Ferruccio Novo

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Ferruccio Novo
Ferruccio Novo.jpg
Nazionalità Italia Italia
Calcio Football pictogram.svg
Ruolo Allenatore (ex difensore)
Ritirato 191? – giocatore
1950 – allenatore
Carriera
Giovanili
1913-19?? Torino
Squadre di club1
19??-19?? Torino II ? (?)
Carriera da allenatore
1949-1950 Italia Italia Comm. tecnica
1 I due numeri indicano le presenze e le reti segnate, per le sole partite di campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
 

Ferruccio Novo (Torino, 22 marzo 1897Laigueglia, 8 aprile 1974) è stato un imprenditore, dirigente sportivo ed ex calciatore italiano.

Nel mondo del calcio è ricordato come Presidente del Torino dal 1939 al 1953 e capo della Commissione tecnica della Nazionale dal 1949 al 1950.

Da calciatore a Presidente[modifica | modifica wikitesto]

Titolare, insieme al fratello Mario, dell'azienda di famiglia, un'avviata fabbrica di accessori in cuoio per l'industria («le cinghie Antonio Novo – Torino») come molti giovani della borghesia piemontese studiò al Collegio San Giuseppe di Torino. Da lì nacque la sua passione per il calcio (l'allora foot ball), tanto da riuscire a entrare nel 1913 come difensore nelle giovanili del Torino, senza comunque andare oltre la squadra riserve («Ero una schiappa» ricordava sorridendo).

Ma dai colori granata non riuscirà a staccarsi più: da sostenitore ne diviene consigliere fino ad arrivare nell'estate del 1939 alla presidenza dell'allora AC Torino, ricevendo l'investitura direttamente dall'ingegner Cuniberti, che era sì un buon presidente, ma non era riuscito a rilanciare una squadra sempre più oscurata dalle vittorie dei rivali cugini bianconeri. Aveva avuto però l'intuito di credere in Novo, che sarebbe stato l'uomo giusto per riportare agli allori quella squadra famosa allora per, e ormai era passato un decennio, il celebre trio Baloncieri, Libonatti e Rossetti.

La costruzione del Grande Torino[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Grande Torino.
Ferruccio Novo con Giuseppe Grezar.

Il fratello Mario si occupa a tempo pieno dell'azienda di famiglia e Ferruccio Novo può così dedicarsi anima e corpo al Torino. L'essere nella società da molti anni gli ha portato molta esperienza e grazie anche a Vittorio Pozzo, C.T. della Nazionale campione del mondo, ma che al Torino è rimasto legato, conosce come sono organizzati managerialmente i club calcistici inglesi, ai quali Novo vuole ispirarsi.

Ispirato nella politica sportivo-imprenditoriale istituita con notevole sucesso da Edoardo Agnelli nella Juventus durante la prima metà degli anni 1930,[1] attrezza il Torino come un'azienda commerciale, senza il concorso di mecenati e senza rivoluzionarne i quadri; nasce così il Grande Torino. È un brillante parlatore, ma sa anche ascoltare, anche se poi fa sempre di testa sua. La sua linea direttiva è "dolcemente" dittatoriale, ma si attornia di intelligenti collaboratori e consiglieri (molti già all'interno della società), che sanno anche come "prenderlo". Primo su tutti l'amico Roberto Copernico, proprietario di un negozio di abbigliamento maschile a Torino, ma che conosce bene il calcio. A livello tecnico, invece, il nome di Ernest Egri Erbstein è molto legato alla futura realizzazione di quella squadra che tutto il mondo sportivo conoscerà come il Grande Torino.

Ma anche la collaborazione di Pozzo e di molti ex giocatori granata, legati dall'amore per quei colori, è fondamentale per la campagna acquisti. Nel primi due anni della presidenza Novo il Torino finisce rispettivamente al sesto e al settimo posto. Non certo grandi risultati, ma è già stato messo il primo mattone del Grande Torino. L'ex bandiera granata Antonio Janni, in quel periodo allenatore del Varese, segnala al Torino un ragazzo diciottenne: Novo acquista così, per una cifra modesta, l'attaccante Franco Ossola, il primo "pezzo" del futuro Grande Torino. Ma è nella campagna acquisti per il campionato 1941-42 che il presidente granata parte all'offensiva.

Arrivano Romeo Menti (su consiglio di Ellena) dalla Fiorentina, dall'Inter il campione del mondo Pietro Ferraris e dalla sponda juventina ben tre giocatori: il portiere Bodoira e due centravanti Felice Borel e Guglielmo Gabetto, riguardo al quale la dirigenza bianconera si accorgerà presto di aver sbagliato i conti. Torinese, già vincitore di un titolo italiano con la maglia a strisce, i tecnici bianconeri lo danno per finito a 25 anni; invece la carriera de il barone è appena cominciata.

Hanno invece ragione su Felice Borel che, anche a causa di un fastidio al ginocchio, è in fase calante. La partenza del Torino in quel campionato non è malaccio, ma un derby all'ottava giornata perso per 3-0 è uno scossone. È qui che Borel si rivela più utile al Torino da "tecnico" che da giocatore. Grazie a lui, Ellena e Copernico, Novo decide di "abbracciare" un nuovo "credo" calcistico d'invenzione britannica e illustra lui stesso ai giocatori l'idea tecnica di passare dal "metodo" al "sistema". Una svolta che porterà anche a scontri e incomprensioni con Vittorio Pozzo, assiduo sostenitore del "metodo".

