Helenio Herrera

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Helenio Herrera
Helenio Herrera nel 1973.jpg
Herrera nel 1973
Nome Helenio Herrera Gavilán
Nazionalità Argentina Argentina
Francia Francia
Calcio Football pictogram.svg
Ruolo Allenatore (ex difensore)
Ritirato 1945 - giocatore
1981 - allenatore
Carriera
Giovanili
1922-192? Roches Noires[1]
192?-1925 Racing Casablanca[2]
Squadre di club1
1925-1929 Racing Casablanca ? (?)
1929-1932 Club Français ? (?)
1932-1933 CASG ? (?)
1933-1935 Stade Français ? (?)
1935-1937 Charleville ? (?)
1937-1939 Excelsior Roubaix ? (?)
1940-1942 Red Star ? (?)
1942-1943 Stade Français ? (?)
1943-1944 Paris-Capitale ? (?)
1944-1945 Puteaux[3] ? (?)
Carriera da allenatore
1944-1945 Puteaux[3]
1945-1948 Stade Français
1946-1948 Francia Francia
1949 Real Valladolid
1949-1952 Atlético Madrid
1952 Málaga
1953 Deportivo La C.
1953-1956 Siviglia
1956-1958 Belenenses
1958-1960 Barcellona
1958 Azzurro.png Barcelona XI
1959-1962 Spagna Spagna
1960-1968 Inter
1966-1967 Italia Italia
1968-1973 Roma
1973-1974 Inter
1978-1979 Rimini
1979-1981 Barcellona
1 I due numeri indicano le presenze e le reti segnate, per le sole partite di campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
 

Helenio Herrera Gavilán (Buenos Aires, 10 aprile 1910Venezia, 9 novembre 1997) è stato un calciatore e allenatore di calcio argentino naturalizzato francese, di ruolo difensore.

Soprannominato il Mago, è considerato uno dei migliori allenatori della storia del calcio,[4] in virtù dei numerosi titoli conseguiti sia a livello nazionale che internazionale soprattutto durante gli anni cinquanta e sessanta. Dopo una modesta carriera da calciatore (vinse solo una Coppa di Francia con il Red Star nel 1942), si è affermato come tecnico di successo dapprima all'Atlético Madrid con il quale ha vinto due campionati spagnoli consecutivi tra il 1949 e il 1952, e in seguito al Barcellona, dove è rimasto dal 1958 al 1960 conquistando altri due campionati spagnoli, una Coppa di Spagna e una Coppa delle Fiere[5].

Nel 1960 è stato ingaggiato dall'Inter, su espressa indicazione del presidente Angelo Moratti che ne era rimasto ben impressionato dopo averlo affrontato proprio in Coppa delle Fiere. Da allenatore nerazzurro ha conquistato tre campionati italiani nonché due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali – in entrambi i casi consecutive – tra il 1963 e il 1966, affermandosi nel contempo come uno degli allenatori più iconici del tempo (celebri alcuni degli slogan da lui utilizzati per motivare i suoi calciatori). Terminata l'esperienza con l'Inter nel 1968, si è trasferito alla Roma, dove dal 1968 al 1973 ha vinto una Coppa Italia e una Coppa Anglo-Italiana. La breve parentesi all'Inter (1973) e il ritorno al Barcellona (con la vittoria di un'altra Coppa di Spagna nel 1981) ne hanno sancito la fine dell'esperienza in panchina.

Ha guidato tre Nazionali diverse: quella francese (dal 1946 al 1948,[6] in qualità di membro della commissione tecnica[7][8]), quella spagnola (dal 1959 al 1962,[6] affiancando il selezionatore Pablo Hernández Coronado[9]) e quella italiana (dal 1966 al 1967,[6] insieme a Ferruccio Valcareggi[7]).

A livello individuale, nel 2015 è stato introdotto nella nella Hall of Fame del calcio italiano[10] per il contributo offerto allo stesso in veste di allenatore.

Caratteristiche tecniche[modifica | modifica wikitesto]

Calciatore[modifica | modifica wikitesto]

Dotato di un fisico imponente, iniziò a giocare come centrattacco per poi divenire difensore.

