresa, vittorioso al debutto in campionato proprio contro l'undici di Trapattoni, potesse poi contendere ai detentori anche il titolo nazionale.[55] Il testa a testa, invece, durò per tutta la stagione, con il Trap che, una volta perso lo scontro diretto nel girone di ritorno, non riuscì più a ritrovare il bandolo della matassa; anzi, tre sconfitte consecutive contro Hertha Berlino, Colonia e Schalke 04 causarono le ire del tecnico, che, trovatosi nel momento più complicato dell'annata, il 10 marzo 1998 si sfogò in una a posteriori celebre conferenza stampa, nella quale in un tedesco piuttosto maccheronico[57] attaccò a più riprese i suoi calciatori Strunz, Basler e Scholl, accusati di scarso impegno e mancanza di professionalità.[58]

Rimarrà questo, mediaticamente parlando, l'episodio più famoso del suo secondo ciclo bavarese, alla luce di una stagione che vedrà la squadra perdere in volata la Bundesliga contro la rivelazione Kaiserslautern, e venire eliminata nei quarti di finale della Champions League, ai supplementari, dai connazionali del Borussia Dortmund. Al Trap restò la consolazione della Coppa di Germania, vinta in finale contro il Duisburg:[55] fu il ventesimo alloro nella titolata carriera del tecnico, che, a fine stagione, lasciò definitivamente Monaco di Baviera.[55]

Fiorentina[modifica | modifica wikitesto]

Trapattoni accolto come nuovo allenatore della Fiorentina nella stagione 1998-1999

Nell'estate del 1998 Trapattoni tornò in Italia per sedersi sulla panchina della Fiorentina.[59] Arrivato a Firenze sulla scia di un forte ostracismo da parte del tifo viola, visto il suo lungo passato con gli storici rivali juventini,[60] il Trap fece ben presto ricredere i più e, ottenendo il meglio dal tridente offensivo Rui Costa-Edmundo-Batistuta, fu autore di un fulmineo avvio di stagione.[61] La precoce e controversa eliminazione dalla Coppa UEFA — nella gara del 3 novembre 1998 contro il Grasshoppers, giocata sul neutro di Salerno, alcuni tifosi locali, volendo arrecare danno alla Viola, lanciarono in campo una bomba carta che portò alla sospensione della partita e successiva squalifica a tavolino, per responsabilità oggettiva, della squadra toscana[61] — non inficiò sul percorso in campionato che vide la Fiorentina svoltare la stagione da campione d'inverno e legittimare, dopo oltre un quindicennio, rinnovate ambizioni da scudetto.[61] Nel girone di ritorno, tuttavia, il serio infortunio che colpì il cannoniere, capitano e leader gigliato Batistuta fu la pietra tombale sui sogni tricolori della squadra;[61] alle prese anche con la saudade di Edmundo, che lasciò Firenze nel momento clou del campionato, Trapattoni riuscì comunque a condurre la formazione viola al terzo posto in campionato, raggiungendo la qualificazione in Champions League.[61] Come epilogo di una stagione dolceamara, arrivò la sconfitta nella finale di Coppa Italia, per mano del Parma, solo per la discriminante dei gol in trasferta.[61]

Nell'annata 1999-2000 gli uomini di Trapattoni furono artefici di un buon cammino in Champions League, spingendosi fino alla seconda fase a gironi, chiusa dietro il Manchester Utd di Alex Ferguson, allora campione in carica, e il Valencia di Héctor Cúper, futuro finalista dell'edizione. Meno entusiasmanti furono le prestazioni in campionato, concluso con l'obiettivo minimo della qualificazione in Coppa UEFA, ma lasciando generalmente insoddisfatto l'ambiente gigliato. Sul finire della seconda stagione in riva all'Arno il Trap decise così per l'addìo al club, causa soprattutto i mai sopiti dissidi con la tifoseria, sfociati financo in aggressioni e minacce nella sfera privata,[62] il tutto sommato all'imminente ridimensionamento tecnico prospettato dalla società.[63]

Nazionale italiana[modifica | modifica wikitesto]

A seguito delle polemiche dimissioni presentate da Dino Zoff quale commissario tecnico della nazionale italiana, all'indomani delle critiche ricevute da Silvio Berlusconi per l'epilogo della finale del campionato d'Europa 2000, il 6 luglio seguente la FIGC chiamò Trapattoni alla guida degli Azzurri.[64] Esordì a Budapest il 3 settembre 2000, pareggiando per 2-2 contro l'Ungheria nella prima partita delle qualificazioni al campionato del mondo 2002,[65] che l'Italia supererà da imbattuta.[66] Nella fase finale del mondiale, tuttavia, la nazionale deluse poi le aspettative: nonostante la scaramanzia del Trap — sorpreso a gettare acqua santa sul terreno di gioco[67] —, l'Italia superò a fatica la fase a gironi, per poi venire clamorosamente eliminata dalla Corea del Sud negli ottavi di finale, in una gara segnata da numerose polemiche per il contestato arbitraggio dell'ecuadoriano Byron Moreno. Già prima del torneo, peraltro, il citì era stato oggetto di critiche per la scelta di non convocare Roberto Baggio.[68]

Confermato in panchina, portò gli Azzurri a superare le qualificazioni al campionato d'Europa 2004, ma anche stavolta la fase finale si rivelò un fallimento per via della prematura eliminazione nei gironi, favorita da un discusso pareggio tra le scandinave Svezia e Danimarca. Al termine della deludente spedizione lusitana il tecnico decise di lasciare la nazionale, venendo sostituito da Marcello Lippi.[69]

