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Palermo

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Palermo
comune
Palermo – Stemma Palermo – Bandiera
(dettagli)
Palermo – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Sicily.svg Sicilia
Provincia Provincia di Palermo-Stemma.png Palermo
Amministrazione
Sindaco Leoluca Orlando (IdV) dal 21/05/2012
Territorio
Coordinate 38°06′56″N 13°21′41″E / 38.115556°N 13.361389°E38.115556; 13.361389 (Palermo)Coordinate: 38°06′56″N 13°21′41″E / 38.115556°N 13.361389°E38.115556; 13.361389 (Palermo)
Altitudine 14 m s.l.m.
Superficie 160,59 km²
Abitanti 674 834[1] (30-9-2015)
Densità 4 202,22 ab./km²
Frazioni Acqua dei Corsari, Addaura, Baida, Belmonte Chiavelli, Bellolampo, Boccadifalco, Ciaculli, Croceverde-Giardina, Mondello, Santa Maria di Gesù, Sferracavallo, Villagrazia
Comuni confinanti Altofonte, Belmonte Mezzagno, Ficarazzi, Isola delle Femmine, Misilmeri, Monreale, Torretta, Villabate
Altre informazioni
Cod. postale 90100, 90121-90151
Prefisso 091
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 082053
Cod. catastale G273
Targa PA
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona B, 751 GG[2]
Nome abitanti palermitani
Patrono Santa Rosalia
Giorno festivo 15 luglio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Palermo
Palermo
Posizione del comune di Palermo nell'omonima città metropolitana
Posizione del comune di Palermo nell'omonima città metropolitana
Sito istituzionale
« Palermo la bella e immensa città; il massimo e splendido soggiorno; la più vasta ed eccelsa metropoli del mondo. »
(Idrisi, geografo berbero[3])

Palermo (IPA: [paˈlɛrmo][4], Palemmu [paˈlɛmmu] in siciliano[5], [paˈljæmmu] nella pronuncia del dialetto palermitano), è un comune italiano di 674 834 abitanti[1], capoluogo della Regione Siciliana.

È il quinto comune italiano per popolazione dopo Roma, Milano, Napoli e Torino, e venticinquesimo a livello europeo, nonché il principale centro urbano della Sicilia e dell'Italia insulare. La città metropolitana di Palermo conta una popolazione di circa 1.300.000 abitanti.

La città vanta una storia millenaria e ha avuto un ruolo importante per la storia del Mediterraneo e dell'Italia. Fondata come "città-porto" dai Fenici tra il VII e il VI secolo a.C.[6], fin dal principio ha rappresentato un importante snodo commerciale e culturale fra Occidente e Oriente.[7] Dopo Cartaginesi, Greci, Romani, per più di mille anni vi regnarono i Bizantini. Sotto la dominazione dei Kalbiti divenne roccaforte dell'Emirato di Sicilia. Con Ruggero I e il figlio Ruggero II la città conobbe i fasti della Contea di Sicilia, esistita dal 1071 al 1130: in quest'anno fu istituito il Regno di Sicilia, di cui Palermo fu capitale. La morte di Guglielmo II il Buono pose fine alla dinastia normanna. Nella prima metà del XIII secolo il regno fu dominato dagli Hohenstaufen e l'epoca di Federico II fu particolarmente luminosa per la città. Dopo la morte di Federico (1250), la Sicilia passa agli Angioini, che trasferiscono la capitale del regno a Napoli. Nel 1282 si verificò a Palermo una celebre rivolta antiangioina, nota come Vespri siciliani. La città si consegnò agli Aragonesi.

Fu nuovamente capitale dal 1816 al 1817 del Regno delle Due Sicilie e successivamente divenne la seconda città per importanza dello stesso regno duo-siciliano (mantenendo tuttavia il titolo di capitale della parte isolana del regno) fino al 1861.

Palermo possiede una storia millenaria che le ha regalato un notevole e unico patrimonio artistico e architettonico che spazia dai resti delle mura puniche per giungere a ville in stile liberty, passando dalle residenze e dai luoghi di culto in stile bizantino e arabo-normanno, alle architetture gotiche e basiliche barocche, ai teatri neoclassici e ai palazzi razionalisti. Molti monumenti tra chiese e palazzi della città sono da anni riconosciuti Monumenti nazionali italiani.

Il sito Palermo arabo-normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale, di cui fanno parte più beni monumentali situati in città, nel 2015 è stato dichiarato Patrimonio dell'umanità dall'Unesco.[8][9]

Per ragioni culturali, artistiche ed economiche è una delle principali città della regione euro-mediterranea, in quanto è stata una delle più grandi città del Mediterraneo ed è oggi fra le principali destinazioni turistiche del Mezzogiorno d'Italia e d'Europa, nonché tra le mete del mare nostrum più trafficate dalle navi da crociera.

È sede dell'Assemblea regionale siciliana, il più antico parlamento al mondo in attività[10], dell'Università degli Studi e della principale arcidiocesi regionale.

Nel novembre 2015 Palermo è entrata a far parte del programma Safer Cities lanciato nel 1996 dall'Agenzia UN-Habitat delle Nazioni Unite, assumendone la co-presidenza mondiale, con il sindaco Leoluca Orlando responsabile per l'Europa e l'Africa.[11][12][13][14] La Carta di Palermo è il documento sottoscritto nel marzo 2015 da giuristi, attivisti dei diritti umani, amministratori pubblici ed organizzazioni non governative per sollecitare la comunità mondiale ad una revisione della legislazione sul permesso di soggiorno e delle politiche legate ai fenomeni migratori, sostenendo la mobilità umana internazionale come diritto inalienabile della persona.[15][16]

Il centro storico e i quartieri periferici adiacenti conservano un vasto patrimonio artistico e architettonico in stile liberty che fanno di Palermo la capitale dello stile liberty[17][18].

Indice

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

La zona di Palermo era in origine un'ampia pianura tagliata da molti fiumi e torrenti e ampie zone paludose adesso bonificate, circondata da alte montagne (i Monti di Palermo le cui cime sono talvolta ricoperte dalla neve durante la stagione invernale)[19].

La pianura di Palermo si affaccia sul Golfo di Palermo e, insieme ai monti alle sue spalle, forma la Conca d'Oro. La disposizione del comune si estende lungo la fascia costiera, con media penetrazione nell'entroterra. I fiumi e i torrenti che esistevano sono stati deviati o scorrono ancora sotto terra ad eccezione dell'Oreto[20][21]. Dalle montagne discendono giù fino al mare delle vallate create nel corso dei secoli dall'erosione delle acque. La Valle dell'Oreto è la principale e attraversa la città. La valle delimita una linea di demarcazione tra la periferia e il centro.

Orografia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Monti di Palermo.
Monte Pellegrino, con i suoi 609 metri è visibile da tutta la città

Le conformazioni rocciose che circondano e tagliano in varie parti la città di Palermo sono principalmente di origine calcarea, e la loro disposizione sul territorio non ha permesso uno sviluppo regolare della città moderna: in alcuni casi, infatti, le montagne si trovano lungo la costa creando una vera spaccatura fisica tra alcuni quartieri.

Il resto dei monti di Palermo delimita l'estensione della città verso l'entroterra. Tra questi monti si estendono alcune grandi piane e vallate, come la Piana dei Colli nella zona settentrionale della città, la Valle dell'Oreto a sud e la Conca d'Oro sulla quale si estende gran parte del tessuto urbano.

« L'altra diramazione di monti similmente si prolunga col capo Zafferana. Tra questo e l'altri di Gallo il lido si incurva in un seno verso il quale le falde de' monti discendono più dolcemente, e nel fondo del seno formano un ampio bacino contornato da alte montagne nel quale siede come una regina la nobilissima città di Palermo. »
(Carlo Afàn de Rivera[22])

Idrografia[modifica | modifica wikitesto]

Qanat Gesuitico Basso

L'idrografia della Conca d'oro di Palermo è radicalmente modificata nel corso della storia. Il primo insediamento abitato venne costruito tra due fiumi attualmente non visibili, il Kemonia e il Papireto, mentre il fiume Oreto (unico fiume a scorrere oggi tra le strade cittadine) si trovava ben oltre le mura cittadine. I due fiumi che tagliavano la città non scorrono più in superficie ma nei sotterranei del centro storico: sono evidenti le loro tracce nella toponomastica e nella conformazione delle vie.

Nell'area attualmente occupata dalla città oltre ai tre fiumi principali erano presenti moltissimi torrenti stagionali, che contribuivano a creare zone paludose o comunque ricche di acqua: è il caso della zona San Lorenzo e dell'area di Mondello. Gole chiamate valloni, una sorta di torrenti del maltempo che, incanalano le discese alluvionali (talvolta provocando danni), sono presenti nelle zone alle pendici del Monte Grifone, tra i più noti il vallone di Croceverde e quello di Belmonte Chiavelli.

I Qanat sono un'enorme opera di ingegneria idraulica realizzata nel sottosuolo della città, a partire dall'epoca araba, per portare acqua in superficie, intercettando le falde naturali del terreno. Attualmente tre canali sono percorribili e vengono organizzate visite guidate da parte di speleologi.

« Le acque sorgive sono molto abbondanti. Non c'è quartiere di Palermo che non sia adorno di fontane, la maggior parte di marmo, tutte abbellite di sculture e ricche di gran quantità d'acqua. Così la posizione della città è splendida: lo spettacolo del mare, delle colline, delle montagne con effetti deliziosi e pittoreschi rende questo luogo il più idoneo a risvegliare e a coltivare vocazioni artistiche. »
(Jean Pierre Louis Laurent Hoüel[23])

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Palermo Boccadifalco, Stazione meteorologica di Palermo Punta Raisi e Stazione meteorologica di Palermo Valverde.

Secondo la (classificazione dei climi di Köppen), il clima di Palermo appartiene al gruppo denominato Csa: clima temperato delle medie latitudini con la stagione estiva asciutta e calda e inverno fresco e piovoso. Le stagioni intermedie hanno temperature miti e gradevoli. L'estate è arida e calda, generalmente torrida e frequentemente ventilata grazie anche alla presenza delle brezze marine[24]; non è raro sentire lo scirocco, il vento africano che, seppure in rari casi, fa impennare le temperature massime oltre i 42 °C (record storico di 45,5 °C registrati all'Osservatorio Astronomico di Palermo) ma con tassi di umidità che possono scendere anche sotto il 15%.

La neve a Palermo non è un fenomeno impossibile, anche se raro e di breve durata. Tra la fine degli anni quaranta e i primi quattordici anni del 2000 ha nevicato, con accumuli fin sul porto di Palermo, undici volte. Più frequentemente i fenomeni nevosi si sono fermati sulla zona periferica. A dir poco storica fu la neve palermitana il giorno di Natale del 1986 quando la neve, pur non riuscendo ad attecchire molto tranne nei quartieri pedemontani, cadde a più riprese per tutto il giorno. Il maggiore evento nevoso del dopoguerra fu quello dell'8 gennaio 1981. L'ultima nevicata a Palermo risale al 31 dicembre 2014[25].

PALERMO PUNTA RAISI[24] Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 15,0 15,1 16,1 18,4 22,0 25,1 28,3 29,0 27,0 23,0 19,3 16,0 15,4 18,8 27,5 23,1 21,2
T. min. mediaC) 10,2 10,1 11,0 13,0 16,0 20,0 23,0 24,0 22,0 18,0 14,3 12,0 10,8 13,3 22,3 18,1 16,1
Precipitazioni (mm) 71,6 65,4 59,5 44,1 25,5 12,2 5,1 13,3 41,5 98,0 94,3 80,0 217,0 129,1 30,6 233,8 610,5
Giorni di pioggia 9,7 10,0 8,7 6,1 3,2 1,6 0,8 1,6 4,1 8,3 9,4 10,8 30,5 18,0 4,0 21,8 74,3
Umidità relativa media (%) 73 73 72 72 72 72 71 69 71 72 71 73 73 72 70,7 71,3 71,8
Vento (direzione-m/s) S
6,2
S
6,3
S
5,9
W
5,6
NE
4,8
NE
4,5
NE
4,4
NE
4,5
NE
4,6
S
5,0
S
6,0
S
6,4
6,3 5,4 4,5 5,2 5,4

Riguardo alle precipitazioni, il periodo più piovoso per la città è quello compreso fra ottobre e marzo. Il record pluviometrico per Palermo si ebbe durante la disastrosa alluvione che inondò la città nel febbraio 1931 e ammontò a circa 395 mm in 39 ore[26]. Spesso, soprattutto in periodo autunnale improvvisi nubifragi si abbattono sul capoluogo riuscendo a riversare in poche ore anche 130 mm di pioggia, come accadde il 16 settembre 2009[27], in cui si ebbero fenomeni alluvionali nelle frazioni collinari di Belmonte Chiavelli e Croceverde-Giardina.

Neve a Poggio San Francesco, sui Monti di Palermo
Spiaggia di Mondello

Raro è il fenomeno della nebbia. Una zona particolarmente "nebbiosa" della città è quella del Parco della Favorita, che grazie ad una particolare posizione al riparo da venti e alla sua ricchezza di vegetazione può, seppure raramente, presentare piccoli e poco duraturi bassi banchi di nebbia; questa zona è (insieme alle zone periferiche pedemontane) una tra le più fresche della città di Palermo e le sue periferie[28].

La zona più calda della città è il centro storico[28]. Spesso i centri meteo d'informazione nazionale utilizzano i dati dell'aeroporto di Punta Raisi per indicare la situazione meteo del capoluogo siciliano. Ma l'aeroporto (diviso dalla città da alcuni rilievi) si trova a circa 22 km di strada dalla periferia ovest di Palermo, e registra di norma in inverno minime più alte rispetto al capoluogo e in estate massime più contenute. La distribuzione delle precipitazioni di Palermo sono quelle tipiche del clima mediterraneo con massimi nel semestre invernale e cali drastici in estate quando posso verificarsi lunghi periodi di prolungata siccità assoluta. La minima assoluta registrata nel centro città a partire dagli anni venti è stata rilevata all'Osservatorio Astronomico, -0,5 °C (durante la nevicata dell'8 gennaio 1981)[29]. Precedentemente era scesa a -1.9 °C nel febbraio 1895 durante una nevicata. Altre nevicate di cui si hanno informazioni quelle del 1885, 1891 e 1905.

A volte nel capoluogo, come nel resto delle città costiere della Sicilia, possono registrarsi durante le sciroccate più intense massime superiori ai 20 °C anche in pieno inverno. Tra questi picchi termici, spicca quello del febbraio 2010, dove si sfiorarono i +30 °C, per più giorni. Le temperature minime sotto lo zero sono estremamente rare. Solo le zone periferiche pedemontane o con grandi polmoni verdi riescono, ogni tanto, a registrare qualche valore negativo. Ma in piena città è un fenomeno quasi sconosciuto. In effetti dagli anni venti nella zona centrale di Palermo solo la stazione meteo dell'Osservatorio Astronomico (sito sul tetto del Palazzo dei Normanni, alto più di trenta metri e circondato da due grandi giardini) ha registrato delle minime negative ma solo durante la nevicate dell'8 gennaio 1981 (-0,5 °C) e quelle del 30-31 gennaio e 1º febbraio del 1999 (fino a -0,4 °C). Le altre stazioni hanno sempre registrato minime positive.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Palermo e Toponomastica di Palermo.
Le origini del nome

La città di Palermo ha cambiato spesso nome nel corso delle epoche:

  • Zyz (la "z" va pronunciata come "s" sonora) (che in fenicio significa il fiore): il nome non è ancora accertato, ma molte monete provenienti da Palermo di periodo punico portavano la dicitura Zyz e visto che Palermo era una delle tre città puniche della Sicilia (Tucidide, VI, 1-5) molto probabilmente aveva una propria zecca. Il nome sembrerebbe derivare dalla conformazione della città che tagliata da due fiumi ricordava il profilo di un fiore.
  • Panormos (dal Greco παν-όρμος, tutto-porto): i Greci chiamavano Palermo così perché i due fiumi che la circondavano (il Kemonia e il Papireto) creavano un enorme approdo naturale. Questo nome andò diffondendosi grazie al rafforzamento dell'influenza greca sull'isola.
  • Panormus: i Romani mantennero, con una lieve modifica di pronuncia, la denominazione greca con la quale avevano conosciuto la città.
  • Balarm: il nome arabo della città è un semplice cambiamento di pronuncia del nome precedente.
  • Balermus: evoluzione del precedente nome sotto il periodo normanno.
  • Palermo: il nome definitivo della città che viene acquisito in età moderna.

Età antica[modifica | modifica wikitesto]

Graffiti preistorici nella Grotta dell'Addaura

L'area della piana di Palermo e i monti circostanti conservano resti di presenza umana sin dalla Preistoria. Ne è un esempio l'interno delle grotte dell'Addaura, su un versante di Monte Pellegrino, in cui si aprono alcune cavità abitate durante il paleolitico e il mesolitico. All'interno, in cui sono state ritrovate ossa e strumenti utilizzati per la caccia, si trova un vasto e ricco complesso di incisioni, databili tra l'epigravettiano finale e il mesolitico, raffiguranti figure antropomorfe e zoomorfe.

La città venne fondata dai Fenici probabilmente[30] con il nome di Zyz, che in lingua fenicia significa fiore. La storia di Palermo fenicia inizia tra il VII e il VI secolo a.C.. Fino a quel momento l'area era stata un emporio commerciale e base d'appoggio per la Sicilia nord-occidentale. Acquisita una certa importanza commerciale grazie alla sua posizione ma soprattutto ai due fiumi (il Kemonia e il Papireto), divenne meta ambita per i Greci che popolavano la parte orientale della Sicilia, che, tuttavia, non riuscirono mai a conquistare.

La prima conquista avvenne da parte dei Romani, che, dopo un lungo assedio, riuscirono a sottrarla ai Cartaginesi di Amilcare Barca, costretti a rifugiarsi alle falde del monte Pellegrino (all'epoca chiamato Ercta): i tentativi di riconquista dei Cartaginesi risultarono vani e la città divenne una conquista romana col nome di Panormus. Sotto il governo di Roma, Palermo continuò a ricoprire il ruolo di porto strategico nel Mediterraneo, vivendo un periodo di assoluta tranquillità per diversi secoli. Palermo fu città romana fino a quando le invasioni barbariche causarono il saccheggio e la devastazione della città.

Età medievale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Palermo araba, Storia della Sicilia normanna e Regno di Sicilia.
Ruggero I riceve le chiavi della città di Palermo (dipinto nella sala gialla di Palazzo dei Normanni)

Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, nel 535 la Sicilia fu in gran parte distrutta essendo arrivati i Vandali nell'occidente dell'isola. La ricostruzione di Palermo avvenne grazie ai Bizantini, che tennero Palermo per tre secoli.

Con la conquista della città, comandata da Belisario, iniziò un'opera di restaurazione di quell'unità imperiale perduta con le invasioni barbariche, dominando in poco tempo l'intera isola che divenne una provincia periferica dell'Impero d'Oriente.

Particolare della facciata di Palazzo Chiaramonte-Steri
La chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio detta Martorana

Nel IX secolo gli arabi dal Nordafrica invasero la Sicilia: la conquista, fu iniziata nell'827, Palermo fu presa nell'831. Furono i governatori musulmani a spostare la capitale della Sicilia a Palermo (fino a quel momento il centro più importante dell'isola era Siracusa): la città si dotò di tutte le strutture burocratiche e destinate ai vari servizi che spettavano a una capitale. Il monaco Teodosio affermò che a Palermo, durante la dominazione araba, erano presenti più di trecento moschee in precedenza chiese. Gli arabi introdussero anche i primi agrumeti, formando la Conca d'oro e aprendo così una nuova possibilità di sviluppo economico.

La potenza musulmana, tuttavia, fu corrosa dalle lotte interne (cristiani-musulmani) per l'indipendenza, che aprirono la via ai normanni, finché, nel 1071, dopo quattro anni d'assedio, Ruggero d'Altavilla, primo conte normanno, espugnò Palermo allontanando i musulmani.

L'arrivo dei Normanni a Palermo, e la mescolanza con gli stili islamici, è testimoniata da un numero considerevole di edifici religiosi e civili, oltre che da un ponte a dodici arcate sito nelle vicinanze della stazione centrale di Palermo: il Ponte dell'Ammiraglio, completato nel 1113. Nel 1098 i Normanni, sotto investitura papale, ottennero la licenza di rendere nuovamente cattolica la Sicilia e, in poco tempo, entrarono in possesso della città e del resto dell'isola: la capitale, prima della Gran Contea di Sicilia, poi del Regno di Sicilia, restò a Palermo. La città raggiunse il massimo splendore sotto il governo di Ruggero II: in questo periodo furono costruite la chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio e la Cappella Palatina. Alla morte di Federico II (1250), Palermo e la Sicilia persero l'egemonia nel Mediterraneo, e il potere si spostò a Napoli, con Carlo d'Angiò. Il popolo palermitano, tuttavia, nel 1282 dette avvio alla guerra del Vespro contro i francesi, che terminò con l'adottare la Bandiera siciliana.

Dopo il regno di Sicilia normanno, si alternarono sul trono palermitano altre case reali: gli Svevi (dal 1194 al 1266), che fecero di Palermo una sede imperiale; gli Angioini (dal 1270 al 1282), che spostarono la capitale da Palermo a Napoli; dopo la rivolta del Vespro, Palermo divenne capitale del regno fondato tramite il ramo cadetto degli aragonesi: perderà l'indipendenza nel XV secolo per diventare vicereame iberico.

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

I Quattro Canti: prospetti architettonici, simbolo dei viceré spagnoli, che delimitano l'ottagonale Piazza Vigliena

Affermatasi in un momento di difficile gestione socio-politica per l'isola fu invece la dominazione del Regno di Spagna. Gli spagnoli fecero di Palermo la sede del Viceré. La dominazione spagnola fu molto apprezzata in Sicilia poiché ne rivalutò il territorio come baluardo di importanza strategica per la lotta contro gli Ottomani. Carlo V (1516-1554), fondatore della dinastia degli Asburgo di Spagna, rappresentò la figura simbolo della Storia della Sicilia spagnola. Ben due secoli di dominio da parte delle dinastie spagnole a Palermo terminarono nel 1713 con il Trattato di Utrecht che segnò la fine della guerra di successione spagnola.

Nel 1734 la città divenne dominio dei Borboni, che mantennero il Regno di Sicilia e di Napoli separati. Nel 1816 entrambi i regni vennero riuniti nel Regno delle Due Sicilie: Palermo perse lo status di capitale, divenendo secondo centro amministrativo dopo Napoli. Tuttavia Palermo continuò a possedere il titolo di capitale della parte isolana del regno[31].