La tattica funziona, il Torino a tre giornate dalla fine è solo al comando della classifica. Sulla strada granata, però, c'è il Venezia dei giovani Ezio Loik e Valentino Mazzola e lo scudetto è della Roma. Scottato dalla sconfitta, Novo acquista, battendo la concorrenza bianconera, i due gioielli lagunari e il triestino Giuseppe Grezar. Sono soprattutto queste tre pedine che portano nel 1942-43 a vincere, anche se all'ultima giornata dopo una lotta con il sorprendente Livorno, prima lo scudetto e poi la Coppa Italia.

È il primo campionato dell'era Novo e il Grande Torino non è neanche ancora del tutto formato. Ma la nuvola nera che incombe da tre anni sull'Italia si trasforma in tempesta: è la guerra, la guerra civile.

Il Campionato di guerra[modifica | modifica wikitesto]

Ferruccio Novo con Valentino Mazzola.

Caduto il Fascismo, con l'avanzata degli Americani nel Sud l'Italia è divisa in due. La guerra civile incombe al Nord. Eppure i campionati di calcio, per salvare le apparenze, vanno avanti e, su decisione della Federazione, hanno un'organizzazione a gironi. I trasferimenti sono comunque difficoltosi, poiché i bombardamenti degli Alleati, interrompendo sovente i collegamenti ferroviari, costringono chi viaggia ad affrontare lunghi percorsi a piedi.

Per evitare i rischi di chiamata alle armi, molte squadre si ingegnano: con astuzie diplomatiche, assicurano i propri campioni alle industrie più importanti del paese, facendoli passare come elementi indispensabili alla produzione dell'industria bellica nazionale, riuscendo a esentarli dall'impiego al fronte.

Se il calcio, per la gente comune, è un modo per evadere, anche se per poco, dagli enormi problemi che la guerra comporta, per i calciatori è un modo per salvare la pelle. Così, mentre la Juventus emigra ad Alba e si abbina alla Cisitalia, azienda automobilistica appartenente all'allora presidente bianconero Pietro Dusio, Novo trova una collaborazione con la Fiat e riesce a tenere unita la squadra, creando con i giocatori un rapporto di solidarietà (Novo pensa anche alle famiglie dei suoi uomini e alle loro necessità alimentari) che si tradurrà, a conflitto finito, in assoluta fedeltà alla "maglia" e devozione al presidente (Valentino Mazzola chiamerà il suo secondogenito col nome di battesimo di Ferruccio).

In quel campionato di guerra 1944 si aggrega alla squadra, in prestito dalla Lazio, Silvio Piola. Il Torino non vince quel campionato sottovalutando i VV.F. dello Spezia. Campionato che poi la Federazione declasserà da campionato a semplice torneo: lo scudetto sarà riconosciuto a titolo onorifico nel 2002. A guerra finita, alla ripartenza dei campionati regolari, il Torino potrà fregiarsi del tricolore sulla maglia, come ultimo vincitore dello scudetto, quello del 1942-43. Di calcio giocato comunque non si parlerà più per quasi un anno e mezzo.

Nel dopoguerra Novo completa il Grande Torino[modifica | modifica wikitesto]

L'estate e l'autunno del 1945 sono un momento importante per la dirigenza Novo. Il presidente ha fatto tesoro del campionato di guerra e alcuni giocatori avversari che vi hanno partecipato non sono passati inosservati. Il Grande Torino completa la sua ossatura con l'arrivo di Valerio Bacigalupo, Aldo Ballarin, Eusebio Castigliano, Mario Rigamonti e Virgilio Maroso. Romeo Menti rientrerà al Torino nel 1946-47. Con questa formazione Novo, dal 1945 al 1949, sbaraglia tutti i concorrenti e colleziona record su record e porta il Torino a essere conosciuto in tutto il mondo per l'estro e la fantasia di gioco.

Anche se con Pozzo i rapporti non sono idilliaci, c'è sempre rispetto tra i due, e la Nazionale è farcita di giocatori del Toro fino ad arrivare a schierarne dieci nella formazione titolare.

Nella Commissione Tecnica Federale[modifica | modifica wikitesto]

Pozzo, però, continua a insistere sul "metodo": contestazioni piovono da più parti, che si acuiscono dopo la sconfitta in casa contro l'Inghilterra per 0-4. Pozzo è ritenuto un uomo del passato, che ha fatto il suo tempo. Viene sostituito proprio da Novo, che dal 1949, insieme ad Aldo Bardelli e Roberto Copernico è parte della Commissione Tecnica Federale che allena la Nazionale, carica che manterrà fino ai mondiali brasiliani del 1950. L'Italia, campione del mondo in carica, è tra le favorite.

La tragedia di Superga[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Tragedia di Superga.

Il 4 maggio 1949 l'intera squadra del Torino, di ritorno dal Portogallo si schianta, in aereo, su Superga. Il Grande Torino e tre quarti della Nazionale non ci sono più. Novo vuole ricostruire la squadra: riceve molte promesse di aiuto, che rimangono deluse. Non riuscendo nell'impossibile impresa di ricostruire una squadra degna del Grande Torino, si dimette nel 1953.

La perdita poi del fratello Mario e della moglie sono colpi tremendi e ne minano la salute.[2] Si spegne a Laigueglia, sulla riviera ligure, dove si era ritirato, l'8 aprile del 1974.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Ferruccio Novo è stato interpretato dall'attore Remo Girone nella miniserie TV Il Grande Torino.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Guido Vaciago, Juventus, qui fabbricano vittorie fin dal 1923..., in Tuttosport, 1º marzo 2016. URL consultato il 2 marzo 2016.
  2. ^ Giglio Panza, La storia del Torino, a cura di Bruno Perucca, Gianni Romeo, Bruno Colombero, La casa dello Sport, 1985 Edizione a fascicoli, pag. 94.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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