Allenatore[modifica | modifica wikitesto]

Herrera mostra una delle frasi motivazionali da lui fatte apporre negli spogliatoi delle sue squadre

Herrera era un fautore del pressing e un sostenitore dei ritmi di gioco alti[11]. Durante il suo periodo all'Inter si mise in mostra per le sue doti di stratega e motivatore, prediligendo la fase difensiva e preparando al meglio le partite.[12] Inoltre fu uno dei primi allenatori ad utilizzare la psicologia come strumento per motivare i giocatori e confondere gli avversari[11][13]. Sollecitava gli appassionati ad essere il dodicesimo uomo in campo partecipando attivamente durante la partita con bandiere e cori, invece di limitarsi ad essere silenziosi spettatori come si usava fino ad allora[13]. Dal un punto di vista della gestione del gruppo fu un grandissimo innovatore: memorabili sono stati i cartelli motivazionali scritti di proprio pugno e poi affissi negli spogliatoi e nei luoghi più frequentati dai giocatori in modo che potessero costantemente averli davanti. Meticoloso lavoratore e attento osservatore, era solito prendere appunti su tutto quel che vedeva e imparava.

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Giocatore[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Buenos Aires da immigrati spagnoli, Francesco "Paco", il padre, era un falegname originario dell'Andalusia, Herrera visse fino all'età di otto anni nel quartiere di Palermo, una zona particolarmente povera della capitale argentina.[14] Trasferitosi con i genitori in Marocco, iniziò a giocare a calcio come difensore per alcune squadre locali, come il Roches Noires e il Racing Casablanca. In seguito la sua carriera si sviluppò in Francia, dove tra le file del Red Star colse l'unico successo da calciatore (la Coppa di Francia nel 1942). L'ultima esperienza lo vide giocare per il Puteaux, nella doppia veste di calciatore e allenatore.

Allenatore[modifica | modifica wikitesto]

Esordi e primi successi in Spagna[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1945 gli fu offerta la prima panchina importante, quella dello Stade Francais dove rimase fino al 1948. L'anno successivo si trasferì in Spagna per allenare dapprima il Real Valladolid e in seguito l'Atlético Madrid dove vinse per due volte consecutive nel 1950 e nel 1951 il campionato spagnolo. Dopo alcune esperienze con Malaga, Deportivo La Coruña, Siviglia e Belenenses, venne chiamato dal Barcellona. In Catalogna conquistò altri due campionati nel 1959 e nel 1960, una Coppa di Spagna nel 1959 ma soprattutto la Coppa delle Fiere nel 1958[5], che rappresentò il suo primo trofeo internazionale.

Grande Inter[modifica | modifica wikitesto]

Herrera insieme al capitano dell'Inter Armando Picchi col quale ebbe un rapporto di alti e bassi fino alla definitiva rottura.

Nel 1960 Herrera venne ingaggiato dall'Inter su espressa indicazione del presidente Angelo Moratti che lo aveva affrontato in Coppa delle Fiere, rimanendone favorevolmente colpito. Dopo due stagioni complessivamente positive seppur prive di successi nelle quali l'Inter era stata addirittura campione d'inverno, nella stagione 1962-1963 i ruoli dell'Inter e degli avversari si invertirono: la Juventus, in questo caso, fu campione d'inverno, con un punto di vantaggio sull'Inter che agganciò i bianconeri al primo posto il 3 febbraio. Successivamente, dopo un mese di coabitazione al primo posto, i torinesi uscirono sconfitti dal derby e l'Inter salì in testa: non mollò più la prima posizione, aumentò il suo vantaggio e concluse il campionato a quattro punti di distanza dalla Juventus. Fu il primo scudetto dell'era Moratti e ottavo della storia interista.

Con la conquista dello scudetto, l'Inter ebbe l'opportunità di partecipare per la prima volta alla massima competizione continentale per club, la Coppa dei Campioni. I nerazzurri riuscirono ad arrivare alla finale di Vienna dove incontrarono gli spagnoli del Real Madrid; vincendo per 3-1 divennero la prima squadra in Europa a vincere la coppa senza neanche subire una sconfitta (sette vittorie e due pareggi). In campionato l'Inter giunse al primo posto a pari merito col Bologna (54 punti), così il 7 giugno venne disputato il primo e unico spareggio-scudetto della storia del campionato italiano: allo Stadio Olimpico di Roma il Bologna ebbe la meglio per 2-0, divenendo Campione d'Italia.