Età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Garibaldi fotografato da Gustave Le Gray a Palermo
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della Sicilia borbonica e Storia della Sicilia dall'Unità d'Italia.

Nel 1860, dopo che a Palermo si era verificata la rivolta della Gancia e anche il resto dell'isola era insorto, avvenne lo sbarco dei garibaldini a Marsala; da lì, grazie all'aiuto dei siciliani cominciarono a conquistare l'isola in nome dell'unificazione dell'Italia; Palermo insorse il 27 maggio, data in cui Garibaldi entrò in città dalla porta Termini. Tra il 1860 e il 1866 la città fu soggetta a varie lotte e rivolte contro il nuovo Regno d'Italia da parte di ex garibaldini delusi, reduci dell'esercito meridionale, partigiani borbonici e repubblicani, la più importante delle quali fu la rivolta del sette e mezzo, e il conseguente bombardamento della flotta, che distrusse non poche strutture architettoniche.

In seguito all'Unità d'Italia, il comune di Palermo intraprese la costruzione di alcune importanti opere architettoniche: il taglio di via Roma[32] e la costruzione dei due teatri più rappresentativi della città, il Massimo e il Politeama e dal 1891 al 1892 la IV Esposizione Nazionale.

Nel primo ventennio del XX secolo Palermo attraversò un'epoca florida, con un breve ma intenso periodo cosiddetto liberty, caratterizzato in realtà prevalentemente da architetture di gusto eclettico. Non interessata dal primo conflitto mondiale, Palermo subì notevoli distruzioni a causa dei bombardamenti durante la seconda guerra mondiale, fino a essere occupata nel luglio 1943 dalle truppe alleate del generale statunitense George Smith Patton[33].

Il secondo Novecento è stato caratterizzato, inoltre, dallo sviluppo del fenomeno della mafia: nella lotta contro Cosa Nostra furono colpiti, tra gli altri, esponenti della forze dell'ordine come il poliziotto Boris Giuliano e il capitano dei Carabineri Mario D'Aleo, il prefetto di Palermo generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, il presidente della Regione Siciliana Pier Santi Mattarella, i magistrati Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Gaetano Costa e Rocco Chinnici, il parroco del quartiere di Brancaccio, don Pino Puglisi e giornalisti come Mauro De Mauro e Mario Francese.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Stemma di Palermo.
Stemma del Comune
Gonfalone del Comune

Lo stemma del comune di Palermo è così descritto dallo statuto comunale:

« di rosso all'aquila romana d'oro ad ali aperte, tenente con gli artigli una fascia carica delle iniziali S.P.Q.P »

L'origine dello stemma non è certa, alcune fonti lo fanno risalire a una concessione del 1154 di re Guglielmo I di Sicilia mentre altre all'epoca romana.

Il gonfalone del comune di Palermo è un drappo di colore rosso, frangiato d'oro caricato dell'aquila romana d'oro ad ali spiegate, tenente con gli artigli una fascia carica delle iniziali S.P.Q.P.[34].

Un altro simbolo della città è il Genio di Palermo, antico nume tutelare del luogo.

Simboli del turismo e della cultura araba palermitana sono le cupole rosse della Chiesa di San Giovanni degli Eremiti e di San Cataldo, nonché quelle della periferica San Giovanni dei Lebbrosi[35].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

La città di Palermo è la sesta tra le ventisette città decorate con Medaglia d'Oro come "Benemerite del Risorgimento nazionale"[36] per le azioni compiute dalla città nel periodo del Risorgimento[37][38]:

Medaglia alle Città Benemerite del Risorgimento Nazionale - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia alle Città Benemerite del Risorgimento Nazionale
«Per commemorare le azioni eroiche della cittadinanza palermitana nei gloriosi fatti del 1848, che iniziarono il risorgimento nazionale e la conquista dell'unità. Nel 1848, un anno dopo il fallimento della sollevazione di Messina, Palermo divenne la guida del movimento rivoluzionario antiborbonico. Insorti il 12 gennaio, sotto la guida di R. Pilo e G. La Masa, i palermitani sconfissero in più riprese le truppe regolari e costituirono un governo provvisorio siciliano (2 febbraio), che fu l'ultimo a cadere, sotto i colpi del generale Carlo Filangieri, il 15 maggio 1849.»
— 22 maggio 1898
La rivoluzione indipendentista a Palermo, il 12 gennaio 1848
Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Fedele alla sua tradizione plurisecolare di patriottismo e di valore, riaffermatasi nelle gloriose gesta del 1848 e nei fasti del Risorgimento italiano, sorretta da incrollabile fede nei destini della Patria, resistette impavida, per oltre tre anni, in condizioni drammatiche, spesso disperate, al succedersi pervicace e spietato di massicci bombardamenti aerei nemici, tendenti ad abbattere il morale e la tenace resistenza della popolazione civile. L'inesorabile azione aerea nemica si abbatté sempre più violenta e indiscriminata su edifici, impianti pubblici, tempi, causando perdite gravissime tra la popolazione e danni incalcolabili. Oltre tremila morti, circa trentamila mutilati e feriti, in gran parte vecchi, donne e bambini, e la perdita di ingente patrimonio culturale, artistico e religioso, segnarono il calvario dell'olocausto glorioso. 10 giugno 1940 - 8 settembre 1943.»
— 5 marzo 1964

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Monumenti di Palermo.
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall’UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Palermo arabo-normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale
(EN) Arab-Norman Palermo and the Cathedral Churches of Cefalú and Monreale
Palermo-Cathedral-bjs-2.jpg
Tipo architettonico
Criterio C (ii)(iv)
Pericolo no
Riconosciuto dal 2015
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

Il maggior numero di monumenti della città è dislocato all'interno del centro storico; altri sono distribuiti in tutto il territorio palermitano: ville storiche, torri d'avvistamento, tonnare, graffiti rupestri, antiche chiese o palazzi nobiliari.

Gli innumerevoli monumenti, dalla notevole valenza storico-artistica, "raccontano" i diversi periodi che hanno contraddistinto la storia della città.

Siti protetti dall'UNESCO[modifica | modifica wikitesto]

Le residenze arabo-normanne, la cattedrale e altre chiese, insieme al duomo di Monreale e a quello di Cefalù, sono state inserite nella lista dei patrimoni dell'umanità dall'Unesco il 3 luglio del 2015 nel sito seriale "Palermo arabo-normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale".

I sette complessi monumentali palermitani che hanno tale riconoscimento sono[39]:

Monumenti nazionali[modifica | modifica wikitesto]

Quattro beni monumentali sono riconosciuti e tutelati come monumenti nazionali:

Altri tre monumenti nazionali ricadono nel territorio della città metropolitana di Palermo:

« A Palermo, più che altrove in Sicilia, le epoche storiche rivelate dai differenti stili architettonici si sovrappongono. Il centro testimonia di un tempo più vicino, quando la città con i suoi teatri, le sue piazze, i suoi palazzi barocchi e suoi trionfali accessi al mare, contendeva a Napoli il primato urbano del Regno delle due Sicilie. Ricordi di un tempo ben più remoto cela invece il Monte Pellegrino: a poca distanza dai grattacieli, in caverne abitate dall'uomo preistorico, sono venuti alla luce graffiti rupresti di arcaica bellezza. »
(Leonardo Sciascia[42])

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Chiese di Palermo.

Palermo conta numerosi monumenti risalenti al periodo normanno, oggi riconosciuti patrimonio dell'umanità dall'Unesco: nei pressi del Palazzo dei Normanni, che è diventato la sede del Parlamento Siciliano, è ubicata la chiesa di San Giovanni degli Eremiti che con le sue caratteristiche cupole rosse (cromaticamente inventate nel XIX secolo) è diventata uno dei simboli della città. Vanno inoltre ricordate la chiesa della Martorana, dalla ricchissima decorazione a mosaico, del più puro stile bizantino, situata in piazza Bellini, e la chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi, edificata oltre il fiume Oreto.

Portico esterno della Cappella Palatina

Costruita tra il 1130 e il 1170, la basilica La Magione, conosciuta anche come chiesa della Santissima Trinità, presenta una pianta a forma basilicale a tre navate sorrette da colonne, mentre internamente la costruzione si presenta molto squadrata e movimentata da una serie di archi ogivali tipici dell'architettura normanna, che girano intorno alla chiesa. Dello stesso periodo è la chiesa del Santo Spirito (all'interno del cimitero di Sant'Orsola), dove motivi ornamentali in stile normanno s'inseriscono in una sobria architettura articolata da archetti ogivali e portali d'ingresso. Eretta nel 1187 per compensare l'abbattimento di una cappella destinata dal sovrano normanno Ruggero II d'Altavilla e della Regina consorte ad essere un mausoleo per le reali spoglie, costruita nel 1130 e già dedicata a santa Maria Maddalena, la chiesa di Santa Maria Maddalena si trova oggi inglobata, distante un centinaio di metri dalla precedente, all'interno dell'ampio cortile del comando della Legione Carabinieri Sicilia. L'abbattimento della più antica cappella, che si trovava a ridosso del fronte meridionale della cattedrale, e la costruzione della nuova chiesa, vennero autorizzati da Guglielmo II il Buono, che in tal modo era andato incontro all'ambizione dell'arcivescovo Gualtiero Offamilio di ingrandire la Cattedrale di Palermo.

Presso la Loggia dell'Incoronazione, da dove i sovrani di Sicilia, secondo la tradizione, dopo l'incoronazione nella cattedrale si mostravano per la prima volta al popolo, si trova la chiesa di Santa Cristina la Vetere, una delle più antiche di Palermo. L'edificio fu costruito intorno al 1171, per volere dell'arcivescovo Gualtiero Offamilio, che ne volle fare il mausoleo per le spoglie di santa Cristina, compatrona di Palermo, e la assegnò ai cistercensi. L'antica chiesa è ubicata esattamente lungo il vicolo dei Pellegrini, un breve tratto della via Francigena, che in origine partiva dalla Francia (da qui il nome) per arrivare nei massimi luoghi sacri del cristianesimo: Gerusalemme, Roma e Santiago de Compostela. Intorno al 1570, la Compagnia della Ss. Trinità, detta dei "Rossi", per la cappa di tale colore indossata dai confrati, ne acquisì la disponibilità, fondando di fianco il proprio oratorio ancora esistente, su via Bonello, per quanto in facciata porti l'insegna del santo sacramento, apposto dalla compagnia eponima che ne occupò gli spazi nel XIX secolo. I confrati della compagnia dei Pellegrini si prefiggevano di aiutare i pellegrini diretti in Terra Santa e verso altri luoghi di culto, ai quali offrivano ristoro, riparo e cure per non più di tre giorni.

Situata vicino alla chiesa della Martorana, è la chiesa di San Cataldo, una costruzione normanna del 1160, dalla caratteristica facciata tripartita sormontata da grosse cupole realizzate su tamburo, che meglio conserva il suo aspetto originario. All'interno è notevolmente interessante il pavimento musivo.

Sul Càssaro si affaccia lo splendido complesso della cattedrale eretta nel 1185 su un'area pianeggiante precedentemente occupata da una moschea araba. La sorprendente commistione artistica presente nell'edificio sembra ripercorrere l'intera storia cittadina e dei popoli che l'hanno guidata mettendo in bella mostra un portale laterale e delle torrette campanarie in stile gotico trecentesco, una facciata principale quattrocentesca, un'abside con decorazioni arabo-normanne, una cupola e cupolette laterali tardo barocche e numerosi inserzioni neogotiche dei primi anni del XIX secolo tra cui le parti basse del prospetto meridionale (oltre al nuovo transetto) e il gruppo di campanili sul Palazzo Arcivescovile. In seguito alla volontà di restaurare e rimodernare la basilica, l'interno venne ricostruito in stile neoclassico alla fine del XVIII secolo. Vi sono conservati i sarcofaghi di Federico II, Ruggero II, Arrigo VI, Costanza d'Altavilla e Costanza d'Aragona, oltre al camaleuco d'oro di Costanza di Sicilia, preziosi ornamenti e gioielli reali esposti nel tesoro della Cattedrale[43]. La torre più imponente della cattedrale, ospita 8 campane ambrosiane (il campanone chiude le distese complete e i concerti solenni).

Nell'arco del XIII secolo, in maniera particolare durante la dominazione angioina, in città si sviluppò lo stile architettonico del gotico che possiamo ammirare in esempi come la chiesa di San Francesco d'Assisi, caratterizzata nell'interno da continue trasformazioni e rifacimenti nel tempo che giustificano la complessità e la varietà dei linguaggi artistici in essa presenti. Infatti in età barocca l'edificio venne ricoperto da stucchi e affreschi da Pietro Novelli e nel 1723 Giacomo Serpotta adornò i pilastri con le statue delle Virtù. L'attuale aspetto deriva da restauri ottocenteschi e successivi ai bombardamenti del 1943. Altro importante esempio è sicuramente la chiesa di Sant'Agostino edificata nel 1275, di cui, originale, rimane solamente la facciata, mentre l'interno, a causa di un incendio fu rifatto verso la fine del XVII secolo, aggiungendovi, dal 1711 stucchi di Giacomo Serpotta.

Appartengono al periodo compreso tra la fine del XV e gli inizi del XVI secolo la chiesa della Gancia, la chiesa di Santa Maria dei Miracoli, la chiesa di Santa Maria dello Spasimo, dove era conservato lo Spasimo di Sicilia, la chiesa di San Francesco di Paola, la chiesa di Santa Maria della Catena, dal caratteristico portico gotico-catalano, e la chiesa di Santa Maria la Nova, anch'essa dalla facciata preceduta da un portico a tre arcate catalane. È inoltre nota in città per i riti antichi della passione di Gesù nel Venerdì santo. Della stessa epoca anche la chiesa di S. Maria del Piliere o degli Angelini e la chiesa di Sant'Agata alla Guilla e quella di Santa Maria di Portosalvo. Più tarde, ma sempre del XVI secolo, le chiese di Sant'Eulalia dei Catalani e di San Giorgio dei Genovesi.

Numerose chiese della città risalgono al periodo barocco. Ne ricordiamo alcune: la chiesa del Santissimo Salvatore, situata lungo corso Vittorio Emanuele; la chiesa Convento dei Carmelitani Scalzi, in piazza Indipendenza; la Chiesa di chiesa di Santa Caterina, sita in piazza Bellini; la chiesa di Sant'Ignazio all'Olivella, a pochi passi dal Teatro Massimo; la chiesa di Sant'Anna la Misericordia, sita nell'area dell'antico mercato dei Lattarini; la chiesa di San Matteo al Cassaro, che conserva le spoglie di Giacomo Serpotta e Vito D'Anna; la chiesa dell'Immacolata Concezione al Capo, con un interno straordinariamente ricco di decorazione marmorea policroma; la chiesa di San Giuseppe dei Teatini, di cui una delle facciate costituisce uno dei quattro prospetti architettonici dell'Ottagono del Sole; la chiesa del Gesù o Casa Professa, rivestita al suo interno da bassorilievi marmorei posti sulla tribuna e Putti, tutti su modelli di Giacomo Serpotta, esperto in "barocco sacro".

Interno della chiesa del Gesù
Chiesa della Madonna del Monte Oliveto, detta Badia Nuova.

La chiesa di Santa Teresa, nel quartiere della Kalsa, fronteggia il Foro Italico ed è visibile dal mare, oltre alla Porta dei Greci; ed ancora la chiesa di San Domenico, con il caratteristico fronte formato da un telaio di colonne, di dimensioni maggiori di quelle della Cattedrale stessa, maestosa e dalla facciata sgargiante che domina l'omonima piazza, con al centro la colonna dell'Immacolata, creando così una grande sintonia tra piazza e facciata della chiesa. Dalla metà del XIX secolo la chiesa è adibita a Pantheon dei siciliani illustri. Vi sono allocate lapidi, tombe, cenotafi e targhe che commemorano il ricordo di numerose personalità, tra cui Francesco Crispi, Camillo Finocchiaro Aprile, Vincenzo Florio, Giuseppe Pitrè, Giovanni Meli, Rosario Gregorio, Giovanni Falcone, Stanislao Cannizzaro, Michele Amari e molti altri.

Seicentesca è la chiesa del Carmine Maggiore, nello storico quartiere Albergheria. L'edificio si presenta a forma di basilica a croce latina, con tre navate, sorretta da 12 colonne in pietra di Billiemi con capitelli dorici. Splendida la cupola, costruita nel 1680. Ricca di elementi scultorei e completamente rivestita nella parte esterna da maioliche smaltate con colori che richiamano lo stile arabo, è unica nel suo genere non solo a Palermo ma in tutta la Sicilia.

Settecentesca, la chiesa della Madonna del Monte Oliveto, detta Badia Nuova, fu progettata da Mariano Smiriglio, affrescata da Pietro Novelli, Gioacchino Martorana e Giuseppe Platania, ed arricchita da splendidi stucchi di Giacomo e Giuseppe Serpotta.

Una menzione a parte merita la chiesa di Santa Maria dello Spasimo, costruita a partire dal 1509. Oggi è un suggestivo teatro all'aperto e vi si allestiscono spesso mostre ed eventi. Ospita inoltre gli uffici della Fondazione The Brass Group, il Museo del jazz, la Scuola Popolare di Musica, il Ridotto, denominato anche Blue Brass e la Scuola Europea d'Orchestra Jazz.

Sita nella centrale via Roma, a fianco della scalinata che conduce alla Vucciria, è la chiesa di Sant'Antonio abate. Sebbene esista sin dal 1220, l'edificio è stato interessato da numerosi rimaneggiamenti ed aggiunte nel corso dei secoli successivi. Con l'ultimo intervento, nel XIX secolo, l'edificio ha assunto l'attuale fisionomia neogotica.

Un particolare interesse ha il santuario di Santa Rosalia sito sul monte Pellegrino, costruito nel 1626 sul luogo del presunto ritrovamento del corpo di santa Rosalia, patrona principale della città.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Particolare delle Muqarnas all'interno della Cuba sottana
Bifore di Palazzo Sclafani

Di particolare interesse sono i Qanat, imponente opera di ingegneria idraulica costruita nel sottosuolo della città a cavallo tra la dominazione araba e il periodo normanno[44]. A questo periodo risalgono anche diversi palazzi appartenuti ai sovrani normanni ed utilizzati come residenze di villeggiature, spesse immerse nel verde. Fra questi ricordiamo il Palazzo dei Normanni, la più antica residenza reale d'Europa, dimora dei sovrani del Regno di Sicilia e sede imperiale di Federico II e Corrado IV; il Palazzo della Zisa e il suo sistema di fontane; il Palazzo della Cuba, dallo stile austero e severo; il castello di Maredolce, antico sollazzo arabo circondato dalle acque dell'omonimo lago e sito all'interno del Parco della Favara; il Palazzo Scibene, luogo di sollazzo estivo della curia situato nella parte ovest della città. Agli edifici arabo-normanni va affiancato il Ponte dell'Ammiraglio, del 1131, eccezionale eredità della stessa epoca e dello stesso stile. Durante il dominio aragonese, la città si arricchisce di pregevoli palazzi nobiliari e chiese caratterizzati da un tipico gotico proveniente dal Regno di Aragona e dalla contea di Catalogna (il gotico catalano). Il Palazzo Sclafani, che sorge in prossimità del Palazzo Reale, e dunque in una posizione privilegiata, fu costruito nel 1330 dal feudatario Matteo Sclafani, conte di Adernò (Adrano), in competizione con il coevo Palazzo Chiaramonte, superbo edificio fatto innalzare dal cognato nell'attuale piazza Marina ed attuale sede del rettorato palermitano. Il Palazzo Conte Federico, ubicato tra la Via dei Biscottari e la Piazza Conte Federico, dentro le primitive mura della città punica, a pochi passi dal Palazzo Reale, dalla Cappella Palatina e dalla Cattedrale, è uno dei più antichi edifici di Palermo. La sua torre arabo-normanna, denominata Torre di Scrigno, è infatti datata al XII secolo.

Della stessa epoca palazzo Speciale-Raffadali, voluto dal pretore di Palermo Pietro Speciale alla fine del XVI secolo e in parte trasformato nel XVIII secolo. Del 1472 palazzo Termine, poi Marassi e quindi Alliata di Pietratagliata, mentre risale al 1490 la costruzione del Palazzo Aiutamicristo, noto soprattutto per gli sfarzosi interni che stupirono ospiti illustri fra cui Carlo V e Don Giovanni d'Austria[45]. Nel 1495 venne edificato il Palazzo Abatellis, progettato da Matteo Carnilivari in stile catalano. Oggi ospita la Galleria Regionale d'arte Moderna e Medievale. Pure tardoquattrocentesco Palazzo Bonet, oggi sede della GAM di Palermo.

Affreschi con cineserie di Giuseppe Velasco nella Palazzina Cinese

Tra i numerosi edifici cinquecenteschi vanno menzionati: il Palazzo Alliata di Villafranca, che presenta stili che vanno dal Tardo Gotico al Rococò sino ad arrivare al Neoclassicismo e al Neogotico, ed è situato nella scenografica Piazza Bologni; il Palazzo Scavuzzo, sito in Piazza Rivoluzione; il Palazzo Castrone-Santa Ninfa, a pochi passi dal piano della Cattedrale; il Palazzo Branciforte, in via Bara dell'Olivella; il Palazzo Bordonaro, il nucleo originario di Palazzo Bonocore, poi modificato come oggi si vede nella prima metà del XIX secolo, tra gli edifici che fanno da cornice a Piazza Pretoria.

Nel 1583 fu eretta dal viceré Marcantonio Colonna la Porta Nuova, sul modello di uno degli archi trionfali effimeri eretti in città al passaggio dell'imperatore Carlo V, vittorioso a Tunisi. La versione attuale risale al 1669 ed è caratterizzata da una copertura a piramide ricoperta di maioliche colorate. Essendo collegata al Palazzo dei Normanni, e quindi alle antiche mura cittadine, è il fondale monumentale del Cassaro o via Toledo, l'asse principale che attraversa il centro storico di Palermo.

Il periodo barocco segna importanti sistemazioni urbanistiche per la città. Nel XVII secolo, con il tracciato della Via Maqueda, si venne a creare il nuovo salotto della città: all'incrocio con il Corso Vittorio Emanuele, nascono i I Quattro Canti, o teatro del Sole, una piazza ottagonale che costituisce il centro fisico e simbolico della città. Poco lontano, in piazza Pretoria, si può invece ammirare l'omonima fontana rinascimentale, su cui si affacciano il Palazzo Pretorio o Palazzo delle Aquile, sede del Comune, e la Chiesa di Santa Caterina. Tra le tante testimonianze della Palermo Barocca, va inoltre ricordato Palazzo Asmundo.