Benfica, Stoccarda e Salisburgo[modifica | modifica wikitesto]

Lasciata la nazionale italiana, nella stessa estate del 2004 si accordò con i portoghesi del Benfica.[70] Pur se l'eliminazione dalla Coppa UEFA rischò di fargli lasciare prematuramente la panchina lusitana,[71] Trapattoni portò immediatamente le Aquile a riconquistare la Primeira Liga, la trentunesima nella storia del club di Lisbona, a ben undici anni dal precedente successo.[72] La squadra del Trap raggiunse anche la finale di Taça de Portugal, nella quale però a imporsi 2-1 fu il Vitória Setúbal, negando così al tecnico un possibile double.[71] Desideroso di cambiare aria, al termine della stagione Trapattoni risolse anticipatamente il contratto che lo legava al Benfica.[71]

Nonostante avesse motivato l'addìo ai portoghesi con il voler tornare in Italia, nel giugno del 2005 optò nuovamente per la Germania, chiamato da un ambizioso Stoccarda deciso a lottare ai vertici.[73] Stavolta l'avventura in terra tedesca non fu memorabile come la precedente a Monaco di Baviera, concludendosi prematuramente 9 febbraio 2006 con l'esonero di Trapattoni dalla guida della squadra, relegata a centro classifica.[74]

Nell'estate 2006 il Trap fu chiamato dagli austriaci del Salisburgo a ricoprire il doppio ruolo di allenatore e direttore tecnico; portò con sé l'ex allievo Lothar Matthäus in veste di vice.[75] Complice anche una rosa composta da giocatori di qualità come Linke, Kovač e l'ex conoscenza bavarese Zickler, quest'ultimo capace di assurgere a capocannoniere del campionato, già alla stagione d'esordio il tecnico italiano portò la squadra a vincere la Bundesliga d'Austria,[20] vinta con ben cinque giornate di anticipo, dopo un 2-2 casalingo contro i detentori dell'Austria Vienna, toccando quota 75 punti (record per l'epoca);[76] per Trapattoni fu il decimo campionato vinto in quattro paesi diversi (Italia, Germania, Portogallo ed Austria), un primato tutt'ora condiviso assieme a Tomislav Ivić, Ernst Happel, José Mourinho, Eric Gerets e Carlo Ancelotti.[75] Nella seconda e ultima stagione a Salisburgo l'allenatore non riuscì a ripetere il successo, fermandosi al secondo posto in campionato dietro al Rapid Vienna.[20]

Nazionale irlandese[modifica | modifica wikitesto]

Trapattoni (a destra) nel 2013 sulla panchina della nazionale irlandese con il suo vice Tardelli, già ex numero otto del tecnico cusanese a Torino e Milano.

Nel maggio 2008 assunse la carica di commissario tecnico della nazionale irlandese; scelse Marco Tardelli come vice e Liam Brady come ulteriore assistente, entrambi suoi ex giocatori nella Juventus dei primi anni 1980.

Nelle qualificazioni al campionato del mondo 2010, la nazionale irlandese si trovò nello stesso girone dell'Italia, dunque il 1º aprile 2009, allo Stadio San Nicola di Bari, Trapattoni incontrò da avversario la squadra azzurra allenata da Marcello Lippi (partita finita 1-1);[77] il 10 ottobre 2009, al Croke Park di Dublino, fermò nuovamente l'Italia sul 2-2 acquisendo matematicamente il secondo posto nel girone che valse gli spareggi.[78] Tuttavia ai play-off l'Irlanda perse contro la Francia in casa per 0-1 e venne eliminata nella gara di ritorno ai supplementari (1-1) con un gol irregolare di William Gallas su assist di Thierry Henry, il quale aveva controllato il pallone con la mano (ciò comporterà forti polemiche e una squalifica per Henry).[79]

Nel dicembre 2010 accettò, insieme al suo staff, una decurtazione dello stipendio. Ciò fu necessario per non pesare sul bilancio della federazione, ridottosi a seguito della crisi economica.[80][81]

L'11 ottobre 2011 l'Irlanda si piazzò al secondo posto nel gruppo B con 21 punti, dietro alla Russia, grazie all'ultima partita vinta contro l'Armenia per 2-1. I Boys in Green furono così costretti ad affrontare nuovamente i play-off, questa volta contro l'Estonia, per poter accedere alla fase finale del campionato d'Europa 2012; stavolta però gli irlandesi si imposero nettamente a Tallinn per poi pareggiare a Dublino, conquistando così, dopo 24 anni, la qualificazione all'Europeo. Nel 2011 vinsero inoltre il torneo della Nations Cup battendo Galles, Irlanda del Nord e Scozia. Nella fase finale della competizione l'Irlanda fu sorteggiata nel gruppo C insieme a Spagna, Italia e Croazia. Qui venne però sconfitta da tutte e tre le squadre. Nonostante l'eliminazione, Trapattoni fu riconfermato per altri due anni sulla panchina della nazionale.