Nella stagione 1964-1965 l'Inter conquistò il suo nono scudetto, la seconda Coppa dei Campioni consecutiva e la prima Coppa Intercontinentale della sua storia. In campionato, dopo aver messo in fila otto vittorie consecutive, l'Inter vinse aritmeticamente lo scudetto all'ultima giornata. Nella coppa europea la squadra sconfisse il Benfica per 1-0 con gol di Jair in finale, mentre la Coppa Intercontinentale si risolse al terzo incontro sugli argentini dell'Independiente: il club milanese fu la prima squadra italiana a vincere tale coppa.

Nella stagione 1965-1966 l'Inter portò a casa un campionato, caratterizzato da sei vittorie consecutive, che rappresentò il decimo della sua storia e quindi quello della stella sul petto, ad indicare i dieci scudetti. In Coppa dei Campioni la squadra uscì in semifinale per mano del Real Madrid; stesso risultato in Coppa Italia, dove i nerazzurri furono sconfitti dalla Fiorentina. Tuttavia i nerazzurri portarono a casa una nuova Coppa Intercontinentale, ancora contro l'Independiente, e con queste tre vittorie l'Inter divenne la prima squadra in Europa e l'unica squadra italiana a realizzare il particolare treble costituito da scudetto, Coppa dei Campioni e Coppa Intercontinentale.

Herrera (a sinistra) e Nereo Rocco si scambiano i saluti prima di un derby della Madonnina nella stagione 1967-1968.

Nella stagione 1966-1967 l'Inter si laureò campione d'inverno ma perse lo scudetto all'ultima giornata a seguito della sconfitta contro il Mantova per 1-0 e venne sorpassata dalla Juventus, che fu quindi campione d'Italia. Una settimana prima la squadra era uscita battuta nella finale di Coppa dei Campioni contro il Celtic di Glasgow.

Nel campionato 1967-1968 l'Inter non andò oltre il quinto posto, partecipando al girone finale della Coppa Italia. Il 18 maggio 1968 Angelo Moratti lasciò, dopo tredici anni, la guida della società a Ivanoe Fraizzoli e con lui se ne andarono anche Helenio Herrera e Italo Allodi.

Roma[modifica | modifica wikitesto]

Herrera (primo da destra) celebra insieme al presidente e ai giocatori della Roma la vittoria della Coppa Anglo-Italiana nel 1972 dopo la vittoriosa finale sugli inglesi del Blackpool.

Nel 1969 accettò la ricca offerta fattagli dalla Roma per guidare i giallorossi[13]. A Roma vinse una Coppa Italia nel 1969 e una Coppa Anglo-Italiana nel 1972.

Ritorni all'Inter e al Barcellona[modifica | modifica wikitesto]

Herrera (a sinistra) a colloquio con Sandro Mazzola durante una sessione di allenamento al centro sportivo dell'Inter.

Tornò all'Inter nel 1973 ma con scarsa fortuna: colpito da una crisi cardiaca dovette lasciare la panchina. Nel 1979 fu chiamato dal Rimini, dove formalmente figurò nel ruolo di consulente dal momento che avendo superato i 60 anni non gli era possibile andare in panchina. Dopo neanche due mesi si trasferì in Spagna per guidare nuovamente il Barcellona, centrando il piazzamento europeo e vincendo la Coppa nazionale nel 1981.

La scomparsa[modifica | modifica wikitesto]

Scomparve il 9 novembre del 1997 per arresto cardiaco. Herrera riposa nell'isola del Cimitero di San Michele, a Venezia, dove risiedeva stabilmente da alcuni anni con la moglie Fiora Gandolfi. Helenio Herrera si definiva ateo convinto: cfr. articolo di Francesco Bottazzo in data 18/12/2010 sul quotidiano Corriere del Veneto.

Commentatore televisivo[modifica | modifica wikitesto]

Terminata la carriera di allenatore, Herrera si era dedicato al commento di eventi sportivi in trasmissioni televisive molto popolari; fra queste, fu ospite fisso ed opinionista della Domenica Sportiva (stagione 1985-86) e a L'appello del martedì nella prima metà degli anni novanta.

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Giocatore[modifica | modifica wikitesto]

Competizioni nazionali[modifica | modifica wikitesto]

Red Star: 1942

Allenatore[modifica | modifica wikitesto]

Competizioni nazionali[modifica | modifica wikitesto]

Atlético Madrid: 1949-1950, 1950-1951
Barcellona: 1958-1959, 1959-1960
Barcellona: 1958-1959, 1980-1981
Inter: 1962-1963, 1964-1965, 1965-1966
Roma: 1968-1969

Competizioni internazionali[modifica | modifica wikitesto]

Barcellona (Barcelona XI): 1958[5]
Inter: 1963-1964, 1964-1965
Inter: 1964, 1965
Roma: 1972
Herrera posa con la Coppa dei Campioni e la Coppa Intercontinentale appena conquistate.