Palazzo Mirto, di proprietà per quattro secoli dei Filangeri, e poi dei Lanza Filangieri Principi di Mirto, è ubicato alla Kalsa, uno dei quartieri storici di Palermo. Le fasi costruttive dell'edificio si collocano tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento ma le strutture più antiche risalgono al XIII secolo. L'interno è arredato con magnificenza, con opere d'arte che vanno dal XVII al XIX secolo. Del Seicento è anche il Loggiato San Bartolomeo, adiacente a Porta Felice.

Situato nei pressi della Galleria d'Arte Moderna "Sant'Anna", in un quartiere ricco di maestose residenze nobiliari, il Palazzo Valguarnera-Gangi deve il suo aspetto attuale ai lavori intrapresi nel XVIII secolo per volontà del Principe Pietro di Valguarnera. Palazzo Airoldi, già proprietà dei marchesi Drago, come ricorda lo stemma che sormonta il portale barocco, venne anch'esso edificato nel XVIII secolo, per poi essere restaurato nel 1872, su progetto di Giovan Battista Filippo Basile. Di grande interesse al suo interno è l'affresco realizzato da Olivio Sozzi, raffigurante Il Giudizio Universale.

Palazzo Isnello presenta una facciata post-barocca del 1750 che precorre il neoclassicismo. Al suo interno si trova l'Apoteosi di Palermo, di Vito D'Anna, capolavoro della pittura rococò siciliana nonché una delle otto rappresentazioni iconiche del Genio di Palermo.

Prestigioso e con interni ricchi di stucchi, soffitti affrescati e opere d'arte, tra cui due tele di Renato Guttuso, è il Palazzo Comitini, tra le splendide dimore nobiliari che si affacciano su via Maqueda.

Il Palazzo Valguarnera-Gangi, noto al grande pubblico per essere stato scelto dal regista Luchino Visconti come set di una delle più affascinanti scene del celebre film Il Gattopardo, è una delle più importanti dimore nobiliari della Sicilia per il suo alto ed inestimabile valore artistico. Di origine probabilmente cinquecentesca, l'attuale aspetto del palazzo è il risultato di un'importante opera di ristrutturazione voluta nella seconda metà del Settecento dal principe Pietro Valguarnera, sposo della nipote Marianna proprietaria della dimora.

Settecentesco è anche il Palazzo Natoli, situato sulla Salita del SS. Salvatore. Appartenne alla principesca famiglia Natoli, che contribuì, grazie all'opera in particolare del marchese Vincenzo Natoli, alla crescita urbanistica di Palermo, portandola nel suo momento di massima crescita e splendore.

Nel 1778 il Palazzo Sambuca assume la struttura attuale, data dall'unificazione della casa della famiglia Bologna con quella dei Saladino e con la Torre Maniace. Palazzo Butera, affacciato sul Foro Italico, sebbene abbia un impianto databile alla seconda metà del XVII secolo, presenta una configurazione architettonica di epoca settecentesca. Completato nel 1784, Palazzo Riso, è un esempio del passaggio dallo stile tardo Barocco siciliano al Neoclassicismo ad opera di Giuseppe Venanzio Marvuglia, come l'adiacente Palazzo Ventimiglia di Geraci, ancora diruto dopo i bombardamenti del 1943.

Nel XVIII secolo la zona limitrofa della città muta considerevolmente grazie all'introduzione del sistema delle ville. La decisione di spostarsi all'esterno della città consolidata non deriva soltanto dalla "moda della villeggiatura" incalzante nel periodo, ma è dovuta anche all'aumento della pressione fiscale all'interno della città e alla volontà dei nobili di avere una maggiore presenza nei loro fondi agricoli così da poterne tenere sotto controllo la produzione; per questo motivo gli edifici neoclassici si trovano quasi tutti al di fuori delle mura.

Particolarmente maestosa è Villa Belmonte all'Acquasanta, realizzata da Giuseppe Venanzio Marvuglia, che rispecchia lo stile neoclassico in ogni suo aspetto, dalle volumetrie alle decorazioni, ed è inoltre impreziosita da un tempietto circolare composto da dodici colonne corinzie. Tra le numerose ville nobiliari vanno inoltre ricordate Villa Niscemi, Villa Malfitano Whitaker, Villa Trabia, Villa Camastra, Villa Boscogrande, Villa Lampedusa.

Un altro edificio neoclassico della città che va senz'altro ricordato è l'Orto botanico di Palermo, con il suo Gymnasium, progettato alla fine del Settecento dall'architetto francese Léon Dufourny e realizzato fuori dalle mura di Palermo, vicino il quartiere della Kalsa, dando così adeguato spazio a quello che diventerà uno dei più importanti giardini botanici d'Europa. L'imponente costruzione è in stile dorico e ai lati dell'ingresso si trovano due sfingi dello scultore palermitano Gaspare Firriolo. Pure interessante e della stessa epoca Palazzo Torremuzza.

Neoclassici sono inoltre i due Palchetti della Musica. Il primo, completato nel 1844, fu progettato da Domenico Lo Faso Pietrasanta e da Carlo Giachery per ospitare i concertini domenicali nella spianata del Foro Italiaco; il secondo venne invece edificato nella Piazza Castelnuovo, nel 1875, per volontà della famiglia Ingham.

L'antico stabilimento balneare di Mondello costruito a palafitta sul mare

Tra la fine del Settecento e il 1814 nasce il Palazzo d'Orleans. Edificato in stile neogotico alla metà del XIX secolo è il Palazzo Forcella De Seta. Palazzo Campofranco, progettato nella prima metà del XIX secolo ed ispirato al quattrocentesco Palazzo Abatellis, è oggi un interessante esempio di architettura neogotica in Italia.

Da menzionare inoltre il Palazzo delle Finanze con il suo pronao dorico-siculo, Villa Belmonte alla Noce, con i suoi affreschi monocromi, Palazzo Palagonia, caratterizzato dalle quattro splendide cariatidi sulla facciata, e Villa Airoldi. L'esempio più originale invece è senza dubbio la Palazzina Cinese, dimora di villeggiatura di Ferdinando IV, all'interno della tenuta di caccia del "Real parco della favorita", che unisce i canoni dell'architettura neoclassica con l'eclettismo del tempo di ispirazione orientale.

Il Chiosco Ribaudo, esempio di stile Liberty

Nel 1885 iniziò la realizzazione di un secondo asse che attraversava la città, collegando la stazione ferroviaria con la zona portuale. Per la realizzazione di questa nuova arteria, Via Roma, vennero demoliti numerosi edifici, che lasciarono spazio a palazzi di architettura eclettica e liberty.

All'inizio del XX secolo, la città comincia ad estendersi fuori le mura verso nord, soprattutto lungo una nuova strada chiamata via Libertà. In questo quartiere vengono costruite numerose ville in stile liberty, da parte di Ernesto Basile e dei suoi allievi. Per la città inizia una nuova età dell'oro e in più settori, quali l'economico, l'industriale, il culturale, l'artistico, l'architettonico, ecc., grazie anche all'intraprendenza di più famiglie, come i Florio, i Whitaker, i Sandron, i Ducrot, i Basile, i Rutelli, gli Utveggio, ed altre. In quest'epoca la città si rinnova, dotandosi di nuovi ospedali, teatri, come il celebre Teatro Massimo, il Politeama Garibaldi, il Teatro Biondo ed altri edifici pubblici.

Particolarmente significativo è l'Hotel Villa Igiea (inizialmente concepita come villa privata, solo recentemente divenuto albergo), costruito alla fine del XIX secolo per volontà della famiglia Florio e su progetto dell'architetto Ernesto Basile, che ha concepito sia l'architettura, che le decorazioni, che il mobilio dell'edificio in puro stile liberty.

Fra i molti villini liberty vanno ricordati senz'altro il Villino Florio, nei pressi del Castello della Zisa, che con il suo stile eclettico rappresenta un magnifico esempio dell'Art Nouveau messa in luce da Ernesto Basile, e il Villino Favaloro, progettato dal padre Giovan Battista Filippo Basile. La maggior parte delle altre ville verranno demolite per far posto ad alti edifici di nuova costruzione mentre rimarranno come monito di quel periodo di ricchezza le residenze borghesi nella borgata di Mondello che diventerà in breve tempo la spiaggia preferita dei palermitani. L'esempio più significativo di liberty a Mondello è lo stabilimento balneare realizzato nel 1912 dalla società italo-belga, costruito sull'acqua dalla nota impresa di costruzioni d'epoca della famiglia di architetti e imprenditori Rutelli.

Altri esempi architettonici particolarmente rilevanti sono il Chiosco Ribaudo in piazza Castelnuovo, i Chioschi Ribaudo in piazza Verdi, il Kursaal Biondo e Palazzo Dato.

Palazzo Moncada di Paternò, edificato nel 1909, presenta uno stile architettonico eclettico, caratteristico di inizio XX secolo, con un prospetto che però rimanda all'architettura settecentesca.

Durante l'epoca fascista l'architettura assume connotati dall'aspetto maestoso che si ispirano alla romanità e alla cultura latina tipici del Neoclassicismo, finalizzata all'esaltazione del regime vigente, spesso mescolati all'ondata della nuova corrente del Futurismo.

Vengono costruiti importanti edifici pubblici quali il Palazzo di Giustizia (progettato nel 1938 ma ultimato nel 1957 dagli architetti Gaetano ed Ernesto Rapisardi in puro stile razionalista italiano), il Palazzo delle Poste in via Roma, pregevole edificio monumentale con arredi futuristi e l'Ingresso monumentale di via Roma. Degni di nota sono pure la Sede del Banco di Sicilia in via Roma, la Caserma dei Vigili del Fuoco "Ignazio Caramanna" che riprende nel suo complesso i temi dell'architettura futurista nelle volumetrie e nella policromia della costruzione e, a fianco, la Casa del Mutilato.

Dopo il rovinoso bombardamento del maggio 1943 il centro storico venne in buona parte abbandonato dai suoi abitanti, che preferirono trasferirsi nelle zone residenziali costruite tra gli anni cinquanta e sessanta. Fino agli anni ottanta si registrarono alcuni crolli di edifici storici; nonostante le sue notevoli dimensioni, il centro storico è abitato solo da circa ventimila persone.

Caserma dei Vigili del Fuoco "Ignazio Caramanna"
Particolare delle facciata della Nuova Pretura

Palermo a partire dagli anni cinquanta ha sviluppato uno skyline molto variegato, dovuto all'espansione urbana della città durante gli anni successivi alla seconda guerra mondiale in seguito all'abbandono da parte dei cittadini del centro urbano originario e l'emigrazione verso le periferie che ha determinato un boom edilizio senza precedenti, creando nuovi quartieri residenziali ex novo composti principalmente da palazzi in cemento armato che spesso superano i dodici/tredici piani, modificando Palermo non solo in estensione, ma anche in altezza. In questa fase in città hanno lavorato importantissimi architetti come: Vittorio Gregotti, il gruppo BBPR, Italo Rota, Gae Aulenti, Carlo Scarpa, Giuseppe Samonà, Carlo Broggi, Gabor Acs e Ludovico Quaroni.

Gli edifici più alti della città sorgono prevalentemente intorno allo stadio comunale o nelle periferie sud. Il più alto edificio della città e della Sicilia è il Grattacielo Ina Assitalia che si sviluppa per 65 metri in altezza e si trova in centro città in piazzale Ungheria, altri edifici di una certa altezza sono: Torre Resuttana I (63 metri), Torre Resuttana II (60 metri) e Torre Sperlinga (59 metri).

Molto interessanti gli edifici, progettati da Vittorio Gregotti, del Dipartimento di Scienze dell'Università di Palermo costruiti nel 1969. I corpi si presentano come parallelepipedi scuri e monolitici quasi privi di aperture esterne (ma funzionali e luminosi grazie a cortili interni ricchi di vegetazione) accostati da un sistema di canali e vasche d'acqua.

Altri edifici di grandissimo interesse nel panorama dell'architettura contemporanea sono: il palazzo della sede palermitana dell'Enel del 1961 concepito da Giuseppe Samonà secondo i canoni del Brutalismo, Palazzo Amoroso e la sede cittadina della Banca Commerciale Italiana, entrambe opere del celebre gruppo BBPR, la sede regionale della RAI – Radiotelevisione Italiana edificata nel 1980 in viale Strasburgo e il postmoderno edificio della Nuova Pretura progettato nel 1981 che si trova in prossimità dello storico mercato del Capo proprio dietro il Palazzo di Giustizia.

L'area semipianeggiante che dai Monti di Palermo si adagia verso il mare era anticamente nota come Conca d'oro poiché, essendo coltivata ad agrumeti come limoni, mandarini o arance, questi risplendevano al sole rendendo il paesaggio palermitano un luogo incantevole. Dopo il dominio normanno che divise la zona in grandi riserve di caccia, nel periodo medievale proliferarono i "bagli". Con questo termine vengono descritti i cortili spesso di forma quadrangolare, circondati da alte mura e muniti di torri. Fino al XV secolo erano diffusissimi i bagli in tutta la zona, posti a difesa di piccoli insediamenti che sarebbero poi diventati le borgate storiche della città. È dal periodo Rinascimentale che la classe aristocratica decise di ricreare un piccolo paradiso agreste nella campagna edificando le prime ville; strutture queste non più chiuse e protette da mura, ma aperte al paesaggio naturale e destinate alla villeggiatura o alla vigilanza sul lavoro dei contadini. Le ville così si diffusero in gran numero in tutto il territorio a partire dalla zona a Sud, dai piedi del Monte Grifone, fino a Nord, oltre le pendici dei monti Boccadifalco e Cuccio, attraversando la cosiddetta Piana dei Colli per raggiungere le borgate marinare di Sferracavallo, e Mondello. In gran numero sono le residenze sorte a partire dal XVI secolo, dove, in pieno periodo barocco, la raffinatezza delle architetture, si riflette nello sfarzo degli interni. Delle oltre trenta ville palermitane però poche presentano le stesse caratteristiche di amenità e antica serenità che le contraddistingueva, essendo queste ormai state inghiottite dall'espansione edilizia che ha invaso negli anni la Conca d'oro. Restano tuttavia parecchi bagli privati, ancora avvolti da verdi agrumeti, restaurati e portati ai vecchi splendori.

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Mura di Palermo.
Mura delle Cattive

Rimangono poche tracce dell'antica cinta muraria del periodo punico nei pressi della cattedrale o del Cassaro, mentre sono più visibili alcune porzioni della cinta bastionata cinquecentesca che fino alla fine del XVIII secolo circondava il centro cittadino, come il Quartiere militare di San Giacomo, tra la Cattedrale e Palazzo dei Normanni. In particolare sono ancora integri alcuni bastioni, porte urbane e piccoli tratti delle cinta murarie che sono state risparmiate dall'urbanizzazione ottocentesca. Porzioni visibili dei bastioni sono infatti presenti lungo Corso Alberto Amedeo (Bastione della Balata o del Papireto), alle spalle del Teatro Massimo (Bastione di San Vito) e nei pressi di Piazza Magione (Bastione dello Spasimo). Un tracciato consistente di mura è quello che si affaccia sul Foro Umberto I e sulla sua parte calpestabile rappresenta la cosiddetta Passeggiata delle Cattive. Presso il porto sono invece visibili i resti dell'antico Castello a Mare, recentemente restaurato, principale avamposto militare borbonico e divenuto un Parco Archeologico e uno spazio per eventi e concerti.

Lungo la costa, soprattutto quella settentrionale nei pressi delle borgate di Mondello e Sferracavallo, sono ancora presenti alcune torri di avvistamento. Queste strutture difensive, sorte a partire dal tardo Medioevo, avevano lo scopo di avvisare la popolazione dell'arrivo dei pirati ed essendo collegate fra loro da un sistema di comunicazione basato su segnali di fumo, trasmettevano il segnale anche alle località vicine. Nell'entroterra sono visibili ancora tracce di torri e bagli che rappresentavano delle residenze votate alla produzione agraria, ma anche delle strutture difensive e di osservazione.

Piazze[modifica | modifica wikitesto]

Piazza Pretoria, incorniciata dal Palazzo delle Aquile, la Chiesa di Santa Caterina, Palazzo Bonocore e, oltre la Via Maqueda, dal prospetto laterale della Chiesa di San Giuseppe dei Teatini, presenta al centro l'imponente fontana rinascimentale di Francesco Camilliani. La piazza è conosciuta anche come Piazza della Vergogna con riferimento alla nudità dei soggetti immortalati dalle sculture della fontana.

A pochi passi, la piazza ottagonale che rappresenta il centro simbolico della città, Piazza Vigliena, racchiusa da quattro prospetti architettonici, articolati su più livelli, con fontane che rappresentano i fiumi storici della città (Oreto, Kemonia, Pannaria, Papireto), allegorie delle quattro stagioni, statue di sovrani spagnoli (Carlo V, Filippo II, Filippo III e Filippo IV) ed infine, nell'ordine superiore, le quattro sante patrone di Palermo (Sant'Agata, Santa Ninfa, Santa Oliva e Santa Cristina) prima dell'avvento di Santa Rosalia, nel 1624, e di San Benedetto il Moro nel 1652, come compatrono.

Piazza Indipendenza, collocata alle spalle del Palazzo reale, poco oltre Porta Nuova, presenta al centro un ampio giardino di pini e palme.

Piazza della Memoria

Davanti al Palazzo Steri si estende l'ampia Piazza Marina, che contiene il Giardino Garibaldi, ridefinito da Giovan Battista Basile nel 1863 e dominato da imponenti ficus magnolioides. Tra le piante, busti marmorei dedicati a Giuseppe Garibaldi, Rosolino Pilo, Giovanni Corrao, Joe Petrosino, ucciso in questa piazza nel 1909, e altri.

Tra la chiesa di San Domenico e la via Roma (Palermo) si apre piazza San Domenico, con al centro di essa la Colonna dell'Immacolata, del 1726. Tutt'intorno alla colonna, proprio nel centro esatto della piazza, vi è una formazione circolare di statue marmoree raffiguranti alcuni tra i più grandi cardinali del passato della città.

Sul Cassaro si apre invece la Piazza Bologni, piazza quadrangolare su cui si affacciano palazzo Belmonte-Riso, palazzo Alliata di Villafranca e palazzo Ugo delle Favare. Al centro la statua di Carlo V, opera di Scipione Li Volsi, del 1630.

Piazza Castelnuovo e l'adiacente Piazza Ruggero Settimo formano un unico ampio spazio, comunemente chiamato Piazza Politeama, che contiene un Palchetto della Musica e diverse opere scultoree in pietra di Billiemi o in bronzo.

Teatro Marmoreo di Re Filippo V di Spagna

Piazza del Parlamento, antistante il Palazzo dei Normanni, presenta il Teatro Marmoreo di Re Filippo V di Spagna, un gruppo scultoreo monumentale, opera dello scultore barocco Gaspare Guercio e di Carlo D'Aprile, realizzato nel 1662 per celebrare la gloria di Filippo IV d'Asburgo, re di Spagna e di Sicilia, ma di cui l'attuale statua, realizzata da Nunzio Morello nel 1856 in sostituzione della precedente, rappresenta Filippo V di Spagna.

Piazza Vittorio Veneto, situata al termine del Viale della Libertà, presenta al centro un imponente monumento circondato da un colonnato a forma di esedra, entrambi progettati da Ernesto Basile. Il monumento, inaugurato nel 1911 e dedicato alla Libertà, è costituito da una grande scalinata e da un ampio basamento culminante con un obelisco alto 28,60 metri, sulla cui sommità svetta una statua in bronzo raffigurante la Vittoria alata di Mario Rutelli. Risulta arricchito da opere in bronzo di Antonio Ugo, e da targhe, palme e festoni di Giuseppe Geraci. Fu Monumento alla Libertà fino al 1931, quando assunse la nuova denominazione di Monumento ai Caduti, in memoria dei caduti della Prima guerra mondiale.

A queste si aggiungono Piazza Verdi, Piazza Marina, Piazza della Vittoria, Piazza Giulio Cesare, Piazza Bellini, Piazza Sant'Anna, Piazza Sett'Angeli, Piazza Rivoluzione, Piazza Croce dei Vespri, Piazza Magione, Piazza Lolli, Piazza Croci, e numerose altre piazze e piazzette del centro storico, tra cui Piazza Garraffello e Piazza Sant'Anna al Capo.

Porte[modifica | modifica wikitesto]

La città di Palermo si è sviluppata già dalla fondazione fenicia attorno al porto della Cala. Man mano che la città ha attraversato il suo processo di espansione urbanistica, sono state erette mura massicce per protezione da invasori, e per delimitarne un confine cittadino. La città, data la sua posizione geografica, e la sua conformazione a croce delle strade del Cassaro (Corso Vittorio Emanuele, prima Via Toledo) e di via Maqueda possedeva accessi tutt'attorno, nelle direzioni di Messina, Trapani, Monreale e altre.

Di alcune sono rimasti solo i nomi; altre, invece, sono sopravvissute. Alcune di esse erano dei veri e propri archi di trionfo, eretti per festeggiare vittoriosi ingressi in città: è il caso di porta Nuova, eretta nel 1583 in onore di Carlo V, vittorioso su un'armata musulmana in Tunisia. Sulla porta, infatti, sono raffigurati 4 colossali mori con lo sguardo afflitto e sconfitto. Dalla parte opposta, sul terrazzo a mare del Foro Italico (dove sono ancora visibili le mura) sorge Porta Felice: iniziata sotto Marcantonio Colonna, viceré spagnolo in Palermo nel 1582, prese il nome della moglie Felice Orsini e rappresenta l'ingresso in città per chi giungeva dal mare. Fronteggia il mare anche Porta dei Greci, edificata nel 1553.

Porta Termini, abbattuta nel 1852, era rivolta verso sud-est; venne eretta nel XII secolo.

Porta Sant'Agata, costruita in pietra grezza e grossi blocchi di tufo, a differenza delle altre presenta una fessura dalla tipica forma del periodo dei Normanni in città. Alcune porte danno origine alle strette strade dove si prolungano i banconi dei mercati e quartieri storici della città, come Il Capo: è il caso di Porta Carini, datata al 1309.

L'ingresso più recente è stato fatto costruire in periodo fascista dai modernisti: è l'ingresso monumentale di via Roma, che da piazza Giulio Cesare, dominata dalla stazione centrale, immette nella via costruita a fine Ottocento.