L'11 settembre 2013, dopo due sconfitte rimediate dall'Irlanda nel girone di qualificazione al campionato del mondo 2014 contro Svezia e Austria, che compromisero il passaggio del turno, rescisse consensualmente il contratto che lo legava alla federazione irlandese.[82]

Dopo il ritiro[modifica | modifica wikitesto]

Già opinionista di Mediaset Premium per le partite di Champions League, per la stagione 2015-2016 è in Rai come opinionista alla Domenica Sportiva oltreché commentatore tecnico, al fianco di Alberto Rimedio, delle partite della nazionale italiana,[83] venendo tuttavia sostituito da Walter Zenga prima del campionato d'Europa 2016.[84]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

Presenze e reti nei club[modifica | modifica wikitesto]

Stagione Squadra Campionato Coppe nazionali Coppe continentali Altre coppe Totale
Comp Pres Reti Comp Pres Reti Comp Pres Reti Comp Pres Reti Pres Reti
1957-1958 Italia Milan A 0 0 CI 2 0 CC 0 0 - - - 2 0
1958-1959 A 0 0 CI 0 0 - - - CA 0 0 0 0
1959-1960 A 2 0 CI 1 0 - - - CA 2 0 5 0
1960-1961 A 30 1 CI 1 0 - - - CA 1 0 32 1
1961-1962 A 32 0 CI 0 0 CdF 1 0 CA 1 0 34 0
1962-1963 A 30 0 CI 2 0 CC 8 0 CA 1 1 41 1
1963-1964 A 28 1 CI 0 0 CC 2 0 CInt 3 1 33 2
1964-1965 A 30 0 CI 1 0 CdF 1 0 - - - 32 0
1965-1966 A 18 1 CI 1 0 CdF 2 0 - - - 21 1
1966-1967 A 23 0 CI 5 0 CM 0 0 CdA 5 1 33 1
1967-1968 A 24 0 CI 9 0 CdC 9 0 - - - 42 0
1968-1969 A 22 0 CI 5 0 CC 5 0 - - - 32 0
1969-1970 A 20 0 CI 0 0 CC 2 0 CInt 0 0 22 0
1970-1971 A 15 0 CI 7 0 - - - - - - 22 0
Totale Milan 274 3 34 0 30 0 13 3 351 6
1971-1972 Italia Varese A 10 0 CI 3 0 - - - - - - 13 0
Totale carriera 284 3 37 0 30 0 13 3 364 6

Cronologia presenze e reti in nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Cronologia completa delle presenze e delle reti in nazionale ― Italia
Data Città In casa Risultato Ospiti Competizione Reti Note
10-12-1960 Napoli Italia Italia 1 – 2 Austria Austria Amichevole -
25-4-1961 Bologna Italia Italia 3 – 2 Irlanda del Nord Irlanda del Nord Amichevole -
24-5-1961 Roma Italia Italia 2 – 3 Inghilterra Inghilterra Amichevole -
15-6-1961 Firenze Italia Italia 4 – 1 Argentina Argentina Amichevole -
15-10-1961 Tel Aviv Israele Israele 2 – 4 Italia Italia Qual. Mondiali 1962 -
4-11-1961 Torino Italia Italia 6 – 0 Israele Israele Qual. Mondiali 1962 -
13-5-1962 Bruxelles Belgio Belgio 1 – 3 Italia Italia Amichevole - Uscita al 46’ 46’
11-11-1962 Vienna Austria Austria 1 – 2 Italia Italia Amichevole -
27-3-1963 Bologna Turchia Turchia 0 – 1 Italia Italia Qual. Euro 1964 -
12-5-1963 Milano Italia Italia 3 – 0 Brasile Brasile Amichevole -
9-6-1963 Vienna Austria Austria 0 – 1 Italia Italia Amichevole 1
13-10-1963 Mosca Unione Sovietica Unione Sovietica 2 – 0 Italia Italia Qual. Euro 1964 -
10-11-1963 Roma Italia Italia 1 – 1 Unione Sovietica Unione Sovietica Qual. Euro 1964 -
14-12-1963 Torino Italia Italia 1 – 0 Austria Austria Amichevole -
11-4-1964 Firenze Italia Italia 0 – 0 Cecoslovacchia Cecoslovacchia Amichevole - Ingresso al 55’ 55’
10-5-1964 Losanna Svizzera Svizzera 1 – 3 Italia Italia Amichevole -
5-12-1964 Bologna Italia Italia 3 – 1 Danimarca Danimarca Amichevole -
Totale Presenze 17 Reti 1

Statistiche da allenatore[modifica | modifica wikitesto]

Club[modifica | modifica wikitesto]

In grassetto le competizioni vinte.

