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José Mourinho

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José Mourinho
Chelsea 2 Spurs 0 Capital One Cup winners 2015 (16485981127).jpg
Mourinho al Chelsea nel 2015
Nome José Mário dos Santos Mourinho Félix
Nazionalità Portogallo Portogallo
Altezza 174[1] cm
Calcio Football pictogram.svg
Ruolo Allenatore (ex difensore)
Squadra Manchester Utd
Ritirato 1987 - calciatore
Carriera
Giovanili
1978-1979 União Leiria
1979-1981 Belenenses
Squadre di club1
1981-1982 Rio Ave 16 (2)
1982-1983 Belenenses 16 (2)
1983-1985 Sesimbra 35 (1)
1985-1987 Comércio e Indústria 27 (8)
Carriera da allenatore
1981-1982 Rio Ave Assistente
1982-1983 Belenenses Assistente
1987-1988 Vitória Setúbal Allievi
1988-1992 Estrela Amadora Assistente
1992-1993 Sporting Lisbona Assistente
1994-1996 Porto Vice
1996-2000 Barcellona Vice
2000 Benfica
2001 União Leiria
2001-2004 Porto
2004-2007 Chelsea
2008-2010 Inter
2010-2013 Real Madrid
2013-2015 Chelsea
2016- Manchester Utd
1 I due numeri indicano le presenze e le reti segnate, per le sole partite di campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
Statistiche aggiornate al 27 maggio 2016

José Mário dos Santos Mourinho Félix, noto semplicemente come José Mourinho ([ʒuˈzɛ moˈɾiɲu]; Setúbal, 26 gennaio 1963), è un allenatore di calcio ed ex calciatore portoghese, tecnico del Manchester United.

È uno dei pochi ad aver vinto in quattro diversi campionati europei.[2] Inoltre è uno dei cinque allenatori, insieme ad Ernst Happel, Ottmar Hitzfeld, Jupp Heynckes e Carlo Ancelotti (vincitore di 3 Champions League), ad aver vinto la Champions League con due squadre diverse (con il Porto nel 2004 e con l'Inter nel 2010);[3] è anche l'unico allenatore ad aver centrato sia il treble piccolo (con il Porto nel 2003) che il treble classico (con l'Inter nel 2010). Insieme a Louis van Gaal, è l'unico allenatore della storia ad aver vinto quattro coppe nazionali in altrettanti paesi: in Portogallo (con il Porto nel 2003), in Inghilterra (con il Chelsea nel 2007 e nel 2015), in Italia (con l'Inter nel 2010) e in Spagna (con il Real Madrid nel 2011); ha inoltre trionfato in 13 delle 19 finali a partita secca disputate.[4]

Figlio dell'ex calciatore Félix Mourinho, portiere di Vitória Setúbal e Belenenses, è soprannominato The Special One, come lui stesso si definì durante la sua prima conferenza stampa al Chelsea.[5] Personaggio molto controverso, è spesso al centro di polemiche per il suo carattere spavaldo,[6] ma il suo valore tecnico è riconosciuto:[7] per quattro volte (2004, 2005, 2010 e 2012) è stato indicato come miglior allenatore del mondo dall'IFFHS,[8] mentre nel 2010 si è piazzato al 3º posto, alle spalle di Arsène Wenger e Sir Alex Ferguson, nella classifica dei migliori allenatori del decennio.[9] Nel 2010 ha vinto il FIFA World Coach of the Year tra gli allenatori di calcio maschile, mentre nel 2011 e nel 2012 si è piazzato rispettivamente al 3º e al 2º posto in questa speciale classifica.[10][11]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

È sposato dal 1989 con Matilde Faria, dalla quale ha avuto due figli: Matilde Faria Mourinho Félix, nata nel 1996, e José Mário Faria Mourinho Félix, nato nel 2000.[12] Quest'ultimo attualmente gioca come portiere nel Fulham e in precedenza ha militato nel Canillas, club satellite del Real Madrid in cui hanno giocato anche i figli di Ronaldo e di Zinédine Zidane.[13]

Mourinho si dichiara cattolico[14] e parla sei lingue: portoghese, inglese, italiano, francese, spagnolo e catalano.[15]

Nell'ottobre del 2010 si è classificato al 9º posto nella lista degli uomini più influenti pubblicata da AskMen.com, mentre il 1º dicembre 2011 viene nominato Rockstar dell'anno dalla versione spagnola del magazine Rolling Stone.[16]

Nell'aprile del 2007 è apparso in una puntata di WWE Raw, nella quale ha avuto un breve siparietto con il wrestler Shane McMahon.

Caratteristiche tecniche[modifica | modifica wikitesto]

Allenatore[modifica | modifica wikitesto]

José Mourinho collabora fin dai tempi del Porto con il preparatore atletico Rui Farìa. I suoi metodi di allenamento, considerati rivoluzionari e poco convenzionali rispetto agli approcci classici, hanno suscitato la curiosità di diversi addetti ai lavori. Le sedute di allenamento prevedono l'abolizione della preparazione atletica tradizionale, separata da quella tecnica, con una particolare enfasi posta verso i princìpi e i sottoprincìpi di gioco e la loro introiezione gerarchizzata. Sebbene il metodo di allenamento possa apparire simile all'approccio integrato tradizionale, composto da sedute svolte esclusivamente attraverso l'uso del pallone, l'allenamento di Mourinho e Rui Farìa si differenzia nel porre l'accento sull'aspetto prettamente tecnico e mentale.[17] L'analisi di questo tipo di approccio è stata sviscerata da alcuni studenti universitari portoghesi, nel libro Mourinho: questione di metodo,[18] la cui presentazione è a cura dello stesso Rui Farìa.