Teatri[modifica | modifica wikitesto]

Teatro Massimo
Teatro Massimo
Teatro Politeama Garibaldi
Teatro Politeama Garibaldi
  • Teatro Massimo: è il più grande teatro d'Italia e uno dei più grandi teatri lirici d'Europa (il terzo per dimensioni dopo l'Opéra National de Paris e Staatsoper a Vienna)[46] ed è famoso nel mondo per l'acustica perfetta con la sua sala a ferro di cavallo[47];
  • Teatro Politeama Garibaldi: il secondo teatro della città per grandezza e importanza è progettato da Giuseppe Damiani Almeyda in stile neoclassico "pompeiano" e l'ingresso è costituito da un arco di trionfo sormontato dalla quadriga bronzea di Apollo, opera di Mario Rutelli;
  • Teatro Garibaldi: Il teatro venne inaugurato nel 1861 da Giuseppe Garibaldi, che vi fece un discorso alla folla[48]. In seguito all'attuale ristrutturazione sarà dotato di tribuna retrattile per uno spazio scenico adatto alle rappresentazioni teatrali moderne e sperimentali;
  • Teatro Biondo: inaugurato nel 1903 è in puro stile ottocentesco ma dotato di suggestivi arredi in stile liberty;
  • Teatro al Massimo: il teatro in stile liberty venne progettato dall'architetto Giovan Battista Santangelo, che proveniva dalla scuola del Basile, e venne ultimato nel 1924;
  • Teatro di Verdura: viene utilizzato durante l'estate per le rappresentazioni del Teatro Massimo[49];
  • Teatro Santa Cecilia: fondato dall'Unione dei Musici nel 1692 fu fino alla metà del XIX secolo il teatro più importante della città[50];
  • Teatro Zappalà: venne fondato il 9 febbraio 1996 da Franco Zappalà e da suo fratello Nino;
  • Teatro Libero: nato nel 1968 è il teatro palermitano dove vengono rappresentati spettacoli di sperimentazione;
  • Teatro Ditirammu: è il teatro del canto e della tradizione popolare;
  • Teatro Lelio: è il teatro contemporaneo della città, moderno sia per la sua riapertura che per le moderne esibizioni teatrali svolte al suo interno;
  • Teatro delle Balate: luogo aperto pure all'incontro di linguaggi diversi che lo rendono non solo teatro ma anche sede di mostre, proiezioni e incontri;
  • Teatro Nuovo Montevergini: il primo complesso venne costruito alla fine del XV secolo e adibito a convento di Santa Maria delle Grazie di Montevergini. Nel 1997 il comune appaltò i lavori di recupero dell'intero immobile che adesso è teatro ma anche locale notturno nei locali adiacenti[51];
  • Teatro Bellini: nel quartiere Kalsa, il "Regio Teatro Carolino", costruito nel 1726 fu ribattezzato "Teatro Bellini" solo nel 1848[52].

Mercati storici[modifica | modifica wikitesto]

Mercato Ballarò
Pesce esposto alla Vucciria

Palermo conserva ancora gran parte del suo aspetto mediterraneo nei vari mercati storici disseminati nella città: i più caratteristici sono la Vucciria, Ballarò e Il Capo.

La Vucciria si estende tra via Roma, la Cala e il Cassaro, all'interno del mandamento Castellammare. La vicinanza al porto cittadino stimolò l'insediamento di mercanti e commercianti genovesi, pisani, veneziani sin dal XII secolo. La presenza di numerosi artigiani si riscontra tuttora nella toponomastica. Il termine Bucceria deriva dal francese boucherie, "macelleria". Il mercato era infatti inizialmente destinato al macello e alla vendita delle carni. Successivamente divenne un mercato per la vendita del pesce, della frutta e della verdura. Anticamente era chiamato "la Bucciria grande" per distinguerlo dai mercati minori.

Ballarò è il più antico tra i mercati di Palermo e si estende da piazza Casa Professa ai bastioni di corso Tukory, verso Porta Sant'Agata. È uno dei più pittoreschi mercati di grascia, cioè d'alimentari[53]. I prodotti venduti provengono dalle campagne del palermitano.[54]

Il Capo si sviluppa nel cuore dell'omonimo quartiere: conserva elementi popolari del tipico mercato mediterraneo. Altri mercati storici a Palermo sono il mercato delle Pulci e quello dei Lattarini. Da citare c'è anche un mercato dell'usato allestito a Piazza Marina.

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Pavimentazione di una casa romana di Villa Bonanno

Del periodo punico rimane essenzialmente l'impianto urbano della città, corrispondente a un asse urbano principale (il Cassaro) e una viabilità minore che si dirama da questo; sono scarse, invece, le testimonianze tangibili. Tracce puniche sono riscontrabili in limitate porzioni dell'antica cinta muraria o nella necropoli punico-romana, situata nei pressi dell'attuale corso Pisani.

Vi sono invece resti di un insediamento romano all'interno della Villa Bonanno dove sono visitabili i resti di due domus, poste di fronte al Palazzo dei Normanni; altre abitazioni sono state ritrovate nei pressi di piazza Pretoria e piazza Sett'Angeli. Quest'ultimo sito, ubicato alle spalle della Cattedrale e a ridosso del Convitto Nazionale, risulta caratterizzato dalla presenza di stratificazioni che vanno dal periodo ellenistico-romano a quello bizantino; tra i resti, le pavimentazioni musive di una casa patrizia, un tratto stradale coevo e la parte basamentale di un pilastro di epoca bizantina.[55]

Da corso Alberto Amedeo, superato un ingresso ottocentesco, si entra nelle catacombe di Porta d'Ossuna, databili intorno al IV-V secolo. Queste si snodano nel sottosuolo per diversi metri in direzione nord-sud. Altre due aree catacombali dello stesso periodo sono quelle di San Michele Arcangelo e dei Santissimi Quaranta Martiri.

Il Parco archeologico del Castellammare, nei pressi della Cala, include i resti del castello-fortezza di epoca normanna, una necropoli islamica e i resti della Chiesa di Santa Maria di Piedigrotta, quasi interamente rasa al suolo dai bombardamenti del 1943. Venne edificata a partire dal 1565, sfruttando una piccola grotta naturale. Venne poi ampliata con l'aggiunta di una cappella intitolata all'Immacolata Concezione per volontà del Viceré Diego Enriquez Guzman, conte di Alba de Lista, e di altri dignitari, come ringraziamento per la miracolosa salvezza attribuita alla Vergine dopo il rovinoso crollo di un pontile di legno alla Cala il 15 dicembre 1590. L'edificio è ritratto nella predella della Madonna del Rosario di Giuseppe Alvino detto il Sozzo, oggi conservata a Palazzo Abatellis.

L'Area archeologica e Antiquarium di Solunto, sulle propaggini sud-orientali del Monte Catalfano, lungo la fascia costiera immediatamente ad Ovest di Palermo, è un importante sito ellenistico del IV secolo a.C., sorto in sostituzione di un primo insediamento fenicio, risalente almeno al VII secolo a.C..

Cimiteri monumentali e Catacombe[modifica | modifica wikitesto]

Cimitero di Santa Maria dei Rotoli, visto dal Monte Pellegrino
Chiesa del Vespro, all'interno del Camposanto di Santo Spirito
  • Cimitero di Santa Maria di Gesù: ubicato ai piedi del Monte Grifone, nella Salita Belvedere, è forse il più antico e prestigioso camposanto pubblico di Palermo, detto dei Nobili, contiene numerose cappelle gentilizie, e vi si trova il convento di San Benedetto il Moro, compatrono di Palermo, che ne ospita le reliquie. Dal convento, circondato da vialetti alberati, si ammira il panorama di Palermo. Nella parte più alta del Convento di Santa Maria di Gesù, quasi in cima del Monte Grifone, si può ammirare l'Albero di San Benedetto, un maestoso cipresso, tra i più vetusti d'Italia, che secondo la leggenda ebbe origine dalla prodigiosa radicazione di un bastone che il santo conficcò tra le rocce accanto alla piccola casupola, oggi divenuta cappella, in cui visse. Vi si trovano cappelle e monumenti funebri di altissime personalità e create dai più importanti architetti e scultori del XIX secolo. Tra questi i Lanza di Scalea, i Chiaramonte Bordonaro, i Pignatelli Aragona Cortes, i Lucchesi Palli di Campofranco e i Florio, dovute agli architetti Ernesto Basile, Francesco Paolo Palazzotto, Emmanuele Palazzotto, pure qui sepolti, e Giuseppe Damiani Almeyda.
  • Cimitero di Santa Maria dei Rotoli: si trova a ridosso del Monte Pellegrino, nel quartiere Vergine Maria, ed è il più esteso della città. Vi si trovano monumenti e cappelle realizzate dai maggiori scultori ed architetti palermitani vissuti a cavallo tra il XIX secolo e il XX secolo, fra cui Benedetto Civiletti, Antonio Ugo, Giovan Battista Palazzotto e Francesco Paolo Palazzotto, per citarne solo alcuni.
  • Camposanto di Santo Spirito: costruito nel 1783 per volontà del viceré Domenico Caracciolo attorno alla preesistente chiesa del Vespro', uno dei maggiori esempi di architettura normanna, è il secondo in città per estensione. Vi si trovano numerose cappelle e tombe di famiglia della nobiltà palermitana del XIX secolo. Forse la più antica è quella Gravina di Montevago, a forma di tempietto dorico, che si trova nel viale principale sulla sinistra (1858) e progettata da Emmanuele Palazzotto.
  • Cimitero degli inglesi, o Cimitero acattolico dell'Acquasanta: fondato nel 1833 dalla comunità inglese residente a Palermo, si trova in via dei Cantieri, accanto all'ex stabilimento industriale della Regia Manifattura Tabacchi, in un sito anticamente adibito a lazzaretto, dove sia uomini che merci, arrivati attraverso il mare da paesi con sospetto di peste, venivano messi in quarantena. Affidato alla famiglia Whitaker, fino alla metà del XIX secolo ha accolto le spoglie dei cittadini stranieri di religione non cattolica, ortodossi, ebrei e soprattutto protestanti. Vi sono sepolti alcuni membri della famiglia Whitaker, la famiglia Ahrens, Christian Caflisch, fra gli altri.
  • Cimitero dei Cappuccini: si trova presso l'omonimo convento e le celebri catacombe, in Piazza Cappuccini. Venne realizzato a partire della metà del XIX secolo, quando le nuove disposizioni sanitarie vietarono le sepolture nelle chiese e nelle catacombe. Vi si trovano numerose cappelle gentilizie e monumenti funerari, come la maestosa cappella Ugo delle Favare, quella Arezzo di Celano, Notarbartolo di Castelreale, su progetto di architetti e scultori di rilievo come Antonio Ugo e Domenico Delisi.
  • Catacombe dei Cappuccini: già tappa obbligata del Grand Tour, sono famose in tutto il mondo. Si trovano nei sotterranei del Convento dei Cappuccini, nel quartiere Cuba, annesso alla Chiesa di Santa Maria della Pace. Chiesa e convento risalgono al XVI secolo. Le gallerie, scavate alla fine del '500, formano un ampio cimitero di forma rettangolare. Lo spettacolo macabro dei cadaveri mummificati, circa 8.000, è spunto di riflessione sulla caducità della vita, sulle vanità terrene e sull'inutilità dell'attaccamento degli uomini alle loro fattezze esteriori. Tra le salme delle Catacombe dei Cappuccini è particolarmente nota quella di Rosalia Lombardo, definita la mummia più bella del mondo. La bambina, di circa due anni, fu una delle ultime persone ad essere ammesse alla sepoltura nella cripta. Venne imbalsamata da Alfredo Salafia agli inizi del 1920.
  • Catacombe di Porta d'Ossuna: sono un cimitero ipogeo paleocristiano sorto nella zona nord-ovest della città, sfruttando una depressione naturale del Papireto. Il complesso fu scoperto nel 1739 durante i lavori per la costruzione del convento delle Cappuccinelle. L'ingresso è oggi su Corso Alberto Amedeo, preceduto da un vestibolo costruito per volere di Ferdinando I di Borbone nel 1785, di cui resta un'iscrizione celebrativa all'entrata. La gestione delle catacombe è affidata alla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra della Santa Sede.
  • Catacombe di San Michele Arcangelo: complesso sotterraneo originariamente adibito a luogo di sepoltura, con cappelle, nicchie e tombe ancora visibili. Si trovano nell'area della biblioteca di Casa Professa. Agostino Inveges, negli Annali della Felice città di Palermo del 1650, riferisce come in questo luogo, nel XVII secolo, fu cercato il corpo di Santa Oliva, la cui salma era stata qui sepolta da un gruppo di cristiani provenienti dalla Tunisia[56].
« Non credo di conoscere nessun'altra città in cui il senso della vita è così forte. Forse perché è altrettanto forte il senso della morte. Qui ci sono le catacombe, la festa dei morti, un dipinto come Il trionfo della morte, un affresco che è stato come un enorme testo per il film. Io credo che una città possa avere un forte diritto alla morte solo se ha un forte rapporto con la vita. Palermo è una grande metafora del vero senso della vita, una metafora che rende la vita degna di essere vissuta. »
(Wim Wenders[57][58])

Aree verdi[modifica | modifica wikitesto]

Ville, Parchi e Giardini[modifica | modifica wikitesto]

Il prato del lungomare (Foro Italico)
Il sistema di vasche d'acqua del Giardino della Zisa

Molti spazi verdi della città di Palermo sono di costruzione storica e mantengono ancora adesso la loro originale conformazione. Tra i più importanti si ricordano:

  • Foro Italico: grande prato di circa 40.000 m², arricchito da giardini di palme, sculture moderne di Italo Rota, aree riservate ai cani e una pista ciclabile, si affaccia sul mare, davanti l'antica "Strada Colonna" che, costeggiando le mura cittadine, corrispondeva alla prima passeggiata a mare dei palermitani. Al suo interno nel 2009 è stato edificato il Nautoscopio, la casa-osservatorio progettata da Giuseppe Amato.
  • Giardino dei Giusti: si trova in pieno centro storico, in via dell'Alloro. Inaugurato nel 2008, al posto del preesistente Giardino dell'Alloro, alla cerimonia ha preso parte l'ambasciatore in Italia dello Stato d'Israele, Gideon Meir[59]. Il Giardino è nato per onorare i Giusti siciliani che si sono distinti per aver salvato ebrei durante gli anni dell'olocausto. L'area è stata progettata ispirandosi alle xirbe dei secoli XII e XIII (dall'arabo "hirba", piccolo giardino nato tra le rovine di una casa diroccata)
  • Villa Giulia: di gusto neoclassico, venne realizzata tra il 1777 e il 1778 su impulso del Pretore di Palermo, il Marchese Antonino La Grua. Prese il nome della Principessa Giulia D'Avalos D'Aragona, moglie del Vicerè Marcantonio Colonna. È strutturata in forme geometriche intersecate da lunghi viali alberati, ed è stata concepita con una visione simbolica e metafisica[60][61]. All'interno esedre dipinte, tempietti, statue allegoriche, L'orologio del Dodecaedro, la Fontana del Genio di Ignazio Marabitti e numerose altre opere con valenza simbolico-esoterica;
  • Giardino Inglese: fu progettato nel 1851 da Giovan Battista Filippo Basile che, secondo i dettami della moda in quel periodo, quando le grandi potenze europee espandevano i loro imperi verso terre sconosciute dell'Africa e dell'Asia, volle ricreare un ambiente esotico. Si rifà in particolare allo stile del giardino all'inglese, per la varietà degli ambienti presenti, le finte rovine, i tempietti, i ponticelli, le vasche in pietra grezza, le serre, i pergolati e le statue disseminate per il parco. Vi si trovano opere di Ernesto Basile, Benedetto Civiletti, Vincenzo Ragusa e Mario Rutelli.
  • Giardino della Zisa: 30.000 m²; aperto nel 2005, si trova di fronte al Palazzo della Zisa, in quello che era l'antico Genoard, il parco reale di caccia. Tutto il giardino è attraversato da un sistema di vasche d'acqua, che si sviluppa per circa 130 metri in asse col portale del palazzo, ricreando così l'antico canale che prosegue fino alla Sala della fontana, proprio all'interno del Palazzo. Tra il giardino e il Palazzo si trova una cortina di dodici dammusi;
  • Parco d'Orleans: creato da Luigi Filippo d'Orleans ai primi dell'Ottocento, venne acquistato dalla Regione Siciliana nel 1955, che avvalendosi della collaborazione dell'ornitologo Salvatore Lauricella ne trasformò una parte in Parco ornitologico[62]. È arricchito da un laghetto con anatre e sono molte le specie di uccelli che ospita, esotici e mediterranei, alcuni particolarmente rari. Presenti anche daini ed antilopi.
Alberi "Ceiba speciosa" in un vialetto all'Orto botanico
Una delle quattro esedre di Villa Giulia
Uno dei ficus di Villa Garibaldi
  • Orto botanico: la sua origine risale al 1786, anno in cui si decise di trovare una sede più ampia per un primo orto botanico realizzato nel 1779. Gli edifici che compongono il corpo d'ingresso principale furono progettati in stile neoclassico da Léon Dufourny. Accoglie oltre 12.000 specie differenti di piante, alcune particolarmente rare. È uno degli istituti botanici più grandi d'Europa, ed è inoltre uno dei pochi nel Mediterraneo in cui attecchiscono specie rare come la Ceiba speciosa, che di solito cresce soltanto in climi particolari del Sud America, e non si trova in altre parti d'Europa.
  • Parco della Favorita: occupa un'enorme area che va dalla Piana dei Colli fino a Mondello, per un'estensione totale di 4.000.000 m², che lo rende uno dei parchi più grandi d'Europa[63][64]. Fu creato nel 1799 da Ferdinando III di Borbone che ne fece una Real Tenuta adibita a riserva di caccia, a sperimentazioni agricole con grandi coltivazioni di agrumi, olivi, frassini, noci e sommacco e a luogo di diletto della corte borbonica;
  • Parco archeologico del Castellammare: inaugurato nel 2009, è un sito verde ed archeologico che si sviluppa intorno ai resti del castello-fortezza di epoca normanna, nei pressi della Cala;
  • Parco Ninni Cassarà: inaugurato nel 2011, si estende su circa 255.000 m² tra via Ernesto Basile, corso Pisani e via Altofonte, a poca distanza dallo storico Parco d'Orleans. È il secondo parco urbano per estensione dopo il Parco della Favorita. Confina con la Cittadella universitaria di Palermo e le sue aree verdi. All'interno un laghetto artificiale, un anfiteatro, una pista di pattinaggio, un caffè letterario, campi di bocce, un'area giochi e la settecentesca Villa Forni.
  • Parco Uditore: nato da un'iniziativa popolare e realizzato su terreno di proprietà regionale, il parco è stato inaugurato nel 2012 ma nel maggio 2015 è stato chiuso e versa in uno stato di abbandono;
  • Villa Costa: dedicata dal Comune di Palermo alla memoria del magistrato Gaetano Costa (ucciso dalla mafia nel 1980), attualmente è in ampliamento con l'integrazione di un ampio roseto;
  • Villa Malfitano Whitaker: progettato da Emilio Kunzmann, il giardino ospita piante rare provenienti da paesi come Tunisia, Sumatra e Australia e un vivaio con circa 150 esemplari di orchidee. Un'area del giardino è stata curata all'inglese mentre la parte opposta all'italiana;
  • Villa Bonanno: progettata nel 1905 da Giuseppe Damiani Almeyda, che realizzo anche la Casa del custode, detiene il record come il più grande palmeto d'Europa. Vi si trovano i resti archeologici di due case patrizie romane;
  • Villa Garibaldi: giardino progettato da Giovan Battista Filippo Basile nel 1861, è racchiuso da una pregevole recinzione in ghisa prodotta dalla Fonderia Oretea in stile Liberty, con ricche decorazioni che richiamano il mondo animale e vegetale. Contiene busti mormorei e in bronzo, e un maestoso ficus secolare considerato uno dei più vetusti e grandi d'Italia;
  • Giardino della Memoria: inaugurato nel 2005, commemora tutti i caduti nella lotta contro la mafia. Sorge nella frazione di Ciaculli, pittoresca e verde zona di circa 25.000 m², ricca di agrumeti e alberi da frutto. Ogni albero, di specie diverse, è dedicato ad una vittima. Una targhetta ne indica il nome.
  • Villa Sperlinga: antica riserva di caccia, divenuta villa comunale. Contiene opere scultoree di Vittorio Gentile;
  • Villa Trabia al cui interno si trova la settecentesca villa che ospita una sala mostre e una biblioteca multimediale e due serre in vetro e ferro battuto. D'impianto simile ad un orto botanico, è divisa in due parti, collegate da un ponte in stile barocco. Sono presenti diverse specie di alberi, serre e una grande fontana del Seicento.
  • Villa Di Napoli: inserita nell'antico paradiso del Genoardo, al termine di via Villa di Napoli, nel quartiere Calatafimi, versa in stato di abbandono.
  • Fossa della Garofala: di proprietà dell'Università di Palermo, è un parco che si sviluppa lungo l'originario tracciato del fiume Kemonia. Si trova tra corso Pisani e la cittadella universitaria. Conserva ipogei, complessi sistemi di irrigazione, specie botaniche esotiche ed esemplari di macchia mediterranea. Contiene inoltre una stazione agricola sperimentale della fine del XVIII secolo, un castelletto e una serra affrescata nel 1814 da Giuseppe Di Lauro. Il nome deriva dal primo proprietario di cui si conosce l'identità, Onorio Garofalo, vissuto alla fine del XV secolo[65].
  • Villa Airoldi: 170.000 m²; è un parco che nasce nel XVIII secolo attorno alla storica villa del Settecento di piazza Leoni, fra il nucleo moderno della città e il cuore verde della Favorita. Un'insegna all'ingresso segnala memorie letterarie illustri. La dimora fa parte infatti degli itinerari del Gattopardo: nel romanzo compare due volte. Il parco è arricchito da vasche, fontane, sculture, piloni, sedute e un ricco patrimonio di decorazioni lapidee, con simboli massonici. Il parco contiene inoltre un impianto di 140.000 m² dedicato al golf, progettato da Italo Rota[66][67].
  • Villa Castelnuovo: Carlo Cottone, Principe di Castelnuovo e di Villaermosa, nel 1819 decise di istituire nel parco della sua villa ai Colli, in via del Fante, una Scuola di Agricoltura, con la creazione di un Gymnasium e delle altre strutture necessarie, tutte nel più puro stile neoclassico, come anche le numerose figure scultoree allegoriche che arricchiscono il parco. La villa venne quindi orientata a finalità di educazione pubblica, come indica il motto posto all'ingresso: E proprio delicio publica utilitas (dal piacere proprio il vantaggio di tutti). All'interno si trova il Teatro di Verdura. Le sale del Gimnasium oggi ospitano spesso eventi culturali[68][69].
  • Parco di Villa Niscemi: sito nella Piana dei Colli e confinante con il Parco della Favorita, è un giardino pubblico che prende il nome dalla residenza principale della famiglia dei Valguarnera di Niscemi[70], oggi sede di rappresentanza del Comune. Il giardino è ricco di florula esotica e monumentale, tra cui uno splendido boschetto di araucaria e molte specie subtropicali tra cui ficus, palme, yucche e dracene. Nell'area verde è collocato un laghetto. Sul fronte meridionale si estende la cosiddetta floretta, una sorta di parterre delimitato da un muro ellittico con fontana parietale "a rocaille", nome con cui in Francia nel XVIII secolo, e poi nel resto d'Europa, si è indicato un tipo di decorazione dei giardini realizzata mediante l'imitazione di elementi naturali.
  • Villa Filippina: voluta nel 1755 da Don Angelo Serio, sacerdote amante dell'arte appartenente alla Congregazione di S. Filippo Neri, è recintata da portici su cui corre una terrazza praticabile. Fu ideata come luogo di svago per i congregati ed i giovani dell'oratorio gestito dai Padri Filippini. Uno dei porticati della villa è decorato con affreschi sulla vita di Cristo realizzati nel XVIII secolo da Vito D'Anna e Antonio Manno. È impreziosita dal chiostro, da una fontana con statue di santi, opera di Gioacchino Vitagliano, realizzata in pietra di Billiemi, e da una cappella dedicata a San Filippo Neri. Nella prima metà del XX secolo vi furono costruiti un piccolo teatro e un'arena per la sperimentazione cinematografica. Ospita il Planetario di Palermo, Museo della Terra e della Spazio[71].