Stagione Squadra Campionato Coppe nazionali Coppe continentali Altre coppe Totale % Vittorie Piazzamento
Comp G V N P Comp G V N P Comp G V N P Comp G V N P G V N P %
apr.-mag. 1974 Italia Milan A 6 1 4 1 CI 1 0 0 1 CdC 3 1 0 2 - - - - - 10 2 4 4 20,00
1975-1976 A 30 15 8 7 CI 1 1 0 0 CU 6 3 1 2 - - - - - 37 19 9 9 51,35
Totale Milan 36 16 12 8 2 1 0 1 9 4 1 4 - - - - 47 21 13 13 44,68
1976-1977 Italia Juventus A 30 23 5 2 CI 10 4 4 2 CU 12 8 0 4 - - - - - 52 35 9 8 67,31
1977-1978 A 30 15 14 1 CI 10 5 2 3 CC 8 5 2 1 - - - - - 48 25 18 5 52,08
1978-1979 A 30 12 13 5 CI 9 6 2 1 CC 2 1 0 1 - - - - - 41 19 15 7 46,34
1979-1980 A 30 16 6 8 CI 4 1 3 0 CdC 8 3 2 3 - - - - - 42 20 11 11 47,62
1980-1981 A 30 17 10 3 CI 8 5 2 1 CU 4 2 0 2 TdC 4 1 2 1 46 25 14 7 54,35
1981-1982 A 30 19 8 3 CI 4 2 1 1 CC 4 1 1 2 - - - - - 38 22 10 6 57,89
1982-1983 A 30 15 9 6 CI 13 8 4 1 CC 9 5 3 1 - - - - - 52 28 16 8 53,85
1983-1984 A 30 17 9 4 CI 7 2 3 2 CdC 9 6 3 0 - - - - - 46 25 15 6 54,35
1984-1985 A 30 11 14 5 CI 9 5 2 2 CC 9 7 0 2 SU 1 1 0 0 49 24 16 9 48,98
1985-1986 A 30 18 9 3 CI 7 2 3 2 CC 6 3 2 1 CInt 1 0 1 0 44 23 15 6 52,27
1986-1987 Italia Inter A 30 15 8 7 CI 9 6 3 0 CU 8 4 3 1 - - - - - 47 25 14 8 53,19
1987-1988 A 30 11 10 9 CI 11 5 5 1 CU 6 2 2 2 - - - - - 47 18 17 12 38,30
1988-1989 A 34 26 6 2 CI 8 3 3 2 CU 6 4 1 1 - - - - - 48 33 10 5 68,75
1989-1990 A 34 17 10 7 CI 4 3 0 1 CC 2 0 1 1 SI 1 1 0 0 41 21 11 9 51,22
1990-1991 A 34 18 10 6 CI 4 3 0 1 CU 12 6 3 3 - - - - - 50 27 13 10 54,00
Totale Inter 162 87 44 31 36 20 11 5 34 16 10 8 1 1 0 0 233 124 65 44 53,22
1991-1992 Italia Juventus A 34 18 12 4 CI 10 6 3 1 - - - - - - - - - - 44 24 15 5 54,55
1992-1993 A 34 15 9 10 CI 8 4 4 0 CU 12 10 1 1 - - - - - 54 29 14 11 53,70
1993-1994 A 34 17 13 4 CI 2 0 1 1 CU 8 4 1 3 - - - - - 44 21 15 8 47,73
Totale Juventus 402 213 131 58 101 50 34 17 91 55 15 21 6 2 3 1 600 320 183 97 53,33
1994-1995 Germania Bayern Monaco BL 34 15 13 6 CG 1 0 0 1 UCL 10 2 5 3 SG 1 0 0 1 46 17 18 11 36,96
1995-feb. 1996 Italia Cagliari A 21 7 3 11 CI 4 3 0 1 - - - - - - - - - - 25 10 3 12 40,00 Dimissionario
1996-1997 Germania Bayern Monaco BL 34 20 11 3 CG 4 3 0 1 CU 2 1 0 1 - - - - - 40 24 11 5 60,00
1997-1998 BL 34 19 9 6 CG 6 5 1 0 UCL 8 4 1 3 SG 2 2 0 0 50 30 11 9 60,00
Totale Bayern Monaco 102 54 33 15 11 8 1 2 20 7 6 7 3 2 0 1 136 71 40 25 52,21
1998-1999 Italia Fiorentina A 34 16 8 10 CI 10 6 3 1 CU 4 2 1 1 - - - - - 48 24 12 12 50,00
1999-2000 A 34 13 12 9 CI 4 1 2 1 UCL 14 6 5 3 - - - - - 52 20 19 13 38,46
Totale Fiorentina 68 29 20 19 14 7 5 2 18 8 6 4 - - - - 100 44 31 25 44,00
2004-2005 Portogallo Benfica PL 34 19 8 7 CP 6 4 1 1 UCL+CU 2+8 1+5 0+1 1+2 SP 1 0 0 1 51 29 10 12 56,86
2005-feb. 2006 Germania Stoccarda BL 20 5 12 3 CG 2 1 0 1 CU 6 4 0 2 SG 3 1 1 1 31 11 13 7 35,48 Esonerato
2006-2007 Austria Salisburgo BL 36 22 9 5 CA 3 2 0 1 UCL+CU 4+2 2+0 0+1 2+1 - - - - - 45 26 10 9 57,78
2007-2008 BL 36 18 9 9 - - - - - UCL+CU 4+2 3+1 0 1+1 - - - - - 42 22 9 11 52,38
Totale Red Bull Salisburgo 72 40 18 14 3 2 0 1 12 6 1 5 - - - - 87 48 19 20 55,17
Totale carriera 917 470 281 166 179 96 52 31 200 106 40 54 14 6 4 4 1310 678 377 255 51,76

Nazionale italiana nel dettaglio[modifica | modifica wikitesto]

Squadra Naz dal al Record
G V N P GF GS DR % Vittorie
Italia Italia 6 luglio 2000 15 luglio 2004 44 25 12 7 68 30 +38 56,82
Stagione Squadra Competizione Piazzamento Andamento Reti
Giocate Vittorie Pareggi Sconfitte % Vittorie GF GS DR
2000-2001 Italia Italia Qual. Mondiale 2002 1º nel gruppo 8, qualificato 8 6 2 0 75,00 16 3 +13
Giugno 2002 Mondiale 2002 Ottavi di finale 4 1 1 2 25,00 5 5 0
2002-2003 Qual. Euro 2004 1º nel gruppo 9, qualificato 8 5 2 1 62,50 17 4 +13
Giugno 2004 Euro 2004 3º nel gruppo C, eliminato 3 1 2 0 33,33 3 2 +1
Dal 2000 al 2004 Amichevoli 21 12 5 4 57,14 27 16 +11
Totale Italia 44 25 12 7 56,82 68 30 +38

Panchine da commissario tecnico della nazionale italiana[modifica | modifica wikitesto]