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Giocatore e professore di educazione fisica[modifica | modifica wikitesto]

Mourinho da giovane ha tentato di intraprendere la carriera di calciatore, come difensore. Ha militato nelle giovanili dell'União Leiria[19] e in quelle del Belenenses;[19] Nel 1981 ha poi seguito il padre allenatore al Rio Ave e si è iscritto all'Università Tecnica (ISEF) di Lisbona.[20] Nel 1982 è tornato con il padre allenatore al Belenenses. Dal 1983 al 1985 ha giocato nel Sesimbra. Infine, dal 1985 al 1987 ha militato nel Comércio e Indústria di Setúbal.[21][22]

All'età di 24 anni, visti i risultati carenti, si è ritirato per prepararsi alla carriera di allenatore, cominciando ad allenare i suoi amici. Mourinho ha dichiarato di essere stato assistente di suo padre ai tempi del Rio Ave e del Belenenses, incaricato di andare a studiare le squadre avversarie.[23] Laureatosi all'Instituto Superior de Educação Física, comincia così la sua carriera come professore di educazione fisica, proseguita per 5 anni. In quel periodo ha allenato squadre giovanili presso le varie scuole dove insegnava a Sètubal. Inoltre, ha partecipato a corsi tenuti in Scozia.[20] Mourinho, nel periodo in cui allenava gli Allievi del Vitória Setúbal, ha lavorato tramite la scuola anche con ragazzi affetti da problemi motori e mentali "dove tutto è psicologico, amore, affetto, empatia e passione".[24]

Allenatore[modifica | modifica wikitesto]

Esordi[modifica | modifica wikitesto]

La sua carriera da allenatore incomincia nel 1987, allenando la squadra Allievi del Vitória Setúbal.[20][25] Nel 1988 viene chiamato dall'Estrela Amadora in veste di assistente tecnico di João Alves, dove vince la Coppa di Portogallo 1990. Nei successivi due anni è stato assistente di Jesualdo Ferreira. Nel luglio 1992 diventa interprete e assistente (preparava le partite e allenava i portieri) per l'allenatore inglese Bobby Robson allo Sporting Lisbona.[26] In seguito lo stesso Robson lo vuole come suo vice al Porto[27] In due anni vincono una Coppa di Portogallo e due campionati.

Ancora Bobby Robson lo chiama nel 1996 al Barcellona come suo vice.[25][28][29] La stagione si conclude con i successi in Coppa di Spagna, Coppa delle Coppe, e Supercoppa di Spagna. Il 28 giugno 1997, durante i festeggiamenti della Coppa di Spagna, Mourinho prende il microfono e urla al pubblico: "Oggi, domani e sempre con il Barça nel cuore".[29] Quando Robson diventa dirigente del Barça nell'estate successiva, Mourinho decide di rimanere in Catalogna; sulla panchina del Barcellona arriva l'olandese Louis van Gaal, che decide di continuare ad avvalersi del tecnico portoghese come allenatore in seconda. Nel 1998 vincono il campionato, la Coppa di Spagna e la Supercoppa europea; nel 1999 la squadra si confermerà campione di Spagna.

Il 16 maggio 2000 van Gaal gli permette di guidare la squadra blaugrana nella finale della Copa Catalunya; il Barcellona batte il Mataro 3-0 e Mourinho vince quindi il suo primo trofeo.[30][31]

Benfica e União Leiria[modifica | modifica wikitesto]

La possibilità di diventare un allenatore di primo livello arriva nel settembre del 2000, quando Mourinho lascia il Barcellona e viene chiamato da Eladio Parames, allora dirigente e ora suo portavoce,[32][33] alla guida del Benfica sostituendo l'esonerato Jupp Heynckes. Proprio nella prima parte della stagione consegue una vittoria per 3-0 contro i rivali dello Sporting. Il 5 dicembre, si dimette dall'incarico dopo sole nove partite di campionato a causa del cambio di presidenza del club.[23] Nel gennaio 2001 si accasa così all'União Leiria, conducendo la squadra prima al 5º posto nel 2001 (la posizione più alta mai raggiunta dal club) e poi al terzo posto nel dicembre del campionato 2001-2002 prima di passare al Porto (a fine campionato senza di lui la squadra arriverà settima).[23]

Porto[modifica | modifica wikitesto]

Nel dicembre 2001 a metà stagione viene ingaggiato dal Porto[23] per sostituire Octávio Machado; nella parte restante della stagione 2001-2002, con André Villas Boas come assistente, porta la squadra al terzo posto in classifica con un ottimo ruolino di marcia e quindi con conseguente qualificazione alla Coppa UEFA 2002-2003. Fa il suo esordio in UEFA Champions League nel secondo girone di quella stessa stagione in un match contro i greci del Panathinaikos concluso per 0-0. Il Porto che conclude ultimo di quattro squadre il girone con 4 punti.

All'inizio della stagione successiva decide di puntare su vari giocatori portoghesi come Vítor Baía, Ricardo Carvalho, Costinha, Deco e Hélder Postiga, richiamando inoltre in squadra, dopo il periodo di sei mesi in prestito al Charlton Athletic, il capitano Jorge Costa. La stagione vede Mourinho conquistare la sua prima Primeira Liga portoghese con il punteggio record di 86 punti in quel campionato. In patria arriverà anche il double grazie alla vittoria in Coppa del Portogallo in una partita risolta per 1-0 contro la sua ex squadra dell'União Leiria. Arriverà anche il primo trofeo europeo: la Coppa UEFA, dopo la finale di Siviglia contro gli scozzesi del Celtic Glasgow, vinta per 3-2 dopo i tempi supplementari.