Riserve naturali[modifica | modifica wikitesto]

Scuderie Reali nella Riserva naturale orientata Monte Pellegrino
Sentiero di accesso alla Riserva naturale orientata Capo Gallo

All'interno del territorio comunale di Palermo sono presenti quattro riserve naturali:

  • Riserva naturale orientata Capo Gallo: 5.858.300 m²; comprende l'intero promontorio del Monte Gallo che separa le due borgate di Sferracavallo e Mondello. Vi sono tutelati tratti di costa rocciosa, importanti falesie carbonatiche e tracce di macchia mediterranea;
  • Riserva naturale integrale Grotta Conza: 43.000 m²; corrispondente all'area prossima alla grotta e la cavità stessa, la riserva è collocata sul Pizzo Manolfo, nei pressi di Tommaso Natale. Viene preservato l'ambiente naturale mediterraneo e protette specie di pipistrelli[72];
  • Riserva naturale orientata Monte Pellegrino: 10.500.000 m²; comprende l'intero promontorio del Monte Pellegrino e il Parco della Favorita. È stata istituita nel 1996 ma la prima misura di tutela risale alla fine del XVIII secolo, per iniziativa di Ferdinando di Borbone che, con un editto reale, espropriò una area di circa 400 ettari per dedicarla ad attività di sperimentazione agricola e ad una riserva di caccia. Sono tutelate le cavità carsiche presenti e le specie endemiche vegetali e animali.
  • Riserva naturale orientata Grotta della Molara: 400.000 m²; situata nelle vicinanze nella periferia ovest di Palermo, la zona protetta ricade alle pendici del gruppo montuoso di Billiemmi, in contrada Pitrazzi, rappresenta una delle emergenze naturalistiche più interessanti della Sicilia Occidentale, in quanto racchiude in sé aspetti di alta valenza scientifica e storica legate a molteplici aspetti. Un vero e proprio scrigno contenente testimonianze paleontologiche, paletnologiche e archeologiche oltre a numerose peculiarità faunistiche (invertebrati cavernicoli e chirotteri) altrove raramente riscontrabili[73].

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Portale d'entrata del Conservatorio Vincenzo Bellini
Casa dei padri della congregazione di San Filippo Neri, sede della biblioteca e della videoteca del Museo archeologico regionale Antonio Salinas
Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Palermo
Facoltà di Ingegneria dell'Università di Palermo

Palermo ha tradizionalmente una posizione rilevante all'interno del sistema Euro-Mediterraneo. I Cantieri Culturali della Zisa, oltre ad essere un pregevole esempio di archeologia industriale, costituiscono oggi uno spazio espositivo per eventi teatrali, musicali, artistici ed iniziative culturali di ogni genere. Il Padiglione 4 è una delle cinque sedi della Scuola nazionale di cinema appartenente al Centro sperimentale di cinematografia, assieme alla sede centrale di Roma e a quelle distaccate di Milano, Torino e L'Aquila[74]. Presso l'Archivio di Stato nella sede della Catena, oltre a carte topografiche, pergamene, manoscritti, stampe e atti notarili, è conservato il Mandato di Adelasia. Si tratta del documento cartaceo più antico d'Europa: una lettera bilingue, in greco e in arabo, scritta nel 1109 dalla terza moglie di Ruggero I, Adelasia del Vasto[75].

Biblioteche[modifica | modifica wikitesto]

Biblioteche universitarie[modifica | modifica wikitesto]

  • Biblioteca della Facoltà di Agraria
  • Biblioteca della Facoltà di Architettura
  • Biblioteca della Facoltà di Economia e Commercio
  • Biblioteca della Facoltà di Farmacia
  • Biblioteca della Facoltà di Giurisprudenza
  • Biblioteca della Facoltà di Ingegneria
  • Biblioteca della Facoltà di Lettere e Filosofia
  • Biblioteca della Facoltà di Medicina e Chirurgia
  • Biblioteca della Facoltà di Scienze della Formazione
  • Biblioteca della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  • Biblioteca della Facoltà di Scienze Politiche
  • Biblioteca della Facoltà di Belle Arti

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Ricerca[modifica | modifica wikitesto]

Strutture del Consiglio Nazionale delle Ricerche
  • Istituto di biomedicina e di immunologia molecolare "Alberto Monroy"
  • Articolazioni territoriali dell'istituto
    • Istituto di calcolo e reti ad alte prestazioni
    • Istituto di studi sui sistemi intelligenti per l'automazione
    • Istituto per lo studio dei materiali nanostrutturati
    • Istituto di genetica vegetale
    • Istituto per le tecnologie didattiche
    • Istituto di biofisica

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

A Palermo sono presenti più di 450 plessi scolastici, così suddivisi: 162 scuole materne, 144 scuole elementari, 76 scuole medie inferiori e 71 scuole medie superiori (dati all'anno scolastico 2007/2008)[76].

Università[modifica | modifica wikitesto]

Istituti universitari per l'Alta formazione artistica, musicale e coreutica
  • Accademia di Belle Arti, istituita nel 1780 è ubicata nelle storiche sedi di Palazzo Molinelli di Santa Rosalia e Palazzo Fernandez. In origine nacque come Scuola di disegno assumendo l'attuale conformazione degli istituti nel 1923.
  • Conservatorio di Musica Vincenzo Bellini, istituito nel 1618 nella chiesa della Santissima Annunziata per volontà del viceré Conte De Castro, con il nome di Conservatorio del Buon Pastore.

All'interno dell'ex chiesa di Santa Maria dello Spasimo c'è la sede del Brass Group, che la utilizza come auditorium per concerti.

Istituti internazionali per la diffusione della lingua e della cultura

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Il Cancelliere Aulico alla corte di Federico II, a Palazzo della Favara con i poeti e i filosofi della Scuola siciliana

Decisiva per lo sviluppo in territorio italiano di una produzione letteraria in volgare romanzo fu la Scuola siciliana, una corrente filosofico-letteraria che si sviluppò dal 1166 al 1266. Ebbe i suoi centri maggiori a Palermo e Messina[77][78]. Fu particolarmente operosa nella prima metà del XIII secolo, tra il 1230 e il 1250, presso la corte di Federico II di Svevia. La poesia lirica della scuola, in volgare siciliano aulico, ebbe anche il merito di introdurre il sonetto. Esercitò un chiaro influsso sulla produzione culturale delle città ghibelline dell'Italia centrale (come per esempio Bologna, dove visse Guido Guinizzelli, padre del Dolce Stil Novo). La Scuola siciliana, anche se in genere ricordata soprattutto per la produzione poetica, fu in realtà caratterizzata da una molteplicità di interessi culturali e scientifici. Diede infatti un notevole impulso alle conoscenze matematiche, tecnico-scientifiche, agli studi di letteratura filosofica araba, di alchimia, astrologia e mantica, per opera principalmente di Michele Scoto (presso la corte palermitana furono tradotti Avicenna, Averroè e Alpetragio), e alla conoscenza della letteratura greco-bizantina e della poesia tedesca, soprattutto della lirica cortese d'amore del Minnesang[79].

« La parola algebra proviene da al-ğabr wa'l-muqābala, un libro scritto nell'825 d.C. da Abū Jaʿfar Muhammad ibn Mūsā al-Khwārizmī. Al-Khwarizmi diventerà la parola algoritmo e ci apre la strada verso il curioso rapporto tra il mondo arabo e il mondo occidentale, per il qual rapporto è fondamentale la città di Palermo. »
(Philippe Daverio[80])

Tra i primi anni del XIV secolo e la metà del XV la cultura umanistica diffuse l'importanza della filologia, tanto che i personaggi di spicco del periodo, come Antonio Beccadelli, detto il Panormita, si dedicarono quasi esclusivamente a dar nuova vita a testi antichi, senza donare contributi originali, ma producendo materiale importantissimo dal punto di vista accademico. Il più importante poeta palermitano del XVII secolo fu Pietro Fullone. Fece parte dell'Accademia dei Riaccesi, tra le più illustri della città, assieme a Tommaso Aversa, Ortensio Scammacca, Giuseppe Galeano, Vincenzo Auria, Giuseppe Galeano, Ippolito Maia e tanti altri. Pietro Fullone rappresentò il legame tra il monrealese Antonio Veneziano, che scrisse nel XVI secolo, e i due più importanti poeti siciliani a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, il catanese Domenico Tempio e il palermitano Giovanni Meli.

Giovanni Meli raggiunse notorietà in tutta Italia aderendo ai modi e allo stile dell'Arcadia, di cui è ritenuto il più grande esponente assieme a Metastasio. Tra i più illustri scrittori palermitani vanno inoltre ricordati Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Luigi Natoli, Lucio Piccolo, Michele Perriera, Angelo Fiore, Roberto Di Marco, Giuseppina Turrisi Colonna, Edoardo Cacciatore, Girolamo Ragusa Moleti, Vanni Pucci, Natalia Ginzburg, Giuseppe Pipitone Federico, Enrico Onufrio. Tra i più noti scrittori contemporanei Fulvio Abbate, Simonetta Agnello Hornby, Roberto Alajmo, Santo Piazzese, Davide Camarrone, Alessandro D'Avenia.

Va inoltre ricordato il Gruppo 63, un movimento letterario che si costituì a Palermo nell'ottobre del 1963 per iniziativa di alcuni intellettuali fortemente critici nei confronti delle opere letterarie ancora legate a modelli tradizionali tipici degli anni cinquanta. Fu definito di neoavanguardia per differenziarlo dalle avanguardie storiche del Novecento.[81]

Filosofia[modifica | modifica wikitesto]

Va ricordata la Biblioteca filosofica di Palermo, fondata all'inizio del 1910 per iniziativa di Giuseppe Amato Pojero. Fu uno dei centri più fervidi della vita intellettuale d'Italia nella prima metà del XX secolo, per circa un trentennio. Dapprima cenacolo, si trasformò poi in Società per gli studi filosofici ed infine in Biblioteca filosofica di Palermo, costituita legalmente il 26 luglio 1910 da un gruppo di soci fondatori con in testa Giovanni Gentile, che ne fu il primo direttore, e ai quali presto si aggiunsero altre due categorie di soci: frequentatori e aderenti. Ebbe vita attivissima dal 1910 al 1937, quando divenne una sezione dell'Accademia di scienze, lettere e arti. Esercitò larga influenza nel generale movimento del pensiero speculativo e scientifico, facendo di Palermo la capitale della filosofia italiana[82]. Vide la partecipazione di eminenti studiosi italiani e stranieri come Cosmo Guastella, Francesco Orestano, Santino Caramella, Vito Fazio Allmayer, Agostino Gemelli, Giovanni Vailati, Lev Gillet, Franz Brentano. Dallo scoppio della Seconda guerra mondiale non ha più svolto vera ed efficace attività. Tuttavia non esiste alcun pubblico documento che ne dichiari ufficialmente l'estinzione, per cui da qualche tempo si è fatta strada l'istanza che venga ricostituito detto centro culturale[83][84]. Va inoltre ricordato Antonio Aliotta che, influenzato dal pragmatismo statunitense, si pose in polemica con l'imperante neoidealismo di Benedetto Croce e di Giovanni Gentile.

Arte[modifica | modifica wikitesto]

L'Accademia di Belle Arti di Palermo venne istituita nel 1780, in origine nacque come Scuola di disegno assumendo l'attuale conformazione degli istituti nel 1923. In quell'anno nasce il liceo artistico Eustachio Catalano, fondato da Ernesto Basile[85]. Dal 2013 si svolge la Biennale Internazionale d'Arte di Palermo[86].

Palermo ha dato i natali a Giacomo Serpotta, uno degli scultori più illustri del Settecento italiano, famoso per aver realizzato una vera rivoluzione stilistica e culturale rinnovando la tecnica dello stucco, che da povera e popolare venne da lui elevata ad arte ricercata. La famiglia dei Serpotta era composta da un'importante cerchia di scultori attivi in Sicilia nel XVII e soprattutto nel XVIII secolo, il cui capostipite fu Gaspare Serpotta, padre di Giacomo e di Giuseppe, a cui seguirono Procopio, figlio di Giacomo, e Giovan Maria, figlio di Procopio. A questi si aggiungono, in precedenza, Antonello Gagini, Fazio Gagini, Giacomo Gagini, Annibale Gagini e Vincenzo Gagini. Furono maestri della scultura, statuaria ed architettura del Rinascimento siciliano. Il principale esponente della scuola gaginiana fu Antonello Gagini. Altri importanti scultori furono Ettore Ximenes, Mario Rutelli, Girolamo Bagnasco, Filippo Pennino, Antonio Ugo, Benedetto De Lisi con i figli Stefano e Domenico e l'omonimo nipote, Nunzio Morello, Domenico Trentacoste, Gaspare Guercio, Domenico Costantino, Ignazio Marabitti, Carlo d’Aprile, Gioacchino Vitagliano, Benedetto Civiletti, Vincenzo Ragusa e Valerio Villareale.

Vanno inoltre ricordati i pittori Tommaso Laureti, Pietro Novelli, Olivio Sozzi, Vito D'Anna, Giuseppe Velasco, Giuseppe Patania, Casimiro Piccolo, Salvatore Lo Forte, Giacinto Calandrucci, Rocco Lentini, Francesco Lojacono, Michele Dixitdomino, Luigi Di Giovanni, Pietro Martorana, Gioacchino Martorana, Tommaso Riolo, Vincenzo Riolo, Salvatore Gregorietti, Francesco Sozzi, Francesco Zerilli, Antonio Manno, Michele Catti, Gerardo Astorino, Topazia Alliata, Giuseppe Enea, Bruno Caruso, Casimiro Piccolo, Lia Pasqualino Noto, Gino Morici, Pupino Samonà, Giovanni Varvaro, nonché i contemporanei Cesare Inzerillo, Francesco De Grandi, Alessandro Bazan, Fulvio Di Piazza, Andrea Di Marco, Renato Tosini, Paolo Schiavocampo.

Tra i più importanti architetti palermitani, Ernesto Basile, Giovan Battista Filippo Basile, Camillo Autore, Giuseppe Samonà, Tommaso Maria Napoli, Salvatore Caronia Roberti, Emmanuele Palazzotto, Emanuele Palazzotto, Giovan Battista Palazzotto, Francesco Paolo Palazzotto, Francesco Saverio Cavallari, Giuseppe Vittorio Ugo, Antonio Zanca, Giuseppe Venanzio Marvuglia, Alessandro Emmanuele Marvuglia, Andrea Giganti, Giuseppe Spatrisano, Giovan Battista Santangelo, Giacomo Amato, Paolo Amato, Domenico Lo Faso Pietrasanta.

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Palermo ha dato i natali ad importarti musicisti di cui il più celebre è senza dubbio Alessandro Scarlatti, compositore italiano di musica barocca che in campo operistico viene considerato uno dei padri della Scuola musicale napoletana.

Altri illustri compositori palermitani sono: Sigismondo d'India, Giuseppe Bertini, Errico Petrella, Franco Mannino, Giuseppe Anastasi, Giuseppe Andaloro, Salvatore Sciarrino, Ottavio Ziino, Gino Marinuzzi.

Nei primi anni del XX secolo va certamente ricordato Nick La Rocca. Emigrato a New Orleans, assieme ad altri immigrati siciliani provenienti soprattutto da Palermo e Trapani, nel 1916 fondò la Original Dixieland Jass Band, la prima band a registrare jazz. Alla fine del 1917 l'ensamble sostituì "Jazz" a "Jass" e nacque la Original Dixieland Jazz Band. Lo stesso Louis Armstrong in un'intervista dichiarò di essersi ispirato alla musica di La Rocca e della sua band che riteneva creatrice di un "suono nuovo"[87].

Un altro personaggio molto importante è stato il musicologo Nino Pirrotta, autore di numerose pubblicazioni sulla musica antica, i suoi saggi si caratterizzano per chiarezza e vastità di orizzonti culturali.

Vanno inoltre ricordati i tenori Pietro Ballo, Michelangelo Verso e Vincenzo La Scola, il baritono Mariano Stabile, il soprano Desirée Rancatore e il violinista e direttore d'orchestra Fabio Biondi.

L'Orchestra Sinfonica Siciliana, istituita nel 1951, dal 2001 ha la sua sede fissa presso il Teatro Politeama.

Per quanto riguarda la musica contemporanea godono di una certa fama musicisti, cantanti e gruppi come Giovanni Sollima, Giuni Russo, Christian, Francesca Alotta, Pippo Pollina, Giusy Ferreri, Matilde Politi e gli Agricantus

Scienze matematiche, fisiche e naturali[modifica | modifica wikitesto]

Il Circolo Matematico di Palermo è un'organizzazione accademica di matematica fondata da Giovanni Battista Guccia il 2 marzo 1884 e tuttora attiva. Viene considerata la più antica tra le società matematiche fondate in Italia[88]. All'inizio del XX secolo il circolo annoverava tra i suoi membri quasi mille tra i più prestigiosi matematici del mondo. Edmund Landau, il grande teorico dei numeri di Gottinga, nell'aprile del 1914 definiva Palermo Il centro del mondo matematico[89]. Del consiglio direttivo fecero parte tutti i principali protagonisti della ricerca matematica dell'epoca, da Henri Poincaré a David Hilbert, da Felix Klein a Federigo Enriques, e poi Giuseppe Albeggiani, Augusto Righi, Michele Gebbia, Alfredo Capelli, Rosario Alagna e molti altri. Quella del Circolo fu dunque un'importante realtà in un periodo di grande dinamismo culturale ed economico per Palermo. La sua rapida ascesa ed il prestigio internazionale furono dati in particolare dai Rendiconti, ovvero il periodico che il Circolo pubblicava sotto la direzione di Guccia, definito da Edmund Landau il migliore giornale matematico del mondo[90]. Come scrisse lo stesso Guccia nel 1906, lo scopo del Circolo era quello di Diffondere la produzione matematica del monto intero[89]. Furono molte le prestigiose pubblicazioni sui Rendiconti, come per esempio i lavori epocali di Poincaré sulle equazioni della fisica-matematica (1894), la topologia algebrica (1899 e 1904) o la dinamica dell'elettrone (1906). Con la morte di Giovanni Battista Guccia il 29 ottobre 1914 e l'entrata in guerra delle nazioni europee, si chiuse un'epoca di cui il Circolo era stato felice espressione. Le attività ripresero nel dopoguerra, tra le macerie di un conflitto che aveva colpito e diviso anche la comunità internazionale dei matematici.

« Noi celebriamo il giubileo d'una società che non ha che la grande minoranza dei suoi membri nella città dove ha sede, ma che ha riunito quasi mille matematici di tutti i paesi del mondo, e tra loro, i più grandi e illustri studiosi d'Italia, di Germania, d'Inghilterra, di Francia, degli Stati Uniti, d'Ungheria e di tutte le nazioni dove si coltiva la nostra scienza. È la sola organizzazione internazionale permanente che abbiamo: così consideriamo Palermo come il centro del mondo matematico. »
(Edmund Landau[89])

Tra i più noti scienziati palermitani va ricordato Domenico Scinà. Fu il primo ad occupare la cattedra di fisica sperimentale all'Accademia degli studi di Palermo. Nei primi anni del XIX secolo venne inoltre nominato regio storiografo dal re Ferdinando di Borbone. Nel 1812 collaborò alla stesura della costituzione siciliana e fu membro perpetuo della Commissione di pubblica istruzione ed educazione in Sicilia. Ha lasciato diverse opere di carattere scientifico e storico. Fondamentale, tra gli altri lavori, fu il rapporto che stilò nel 1831 sul ritrovamento, avvenuto intorno al 1527, di centinaia di ossa fossili, di dimensioni notevoli, in alcune grotte del Monte Grifone. Per secoli si era fantasticato intorno ai racconti leggendari, mitologici e biblici sull'esistenza dei giganti, che si credeva avessero abitato la Sicilia all'alba dei tempi. Tali credenze erano state inoltre avallate dalle numerose citazioni provenienti dalla letteratura classica, come nel caso dell'omerico Polifemo. D'altra parte la paleontologia si definisce soltanto nel clima positivista del XIX secolo. Domenico Scinà ebbe il merito di far luce sul mistero delle ossa dimostrando che appartenevano a cervi, elefanti ed ippopotami. Decisivo fu poi l'intervento nel 1867 di Gaetano Giorgio Gemmellaro che confermò i risultati cui era pervenuto Domenico Scinà. Gaetano Giorgio Gemmellaro è un altro illustre scienziato che ha operato a Palermo. Nel 1866 creò la prima collezione universitaria di geologia e paleontologia, fondando il museo che oggi porta il suo nome. Svolse un'intensa attività di ricerca e collaborò con Charles Lyell e con la Geological Society, uno dei centri più prestigiosi della geologia mondiale[91]. Importante fu inoltre l'attività svolta a Palermo da Pietro Doderlein. Originario di Dubrovnik, nel 1862 venne chiamato a ricoprire la cattedra di zoologia ed anatomia comparata all'Università di Palermo. Per più di trenta anni si dedicò allo studio della fauna siciliana. Organizzò in modo esemplare il Museo di storia naturale di Palermo, oggi Museo di zoologia Pietro Doderlein, ed ebbe un'influenza decisiva sullo sviluppo della zoologia e sul progresso della biologia marina in Sicilia.