Cronologia completa delle presenze e delle reti in nazionale ― Italia
Data Città In casa Risultato Ospiti Competizione Reti Note
3-9-2000 Budapest Ungheria Ungheria 2 – 2 Italia Italia Qual. Mondiali 2002 2 Filippo Inzaghi Cap:P. Maldini
7-10-2000 Milano Italia Italia 3 – 0 Romania Romania Qual. Mondiali 2002 Filippo Inzaghi
Marco Delvecchio
Francesco Totti
Cap:P. Maldini
11-10-2000 Ancona Italia Italia 2 – 0 Georgia Georgia Qual. Mondiali 2002 2 Alessandro Del Piero Cap:D. Albertini
15-11-2000 Torino Italia Italia 1 – 0 Inghilterra Inghilterra Amichevole Gennaro Gattuso Cap:P. Maldini
28-2-2001 Roma Italia Italia 1 – 2 Argentina Argentina Amichevole Stefano Fiore Cap:P. Maldini
24-3-2001 Bucarest Romania Romania 0 – 2 Italia Italia Qual. Mondiali 2002 2 Filippo Inzaghi Cap:P. Maldini
28-3-2001 Trieste Italia Italia 4 – 0 Lituania Lituania Qual. Mondiali 2002 2 Filippo Inzaghi
2 Alessandro Del Piero
Cap:P. Maldini
25-4-2001 Perugia Italia Italia 1 – 0 Sudafrica Sudafrica Amichevole Vincenzo Montella Cap:P. Maldini
2-6-2001 Tbilisi Georgia Georgia 1 – 2 Italia Italia Qual. Mondiali 2002 Francesco Totti
Marco Delvecchio
Cap:P. Maldini
1-9-2001 Kaunas Lituania Lituania 0 – 0 Italia Italia Qual. Mondiali 2002 - Cap:P. Maldini
5-9-2001 Piacenza Italia Italia 1 – 0 Marocco Marocco Amichevole Damiano Tommasi Cap:F. Cannavaro
6-10-2001 Parma Italia Italia 1 – 0 Ungheria Ungheria Qual. Mondiali 2002 Alessandro Del Piero Cap:P. Maldini
7-11-2001 Saitama Giappone Giappone 1 – 1 Italia Italia Amichevole Cristiano Doni Cap:F. Cannavaro
13-2-2002 Catania Italia Italia 1 – 0 Stati Uniti Stati Uniti Amichevole Alessandro Del Piero Cap:F. Cannavaro
27-3-2002 Leeds Inghilterra Inghilterra 1 – 2 Italia Italia Amichevole 2 Vincenzo Montella Cap:F. Cannavaro
17-4-2002 Milano Italia Italia 1 – 1 Uruguay Uruguay Amichevole Christian Panucci Cap:F. Cannavaro
18-5-2002 Praga Rep. Ceca Rep. Ceca 1 – 0 Italia Italia Amichevole - Cap:P. Maldini
3-6-2002 Sapporo Italia Italia 2 – 0 Ecuador Ecuador Mondiali 2002 - 1º turno 2 Christian Vieri Cap:P. Maldini
8-6-2002 Kashima Italia Italia 1 – 2 Croazia Croazia Mondiali 2002 - 1º turno Christian Vieri Cap:P. Maldini
13-6-2002 Ōita Italia Italia 1 – 1 Messico Messico Mondiali 2002 - 1º turno Alessandro Del Piero Cap:P. Maldini
18-6-2002 Daejeon Italia Italia 1 – 2 gg Corea del Sud Corea del Sud Mondiali 2002 - Ottavi di finale Christian Vieri Cap:P. Maldini
21-8-2002 Trieste Italia Italia 0 – 1 Slovenia Slovenia Amichevole - Cap:F. Cannavaro
7-9-2002 Baku Azerbaigian Azerbaigian 0 – 2 Italia Italia Qual. Euro 2004 autorete
Alessandro Del Piero
Cap:F. Cannavaro
12-10-2002 Napoli Italia Italia 1 – 1 Serbia e Montenegro Serbia e Montenegro Qual. Euro 2004 Alessandro Del Piero Cap:F. Cannavaro
16-10-2002 Cardiff Galles Galles 2 – 1 Italia Italia Qual. Euro 2004 Alessandro Del Piero Cap:F. Cannavaro
20-11-2002 Pescara Italia Italia 1 – 1 Turchia Turchia Amichevole Christian Vieri Cap:F. Cannavaro
12-2-2003 Genova Italia Italia 1 – 0 Portogallo Portogallo Amichevole Bernardo Corradi Cap:F. Cannavaro
29-3-2003 Palermo Italia Italia 2 – 0 Finlandia Finlandia Qual. Euro 2004 2 Christian Vieri Cap:F. Cannavaro
30-4-2003 Ginevra Svizzera Svizzera 1 – 2 Italia Italia Amichevole Nicola Legrottaglie
Cristiano Zanetti
Cap:C. Panucci
3-6-2003 Campobasso Italia Italia 2 – 0 Irlanda del Nord Irlanda del Nord Amichevole Bernardo Corradi
Marco Delvecchio
Cap:F. Cannavaro
11-6-2003 Helsinki Finlandia Finlandia 0 – 2 Italia Italia Qual. Euro 2004 Francesco Totti
Alessandro Del Piero
Cap:F. Cannavaro
20-8-2003 Stoccarda Germania Germania 0 – 1 Italia Italia Amichevole Christian Vieri Cap:F. Cannavaro
6-9-2003 Milano Italia Italia 4 – 0 Galles Galles Qual. Euro 2004 3 Filippo Inzaghi
Alessandro Del Piero
Cap:F. Cannavaro
10-9-2003 Belgrado Serbia e Montenegro Serbia e Montenegro 1 – 1 Italia Italia Qual. Euro 2004 Filippo Inzaghi Cap:F. Cannavaro
11-10-2003 Reggio Calabria Italia Italia 4 – 0 Azerbaigian Azerbaigian Qual. Euro 2004 Christian Vieri
2 Filippo Inzaghi
Marco Di Vaio
Cap:F. Cannavaro
12-11-2003 Varsavia Polonia Polonia 3 – 1 Italia Italia Amichevole Antonio Cassano Cap:F. Cannavaro
16-11-2003 Ancona Italia Italia 1 – 0 Romania Romania Amichevole Marco Di Vaio Cap:F. Cannavaro
18-2-2004 Palermo Italia Italia 2 – 2 Rep. Ceca Rep. Ceca Amichevole Christian Vieri
Antonio Di Natale
Cap:A. Del Piero
31-3-2004 Braga Portogallo Portogallo 1 – 2 Italia Italia Amichevole Christian Vieri
Fabrizio Miccoli
Cap:G. Buffon
28-4-2004 Genova Italia Italia 1 – 1 Spagna Spagna Amichevole Christian Vieri Cap:R. Baggio
30-5-2004 Tunisi Tunisia Tunisia 0 – 4 Italia Italia Amichevole autorete
Fabio Cannavaro
Andrea Pirlo
Gianluca Zambrotta
Cap:F. Cannavaro
14-6-2004 Guimarães Danimarca Danimarca 0 – 0 Italia Italia Euro 2004 - 1º turno - Cap:F. Cannavaro
18-6-2004 Oporto Italia Italia 1 – 1 Svezia Svezia Euro 2004 - 1º turno Antonio Cassano Cap:F. Cannavaro
22-6-2004 Guimarães Italia Italia 2 – 1 Bulgaria Bulgaria Euro 2004 - 1º turno Simone Perrotta
Antonio Cassano
Cap:A. Del Piero
Totale Presenze 44 Reti 68