La stagione successiva comincia con la vittoria nella Supercoppa portoghese vinta 1-0 e nuovamente contro l'União Leiria allo Estádio D. Afonso Henriques. In estate non arriverà invece il bis con l'incontro valido per la Supercoppa europea contro il Milan che verrà perso con il punteggio di 1-0. Il Porto si aggiudica comunque il suo ventesimo titolo nazionale chiudendo il campionato con 82 punti, con il torneo che sarà vinto con cinque giornate d'anticipo. Perde poi la Coppa del Portogallo in finale per 2-1 dopo i tempi supplementari dai rivali del Benfica allo Estádio Nacional. L'annata 2003-2004 viene comunque caratterizzata dalla vittoria in Coppa dei Campioni, diciassette anni dopo la prima: i "Dragoni" si impongono per 3-0 in finale sui francesi del Monaco nella finale giocata all'Arena AufSchalke di Gelsenkirchen. Durante le celebrazioni post partita Mourinho abbandona il palco allestito per la festa al centro del campo; in seguito ha spiegato che era turbato per alcune minacce di morte ricevute la settimana prima della finale da alcuni elementi della tifoseria del Porto in seguito alle voci di un suo trasferimento sulla panchina del Chelsea.[34] In questa stagione ha adottato il 4-3-3 in campionato e il 4-4-2 in coppa con Deco in posizione di trequartista dietro alle punte Carlos Alberto e Benni McCarthy (o Derlei).[23]

Chelsea[modifica | modifica wikitesto]

Il 2 giugno 2004 viene ingaggiato dall'ambizioso presidente del Chelsea, Roman Abramovič, sempre con André Villas Boas assistente. La cavalcata dei blues in Premier League sarà impetuosa con il club di Londra che il 30 aprile 2005 si laurea per la seconda volta campione d'Inghilterra (il precedente e unico titolo distava 50 anni) battendo per 0-2 al Reebok Stadium il Bolton con doppietta di Frank Lampard. Alla fine della stagione il Chelsea chiuderà il campionato con la quota record di 95 punti che rimane tuttora un record per la storia del torneo, e con una sola sconfitta all'attivo occorsa contro il Manchester City. Il Chelsea inoltre si aggiudica Carling Cup, battendo per 3-2 i rivali del Liverpool in una finale molto spettacolare e conclusasi dopo i tempi supplementari, in una delle prime delle tre finali in altrettanti tornei vinta al Millennium Stadium. Meno fortuna in FA Cup dove soccombono con il Newcastle United, e in Champions League contro il Liverpool di Rafael Benitez in semifinale per 1-0.

Nella successiva stagione la squadra di Mourinho comincia la stagione conquistando il Community Shield battendo l'Arsenal il 7 agosto 2005 al Millennium Stadium per 2-1. In Premier League, il 29 aprile 2006 arriva il secondo titolo consecutivo per il tecnico portoghese con la sua squadra che si impone a Stamford Bridge per 3-0 contro i rivali del Manchester United. A fine stagione i londinesi chiudono il campionato con 91 punti. In Coppa dei Campioni invece non va oltre gli ottavi di finale, eliminato dal Barcellona. In FA Cup sarà il Liverpool in semifinale a eliminare i blues mentre in Carling Cup non riuscirà la difesa del titolo vinto nella stagione precedente a causa della sconfitta ai calci di rigore contro il Charlton Athletic.

Nella terza stagione a Londra il suo Chelsea resta in lizza per tutti gli obiettivi fino alle fasi finali della stagione. Il titolo di Inghilterra stavolta sfuggirà, complice anche i diversi infortuni occorsi durante la stagione, riguardanti soprattutto il reparto arretrato, su tutti l'infortunio di Petr Čech contro il Reading.[35] Il Chelsea si piazzerà secondo con 83 punti superato dal Manchester United facendo sì che non arrivasse il tris in campionato per i londinesi, con Mourinho che porrà fine alla serie di quattro stagioni consecutive concluse con il titolo nazionale, tra Portogallo e Inghilterra. In Champions League saranno ancora i calci di rigore a essere fatali, ancora in semifinale e ancora contro il Liverpool suo avversario anche due stagioni prima. Il portoghese riuscirà a conquistare la FA Cup (unico titolo inglese che gli mancava) allo stadio di Wembley contro il Manchester United per 1-0, e nuovamente la Coppa di Lega contro l'Arsenal in una gara terminata 2-1 al Millennium Stadium di Cardiff.

La quarta e ultima stagione con il Chelsea, che dura soltanto due mesi, comincia con la sconfitta ai rigori nel Community Shield contro il Manchester United, dopo che i 120 minuti si erano conclusi sull'1-1 (grazie alle reti di Florent Malouda e Ryan Giggs). Una partenza altalenante e un pareggio con la squadra norvegese del Rosenborg nella prima partita della Champions League 2007-2008, fanno decidere ad Abramovich la fine del rapporto con Mourinho, che si ufficializza il 20 settembre 2007, quando di comune accordo con la società le due parti rescindono il contratto.[36]

Inter[modifica | modifica wikitesto]

Mourinho sulla panchina dell'Inter

Il 2 giugno 2008 Mourinho viene assunto come allenatore dell'Inter, società con la quale firma un contratto triennale da 10 milioni di euro l'anno.[37][38] Come suo vice sceglie Giuseppe Baresi e come assistenti i fidi Rui Faria e André Villas Boas.[39] L'era Mourinho all'Inter si apre subito con la vittoria di un trofeo: il 24 agosto 2008, infatti, l'Inter vince in casa a San Siro la Supercoppa italiana battendo la Roma per 8-7 ai calci di rigore dopo che l'Inter si era portata in vantaggio per due volte e aveva chiuso i tempi supplementari sul 2-2. Con questo trofeo Mourinho può annoverare nel suo palmarès personale le supercoppe di tre paesi diversi: Portogallo, Inghilterra e Italia.

Alla guida dell'Inter, conclude il girone d'andata con 41 punti stabilendo un record per il campionato italiano poiché nessun altro allenatore straniero aveva mai ottenuto così tanti punti.[40] Dopo l'eliminazione in Champions agli ottavi di finale per mano del Manchester United di Ferguson, conquista lo scudetto 2008-2009 con due giornate d'anticipo, battendo 3-0 il Siena al Meazza (in realtà la certezza matematica è arrivata la sera precedente, nell'anticipo dove il Milan aveva perso con l'Udinese), il quarto consecutivo della compagine nerazzurra. Diventano quindi cinque i campionati da lui conquistati, oltre ai due con il Porto in Portogallo e ai due col Chelsea in Inghilterra. Il 25 maggio, al termine della stagione, prolunga il contratto con l'Inter di un ulteriore anno, portando quindi la scadenza al giugno 2012.[41]

Mourinho nella conferenza stampa pre CSKA Mosca-Inter della Champions League 2009-2010