Individuale[modifica | modifica wikitesto]

2015 (riconoscimento alla memoria)

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2004 l'ex giocatore dell'Inter Ferruccio Mazzola rivolse all'allenatore Helenio Herrera l'accusa di sottoporre titolari e riserve a pratiche dopanti facendo ricorso ad amfetamine sciolte nel caffè dei giocatori.[15] Nel 2005 la società nerazzurra ha querelato per diffamazione il suo ex giocatore, chiedendo 3 milioni di euro per danni morali e patrimoniali da devolvere in beneficenza[16] ma il giudice ha respinto la richiesta della società.[17] Fra i calciatori della Grande Inter interpellati sulla questione, l'unico a dare ragione a Ferruccio Mazzola fu Franco Zaglio.[18] Gli altri, in particolare Sandro Mazzola e Luis Suárez, hanno negato di aver assunto sostanze definibili come "dopanti".[19] Anche Luna Herrera, figlia di Helenio, ha smentito l'utilizzo di tali prodotti da parte del padre, precisando che il "Mago", convinto salutista, forniva come stimolante ai suoi calciatori delle semplici cialde a base di acido acetilsalicilico associate a caffeina.[20] Sin dal 1975, comunque, il tema era già stato affrontato da Gianni Brera nell'opera Storia critica del calcio italiano, nella quale il giornalista non parla di doping, bensì di somministrazione di "additivi".[21]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Herrera, p.20-21
  2. ^ Herrera, p.22
  3. ^ a b Come allenatore-giocatore.
  4. ^ (EN) Phil Ball, Greatest Managers, No. 5: Herrera, ESPN. URL consultato l'11 giugno 2016.
  5. ^ a b c Il Comitato Organizzatore della Coppa delle Fiere considera il Futbol Club Barcelona come detentore del titolo, nonostante il torneo sia stato in realtà vinto dal Barcelona XI, sodalizio rappresentante l'intera capitale catalana, in quanto composto quasi esclusivamente da calciatori blaugrana.
  6. ^ a b c Herrera, Helenio, su Enciclopedia Treccani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato l'11 giugno 2016.
  7. ^ a b (ES) Helenio Herrera: mucho más que el ‘catenaccio’, FIFA, 19 aprile 2013. URL consultato l'11 giugno 2016.
  8. ^ Helenio Herrera, storiedicalcio.altervista.org. URL consultato l'11 giugno 2016.
  9. ^ (ES) Ignacio Alonso, El Madrid de hoy, consecuencia de una política absolutista, El País, 6 maggio 1976. URL consultato l'11 giugno 2016.
  10. ^ Hall of Fame, 10 new entry
  11. ^ a b 100 anni di Helenio Herrera il Mago che cambiò il calcio
  12. ^ Helenio Herrera Treccani.it
  13. ^ a b c Un secolo di Hombre Vertical, 100 anni fa nasceva Herrera, sport.sky.it. URL consultato il 1º agosto 2010.
  14. ^ Herrera, p.14
  15. ^ Ferruccio Mazzola e l'Inter di Herrera Ci dava pasticche, in La Repubblica, 7 ottobre 2005. URL consultato il 5 maggio 2011.
  16. ^ L'Inter a Mazzola jr: Ci pensano gli avvocati, in La Repubblica, 7 ottobre 2005. URL consultato il 5 maggio 2011.
  17. ^ Doping Inter, Moratti perde causa con Mazzola, calcionews24.com. URL consultato il 25 aprile 2013.
  18. ^ Giulio Mola, «Il club mi ha detto di cucirmi la bocca», Il Giorno, 11 novembre 2015, pag. 6
  19. ^ Giuseppe Crescente, Il caffè di Herrera, Mazzola minimizza: “Non influiva più di tanto”, in calcioweb.eu, 11 novembre 2015. URL consultato il 12 novembre 2015.
  20. ^ Il caffè di Herrera, helenioherrera.it. URL consultato il 12 novembre 2015.
  21. ^ Gianni Brera,Storia critica del calcio italiano, Milano, Bompiani, 1975

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Helenio Herrera, La mia vita, Novara, Editoriale Mondo Sport, 1964, ISBN non esistente.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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