Nazionale irlandese nel dettaglio[modifica | modifica wikitesto]

Squadra Naz dal all' Record
G V N P GF GS DR % Vittorie
Irlanda Irlanda 1º maggio 2008 11 settembre 2013 64 26 22 16 86 64 +22 40,63
Stagione Squadra Competizione Piazzamento Andamento Reti
Giocate Vittorie Pareggi Sconfitte % Vittorie GF GS DR
2008-2009 Irlanda Irlanda Qual. Mondiale 2010 2º nel gruppo 8, non qualificato dopo gli spareggi 12 4 7 1 33,33 13 10 +3
2010-2011 Qual. Euro 2012 2º nel gruppo B, qualificato dopo gli spareggi 12 7 4 1 58,33 20 8 +12
Febbraio e maggio 2011 Nations Cup 2011 Vincitore 3 3 0 0 100,00& 9 0 +9
Giugno 2012 Euro 2012 4º nel gruppo C, eliminato 3 0 0 3 &&0,00 1 9 -8
2012-2013 Qual. Mondiale 2014 rescissione contratto durante la fase 8 3 2 3 37,50 13 13 0
Dal 2008 al 2013 Amichevoli 26 9 9 8 34,62 30 24 +6
Totale Irlanda 64 26 22 16 40,63 86 64 +22

Panchine da commissario tecnico della nazionale irlandese[modifica | modifica wikitesto]