La stagione 2009-2010 comincia con la sconfitta per 2-1 contro la Lazio nella Supercoppa italiana disputata a Pechino. Nel finale di stagione, nell'arco di tre settimane, realizza il triplete conquistando il campionato, la Coppa Italia e la Champions League consentendo così all'Inter di essere la prima squadra italiana a raggiungere questo traguardo. Nello specifico la Coppa Italia viene conquistata il 5 maggio all'Olimpico battendo per 1-0 la Roma; lo scudetto viene assegnato il 16 maggio al termine della gara decisiva vinta per 1-0 allo stadio Artemio Franchi contro il Siena. Mourinho inoltre chiude il torneo portando a 136 gare consecutive la sua imbattibilità casalinga in campionato (sommando anche le precedenti esperienze con Porto e Chelsea);[42] il 22 maggio, infine, il tecnico portoghese guida i nerazzurri alla vittoria in Coppa dei Campioni, 45 anni dopo l'ultimo successo, grazie al 2-0 sul Bayern Monaco nella finale del Santiago Bernabéu. Con quest'ultimo successo il tecnico portoghese diventa il terzo allenatore, dopo Ernst Happel e Ottmar Hitzfeld, a vincere due Champions League con due club diversi,[3] e il secondo a raggiungere la semifinale con tre compagini diverse[43] (come Louis van Gaal, il terzo se si comprende Ernst Happel nella Coppa dei Campioni). Al termine della stagione chiude la sua esperienza all'Inter trasferendosi in Spagna.

Real Madrid[modifica | modifica wikitesto]

Il 28 maggio 2010 diventa il tecnico del Real Madrid.[44] Per assicurarsi Mourinho, il club spagnolo onorerà la clausola rescissoria prevista dal contratto,[45] versando nelle casse interiste un indennizzo in denaro.[46][47] L'allenatore si lega al club madrileno per quattro anni fino al giugno 2014.[48]

Mourinho in conferenza stampa come allenatore del Real Madrid

Il 10 gennaio 2011, a Zurigo, durante la cerimonia per la premiazione del Pallone d'oro 2010, gli viene conferito il FIFA World Coach of the Year.[10][11] Il 20 aprile conquista il suo primo titolo alla guida dei blancos vincendo la Coppa del Re contro il Barça (1-0) allo Estadio de Mestalla a Valencia riportando un titolo che mancava da diciotto anni dalla bacheca della società. Viene eliminato dalla Champions League in semifinale dal Barcellona e nella Liga si piazza secondo con 92 punti sempre dietro ai catalani di quattro punti. Il 25 maggio 2011 il presidente Florentino Perez licenzia il direttore generale Jorge Valdano, scegliendo così di dar pieno potere a Mourinho, che diviene una sorta di manager all'inglese.[49][50] Gli viene conferito anche il Trofeo Miguel Muñoz, premio assegnato dal quotidiano Marca al miglior allenatore dei campionati professionistici spagnoli.

La seconda stagione spagnola di Mourinho comincia con la sconfitta in Supercoppa di Spagna contro il Barcellona. Il 7 dicembre raggiunge le 15 vittorie consecutive, eguagliando così il record di Miguel Muñoz della stagione 1960-1961,[51] poi superato da Ancelotti il 29 novembre 2014.[52] Il 25 aprile subisce dal Bayern Monaco l'eliminazione in semifinale di Champions League ai calci di rigore. Diviene il primo allenatore a raggiungere la semifinale con quattro squadre diverse.[43]

Il 2 maggio conquista il suo primo campionato spagnolo con due turni d'anticipo con i blancos che si impongono per 0-3 sull'Athletic Bilbao allo Stadio San Mamés. Per il Real Madrid si tratta del 32º titolo nazionale (a tre anni di distanza dall'ultimo titolo).[2] A fine stagione verrà ampliato dalla chiusura con punteggio record per il campionato spagnolo, con 100 punti e 121 reti realizzate. Per Mourinho si tratta invece del 7º campionato vinto.[53] Vince per la seconda volta il Trofeo Miguel Muñoz, e il 22 maggio prolunga il suo contratto fino al 2016.[54]

Mourinho premiato come miglior allenatore dell'anno ai Globe Soccer Awards 2012

Il 29 agosto Mourinho inaugura la nuova stagione battendo per 2-1 il Barcellona al Bernabeu e aggiudicandosi la Supercoppa spagnola dopo che all'andata in Catalogna i merengues avevano perso per 3-2.[55] Il 3 novembre, in occasione del 4-0 rifilato al Real Saragozza, taglia il traguardo delle 100 vittorie con il Real in sole 133 partite. Nella partita pareggiata per 1-1 contro il Manchester City festeggia la presenza numero 100 nella Champions League. Il 17 febbraio 2013, in occasione della vittoria per 2-0 contro il Rayo Vallecano, tocca quota 100 panchine nella Liga: 75 vittorie, 13 pareggi e 11 sconfitte, 281 gol a 87. Il 26 febbraio conquista per la sesta volta l'accesso a una finale di Coppa nazionale (dopo le due finali raggiunte con il Porto e quelle alla guida di Chelsea, Inter e dello stesso Real), eliminando il Barcellona per 1-3 al Camp Nou[56] Il 17 maggio viene sconfitto in finale dai cugini dell'Atlético Madrid, che si impongono dopo i tempi supplementari con il risultato di 2-1.[57] Il 9 aprile accede per la settima volta alle semifinali della Champions League, la terza consecutiva alla guida del Real Madrid (la quarta, se si considera anche la semifinale raggiunta con l'Inter) venendo tuttavia eliminato dal Borussia Dortmund. In campionato si piazzerà secondo, come due anni prima, e sempre dietro al Barcellona, con un distacco di quindici punti (100 a 85).

Ritorno al Chelsea[modifica | modifica wikitesto]

Il 3 giugno 2013 ritorna al Chelsea dopo 6 anni, firmando un contratto di 4 anni con un ingaggio di circa 12 milioni di euro a stagione.[58] Il 18 agosto avviene il suo secondo esordio da manager dei Blues, in occasione della partita casalinga contro l'Hull City vinta per 2-0. Il 30 agosto viene sconfitto dal Bayern Monaco di Guardiola nella partita valida per la Supercoppa Europea ai rigori, nonostante il vantaggio ottenuto ai supplementari in inferiorità numerica, recuperato a 5 secondi dallo scadere. Il 19 aprile 2014 viene sconfitto in casa per 2-1 da parte del Sunderland e questa sconfitta ferma un record storico: 77 gare consecutive senza subire sconfitte in casa nella massima serie del campionato inglese.