Va ricordato anche l'Osservatorio astronomico di Palermo, con una storia di oltre duecento anni di attività, segnati da picchi di eccellenza e fasi di declino. Fondato nel 1790 per volontà di Ferdinando I di Borbone, per sollecitazione di un gruppo di intellettuali riformisti, di cui fu a capo l'allora Viceré Francesco d'Aquino, venne eretto sulla torre pisana del Palazzo Reale, dove è tuttora ubicato, e fu immediatamente dotato della migliore strumentazione allora disponibile, commissionata da Giuseppe Piazzi, che ne fu il primo direttore. Nel 1801 dall'Osservatorio di Palermo venne scoperto Cerere, così chiamato in onore del famoso mito che si svolge proprio in Sicilia. Un'altra importante scoperta fu quella dell'ammasso globulare NGC 6541 da parte di Niccolò Cacciatore. Un momento di grande prestigio si ebbe sotto la direzione di Pietro Tacchini, a partire dal 1871, negli anni immediatamente successivi alle prime applicazioni dell'analisi spettrale allo studio del sole. Tacchini intraprese uno studio sistematico della cromosfera e delle protuberanze solari che lo portò poi alla fondazione, con Angelo Secchi, della Società degli Spettroscopisti Italiani, la prima società scientifica dedicata all'astrofisica. A partire dal 1923 iniziò una fase di declino che si interruppe alla fine degli anni 1970, quando l'Osservatorio rinacque sotto la direzione di Giuseppe Vaiana, che riuscì ad inserirlo nel circuito internazionale della ricerche nel campo dell'astronomia nei raggi X[92]. Attualmente l'Osservatorio di Palermo, intitolato a Vaiana, è una delle strutture dell'Istituto nazionale di astrofisica (INAF) e porta avanti diversi progetti di ricerca.

Un illustre botanico palermitano fu Filippo Parlatore. Si deve al suo impegno la rinascita di forme associative nel campo della scienza botanica che condurrà nel 1888 alla nascita della Società Botanica Italiana. Nel 1841 fondò l'Erbario centrale italiano e nel 1844 il Giornale botanico italiano. Tra i più importanti direttori dell'Orto botanico di Palermo Vincenzo Tineo e Agostino Todaro. Un altro importante botanico è stato Paolo Silvio Boccone.

Nelle scienze naturali si distinse l'ornitologo Baldassare Palazzotto (1777-1858), dimostratore di Scienze Naturali alla Real Università e direttore della Biblioteca Comunale di Palermo. Va menzionato anche Cesare Airoldi, naturalista del XVIII che portò avanti soprattutto studi di mineralogia.

Nella chimica si è distinto Stanislao Cannizzaro. Nel 1858 pubblicò il fondamentale Sunto di un corso di filosofia chimica e fece scoperte oggi note come Reazione di Cannizzaro e Regola di Cannizzaro. Fu tra i fondatori, nel 1871 a Palermo, della rivista scientifica Gazzetta Chimica Italiana e nel 1891 vinse la Medaglia Copley per i suoi lavori scientifici. Tra gli altri prestigiosi chimici palermitani vanno ricordati Emanuele Paternò e Domenico Marotta.

Tra i più noti geodeti palermitani, Corradino Mineo. Vanno inoltre ricordati i matematici Michele De Franchis, Francesco Paolo Cantelli e Michele Cipolla, e i fisici Damiano Macaluso e Michele La Rosa.

Antropologia[modifica | modifica wikitesto]

Palermo ha dato i natali a Giuseppe Pitrè, considerato il fondatore della scienza folcloristica in Italia, a cui diede non solo un grande impulso ma anche sistematicità e base scientifica[93]. Pubblicò un numero considerevole di lavori, tra i quali spicca l'imponente Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane, edita in 25 volumi tra il 1871 e il 1913. Va menzionata anche la collana Curiosità popolari tradizionali, con cui Pitrè estese la ricerca critica sugli usi e costumi popolari a diverse regioni italiane. Nel 1894 realizzò un'opera editoriale insuperabile (per ricchezza di informazioni), la Bibliografia delle tradizioni popolari italiane. Fondò e diresse, con la collaborazione di un altro importante studioso, Salvatore Salomone Marino, la Rivista Archivio per lo studio delle tradizioni popolari, la più importante rivista di studi sul folklore del tempo, pubblicata ininterrottamente dal 1880 al 1906. Fu inoltre il primo ad ottenere nel 1911, quando già aveva acquistato fama e apprezzamenti nell'élite culturale del tempo, tra i quali i vivissimi consensi da parte di Luigi Capuana e Giovanni Verga, che trassero materiali ed ispirazione dalla notevole documentazione fornita da Pitrè, una cattedra universitaria a Palermo per lo studio delle tradizioni popolari, sotto il nome di demopsicologia (psicologia del popolo), ossia la scienza che studia le manifestazioni, le tradizioni e la cultura di un popolo.

« A Giuseppe Pitrè, il più importante raccoglitore e studioso di tradizioni popolari, la Sicilia deve essere grata perché la sua opera monumentale resta pietra miliare per la ricchezza e la vastità d’informazioni nel campo del folklore, in cui nessuno ha raccolto, "come e quanto" lo scrittore palermitano. »
(Giuseppe Cocchiara[94])

Storiografia[modifica | modifica wikitesto]

Michele Amari ha contribuito in modo rilevante alla conoscenza della Storia della Sicilia islamica ed è ritenuto il fondatore dell'organizzazione scientifica e metodologica degli studi di orientalistica in Italia. Tra il XVIII e il XIX secolo scoppiò una diatriba erudita che ebbe risonanza in tutta Europa e si connotò per importanti implicazioni politiche. L'oggetto della polemica furono le presunte fonti primarie sulla Storia delle Sicilia islamica che il monaco gerosolimitano maltese Giuseppe Vella millantava di aver rinvenuto. La falsificazione resse per vari anni e fu scoperta grazie all'opera congiunta di vari studiosi, tra i quali Rosario Gregorio, Domenico Scinà e Joseph Hager. Fu proprio tale vicenda a stimolare in Sicilia gli studi di orientalistica, elevati poi al massimo livello scientifico da Michele Amari.

Rosario Gregorio fu uno degli storici palermitani più importanti del XVIII secolo. La sua opera maggiore, il cui titolo è ricalcato su quello delle Observations sur l'histoire de France dell'ammirato Gabriel Bonnot de Mably, è Considerazioni sopra la storia di Sicilia dai tempi normanni sino a' presenti, di cui i primi quattro volumi uscirono dal 1805 al 1807, il quinto e il sesto volume apparvero postumi tra il 1810 e il 1816, mentre il settimo fu edito prima a puntate sul Giornale di scienze, lettere ed arti per la Sicilia ed infine in un volume nel 1826.

Fondamentale è stato il lavoro svolto da Gioacchino Di Marzo, tra i fondatori della moderna storia dell'arte siciliana. Dopo aver pubblicato, a partire dal 1858, Delle belle arti in Sicilia dai Normanni alla fine del sec. XVI, nel 1868 pubblica Memorie storiche di Antonello Gagini e dei suoi figli e nipoti, scultori siciliani del secolo XVI, che fu il primo nucleo della sua opera di maggior spessore e originalità: I Gagini e la scultura in Sicilia nei secoli XV e XVI. Memorie storiche e documenti. Per ciò che riguarda la storiografia siciliana in generale, ebbe il merito d'aver dato vita ad un'iniziativa editoriale della massima importanza e validità, la Biblioteca storica e letteraria di Sicilia, ossia Raccolta di opere inedite e rare di scrittori siciliani dal secolo XVI al XIX, in ventotto volumi, in cui raccolse la vita pubblica e privata, intellettuale e morale della Sicilia, e soprattutto di Palermo, dagli inizi del XVI secolo fino alla fine del XVIII, tramite le notizie che ne aveva dato diaristi e cronisti come Rocco Pirri, Filippo Paruta, Vincenzo Auria, il Mongitore e Francesco Maria Emanuele Gaetani. Diversi altri studi storici furono poi pubblicati da Giocchino Di Marzo. Gli ultimi anni furono quasi completamente dedicati alla riscoperta di Antonello da Messina, con un complesso di ricerche e pubblicazioni che fecero luce sull'importante pittore del XV secolo.

Va ricordato anche l'archeologo, numismatico e paleografo Antonio Salinas. Socio nazionale dei Lincei, fu tra i più importanti curatori museali in Sicilia, pioniere di un'idea di museo come luogo di raccolta di "bene comune", e tra i fondatori dell'Istituto italiano di numismatica. Fu tra i primi ad adoperare la macchina fotografica come strumento di lavoro, per testimonianza ed archiviazione. Partecipò agli scavi che si effettuarono a Mozia, Selinunte, Tindari, Solunto, Lilibeo ed ebbe diversi altri incarichi, come quello di primo archeologo della Missione scientifica italiana ad Atene. Fu il primo ad illustrare i monumenti del Ceramico[95][96]. Tra le collezioni del Museo archeologico regionale di Palermo, intitolato allo studioso, c'è quella di oltre 6.000 pezzi che lo stesso Salinas cedette al Museo nel 1914.

Vanno menzionati Isidoro La Lumia, Rosario La Duca, Carlo Alberto Garufi, Nino Basile, Giovanni Fraccia, Francesco Saverio Cavallari, Gabriele Lancillotto Castello.

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Musei storico-artistici[modifica | modifica wikitesto]

Galleria regionale della Sicilia "Palazzo Abatellis", Annunziata di Palermo di Antonello da Messina
Museo archeologico regionale Antonio Salinas, Ariete di bronzo, III secolo a.C.
Tesoro della Cattedrale, Camaleuco di Costanza d'Aragona

Musei scientifici[modifica | modifica wikitesto]

Museo di paleontologia e geologia Gaetano Giorgio Gemmellaro, Sala degli elefanti
Orto botanico, Giardino d'Inverno
L'ala del Palazzo dei Normanni ospitante l'osservatorio astronomico "Giuseppe S. Vaiana", con in cima le cupole in rame
Collezione storica degli strumenti di fisica

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Itinerario Serpottiano[modifica | modifica wikitesto]

Oratorio di Santa Cita
Oratorio del Rosario di San Domenico, sull'altare La Madonna del Rosario e Santi di Antoon van Dyck

Si tratta di un circuito di chiese ed oratori arricchiti dai capolavori di Giacomo Serpotta. Il talento dello scultore che nobilitò l'arte dello stucco, fece sbocciare un trionfo di bianco lucente e purissimo lungo le pareti interne di numerosi edifici religiosi di Palermo, dando vita ad un tripudio di scultura barocca, reinterpretata in chiave personale ed inedita, con un gusto che già prelude allo stile rococò. Definito da Donald Garstang Il principale artista dello stucco in Europa e da Giulio Carlo Argan Uno dei massimi scultori del Settecento[97], ebbe committenze dalle principali congregazioni e compagnie ecclesiastiche cittadine e siciliane. Oggi i sontuosi apparati decorativi (suoi o di allievi membri della famiglia) sono presenti in una trentina fra oratori e chiese nella sola Palermo. Ricordiamo l'Oratorio di San Lorenzo, capolavoro dell'artista, che eseguì le decorazioni tra il 1700 e il 1705. Esse comprendono una serie di rilievi con storie di San Lorenzo e San Francesco e numerose statue allegoriche; l'Oratorio del Rosario di Santa Cita, decorato tra il 1686 e il 1718. Le pareti sono ornate da quadri a rilievo, figure, putti, cartocci, grottesche, foglie e frutti; sul grande rilievo centrale della parete d'ingresso La battaglia di Lepanto; sui fianchi del presbiterio le figure di Giuditta e di Ester, e alle pareti i quindici Misteri del Rosario; l'Oratorio del Rosario di San Domenico, decorato a stucchi nella seconda decade del XVIII secolo, è un altro dei capolavori serpottiani: episodi dell'Apocalisse e dell'Antico Testamento, legati ai Misteri del Rosario, attorniati da statue allegoriche delle Virtù, putti alati, gruppi di dame e cavalieri; l'Oratorio di Santa Caterina d'Alessandria: presenta una magnifica decorazione ad opera del figlio Procopio. Anche qui putti che sostengono targhe e medaglioni con semplice funzione decorativa, mentre lungo le pareti laterali e nella parete d'ingresso trovano posto le storie della santa, considerata sin dal medioevo patrona della cultura, e circondata quindi da figure allegoriche, prevalentemente muliebri, che simboleggiano le Scienze, oltre che dalle statue delle Sante vergini palermitane; l'Oratorio dei Bianchi: costruito a partire dalla metà del XVI secolo dalla confraternita del Santissimo Crocifisso (detta dei Bianchi per via dell'abito cerimoniale), oggi è un sito espositivo gestito dalla Galleria Regionale della Sicilia Palazzo Abatellis. Contiene numerose opere d'arte, integrate con le pitture, gli arredi e la decorazione plastica del sito monumentale. Qui sono stati ricollocati, rispettando la partitura espositiva originaria, gli stucchi serpottiani provenienti dal complesso delle Stimmate, demolito nel XIX secolo per far posto al Teatro Massimo. Nell'Oratorio dei Falegnami, all'interno dell'ex convento di San Giuseppe dei Teatini, poi sede storica della facoltà di Giurisprudenza, la decorazione delle pareti fu affidata a Giuseppe Serpotta, fratello del più noto Giacomo, che vi lavorò nel 1701, forse in collaborazione con il nipote Procopio, facendone un tripudio di putti, festoni, medaglioni. Molti sono ancora i siti impreziositi dalle opere dell'entourage del Serpotta, come l'Oratorio della Croce e del Martirio di Cristo, detto del Sabato a Casa Professa e l'Oratorio dell'Immacolatella, solo per citarne alcuni, (dovuti entrambi al figlio Procopio). L'Oratorio di San Mercurio (1678-1782), invece, è la prima opera documentata di Giacomo (1678), cui si aggiungono le tante Chiese serpottiane, tra cui la Chiesa di San Matteo al Cassaro, dove fu sepolto, la Chiesa della Madonna della Pietà, la Chiesa di San Giovanni dei Napoletani, la Chiesa di San Sebastiano, la Chiesa di Sant'Orsola, la chiesa di Sant'Agostino, la Chiesa dell'Assunta, e molte altre.

Itinerario Liberty[modifica | modifica wikitesto]

Villino Florio
Villa Malfitano Whitaker
Ingresso monumentale dello storico stabilimento balneare di Mondello
Villino Favaloro

Sebbene alcune strutture oggi non siano più esistenti, come la Villa Deliella o la Villa Rutelli, Palermo conserva ancora un vasto patrimonio artistico ed architettonico Liberty, che ne fa una delle capitali europee dell'Art Nouveau[17][18]. Il Liberty arricchì la veste architettonica di Palermo in un momento di grande prestigio e splendore economico per la città.

Durante i decenni della Palermo Felicissima, tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, epoca in cui tra l'altro si svolse in città l'Esposizione Nazionale, nel 1891, lo Stile floreale servì a dare lustro ad una borghesia imprenditoriale e mercantile in forte ascesa e smaniosa di mostrarsi all'altezza della vecchia aristocrazia cittadina. Vennero quindi commissionate opere che mostrassero il prestigio e la prosperità di questa nuova classe sociale che preferì costruire palazzi, ville e teatri piuttosto che chiese. Nacquero così gli edifici dei nuovi ricchi, non più simbolo dell'ostentazione della nobiltà del proprio casato, ma vetrina della ricchezza accumulata a fronte di una reale attività imprenditoriale e commerciale. Gli anni in cui sorse il Teatro Massimo e in cui il Teatro Politeama veniva interessato dagli ultimi lavori di completamento ed abbellimento, furono quelli che videro Palermo gareggiare per fasti con le principali città europee.

La protagonista indiscussa della Belle Époque palermitana fu la famiglia Florio, cui si affiancarono altre famiglie di imprenditori come i Ducrot, i Whitaker, i Rutelli, gli Utveggio e gli altri grandi borghesi del tempo, che fondarono cantieri navali, compagnie di navigazione, industrie aeronautiche, prestigiose cantine per la produzione vinicola e industrie come la Fonderia Oretea o il mobilificio Ducrot, assieme a molti altri opifici grandi e piccoli.

Il massimo esponente dell'Art Nouveau a Palermo fu l'architetto Ernesto Basile, ma l'avvio alla stagione Liberty palermitana lo diede, nel 1889, il padre Giovan Battista Filippo Basile, con il progetto di Villa Favaloro, la cui costruzione fu poi completata dal figlio tra il 1913 e il 1914, con l'aggiunta di una torretta ottagonale, ed infine decorata da Salvatore Gregorietti con foglie di viti e grappoli d'uva stilizzati e la creazione del giardino d'inverno, in ferro e vetro con tipici motivi Liberty. I saloni interni sono ricchi di affreschi e decorazioni floreali. La struttura, dichiarata inagibile nel 2002, è stata riaperta nel 2015 e si progetta di farne la sede del Museo di Fotografia "Enzo Sellerio"[98].

Un altro prestigioso esempio di architettura modernista è la Villa Igiea: edificata alla fine del XIX secolo dall'ammiraglio inglese Cecil Domville, fu poi acquistata da Ignazio Florio, che gli diede il nome della figlia Igiea, e nel 1899 la fece ristrutturare da Ernesto Basile che da edificio neogotico la trasformò in una lussuosa residenza in stile neomedievalista e Liberty. Le ricche decorazioni furono eseguite da Ettore De Maria Bergler e il mobilio venne realizzato da Vittorio Ducrot, anch'esso nello stile floreale. Il Villino Ida, progettato da Ernesto Basile nel 1903 e dedicato alla moglie, Ida Negrini, da cui trae il nome, fu residenza della famiglia Basile dal 1904 al 1932, mentre oggi è sede della Soprintendenza ai Beni Culturali della Regione Sicilia. L'edificio, rigorosamente in stile Liberty, si affaccia su Via Siracusa, una delle strade più centrali della città. Nel prospetto principale piastrelle policrome e lastre di pietra sovrastano le persiane colorate di verde scuro con bordi rossi. Particolare è il decoro del balcone in ferro, sostenuto da mensole e decorato da motivi floreali. Gli ambienti interni, pareti e soffitti, sono totalmente decorati con motivi floreali tipici del Liberty. Il Villino Florio, immerso in un giardino nei pressi del Castello della Zisa, fu una delle prime opere architettoniche in stile Art Nouveau d'Italia ed è considerato uno dei capolavori del Liberty anche a livello europeo. Fu realizzato tra il 1899 e il 1902 su incarico della famiglia Florio. In questo scenografico edificio, pieno di scale, torrette, archi e avancorpi, Ernesto Basile riuscì ad integrare il suo amore per la cultura gotica e rinascimentale siciliana con la corrente internazionale modernista, creando un capolavoro di eclettismo ed originalità.

Le Officine Ducrot sono una vasta area di archeologia industriale, alle spalle della residenza normanna della Zisa. Furono utilizzate dall'omonima ditta per produrre preziosi mobili Liberty che giunsero nelle case dell'alta borghesia palermitana, nel Grand Hotel Villa Igea, sulle navi da crociera dell'imprenditore Florio e a Montecitorio. Oggi lo spazio, parzialmente recuperato, è stato riadattato a luogo di esposizioni, mostre e rassegne musicali e teatrali. Si tratta dei Cantieri Culturali della Zisa. L'area ospita inoltre la sede del Centre Culturel Francais de Palerme et de Sicile, la sede del Goethe Institut e la biblioteca dell'Istituto Gramsci.

Nel 1909 l'amministrazione della città iniziò le operazioni di bonifica dell'area paludosa di Mondello che portò nel giro pochi anni allo sviluppo del borgo marinaro, fino ad allora abitato soltanto da pescatori. Con la diffusione della nuova moda della villeggiatura, vennero costruiti, oltre al noto stabilimento balneare progettato e realizzato dall'architetto Rodolfo Stualker, costruito a palafitta sul mare e collegato alla terraferma da un lungo ponte su piloni, con un ingresso monumentale ad esedra, più di trecento villini in stile liberty. Tra i più famosi si annoverano: Villino Tasca, Villino d'Almerita, Villino Sofia, Villino Barresi, Villino Lentini. Molti degli edifici furono progettati e realizzati dall'architetto Salvatore Caronia Roberti tra il 1911 ed il 1915 ed altri ancora più tardi, come la villa Palumbo di Emanuele Palazzotto.

Tra gli altri esempi Liberty a Palermo, vanno ricordati gli eleganti chioschetti disseminati in città, di cui i più noti sono i due che incorniciano la facciata del Teatro Massimo e quello in Piazza Castelnuovo, nonché la cancellata del Giardino Garibaldi in Piazza Marina, con ricche decorazioni che richiamano il mondo animale e vegetale, assieme ad edifici come Villa Caruso, Palazzo Dagnino, Palazzo Speciale, l'ex Chimica Arenella, l'ex Teatro Kursaal Biondo, il Castello Utveggio, Palazzo Failla, Casa Gregorietti, il Grand Hotel et des Palmes, Palazzo Dato, lo Stand Florio, l'ex Istituto di Puericultura Solarium, Villa Guarnaschelli, Casa Li Vigni, Palazzo Paladino, Villa Malfitano e molti altri disseminati soprattutto lungo i nuovi assi viari, come il Viale della Libertà e Via Dante, che si svilupparono per l'espansione urbana dei primi decenni del XX secolo, anche se lo stile prevalente nel Viale della Libertà era quello eclettico storicistico.

Un menzione merita infine la cosiddetta Pupa al Capo, il pannello musivo del Panificio S. Morello al Capo, che fu uno dei negozi storici più famosi della città. L'elegante Demetra Liberty del pannello evoca le mode e i gusti della Belle Époque e si accompagna alla targa musiva del negozio, anch'essa a motivi geometrici incorniciati da fasce marmoree e motivi floreali. Pannello e targa vennero realizzati da Salvatore Gregorietti.

Nel novembre 2015 gli architetti Giulia Arginoffi e Danilo Maniscalco presentano un progetto per la ricostruzione di Villa Deliella, da destinare a Museo del Liberty. La proposta viene sostenuta da un nutrito gruppo di intellettuali, tra cui Vittorio Sgarbi, Simonetta Agnello Hornby, Santo Piazzese e altri.[99][100][101]. Non mancano tuttavia voci che invece si oppongono alla ricostruzione dell'edificio.