Cronologia completa delle presenze e delle reti in nazionale ― Irlanda
Data Città In casa Risultato Ospiti Competizione Reti Note
24-5-2008 Dublino Irlanda Irlanda 1 – 1 Serbia Serbia Amichevole Andy Keogh Cap:R. Keane
29-5-2008 Londra Irlanda Irlanda 1 – 0 Colombia Colombia Amichevole Robbie Keane Cap:R. Keane
20-8-2008 Oslo Norvegia Norvegia 1 – 1 Irlanda Irlanda Amichevole Robbie Keane Cap:R. Keane
6-9-2008 Magonza Georgia Georgia 1 – 2 Irlanda Irlanda Qual. Mondiali 2010 Kevin Doyle
Glenn Whelan
Cap:R. Keane
10-9-2008 Podgorica Montenegro Montenegro 0 – 0 Irlanda Irlanda Qual. Mondiali 2010 - Cap:R. Keane
15-10-2008 Dublino Irlanda Irlanda 1 – 0 Cipro Cipro Qual. Mondiali 2010 Robbie Keane Cap:R. Keane
19-11-2008 Dublino Irlanda Irlanda 2 – 3 Polonia Polonia Amichevole Stephen Hunt
Keith Andrews
Cap:S. Given
11-2-2009 Dublino Irlanda Irlanda 2 – 1 Georgia Georgia Qual. Mondiali 2010 2 Robbie Keane Cap:R. Keane
28-3-2009 Dublino Irlanda Irlanda 1 – 1 Bulgaria Bulgaria Qual. Mondiali 2010 Richard Dunne Cap:R. Keane
1-4-2009 Bari Italia Italia 1 – 1 Irlanda Irlanda Qual. Mondiali 2010 Robbie Keane Cap:R. Keane
29-5-2009 Londra Nigeria Nigeria 1 – 1 Irlanda Irlanda Amichevole Robbie Keane Cap:R. Keane
6-6-2009 Sofia Bulgaria Bulgaria 1 – 1 Irlanda Irlanda Qual. Mondiali 2010 Richard Dunne Cap:R. Keane
12-8-2009 Limerick Irlanda Irlanda 0 – 3 Australia Australia Amichevole - Cap:R. Keane
5-9-2009 Nicosia Cipro Cipro 0 – 2 Irlanda Irlanda Qual. Mondiali 2010 Kevin Doyle
Robbie Keane
Cap:R. Keane
8-9-2009 Limerick Irlanda Irlanda 1 – 0 Sudafrica Sudafrica Amichevole Liam Lawrence Cap:K. Doyle
10-10-2009 Dublino Irlanda Irlanda 2 – 2 Italia Italia Qual. Mondiali 2010 Glenn Whelan
Sean St Ledger
Cap:R. Keane
14-10-2009 Dublino Irlanda Irlanda 0 – 0 Montenegro Montenegro Qual. Mondiali 2010 - Cap:S. Given
14-11-2009 Dublino Irlanda Irlanda 0 – 1 Francia Francia Qual. Mondiali 2010 - Cap:R. Keane
18-11-2009 Saint-Denis Francia Francia 1 – 1 dts Irlanda Irlanda Qual. Mondiali 2010 Robbie Keane Cap:R. Keane
2-3-2010 Londra Irlanda Irlanda 0 – 2 Brasile Brasile Amichevole - Cap:R. Keane
25-5-2010 Dublino Irlanda Irlanda 2 – 1 Paraguay Paraguay Amichevole Kevin Doyle
Liam Lawrence
Cap:R. Keane
28-5-2010 Dublino Irlanda Irlanda 3 – 0 Algeria Algeria Amichevole Paul Green
2 Robbie Keane
Cap:R. Keane
11-8-2010 Dublino Irlanda Irlanda 0 – 1 Argentina Argentina Amichevole - Cap:R. Keane
3-9-2010 Yerevan Armenia Armenia 0 – 1 Irlanda Irlanda Qual. Euro 2012 Keith Fahey Cap:R. Keane
7-9-2010 Dublino Irlanda Irlanda 3 – 1 Andorra Andorra Qual. Euro 2012 Kevin Kilbane
Kevin Doyle
Robbie Keane
Cap:R. Keane
8-10-2010 Dublino Irlanda Irlanda 2 – 3 Russia Russia Qual. Euro 2012 Shane Long
Robbie Keane
Cap:R. Keane
12-10-2010 Žilina Slovacchia Slovacchia 1 – 1 Irlanda Irlanda Qual. Euro 2012 Sean St Ledger Cap:R. Keane
17-11-2010 Dublino Irlanda Irlanda 1 – 2 Norvegia Norvegia Amichevole Shane Long Cap:S. Given
8-2-2011 Dublino Irlanda Irlanda 3 – 0 Galles Galles Nations Cup 2011 Darron Gibson
Damien Duff
Keith Fahey
Cap:S. Given
26-3-2011 Dublino Irlanda Irlanda 2 – 1 Macedonia del Nord Macedonia del Nord Qual. Euro 2012 Aiden McGeady
Robbie Keane
Cap:R. Keane
29-3-2011 Dublino Irlanda Irlanda 2 – 3 Uruguay Uruguay Amichevole Shane Long
Keith Fahey
Cap:S. Kelly
24-5-2011 Dublino Irlanda Irlanda 5 – 0 Irlanda del Nord Irlanda del Nord Nations Cup 2011 Stephen Ward
2 Robbie Keane
autorete
Simon Cox
Cap:R. Keane
29-5-2011 Dublino Irlanda Irlanda 1 – 0 Scozia Scozia Nations Cup 2011 Robbie Keane Cap:R. Keane
4-6-2011 Skopje Macedonia del Nord Macedonia del Nord 0 – 2 Irlanda Irlanda Qual. Euro 2012 2 Robbie Keane Cap:R. Keane
7-6-2011 Liegi Italia Italia 0 – 2 Irlanda Irlanda Amichevole Keith Andrews
Simon Cox
Cap:P. McShane
10-8-2011 Dublino Irlanda Irlanda 0 – 0 Croazia Croazia Amichevole - Cap:R. Keane
2-9-2011 Dublino Irlanda Irlanda 0 – 0 Slovacchia Slovacchia Qual. Euro 2012 - Cap:R. Keane
6-9-2011 Mosca Russia Russia 0 – 0 Irlanda Irlanda Qual. Euro 2012 - Cap:R. Keane
7-10-2011 Andorra La Vella Andorra Andorra 0 – 2 Irlanda Irlanda Qual. Euro 2012 Kevin Doyle
Aiden McGeady
Cap:R. Keane
11-10-2011 Dublino Irlanda Irlanda 2 – 1 Armenia Armenia Qual. Euro 2012 autorete
Richard Dunne
Cap:S. Given
11-11-2011 Tallinn Estonia Estonia 0 – 4 Irlanda Irlanda Qual. Euro 2012 Keith Andrews
Jonathan Walters
2 Robbie Keane
Cap:R. Keane
15-11-2011 Dublino Irlanda Irlanda 1 – 1 Estonia Estonia Qual. Euro 2012 Stephen Ward Cap:R. Keane
29-2-2012 Dublino Irlanda Irlanda 1 – 1 Rep. Ceca Rep. Ceca Amichevole Simon Cox Cap:R. Keane
26-5-2012 Dublino Irlanda Irlanda 1 – 0 Bosnia ed Erzegovina Bosnia ed Erzegovina Amichevole Shane Long Cap:R. Keane
4-6-2012 Budapest Ungheria Ungheria 0 – 0 Irlanda Irlanda Amichevole - Cap:R. Keane
10-6-2012 Poznań Irlanda Irlanda 1 – 3 Croazia Croazia Euro 2012 - 1º turno Sean St Ledger Cap:R. Keane
14-6-2012 Danzica Spagna Spagna 4 – 0 Irlanda Irlanda Euro 2012 - 1º turno - Cap:R. Keane
18-6-2012 Poznań Italia Italia 2 – 0 Irlanda Irlanda Euro 2012 - 1º turno - Cap:R. Keane
15-8-2012 Belgrado Serbia Serbia 0 – 0 Irlanda Irlanda Amichevole - Cap:J. O'Shea
7-9-2012 Astana Kazakistan Kazakistan 1 – 2 Irlanda Irlanda Qual. Mondiali 2014 Robbie Keane (rig.)
Kevin Doyle
Cap:R. Keane
11-9-2012 Dublino Irlanda Irlanda 4 – 1 Oman Oman Amichevole Shane Long
Robbie Brady
Kevin Doyle
Alex Pearce
Cap:K. Doyle
12-10-2012 Dublino Irlanda Irlanda 1 – 6 Germania Germania Qual. Mondiali 2014 Andy Keogh Cap:J. O'Shea
16-10-2012 Tórshavn Fær Øer Fær Øer 1 – 4 Irlanda Irlanda Qual. Mondiali 2014 Marc Wilson
Jonathan Walters
autorete
Darren O'Dea
Cap:R. Keane
14-11-2012 Dublino Irlanda Irlanda 0 – 1 Grecia Grecia Amichevole - Cap:J. O'Shea
6-2-2013 Dublino Irlanda Irlanda 2 – 0 Polonia Polonia Amichevole Ciaran Clark
Wes Hoolahan
Cap:J. O'Shea
22-3-2013 Solna Svezia Svezia 0 – 0 Irlanda Irlanda Qual. Mondiali 2014 - Cap:R. Keane
26-3-2013 Dublino Irlanda Irlanda 2 – 2 Austria Austria Qual. Mondiali 2014 2 Jonathan Walters Cap:J. O'Shea
29-5-2013 Londra Inghilterra Inghilterra 1 – 1 Irlanda Irlanda Amichevole Shane Long Cap:R. Keane
2-6-2013 Dublino Irlanda Irlanda 4 – 0 Georgia Georgia Amichevole Andy Keogh
Simon Cox
2 Robbie Keane
Cap:S. Long
7-6-2013 Dublino Irlanda Irlanda 3 – 0 Fær Øer Fær Øer Qual. Mondiali 2014 3 Robbie Keane Cap:R. Keane
12-6-2013 New York Irlanda Irlanda 0 – 2 Spagna Spagna Amichevole - Cap:R. Keane
14-8-2013 Cardiff Galles Galles 0 – 0 Irlanda Irlanda Amichevole - Cap:J. O'Shea
6-9-2013 Dublino Irlanda Irlanda 1 – 2 Svezia Svezia Qual. Mondiali 2014 Robbie Keane Cap:R. Keane
10-9-2013 Vienna Austria Austria 1 – 0 Irlanda Irlanda Qual. Mondiali 2014 - Cap:R. Keane
Totale Presenze 64 Reti 86
Cronologia completa delle presenze e delle reti in nazionale (partite non ufficiali) ― Irlanda
Data Città In casa Risultato Ospiti Competizione Reti Note
27-9-2012 Sabadell Catalogna Catalogna 2 – 1 Irlanda Irlanda Amichevole David Lacey Cap:J. Walsh
Totale Presenze 1 Reti 1