Mourinho e il capitano dei Blues John Terry mostrano la Football League Cup 2014-2015

In Capital One Cup si ferma ai quarti di finale proprio contro il Sunderland, perdendo 2-1 ai tempi supplementari; nella FA Cup viene eliminato negli ottavi di finale dai rivali del Manchester City (2-0). Il campionato viene caratterizzato da una lotta a tre che vede coinvolti, oltre al Chelsea, proprio i Citizens e il Liverpool. Sarà proprio la squadra di Manchester ad aggiudicarsi la competizione, con i Blues che finiranno terzi, nonostante le vittorie contro le rivali dirette (Arsenal, Manchester United, Liverpool e City). In Champions League raggiunge per l'ottava volta in dieci anni (quinta consecutiva) le semifinali, dove questa volta si arrenderà all'Atletico Madrid (0-0 al Calderon, 1-3 a Stamford Bridge), poi finalista perdente contro i cugini del Real.

Nella stagione seguente il Chelsea si mantiene in testa alla classifica in Premier League ma il 24 gennaio 2015 viene eliminato al 4º turno di FA Cup dal Bradford City (terza divisione) per 2-4. Le altre squadre che sono riuscite a segnare 4 gol o più a Mourinho finora erano Barcellona, Borussia Dortmund e Tottenham. Tre giorni dopo batte per 1-0 il Liverpool e così, in virtù dell'1-1 della gara di andata, arriva in finale di Coppa di Lega che vince il 1º marzo battendo 2-0 il Tottenham nella finale di Wembley conquistando così il suo primo trofeo della seconda gestione ai Blues e il settimo complessivo. Raggiunge facilmente la fase successiva in Champions League ma viene eliminato già agli ottavi dal PSG ai supplementari, cosa che non succedeva dal 2009 (eliminato con l'Inter dal Manchester United, futuro campione d'Europa) dato che negli ultimi 5 anni era sempre arrivato almeno in semifinale. Il 3 maggio 2015, grazie alla vittoria casalinga per 1-0 ai danni del Crystal Palace, vince per la terza volta in carriera la Premier League inglese.

La terza stagione del suo secondo ciclo alla guida del Chelsea comincia il 2 agosto con il Community Shield, nel quale viene sconfitto per 1-0 dall'Arsenal a Wembley. Il 27 ottobre il Chelsea perde ai rigori con lo Stoke City e viene eliminato negli ottavi di finale della Coppa di Lega inglese. Il 17 dicembre 2015, dopo una partenza negativa in campionato, con la squadra al sedicesimo posto dopo sedici turni di Premier, 3 giorni dopo la sconfitta di misura contro la capolista Leicester City, dodicesimo ko stagionale in tutte le competizioni, Mourinho e i Blues annunciano la rescissione consensuale del contratto.[59] Il Portoghese lascia il Chelsea qualificato agli ottavi di Champions League avendo vinto 8 giorni prima il proprio girone con la vittoria per 2-0 sul Porto.

Manchester United[modifica | modifica wikitesto]

Il 27 maggio 2016 viene annunciato come nuovo allenatore del Manchester United in sostituzione di Louis Van Gaal e con un contratto triennale da 59 milioni di euro con opzione per l'anno successivo.[60][61]

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Nel maggio del 2007 è stato arrestato per aver ostacolato le autorità nel mettere il suo cane in quarantena per un viaggio aereo,[62] salvo poi essere rilasciato su cauzione.[63]

L'11 giugno 2015 gli è stata ritirata la patente per sei mesi dopo aver percorso, nel settembre del 2014, una strada alla periferia di Londra a 97 km/h (17 km/h in più di quelli consentiti).[64] Il portoghese ha dovuto pagare anche una multa di 910 sterline.

Porto[modifica | modifica wikitesto]

Dopo una partita terminata 1-1 tra lo Sporting Lisbona ed il suo Porto, ha strappato dalle mani del suo calciatore Vítor Baía la maglia di Rui Jorge, centrocampista dello Sporting ed ex compagno di squadra di Baía, che quest'ultimo aveva ottenuto dando all'amico la propria a fine partita. Mourinho si è giustificato dicendo che non voleva che i suoi giocatori fraternizzassero troppo con gli avversari.[65]

Chelsea[modifica | modifica wikitesto]

Mourinho ai tempi della sua prima esperienza al Chelsea

Nel marzo del 2005, dopo una partita di Champions League tra Chelsea e Barcellona, accusò l'arbitro svedese Anders Frisk e l'allora allenatore del Barcellona Frank Rijkaard di aver violato le norme della FIFA, in quanto visti interloquire durante l'intervallo. Il direttore di gara disse che Rijkaard aveva cercato di parlare con lui, ma egli insistette a mandarlo via. Dopo la gara e dopo le dichiarazioni di Mourinho, Frisk ricevette alcune minacce di morte da parte dei tifosi del Chelsea ed in seguito decise di ritirarsi dall'attività.[66][67] Volker Roth, capo della commissione-arbitri della UEFA, definì Mourinho "un nemico del calcio" ed intraprese un'azione legale nei suoi confronti. Al termine dell'indagine il portoghese venne squalificato per le successive due partite di Champions League e dovette pagare anche una multa.[68]

Il 2 giugno 2005 venne multato di 200.000 sterline (pena poi ridotta, in appello, a 75.000 sterline) dalla Football Association per aver avuto, nel gennaio del 2005, un incontro con Ashley Cole, all'epoca giocatore dell'Arsenal, violando così le norme interne della Premier League.[69] Nello stesso anno Mourinho definì un voyeur (guardone) l'allenatore dell'Arsenal Arsène Wenger, dicendo che il francese aveva una grossa ossessione per il Chelsea. Il tecnico dei Gunners, irritato, minacciò di intraprendere un'azione legale nei confronti del portoghese, ma poi decise di non farlo.[70]