« Non di solo barocco è fatta Palermo. C'è anche una città modernista che tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento scelse l'art-nouveau per realizzare i teatri, le ville e i palazzi di una borghesia che voleva sentirsi all'altezza della vecchia aristocrazia cittadina. Per sensazioni ed immagini lontane, di quando ci sono venuto per la prima volta verso il 1930, spesso riesco a estrarre dal bellissimo caos che è Palermo una città essenzialmente liberty, quasi una piccola capitale dell'art-nouveau. »
(Leonardo Sciascia[102])

Le Vie di Guglielmo Borremans[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Giuseppe dei Teatini
San Benedetto in adorazione della Madonna con il Bambino, Chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio.

Contemporaneo di Giacomo Serpotta, il pittore fiammingo Guglielmo Borremans giunse in Italia per il quasi obbligatorio viaggio di formazione degli intellettuali mitteleuropei. La sua presenza è dapprima attestata a Napoli e in Calabria. L'artista arrivò in Sicilia nel 1714, quando ricevette l'incarico di dipingere a fresco il soffitto della chiesa della Madonna della Volta a Palermo, distrutto durante l'ultima guerra mondiale, ma firmato e datato, come risulta dalla documentazione fotografica[103]. Si stabilì dunque a Palermo, dove rimase fino alla morte. La sua fama si diffuse e ricevette committenze pressoché in tutta la Sicilia. Diversi edifici religiosi di Palermo sono impreziositi dalle sue opere. Nel 1717, nei primi anni della sua attività pittorica, l'artista ebbe l'incarico di decorare le volte, i sottarchi e le due prime cappelle della parte aggiunta durante il Seicento all'antica chiesa medievale di Santa Maria dell'Ammiraglio. Qui dipinse Episodi della Vita di Cristo e di Maria e mezze figure di santi e sante negli archi. Trasformò poi in uno scrigno di tesori l'Oratorio della Carità di San Pietro, sede dell'omonima congregazione di mutuo soccorso, formatasi nel 1608 per assistere i preti poveri o malati. Tutte le pareti sono affrescate riccamente. Vanno menzionati per la ricchezza dei particolari soprattutto la Liberazione di San Pietro dal carcere e la Gloria di San Pietro. L'Oratorio si trova all'interno dell'ex Casa Conventuale dei Padri Crociferi in Santa Ninfa ai Crociferi. Anche la Chiesa di Santa Ninfa dei Crociferi, in stile manierista e barocco, vide impegnati diversi artisti tra cui Guglielmo Borremans che arricchì in particolare la Cappella di San Giuseppe.

A pochi passi dal Palazzo Reale, l'Oratorio dei Santissimi Elena e Costantino, è famoso per il ciclo di affreschi con i quali Borremans e Filippo Tancredi narrano la vita dell'imperatore Costantino e di sua madre Elena. Tale edificio venne realizzato intorno alla fine del XVI secolo e ha ospitato la confraternita della Madonna di Monserrat, legata al culto di origine spagnola. La Chiesa di San Giuseppe dei Teatini, considerata una delle realizzazioni più insigni del barocco palermitano, oltre alle opere di Filippo Tancredi, Umile da Petralia, Giuseppe Velázquez, Procopio Serpotta, Domenico Gagini, Andrea Palma, Pietro Novelli e numerosi altri artisti, fu arricchita anche da Borremans che affrescò la volta della cupola col Trionfo dei Santi e dei Beati dell'Ordine Teatino.

Nella Chiesa di Santa Chiara, edificata nel 1344 per volere di Matteo Conte di Sclafani e Adernò, rinnovata alla fine del XVII secolo da Paolo Amato e rimaneggiata nuovamente nel XVIII secolo da Nicolò Palma, alla sintesi di stili di epoche differenti contribuì anche Borremans che dotò gli interni, già arricchiti da logge dorate, marmi policromi e affreschi di Paolo Martorana e Antonino Grano, di diversi dipinti fiamminghi. A ciò si aggiunge un tratto delle mura di età punica venuto fuori durante uno scavo effettuato nei primi anni del 2000. La parte meglio conservata si trova al di sotto dell'attuale piano di calpestio del teatro che i salesiani costruirono nel Complesso di Santa Chiara tra il 1930 e il 1933.

Verso il 1725 l'artista fu impegnato nella decorazione a fresco della volta e delle pareti della Chiesa di San Ranieri e dei Santi Quaranta Martiri Pisani, dove creò con profusione di ori e di stucchi una ricchissima e fastosa decorazione barocca. Tali affreschi, che necessitano oggi di un urgente recupero, sono gli unici che recano la firma con tanto di indicazione anche della patria d'origine: Guglielmus Borremans Antuerpiensis Pinxit. Va ricordato anche il Complesso di Santa Maria delle Grazie di Montevergini, oggi teatro. Gli affreschi del pittore fiammingo fanno spesso da quinte agli spettacoli.

Nel 1733 Guglielmo Borremans fu inoltre impegnato a decorare con Episodi della vita di Cristo la Cappella e i saloni del piano nobile del Palazzo Arcivescovile.

I Luoghi de Il Gattopardo[modifica | modifica wikitesto]

Pubblicato postumo nel 1958, un anno dopo la morte del suo autore Giuseppe Tomasi di Lampedusa, il romanzo Il Gattopardo, considerato un capolavoro della letteratura italiana, è un affresco della Sicilia e delle sue vicende storiche dal 1860 al 1910.

Giuseppe Tomasi di Lampedusa trasse ispirazione dalla sua famiglia, i Tomasi di Lampedusa, in particolare dalla biografia del bisnonno, il principe Giulio Fabrizio Tomasi, che nel romanzo è il Principe Fabrizio Salina.

Le pagine del romanzo, da cui Luchino Visconti ha tratto l'omonimo film del 1963, inserito nella lista dei 100 film italiani da salvare, hanno due ambientazioni principali. Da un lato la città di Palermo con i suoi palazzi, le chiese barocche, i grandi monasteri e la sua vita mondana, dall'altro la campagna siciliana e i latifondi feudali, rappresentati dal fantastico mondo di Donnafugata, felice sintesi letteraria di due paesi reali: Palma di Montechiaro e Santa Margherita di Belice.

Le vicende raccontate nel romanzo si svolgono in gran parte a Palermo, e diversi sono i luoghi che compaiono anche nel film di Visconti. Il produttore Goffredo Lombardo, patron della Titanus, acquistò i diritti del romanzo nel novembre 1958, quando l'opera di Tomasi di Lampedusa stava riscuotendo un grande successo editoriale. La regia del progetto cinematografico venne affidata inizialmente a Mario Soldati che però, nonostante fosse entusiasta del libro, decise di rinunciarvi perché temeva di non conoscere abbastanza a fondo l'universo siciliano. Alla fine del 1960 il progetto passò a Luchino Visconti. Oltre che dalla lettura del romanzo, Visconti era rimasto colpito anche dalla visione di un documentario televisivo di Ugo Gregoretti, La Sicilia del Gattopardo (1960), girato proprio nei luoghi di Giuseppe Tomasi di Lampedusa[104]. Nell'autunno del 1961 il regista effettuò i sopralluoghi in Sicilia, con lo scenografo Mario Garbuglia e l'organizzatore generale Pietro Notarianni, accompagnati da Gioacchino Lanza Tomasi, figlio adottivo di Tomasi di Lampedusa e modello affettivo di Tancredi nel romanzo. Il 14 maggio 1962 cominciarono le riprese.

Il romanzo inizia nelle sontuose sale del Palazzo Salina, dimora del principe, della moglie Stella e dei loro sette figli.

« Il palazzo Salina era attiguo alla Chiesa Madre. La sua breve facciata, con sette balconi sulla piazza, non lasciava supporre la sua smisuratezza che si estendeva indietro per duecento metri: erano dei fabbricati di stili differenti, armoniosamente uniti però intorno a tre vasti cortili e terminanti in un ampio giardino tutto cintato. »
(Giuseppe Tomasi di Lampedusa)

Il Palazzo o Villa Salina è nella realtà Villa Lampedusa, nella Piana dei Colli, dove l'aristocrazia palermitana a partire dal XVIII secolo prese a costruire amene residenze di villeggiatura fuoriporta. Nella ricostruzione cinematografica, Luchino Visconti scelse come set la vicina Villa Boscogrande, con la splendida scalinata, la terrazza panoramica su Palermo, i sontuosi saloni e gli immensi giardini pieni di busti marmorei. Gli ambienti di tale villa, per consentire le riprese, vennero restaurati in un tempo record di ventiquattro giorni. È proprio qui che Tancredi, nipote del principe, pronuncia la frase proverbiale Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi. Va inoltre ricordata Villa Niscemi, in cui viene individuata la Villa Falconeri del romanzo, appartenente a Tancredi.

Dalle collezioni di Palazzo Mazzarino proviene una grandissima parte dei mobili, dei letti, degli arazzi, dei lampadari, delle moquettes che arredano gli ambienti dove sono state girate le scene del film, assieme a molti dei preziosi servizi di piatti, posate e cristallerie che rifulgono nella celebre scena del ballo, con Burt Lancaster e Claudia Cardinale[104].

Molti sono poi gli spazi urbani descritti in modo vivo e dettagliato lungo il tragitto che nel romanzo il Principe di Salina percorre per raggiungere l’abitazione della giovane amante Mariannina, o nel breve tratto da Palazzo Lampedusa al Palazzo Ponteleone, dove si svolge il Grande Ballo del romanzo. Il Palazzo Ponteleone nella realtà non esiste. Per girare la famosa scena, Luchino Visconti scelse Palazzo Valguarnera-Gangi, nei pressi della Galleria d'arte moderna Sant'Anna, in Piazza Croce dei Vespri. Il sontuoso palazzo, considerato fra le dieci case private più belle del mondo[105][106], appartiene oggi a Gioacchino Lanza Tomasi.

Altri due luoghi significativi sono Palazzo Lampedusa[107], sito nell'omonima via, in cui Giuseppe Tomasi nacque nel 1896 e che fu costretto ad abbandonare dopo i bombardamenti del 1943, e Palazzo Lanza-Tomasi, in via Butera, l'ultima dimora in cui visse, assieme alla moglie Alexandra Wolff Stomersee, e dove immaginava che sarebbe morto. Le due abitazioni dello scrittore congiungono i due quartieri marinari, la Loggia e la Kalsa, lungo un ideale percorso denso di riferimenti alla vita e all'opera letteraria di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, come la Chiesa della Catena o le Mura delle Cattive. Va menzionato anche lo storico Caffè-Pasticceria Mazzara dove, nel secondo dopoguerra, Tomasi di Lampedusa, seduto ad uno dei tavolini, scrisse a mano, su fogli di quaderno, molte delle pagine di quello che sarebbe stato il suo capolavoro[108][109].

Nel film di Visconti le scene di battaglia fra l'esercito borbonico e le camicie rosse di Garibaldi furono girate alla Kalsa. Piazza della Vittoria allo Spasimo fu la location della "carica della cavalleria borbonica"; in piazza San Giovanni Decollato venne girata la scena della "fucilazione dei picciotti e della reazione delle donne scatenate"; in Piazza Sant'Euno la scena dell' "irruzione dei garibaldini". A questi si aggiungono diversi altri luoghi come Piazza Rivoluzione o Casa Professa.

A Ciminna, a pochi chilometri da Palermo, è stato invece ricreato il paese di Donnafugata. Qui furono girate varie scene tra cui le più celebri sono quelle all'interno della Chiesa di Santa Maria Maddalena. Alcune riprese della campagna siciliana vennero inoltre effettuate nei pressi del Lago di Piana degli Albanesi e dell'omonimo comune in provincia di Palermo. Altri importanti luoghi del romanzo si trovano infine a Palma di Montechiaro e a Santa Margherita di Belice, in provincia di Agrigento.

Opera dei Pupi[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2008 l'UNESCO ha iscritto l'Opera dei Pupi tra i Patrimoni Orali e Immateriali dell'Umanità, dopo averla originariamente proclamata nel 2001. È stato il primo Patrimonio italiano ad essere inserito in tale lista.

L'Opera dei Pupi appartiene alla tradizione marionettistica del Teatro epico-popolare della Sicilia e prende spunto dalle narrazioni cavalleresche tratte da romanzi e poemi del Ciclo carolingio, come la Chanson de Roland, l'Orlando furioso o la Gerusalemme liberata. Di solito quindi i protagonisti sono Carlo Magno e i suoi paladini.

Si distinguono due scuole, la palermitana e la catanese.

A Palermo si può ammirare la più ricca collezione di Pupi al Museo Etnografico Siciliano Giuseppe Pitrè e al Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino, dove si trovano circa 3.500 tra pupi siciliani, marionette e burattini provenienti da varie parti del mondo. Il Museo internazionale delle marionette, in occasione della quinta sessione dell'Assemblea Generale degli stati aderenti alla Convenzione Unesco, svoltasi a Parigi dal 2 al 5 giugno 2014, è stato accreditato quale organizzazione non governativa consulente del Comitato Intergovernativo del Patrimonio Culturale Intangibile Unesco. Dunque è tra le poche ONG che in Italia costituiscono un interlocutore privilegiato dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura.

Fra i più noti pupari palermitani in attività, ciascuno con il proprio teatro, si ricordano Mimmo Cuticchio, Girolamo Cuticchio, Nino Cuticchio, Anna Cuticchio, Vincenzo Garifo, Vincenzo Argento e la Compagnia Mancuso.

Fra i più grandi artigiani-pupari palermitani scomparsi: Francesco Giarratano, Rocco Lo Bianco, Paolo Galluzzo, Francesco Sclafani, Nino Canino, Nino Cacioppo; ancora viventi: Piero Scalisi e Salvo Bumbello. La maggior parte delle botteghe artigianali si trova lungo il Càssaro.

Il Festival di Morgana, nato nel 1975, è un'importante rassegna annuale dell'Opera dei Pupi, organizzata dall'Associazione per la conservazione delle tradizioni popolari, in collaborazione con altri istituti internazionali[110].

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Cucina siciliana e Cucina palermitana.

La cucina palermitana è una cucina tipicamente povera ma ricchissima di calorie. È composta in larga parte da i tranci meno nobili degli animali, che in altre zone d'Italia vengono eliminati e non mangiati. Di particolare interesse è il "cibo da strada", ancora largamente diffuso, che rappresenta perfettamente i gusti dei palermitani. Re del Fast food stile palermitano e uno tra i cibi preferiti dai palermitani è il panino con la milza, esso viene consumato caldo con dentro scaglie di caciocavallo e fette di milza di vitello fritta nello strutto. Molto presente anche la cultura e la tradizione araba, in particolare nei dolci come la cassata e la frutta Martorana. C'è inoltre da dire che esiste una variante palermitana della Pizza: lo sfincione. Protagonista della cucina palermitana è inoltre, la farina di ceci, da qui una volta impastata si ritagliano le famose panelle. Inoltre una famosa pietanza palermitana molto consumata e conosciuta sono "le stigghiole". Il 19 ottobre 2012, il sito web Virtual Tourist ha stilato una classifica riguardante il miglior cibo da strada: la città di Palermo si trova al quinto posto a livello mondiale; primo a livello italiano ed europeo.[111]

Importante sottolineare che il cuoco palermitano Francesco Procopio dei Coltelli è ritenuto il padre del gelato, uno dei dessert più consumati e noti al mondo.

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Il carro trionfale della Santuzza
Rally Targa Florio, Centenario 2006

Palermo è stata designata per ospitare Manifesta 2018, l'importante biennale europea di arte contemporanea che si caratterizza per essere un evento itinerante, vincendo la candidatura di Praga e di un circuito di città svedesi. Dopo San Pietroburgo nel 2014, Manifesta 2016 si svolgerà a Zurigo.[120][121]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[122]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine del 2013 vivevano a Palermo 24.381 cittadini stranieri[123] con un incremento di 3.055 individui rispetto all'anno precedente. Considerando il totale dei residenti, la consistenza degli immigrati è piuttosto bassa, attestandosi sul 3,6%. I gruppi più rappresentativi provengono dal subcontinente indiano, con in testa Cingalesi e Bengalesi (da soli costituiscono il 36% degli stranieri residenti).

Dei 6.266 bambini nati a Palermo nel 2013, 362 (5,8%) avevano cittadinanza straniera.

In forte crescita la presenza di cinesi, concentrati soprattutto nella zona della stazione centrale, in particolare sulla centralissima via Lincoln, dove si sta sviluppando una piccola Chinatown attorno a un piccolo centro commerciale sorto con accordo internazionale tra Cina e Regione Siciliana[124].

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Dialetto palermitano.

Le lingue più parlate a Palermo sono l'italiano e il siciliano nella sua variante locale.

Religione[modifica | modifica wikitesto]

La confessione religiosa più diffusa è quella cristiano cattolica, ma sono anche presenti, in minoranza, altri cristiani: protestanti (anglicane, evangeliche, valdesi) e ortodosse. Alcune chiese cittadine, appartenenti alle comunità di origine balcaniche e orientali, come quella albanese della Martorana, celebrano la liturgia secondo il rito bizantino. Alle antiche patrone cattoliche della città (Sant'Agata, Santa Cristina, Santa Ninfa e Sant'Oliva) si aggiunse nel 1624 Santa Rosalia, riconosciuta da tutti come patrona principale di Palermo. Meno diffuso invece è il culto dell'altro patrono della città, San Benedetto il Moro[125]. Tra i patroni secondari Sant'Onofrio e Sant'Agatone[126].

Dopo l'annientamento del XIII secolo, l'Islam ha conosciuto in tempi recenti una nuova fioritura, favorito dall'arrivo degli immigrati provenienti dai paesi nord africani[127]. In seguito a questo aumento demografico, è stata istituita nel 1990 la Moschea di Palermo, ricavata dalla vecchia chiesa sconsacrata di San Paolino, ceduta dalla Curia alla regione e dalla stessa alla comunità islamica[128][129]; in città esistono diverse altre moschee e centri culturali musulmani[130] Sono presenti anche due templi induisti[131], frequentati soprattutto dalle comunità Marathi, Hindu, Telugu e Tamil[132], un centro di cultura buddista tibetano[133], un centro soka gakkai[134] e un centro bahai[135]. Presente in città anche la wicca[136]. Un tempo era presente anche una piccola comunità ebraica[137], espulsa o convertita dopo il 1492, a causa del decreto di Granada[138]; nel 2011 è stato celebrato per la prima volta dal XV secolo un Bar mitzvah.[139][140]

Comunità LGBT[modifica | modifica wikitesto]

Palermo Pride 2013

Palermo è stata una delle città italiane pioniere del movimento per i diritti LGBT. Il 9 dicembre 1980, un mese dopo il Delitto di Giarre, a Palermo, da un'idea di Don Marco Bisceglia, sacerdote cattolico dell'area del dissenso, con la collaborazione di un giovane obiettore di coscienza, Nichi Vendola[141], Massimo Milani, Gino Campanella ed altri militanti[142], viene fondato l'Arcigay, la prima sezione italiana dell'Arci dedicata alla cultura gay[143], che si diffonderà di lì a poco in tutta Italia. Anche le donne femministe lesbiche diedero vita al primo collettivo lesbico siciliano: Le Papesse.[144] Pochi mesi dopo, il 28 giugno 1981, presso Villa Giulia si svolse la "festa dell'orgoglio omosessuale", una delle prime manifestazioni pubbliche per i diritti LGBT in Italia.

Teatro Massimo illuminato con i colori rainbow in occasione del Palermo Pride

Al Pride Nazionale svoltosi a Palermo il 22 giugno 2013, hanno preso parte, per la prima volta nella storia dei gay pride italiani, diverse importanti cariche istituzionali: il Presidente della Camera, il Ministro delle pari opportunità, il Presidente della Regione Siciliana ed il sindaco della città ospitante[145]. Inoltre, per l'occasione, è stato istituito il Gay Village più grande d'Europa all'interno dei Cantieri Culturali della Zisa (50.000  m²)[146], dove per 10 giorni sono stati organizzati concerti, mostre d'arte, convegni, rassegne cinematografiche, due discoteche e grandi spazi per la ristorazione e l'artigianato.[147] Appena tre giorni prima dell'inaugurazione il comune di Palermo aveva istituito il registro delle unioni civili[148], proprio per lanciare un segnale concreto in occasione della manifestazione fortemente voluta dal sindaco Leoluca Orlando e da lui stesso preannunciata durante la parata del gay pride cittadino dell'anno precedente[149].

Il Teatro Massimo, da sempre molto sensibile alle istanze della comunità LGBT, nell'agosto 2015 sigla un accordo con le parti sindacali con il quale ai propri dipendenti omosessuali viene riconosciuto il diritto di usufruire dei permessi matrimoniali per nozze e unioni civili, attualmente previsto solo per i matrimoni etero. È il primo teatro italiano ad equiparare i dipendenti omosessuali a quelli etero[150][151]. Già da tempo, il Teatro Massimo, in concomitanza con la settimana delle celebrazioni del pride, illumina le imponenti colonne della sua facciata con i colori della bandiera arcobaleno[152].

Dal 2010 a Palermo si svolge il Sicilia Queer Filmfest, festival internazionale del cinema LGBT e nuove visioni[153].

Qualità della vita[modifica | modifica wikitesto]

Anno Qualità della Vita (Sole 24 Ore) Qualità della Vita (Italia Oggi) Rapporto Ecosistema Urbano (Legambiente)
2008 101º (-9) 93º (-2) 89° (+1)
2009 102º (-1) 99º (-6) 90° (+1)
2010 101º (+1) 84º (+15) 101° (-11)
2011 102° (-1) 89° (-5) 101° (=)
2012 99° (+3) 94° (-5) 101° (=)
2013 106° (-7) 100° (-6) 97° (+4)
2014 95° (+11) 95° (+5) 96° (+1)

Media[modifica | modifica wikitesto]

Logo del Giornale di Sicilia, principale quotidiano cittadino
Prima pagina de L'Ora del 6 maggio 1906 con la cronaca della Targa Florio

Stampa[modifica | modifica wikitesto]

Editoria[modifica | modifica wikitesto]

Le storiche case editrici palermitane sono Sellerio, Flaccovio e Palumbo.