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Allenatore[modifica | modifica wikitesto]

Club[modifica | modifica wikitesto]

Competizioni nazionali[modifica | modifica wikitesto]
Juventus: 1976-1977, 1977-1978, 1980-1981, 1981-1982, 1983-1984, 1985-1986
Inter: 1988-1989
Juventus: 1978-1979, 1982-1983
Inter: 1989
Bayern Monaco: 1996-1997
Bayern Monaco: 1997
Bayern Monaco: 1997-1998
Benfica: 2004-2005
Red Bull Salisburgo: 2006-2007
Competizioni internazionali[modifica | modifica wikitesto]
Juventus: 1976-1977, 1992-1993
Inter: 1990-1991
Juventus: 1983-1984
Juventus: 1984
Juventus: 1984-1985
Juventus: 1985

Individuale[modifica | modifica wikitesto]

  • Allenatore europeo della stagione dall'Union européenne de la presse sportive (UEPS): 2[85]
1984-1985, 1992-1993
  • Allenatore europeo dell'anno dall'Union européenne de la presse sportive (UEPS): 2[86]
1985, 1991
1976-77, 1985
1992
1997
2006
  • Philips Sports Manager of the Year[89]
2011
2012

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Insieme al direttore tecnico Nereo Rocco.
  2. ^ Assume anche il ruolo di direttore tecnico.
  3. ^ Leggende Azzurre: Giovanni Trapattoni, su vivoazzurro.it, 3 luglio 2011. URL consultato l'11 novembre 2014.
  4. ^ (EN) Trapattoni climbs another mountain, su fifa.com, 7 maggio 2007.
  5. ^ Dietro solo a Carlo Ancelotti e Manuel José (nove trofei vinti), e a Carlos Bianchi, Alex Ferguson e Josep Guardiola (tutti e quattro con otto trofei); inoltre, Trapattoni è l'allenatore che vanta il primato per titoli vinti nelle competizioni UEFA per club ex aequo con il citato Ferguson e Carlo Ancelotti (7), cfr. (EN) European Cups - Performances by Coach, su rsssf.com.
  6. ^ a b c d Giovanni Trapattoni, su magliarossonera.it.
  7. ^ (EN) Trapattoni wants Italy deal, bbc.co.uk, 30 marzo 2004.
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