Dopo la gara tra Chelsea ed Everton del 17 dicembre 2006, definì il giocatore Andy Johnson "inaffidabile", dato che quest'ultimo aveva provocato un infortunio del portiere dei Blues Hilário. In seguito Mourinho si è scusato con Johnson.[71]

Inter[modifica | modifica wikitesto]

José Mourinho nel 2009

Dopo una lite con Andrea Ramazzotti, giornalista del Corriere dello Sport, al termine di Atalanta-Inter (3-1) del 13 dicembre 2009, la Federcalcio italiana lo ha deferito alla commissione disciplinare per violazione dell'articolo 1 del codice di giustizia sportiva, per «aver espresso, nei confronti del giornalista sportivo Andrea Ramazzotti, frasi ingiuriose» ed averlo «afferrato per gli avambracci».[72] Mourinho aveva ammesso gli insulti, negando però che si fosse arrivati al contatto fisico.[73] Per questo motivo la commissione disciplinare della Federcalcio gli ha inflitto una sanzione di 13.000 euro.

Dopo la partita Inter-Sampdoria (0-0) del 20 febbraio 2010, il giudice sportivo Gianpaolo Tosel ha deciso di squalificarlo per tre giornate «per avere contestato ripetutamente l'operato arbitrale con atteggiamenti plateali, in particolare mimando le manette; per avere inoltre, nell'intervallo, rivolto all'arbitro e agli assistenti espressioni ingiuriose e per avere, nel corso della gara, contestato ripetutamente la presenza dei collaboratori della Procura federale». Al portoghese è stata inflitta anche una sanzione pecuniaria di 40.000 euro.[74][75]

Real Madrid[modifica | modifica wikitesto]

Mourinho nella stagione 2011-2012

Il 23 novembre 2010, durante una partita contro l'Ajax valida per la penultima giornata del girone di Champions League, ha suggerito a Xabi Alonso e Sergio Ramos di farsi espellere volontariamente negli ultimi minuti del match, in modo che saltassero l'ultima gara del girone contro l'Auxerre e non risultassero poi diffidati per la prima partita degli ottavi di finale. Il gesto ha provocato numerosi malumori nel mondo del calcio europeo e internazionale, al punto da far aprire un'indagine alla UEFA per "condotta impropria".[76] L'esito dell'inchiesta ha portato ad una giornata di squalifica per Mourinho, da scontare nell'ultima partita del girone di Champions League, ed una sanzione pecuniaria a tutti i protagonisti del caso (Xabi Alonso, Sergio Ramos, Iker Casillas e Jerzy Dudek). Il portoghese ha dovuto pagare una multa di 40.000 euro.[77]

Il 26 febbraio 2011, all'aeroporto di La Coruña, ha rischiato di essere accoltellato da un tifoso del Deportivo, come riferito dalla testata giornalistica spagnola Cadenaser. L'agguato è stato però sventato dalla guardia del corpo di Mourinho, ferito dall'arma mentre proteggeva il portoghese intento a firmare autografi.[78] Il 5 marzo seguente, in conferenza stampa, Mourinho ha confermato l'accaduto e ha però dichiarato di non essersi accorto di nulla e di non aver paura per nessun motivo.[79][80]

Il 27 aprile 2011, al termine di una partita di Champions League persa dal Real per 0-2 contro il Barcellona, in cui il difensore Pepe e lo stesso Mourinho vennero espulsi, il portoghese ha accusato il club blaugrana di essere stato favorito dall'arbitro Wolfgang Stark. In seguito a queste dichiarazioni Mourinho è stato deferito dalla commissione disciplinare della UEFA secondo l'articolo 5 sui principi di condotta, ed è stata anche aperta un'inchiesta sui fatti accaduti.[81] Il Barcellona ha deciso di querelare il tecnico davanti alla UEFA,[82][83] ma il Real Madrid ha subito reagito difendendo Mourinho,[84] evidenziando i presunti errori dell'arbitro ed indicando delle simulazioni da parte dei giocatori del Barça.[85]

Il 17 agosto 2011, al termine della finale di ritorno della Supercoppa di Spagna persa dal Real Madrid per 2-3 contro il Barcellona, durante una rissa scatenatasi in campo, Mourinho infila un dito nell'occhio del vice di Josep Guardiola, Tito Vilanova, venendo immortalato dalle telecamere.[86] Per questo motivo, il 7 ottobre seguente viene squalificato dalla LFP per le due successive partite di Supercoppa di Spagna.[87]

Criticato da alcuni giocatori della prima squadra per l'eccessivo difensivismo, in seguito ad una serie di tre sconfitte rimediate contro il Barcellona nei primi mesi della stagione 2011-2012,[88] il portoghese dà il via ad una lunga serie di polemiche che coinvolge anche i rapporti di amicizia tra i nazionali del Real Madrid e quelli del Barcellona.[89] In particolare a farne le spese è il capitano dei Blancos, il portiere Iker Casillas, che Mourinho lascia in panchina nel dicembre del 2012 per scelta "tecnica" per la prima volta dal 2002.[90] Casillas viene inizialmente sostituito dal giovane Antonio Adán ed in seguito dal nuovo acquisto Diego López, che diventa il titolare per il resto della stagione. L'emarginazione del portiere campione del mondo provoca una spaccatura sia nella squadra che nella tifoseria. Il problema non viene risolto neanche nella stagione 2013-2014, con il passaggio di Mourinho al Chelsea e l'arrivo di Carlo Ancelotti sulla panchina del Real Madrid; il tecnico italiano ha infatti continuato a schierare tra i pali Diego López nelle partite di campionato e Casillas soltanto nelle coppe.[91]

Statistiche da allenatore[modifica | modifica wikitesto]

Statistiche aggiornate al 31 ottobre 2015. In grassetto le competizioni vinte.

Stagione Squadra Campionato Coppe nazionali Coppe continentali Altre coppe Totale Vittorie % Piazzamento
Comp G V N P Comp G V N P Comp G V N P Comp G V N P G V N P %
2000-2001 Portogallo Benfica PL 9 5 2 2 CP 2 1 1 0 CU 0 0 0 0 - - - - - 11 6 3 2 54,55 Subentrato,dimissionario
2000-2001 Portogallo Leiria PL 13 6 4 3 CP - - - - - - - - - - - - - - 13 6 4 3 46,15 Subentrato,5º
2001-2002 PL 7 5 1 1 CP - - - - - - - - - - - - - - 7 5 1 1 71,43 Dimissionario
Totale Leira 20 11 5 4 - - - - - - - - - - - - - 20 11 5 4 55,00
2001-2002 Portogallo Porto PL 15 11 2 2 CP - - - - UCL 4 1 0 3 - - - - - 19 12 2 5 53,16 Subentrato,3°
2002-2003 PL 34 27 5 2 CP 6 6 0 0 CU 13 8 2 3 - - - - - 53 41 7 5 77,36
2003-2004 PL 34 25 7 2 CP 6 5 0 1 UCL 13 7 5 1 SU+SP 1+1 0+1 0+0 1+0 55 38 12 5 69,09
Totale Porto 83 63 15 5 12 11 0 1 30 16 7 7 - 2 1 0 1 127 91 21 15 71,65
2004-2005 Inghilterra Chelsea PL 38 29 8 1 FAC+FLC 3+6 2+5 0+1 1+0 UCL 12 6 2 4 - - - - - 59 42 11 6 71,19
2005-2006 PL 38 29 4 5 FAC+FLC 6+1 4+0 1+1 1+0 UCL 8 3 3 2 CS 1 1 0 0 54 37 9 8 68,52
2006-2007 PL 38 24 11 3 FAC+FLC 7+6 5+5 2+1 0+0 UCL 12 7 3 2 CS 1 0 0 1 64 41 17 6 64,06
2007-2008 PL 6 3 2 1 FAC+FLC 0+0 0+0 0+0 0+0 UCL 1 0 1 0 CS 1 0 1 0 8 3 4 1 37,50 Rescissione consensuale
2008-2009 Italia Inter A 38 25 9 4 CI 3 1 1 1 UCL 8 2 3 3 SI 1 0 1 0 51 30 13 8 58,82
2009-2010 A 38 24 10 4 CI 5 5 0 0 UCL 13 8 3 2 SI 1 0 0 1 57 37 13 7 66,66
Totale Inter 76 49 19 8 8 6 1 1 21 10 6 5 2 0 1 1 108 67 26 15 62,74
2010-2011 Spagna Real Madrid PD 38 29 5 4 CR 9 7 1 1 UCL 12 8 3 1 - - - - - 59 44 9 6 74,58
2011-2012 PD 38 32 4 2 CR 6 4 1 1 UCL 12 10 1 1 SS 2 0 1 1 58 46 7 5 79,31
2012-2013 PD 38 26 7 5 CR 9 5 2 2 UCL 12 6 3 3 SS 2 1 0 1 61 38 12 11 62,30
Totale Real Madrid 114 87 16 11 24 16 4 4 36 24 7 5 4 1 1 2 178 128 28 22 71,91
2013-2014 Inghilterra Chelsea PL 38 25 7 6 FAC+FLC 3+3 2+2 0+0 1+1 UCL 12 6 2 4 SU 1 0 1 0 57 35 10 12 61,40
2014-2015 PL 38 26 9 3 FAC+FLC 2+6 1+5 0+1 1+0 UCL 8 4 4 0 - - - - 54 36 14 4 66,67
2015-2016 PL 16 4 3 9 FAC+FLC 0+2 0+1 0+1 0+0 UCL 6 4 1 1 CS 1 0 0 1 25 9 5 11 36,00 Rescissione consensuale
Totale Chelsea 212 140 44 28 45 31 8 6 59 30 16 13 5 1 1 3 321 203 70 48 63,24
Totale carriera 511 355 100 56 88 61 16 11 146 80 36 30 13 3 3 7 758 500 155 104 65,96

Dal 23 febbraio 2002 (sconfitta del suo Porto contro il Beira Mar per 2-3) al 2 aprile 2011 (sconfitta del suo Real Madrid contro lo Sporting Gijon per 0-1), Mourinho ha collezionato una serie di 150 risultati utili consecutivi (125 vittorie e 25 pareggi) in gare casalinghe di campionato, tra Porto (38), Chelsea (60), Inter (38) e Real Madrid (14).[92]

Vanta il record storico di 77 risultati utili consecutivi in partite casalinghe di Premier League: il primato è iniziato il 15 agosto 2004 (vittoria del suo Chelsea contro il Manchester United per 1-0) e si è interrotto il 19 aprile 2014 (sconfitta del suo Chelsea contro il Sunderland per 1-2).

Dal 2003 al 2015, fatta eccezione per la stagione 2007-2008 - in cui di fatto non ha allenato - e di quella 2013-2014, le sue squadre hanno vinto almeno un titolo ogni anno (l'ultimo è il campionato inglese conquistato alla guida del Chelsea nel 2015) e hanno disputato otto semifinali di Champions League in 11 partecipazioni.

Al 2016 è l'allenatore con la più alta percentuale di vittorie in Premier League: 66% contro il 65,2% di Alex Ferguson e il 63,2% di Carlo Ancelotti.[93]

Altre iniziative[modifica | modifica wikitesto]

Mourinho ha preso parte a diverse iniziative benefiche e sociali. Tra queste ha promosso un progetto giovanile che coinvolgeva insieme bambini israeliani e palestinesi e, ai tempi del Chelsea, ha venduto all'asta per 22.000 sterline il suo famoso giaccone a favore del progetto umanitario dello Tsunami del 2004.[94][95]

Mourinho è stato testimonial di alcune campagne pubblicitarie come quelle di Samsung, American Express, Braun, Adidas e Sambuca Molinari.[96]

Il 20 aprile 2008 a Dakar in Senegal ha fondato una squadra di beneficenza chiamata Étoile Lusitana di cui detiene l'80% delle azioni mentre l'altro 20% è in mano a una compagnia senegalese.[97][98] Il nome del club si deve alla Lusitania, nome dell'antica provincia romana in Portogallo. Nel 2009 la squadra si è piazzata al 9º posto nella Seconda Divisione senegalese mentre l'anno successivo è arrivata al 6º posto. Nel 2010 la selezione Under-16 ha vinto la Milk Cup. Tra i giocatori della squadra senegalese sono diventati famosi Pape Abdou Camara, ora al Valenciennes in Francia, e Ibrahima Mbaye, dal 2010 all'Inter.

Già Grand'Ufficiale dell'Ordine dell'Infante Dom Henrique dal 9 giugno 2005, il 23 marzo 2009 l'Università Tecnica di Lisbona gli ha conferito la laurea honoris causa per i suoi successi nel calcio.[99]

Nel febbraio del 2013, l'amministrazione comunale di Setúbal, città natale di Mourinho, con voto unanime ha deciso di intitolargli una via, di creare un documentario sulla sua vita e sulla sua carriera e di allestire per il 24 marzo una mostra fotografica per i suoi 50 anni. In passato Mourinho si era visto consegnare già le chiavi della città (2009) e una medaglia d'oro (2005).[100][101]

Dal 31 agosto 2013 la televisione portoghese SIC ha mandato in onda Mourinho and The Special Ones, una serie di 26 episodi in computer grafica costati oltre due milioni e mezzo di euro nell'ambito di un più vasto progetto mondiale per promuovere lo sport nei più giovani attraverso le moderne tecnologie, un argomento, quello dei giovani, che a Mourinho sta particolarmente a cuore. Nella storia della serie il protagonista scopre casualmente e decide di allenare una squadra di giovanissime promesse.[102]

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Allenatore[modifica | modifica wikitesto]

Competizioni nazionali[modifica | modifica wikitesto]

Porto: 2002-2003, 2003-2004
Porto: 2002-2003
Porto: 2003
Chelsea: 2004-2005, 2006-2007, 2014-2015
Chelsea: 2004-2005, 2005-2006, 2014-2015
Chelsea: 2005
Chelsea: 2006-2007
Inter: 2008
Inter: 2008-2009, 2009-2010
Inter: 2009-2010
Real Madrid: 2010-2011
Real Madrid: 2011-2012
Real Madrid: 2012

Competizioni internazionali[modifica | modifica wikitesto]

Porto: 2002-2003
Porto: 2003-2004
Inter: 2009-2010

Individuale[modifica | modifica wikitesto]

2003, 2004
2003, 2004
2004, 2005, 2006, 2010
2004, 2005, 2010, 2012
2004, 2005, 2010
2004, 2005, 2006, 2010
2005, 2010
2005
2005, 2006
Migliore allenatore: 2009, 2010
2009-2010
2010
2010
  • Miglior allenatore nel mondo AIPS (International Sports Press Association): 1[107]
2010
2011, 2012
2012
2012

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Grand'Ufficiale dell'Ordine dell'Infante Dom Henrique - nastrino per uniforme ordinaria Grand'Ufficiale dell'Ordine dell'Infante Dom Henrique
— Guimarães, 9 giugno 2005[108]

Note[modifica | modifica wikitesto]

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  105. ^ (EN) 11 December 2005 - Sports Personality: The winners
  106. ^ Alberto Casavecchia, Gazzetta: l'Inter e Mourinho vincono tutto, Tutto Mercato Web, 31 dicembre 2010. URL consultato il 21 aprile 2011.
  107. ^ (EN) Gianni Merlo, Mourinho, World Number 1 together with Messi and Brazil, AIPS Web Site, 7 maggio 2010. URL consultato il 21 aprile 2011.
  108. ^ (PT) Sessão Solene Comemorativa do Dia de Portugal, de Camões e das Comunidades Portuguesas, Arquivo Presidencia, 10 giugno 2005. URL consultato il 30 agosto 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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  • Patrick Barclay, Mourinho: Further Anatomy of a Winner: Further Anatomy of a Winner, Orion, 2011, ISBN 978-0-7528-7333-6.
  • Juan Carlos Cubeiro; Leonor Gallardo, Mourinho versus Guardiola, Prime Books, 2011, ISBN 978-989-655-106-3.
  • Louis Lourenço, Liderazgo Mourinho - Motivacion / Pasion / Superacion Creacion y Gestion de Equipos de Exito, Prime Books, 2011, ISBN 978-989-655-080-6.
  • Giulio Mola, Mou!: L'avventura nerazzurra di Jose Mourinho. Scudetti, coppe, provocazioni, l'addio, Edizioni Polistampa, 2011, ISBN 978-88-564-0117-2.
  • Sandro Modeo, L'alieno Mourinho, Isbn Edizioni, 2010, ISBN 978-88-564-0117-2.
  • Nuno Amieiro; Ricardo Barreto; Bruno Oliveira; Nuno Resende, Mourinho. Questione di metodo, Marco Tropea Editore, 2009, ISBN 978-88-558-0087-7.
  • Luís Lourenço, Fabio Licari (approfondimento), Mourinho (biografia ufficiale), Arnoldo Mondadori Editore, 2008, ISBN 978-88-04-58401-8.
  • José Marinho, José Mourinho. Nato per vincere, Cavallo di Ferro Editore, 2008, ISBN 978-88-7907-045-4.
  • Giancarlo Padovan; John Amhurst, Mourinho. Pensieri e parole di un allenatore molto speciale, Cairo Editore, 2008, ISBN 978-88-6052-197-2.
  • Michele Tossani, L'altro mago. Mourinho dopo Herrera, Limina Edizioni, 2008, ISBN 978-88-6041-077-1.
  • Nuno Amieiro; Ricardo Barreto; Bruno Oliveira; Nuno Resende, Mourinho, por que tantas victorias?, MC Sports, 2007, ISBN 978-84-611-6156-0.
  • Harry Harris, All the Way Jose: The Inside Story of Chelsea's Greatest Year Ever, John Blake, 2006, ISBN 978-1-84454-213-0.
  • Patrick Barclay, Mourinho, John Blake, 2006, ISBN 978-0-7528-7333-6.

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