Radio[modifica | modifica wikitesto]

  • Radio Rai
  • RGS Radio Giornale di Sicilia
  • Radio Med
  • Prima Radio
  • Radio Azzurra
  • Radio In
  • Radio Margherita
  • Radio Action
  • Radio Palermo Centrale
  • Radio One
  • Radio Show
  • Radio Studio Sicar
  • Radio Time
  • Radio Mia
  • Radio Sprint[154]
  • Radio Battikuore
  • Radio Reporter
  • Radio Margherita Giovane
  • Radio Arcobaleno
  • Dabliu Radio
  • Radio Evangelica
  • Radio Spazio Noi Inblu

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Va ricordata la Panaria Film che fu un'importante società di produzione cinematografica fondata a metà degli anni 1940 dal nobile palermitano Francesco Alliata, con sede a Palermo in via Bandiera 11. Nel decennio successivo al dopoguerra, la Panaria Film scrisse una delle pagine fondamentali per il rinnovamento della cinematografia internazionale. I documentari subacquei che produsse furono infatti le prime opere del cinema subacqueo a livello mondiale[155][156]. Nel 1946, utilizzando vecchie attrezzature rese impermeabili, venne realizzata una serie di cortometraggi subacquei nelle Isole Eolie. Ne seguirono altri, sempre più audaci e pioneristici. Quei documentari, quattordici in tutto, hanno segnato una delle pagine più belle del cinema e restano tuttora opere di immenso valore. Merita di essere ricordato Tonnara, con immagini di grande intensità girate dallo stesso Francesco Alliata che arrivò ad immergersi dentro la camera della morte, circondato da centinaia di tonni che si agitavano nel tentativo di trovare una via di fuga. La Panaria film ha lasciato un segno anche per i due lungometraggi che produsse: Vulcano di William Dieterle e La carrozza d'oro di Jean Renoir, entrambi con Anna Magnani. I documentari Scilla e Cariddi e Tonnara furono premiati ai Festival di Venezia nel 1948 e al Festival di Edimburgo nel 1950.

Sempre nel campo del cinema documentario va certamente ricordato Vittorio De Seta, considerato il più grande documentarista italiano[157]. Particolarmente importanti sono i cortometraggi che realizzò negli anni cinquanta. Tra questi, il documentario Isola di fuoco, ambientato nelle isole Eolie, venne premiato come miglior documentario al Festival di Cannes del 1955. Seguirono un'intensa carriera e numerosi altri riconoscimenti.

Dal 2008 il Padiglione 4 dei Cantieri Culturali della Zisa è una delle cinque sedi della Scuola nazionale di cinema appartenente al Centro sperimentale di cinematografia, assieme alla sede centrale di Roma e a quelle distaccate di Milano, Torino e L'Aquila. La sede di Palermo è strutturata in un corso di alta specializzazione in "documentario storico artistico e Docu-fiction, finalizzato alla formazione di registi, con una solida e specifica preparazione artistica e professionale nel campo del Documentario storico artistico, nella sua accezione classica e nelle nuove forme linguistiche". Nel 2012, in uno degli ambienti, è stato realizzato il Cinema De Seta, dove si sperimenta una programmazione d'essai.

Dal 1979 a Palermo si tiene lo Sport film festival, una rassegna internazionale del cinema sportivo. Il Palermo Film Festival è stato un festival del cinema che si è svolto a Palermo nel 2004 e nel 2005, con grande successo di pubblico e critica. Il Sole Luna Doc-film Festival è una rassegna cinematografica dedicata al documentario nata nel 2006. Dal 2011 si svolge il Sicilia Queer Filmfest, festival internazionale del cinema LGBT e nuove visioni[153].

Documentari su Palermo[modifica | modifica wikitesto]

  • Nella Conca d'Oro – Tiziano Film (anni 1910)[158]
  • La Sicilia del Gattopardo – documentario di Ugo Gregoretti su Giuseppe Tomasi di Lampedusa nella Palermo del 1960 (1960)
  • L'Italia vista dal cielo - documentario di Folco Quilici e vari letterati italiani; sezione dedicata alla Sicilia, con spiccata attenzione a Palermo, curata da Leonardo Sciascia (1970)
  • 12 registi per 12 città di vari, segmento dedicato a Palermo di Mauro Bolognini (1989)
  • Palermo – documentario di Salvo Cuccia (1996)
  • La mafia è bianca – reportage di Stefano Maria Bianchi e Alberto Nerazzini (2005)
  • Oi Politikòi – documentario di Valentina Gebbia e Andrea Vita sulla realtà socio-politica siciliana (2006)
  • I Florio dal mito alla storia – documentario di Salvo Cuccia sui Florio nella Palermo dei primi decenni del XX secolo (2007)
  • L'avvoltoio - film breve di Giuseppe Moschella sulla piaga dell'usura (2007)
  • Pirati del Mediterraneo – documentario di Valentina Gebbia e Andrea Vita sul sovra-sfruttamento, razzie, inquinamento selvaggio, violazione di regole, superficialità del nostro mare (2008)
  • Scacco al Re di Fabrizio Lazzaretti e Matteo Lena - La cattura di Bernardo Provenzano (2007)
  • Le Mani su Palermo di Fabrizio Lazzaretti e Matteo Lena - L'ascesa dei boss Lo Piccolo (2008)
  • Summer 82 When Zappa Came to Sicily - documentario di Salvo Cuccia sul musicista Frank Zappa e il concerto che si tenne a Palermo nel 1982 (2011)
  • Picchì chi è di Giuseppe Carleo - Documentario avente tema la storia del movimento LGBT nel passato e nel presente, realizzato in occasione del pride nazionale (2013)
  • Hippie Sicily - documentario di Salvo Cuccia sulla comune hippie di Terrasini, dal 1970 al 1978, la prima grande "comune" italiana (2014)[159][160]
  • Lo Scambio - documentario di finzione di Salvo Cuccia (2015)[161]
  • Cortile Cascino - documentario avente tema, la vita sociale del quartiere Cortile Cascino di Michael Robert e Robert Young (1961).[162]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Nella sede di Palermo di viale Strasburgo, nata negli anni '80, vi è un polo produttivo dedicato al Mediterraneo, con un centro di produzione TV e un auditorium, dal 2001 al 2012 produceva il canale in italiano e arabo Rai Med. Quotidianamente si trasmettono TG e GR regionali e si producono le rubriche Mediterraneo, Riva Sud, Buongiorno regione e il Settimanale della TGR. L'archivio storico di Rai Sicilia è costituito da 886 programmi televisivi realizzati tra il 1979 e il 1993, riversati e digitalizzati.

Sede RAI di Palermo in viale Strasburgo

Persone legate a Palermo[modifica | modifica wikitesto]

Arrows-folder-categorize.svg Le voci sui singoli soggetti sono elencate nella Categoria:Persone legate a Palermo

Palermo è stata città natale di due papi (Agatone e Sergio), diversi santi, illustri scienziati (tra cui spiccano il chimico Stanislao Cannizzaro e il matematico Francesco Paolo Cantelli), medici, scrittori, artisti, musicisti, registi, attori e politici, tra cui il presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella.

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Veduta panoramica dal Castello Utveggio sul Monte Pellegrino

Urbanistica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Evoluzione urbanistica di Palermo.

Lo sviluppo urbanistico di Palermo ha risentito molto delle varie dominazioni che si sono succedute nel corso dei secoli presentando ora una grande varietà di ambienti e scorci che rendono il centro storico come un luogo a sé stante rispetto alla cosiddetta Palermo Nuova, frutto dell'espansione incontrollata del 1962. Una città in cui sono riscontrabili svariati assetti architettonici, e anche le sembianze delle reti stradali possono presentarsi in svariato modo. Si va dal poter ammirare ampi viali alberati del finire del XIX secolo similari agli Champs-Élysées di Parigi, tra i più noti il Viale della Libertà, ai vecchi e stretti vicoli che ricordano un po' gli scorci più caratteristici di Tunisi. Dunque una città che si presenta con un assetto urbanistico che svela tutte le sue dominazioni. La forma del primo nucleo della città ricorda un piede e, pertanto, Palermo viene spesso definita Piede Fenicio[164].

Suddivisioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Circoscrizioni di Palermo.

La città di Palermo è divisa in otto circoscrizioni (delibere nº 300 del 6 dicembre 1995 e nº 140 del 9 luglio 1997), già ripartite con delibera nº 420 del 21 dicembre 1976 in venticinque quartieri e cinquantacinque unità di primo livello[165]:

Suddivisioni storiche[modifica | modifica wikitesto]

Mappa del centro storico di Palermo
Palermo alla fine del XVI secolo

Il centro storico di Palermo (che corrisponde alla prima circoscrizione), costituito da quella che era la città racchiusa entro le mura cinquecentesche, è diviso da due vie che si incrociano a piazza Vigliena, creando una croce detta "la croce barocca" (i Quattro Canti, detto anche "Teatro del Sole"): Via Maqueda e Corso Vittorio Emanuele. Queste due vie creano quattro quartieri storici noti come i quattro mandamenti[166]:

Questi quartieri sono stati interessati da due risistemazioni urbanistiche, la prima nel 1600 con il taglio di via Maqueda che crea la croce barocca[167], il secondo nel 1885 fu il taglio di Via Roma. Attualmente all'interno di questi quartieri hanno sede i mercati storici della città. La Zisa è situata nella parte centrale della città e prende il nome dall'omonimo palazzo di origine araba. In origine faceva parte dell'antico parco normanno, luogo di villeggiatura e di caccia dei sovrani che si estendeva subito fuori la cinta muraria; era costituito da piccoli nuclei di case, intorno ai mulini per grano e sale costruiti lungo il corso del torrente Gabriele, nei quali si accalcavano più di mille abitanti. Con la crescita della città nel tempo fu assorbita dal tessuto urbano. Conserva il Palazzo della Zisa, il parco omonimo e il Villino Florio in stile 'art nouveau', fatto costruire nel 1899 da Ernesto Basile su commissione della ricca famiglia palermitana.

A distanze anche considerevoli dal centro storico sono sorti grandi quartieri periferici, alcuni dei quali (Borgo Nuovo, CEP San Giovanni Apostolo, Zen, Sperone) costituiti da edilizia popolare.

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il golfo di Palermo, panoramica notturna

Palermo è una città policentrica[168], poiché durante l'espansione urbanistica novecentesca vennero inglobati centri urbani preesistenti[169]. Questi piccoli centri abitati sono le storiche borgate o frazioni, talvolta a seguito della cementificazione della Conca d'oro, poco distinguibili all'interno del tessuto urbano. Il sistema di questi centri ha origini antiche e, grazie a una capillare rete viaria metteva in collegamento il centro storico con una ventina di altri insediamenti dislocati nel territorio vicino in modo da assolvere ognuno a una determinata funzione: vi erano le borgate marinare, come Mondello, Sferracavallo, Addaura, (con un'economia votata soprattutto alla pesca), quelle invece dedite all'agricoltura degli agrumi, come Ciaculli, Croceverde-Giardina, Belmonte Chiavelli e Santa Maria di Gesù. Queste ultime, oltre che borgate di campagna sono frazioni ancora ben distaccate dal centro urbano, e ben delimitate dalle montagne. Queste borgate vivono quasi esclusivamente di coltivazione agrumicola. A Ciaculli si coltiva il mandarino tardivo, protetto da Slow Food.

Ciaculli, ai piedi del Monte Grifone
  • Mondello è una località balneare, originariamente villaggio di pescatori, sviluppatosi intorno ad una antica tonnara. In seguito alla bonifica del territorio circostante[170], tra il 1892 e il 1910, viene costruita una città giardino con numerose ville in stile liberty e il Kursaal a mare. Da Mondello si accede alla Riserva naturale di Capo Gallo - Isola delle Femmine. Il periodo d'oro di questo luogo fu la Belle Epoque, quando la ricca borghesia cittadina fece costruire le ville in quello che era lo stile più attuale, il liberty.
  • Sferracavallo è un'altra località balneare. Borgo marinaro e turistico, e sviluppatosi intorno alla tonnara di Calandria, è stretto dai Monti Billiemi e da Pizzo Santa Margherita. Durante alcuni scavi archeologici nelle grotte Impiso, Pecoraro e Conza sono stati scoperti materiali del paleolitico superiore. All'inizio la piccola comunità ebbe un'economia incentrata sul mare, col passare del tempo gli abitanti si dedicarono anche alle attività agricole con la coltivazione dei vigneti, del mirto e del sommacco. Intorno al XVI secolo vennero costruite due torri a difesa della borgata dalle continue razzie piratesche; una di queste due torri fu distrutta per far posto all'attuale autostrada Palermo - Punta Raisi. Dopo il XVIII secolo, vennero costruiti numerosissimi villini in stile liberty.
  • Addaura è una borgata che si trova a sud-ovest di Mondello e che ospita numerose ville di recente costruzione. A circa 70 m s.l.m., si trovano alcune grotte dove sono stati rinvenuti resti del paleolitico e del mesolitico che si trovano ora al Museo archeologico regionale Antonio Salinas; in altre grotte vicine sono stati rinvenuti graffiti con figure umane e animali d'era paleolitica. La costa dell'Addaura un tempo era difesa da una torre del XV secolo di cui non resta molto.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Agricoltura e pesca[modifica | modifica wikitesto]

Benché il territorio sia prevalentemente urbanizzato all'interno del comune sono ancora presenti vasti territori dedicati all'agricoltura. In particolare forte è la presenza di questi terreni nella zona di Ciaculli dove viene coltivato un particolare tipo di mandarino locale[171] per il quale i produttori si sono riuniti in un consorzio[172]. Tale consorzio tratta anche un frutto che in zona trova il suo habitat: la Nespola.

La pesca è ancora un'importante attività cittadina: grossi gruppi di pescatori sono presenti in alcuni porti minori cittadino come La Cala e soprattutto il porto di Sferracavallo[173]. La borgata è infatti rinomata per la grossa presenza di ristoranti specializzati nella preparazione di pietanze a base di prodotti ittici[174]. L'allevamento è diffuso soprattutto al di là delle alture che delimitano il tessuto urbano della città. È inoltre diffuso a largo dalla costa cittadina l'allevamento del tonno[175].

Industria e servizi[modifica | modifica wikitesto]

Il principale polo industriale cittadino è il porto di Palermo con la presenza dei cantieri navali di proprietà della Fincantieri che generano anche un grosso indotto. Altri poli industriali cittadini sono: il quartiere industriale di Brancaccio dove sono presenti molte attività industriali di media dimensione, il maggiore deposito ferroviario merci della città, e i capannoni della nettezza urbana comunale e degli Autobus; la Zona Industriale Nord, nota anche come via Ugo La Malfa, anche se quest'area è in larga parte occupata da società di servizi; la zona di Partanna. Altre zone industriali sono ormai dismesse come l'area dell'Ex Chimica Arenella, destinata a trasformarsi in zona turistico alberghiera.

Sede regionale della Banca d'Italia

Il terziario e i servizi rappresentano la principale economia cittadina[176]. In particolare la grossa presenza di uffici governativi della Regione Siciliana, degli uffici comunali e provinciali, oltre che delle sedi regionali di istituti pubblici, come per esempio la Banca d'Italia o la RAI, occupa direttamente e tramite l'indotto una grossa fetta della popolazione attiva[177]. Sono inoltre nate molte società di servizi che si occupano di telefonia.

Importante settore è quello bancario, la città è stata per decenni sede principale del Banco di Sicilia sin dalla fondazione del banco fino all'incorporazione in Unicredit. Altre banche con sede a Palermo sono la Banca Nuova (di recente fondazione), il Credito Siciliano e la Banca di Palermo.

Il numero di strutture alberghiere ed extra-alberghiere è aumentato tra il 2001 e il 2009, con una diminuzione dell'indice di occupazione[178][179][180]. In questo campo è importante il contributo del crescente traffico croceristico[181]. Il settore commerciale è invece orientato al dettaglio e alle aziende di piccola e media dimensione, con una ridotta presenza della aziende della GDO[182]. Il 25 novembre del 2009 ha aperto ufficialmente il primo grosso centro commerciale presente sul territorio comunale[183], il Forum Palermo nel quartiere Roccella. Nel 2010 hanno aperto 2 centri commerciali: Il "Poseidon", a Carini, e "La Torre", alla fine del Viale Michelangelo, mentre nel 2012 il Conca d'Oro, nel quartiere ZEN.

In città hanno sede diverse case editrici indipendenti quali Sellerio editore, Palumbo Editore, Navarra editore, Flaccovio Editore, Edizioni La Zisa, Edizioni della Battaglia, Edizioni Leima, Ila Palma, Novantacento, Il Palindromo, Glifo edizioni.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Autostrada A19 - Lo svincolo di Via Giafar all'ingresso della città

La città di Palermo è collegata da sud-est a nord-ovest, tramite la Circonvallazione di Palermo (a due corsie per senso di marcia più le corsie d'emergenza), a due delle cinque autostrade siciliane:

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Centro di calcolo delle Ferrovie dello Stato

Il trasporto su rotaia è abbastanza diffuso: attualmente all'interno del comune di Palermo le stazioni ferroviarie vengono utilizzate anche per il traffico metropolitano. Le principali stazioni sono:

Altre stazioni sono Tommaso Natale, Brancaccio, San Lorenzo Colli, Francia, Giachery e Vespri.

Porti[modifica | modifica wikitesto]

Un'immagine del porto civile dall'alto
  • Porto Civile: È sempre stata una delle più importanti vie di comunicazione per la città e adesso è tra i maggiori scali italiani e mediterranei per traffico passeggeri e merci. Il numero di passeggeri transitati nel 2007 è di 2.400.000, con un incremento del 30% rispetto al 2006. È anche il sesto porto italiano per traffico di passeggeri su navi da crociera con un movimento di 471.835 passeggeri nel 2007 e di 929.611 nei primi dieci mesi del 2008[186][187].
  • La Cala: il porto - ora turistico - è uno dei più antichi al mondo, trovando le sue origini nel VII secolo a.C., quando la corrispondente insenatura naturale fu sfruttata come approdo organizzato dai Punici mentre la città si sviluppava. Sono iniziati i lavori di recupero e riqualificazione dell'approdo.[188]
  • Arenella: situato alle falde di Monte Pellegrino, questo piccolo approdo di pescatori si è trasformato in un moderno porto turistico.
  • Sferracavallo: importante porto peschereccio, si trova a Nord Ovest della città.
  • Mondello: in origine un approdo di pescatori è divenuto negli ultimi decenni soprattutto un porto turistico, anche se vi ormeggiano ancora alcune barche da pesca.
  • Acquasanta: situato vicino ai cantieri navali di Palermo, è un porto turistico in prossimità dell'hotel Hilton di Villa Igiea.
  • Fossa del Gallo: porto turistico all'interno della Riserva naturale orientata Capo Gallo.
  • Porto dell'Addaura: porto turistico posto alle falde di Monte Pellegrino.
  • Sant'Erasmo: si tratta di un piccolo approdo turistico, sono previsti lavori di riqualificazione[189].
  • Bandita: approdo in via di riqualificazione come porto turistico.

Aeroporti[modifica | modifica wikitesto]

  • Aeroporto di Palermo-Punta Raisi: il nome ufficiale è stato cambiato in Aeroporto Falcone e Borsellino, undicesimo scalo italiano per numero di passeggeri (4.569.550 nel 2014[190]), posto a circa 35 km da Palermo in direzione Trapani, in via di espansione, in occasione dei mondiali di calcio “Italia 90” fu adeguato all'evento sportivo con sistemazione a verde, aree di accoglienza mirate e una speciale Sala Vip realizzati dal Designer Francesco Buffa. Attualmente è in fase di ampliamento deve passare dai 35.000 m² di spazi per i passeggeri attuali a 100.000 m²[191].
  • Aeroporto di Palermo-Boccadifalco: ex aeroporto militare, nel 2005 l'aeroporto è stato convertito a civile[192] dopo l'acquisto da parte dell'ENAC. Si trova all'interno della città, attualmente è base regionale per la protezione civile[193]. Fu utilizzato per voli regionali verso Enna e le Eolie[194].

Mobilità urbana[modifica | modifica wikitesto]

Mappa del servizio ferroviario metropolitano
Servizio ferroviario metropolitano
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Servizio ferroviario metropolitano di Palermo, Passante ferroviario di Palermo e Anello ferroviario di Palermo.

A Palermo è attivo un Servizio ferroviario metropolitano, gestito in cooperazione da Trenitalia, articolato su due linee (da Palermo Centrale a Punta Raisi, e da Palermo Notarbartolo a Giachery). Sono in corso importanti lavori di potenziamento del nodo, con il raddoppio delle tratte a binario unico,la costruzione di nuove fermate e la creazione della linea D,che attraverserà tutta la città.

Autobus
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: AMAT (Palermo).

Il trasporto urbano su gomma è curato dall'ex azienda municipalizzata AMAT, che gestisce anche il servizio di car sharing; le linee (novanta ordinarie, tre speciali e sette stagionali) sono diffuse in tutto il territorio cittadino e arrivano anche in alcuni comuni limitrofi quali: Isola delle Femmine, Monreale e Villabate[195][196]. Gli orari di servizio per le linee diurne sono dalle 4:00 del mattino fino alle 24 circa. Le linee N1 e N2 sono notturne ed effettuano il percorso per restanti quattro ore.

Tram
Tram Bombardier Flexity Outlook Cityrunner in servizio sulla linea 2 nei pressi di via Leonardo da Vinci
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Rete tranviaria di Palermo e Rete tranviaria di Palermo (1887-1947).

La prima rete tranviaria venne inaugurata nel 1887, il sistema venne utilizzato per circa 60 anni, dismesso nel 1947 e sostituito da una rete filoviaria. Della rete palermitana faceva parte l'originale tranvia Palermo-Monreale, con capolinea in piazza Bologni, la cui tratta intermedia superava la forte pendenza esistente per mezzo di una sezione a trazione funicolare.

L'attuale nuova rete tranviaria di Palermo, completata nel novembre 2015,[197] è basata su quattro linee urbane ed è gestita da AMAT.[198] La linea 1 collega la Stazione Roccella alla Stazione di Palermo Centrale; la linea 2 collega la Stazione di Piazza Armerina/San Paolo alla Stazione di Palermo Notarbartolo; la linea 3 parte dalla Stazione Notarbartolo e termina al terminal CEP (Via Filippo Paladini); la linea 4 collega la Stazione Notarbartolo all'incrocio tra Via Giuseppe Pollaci e Corso Calatafimi, lungo il Viale della Regione Siciliana. È prevista la realizzazione di altre tre linee, ad induzione magnetica, che andranno ad aggiungersi a quelle già esistenti.[199] La linea 5 collegherà la Stazione Centrale alla Stazione Notarbartolo passando dalla Cala; la 6 collegherà la Stazione Centrale a Piazza Castelnuovo e poi, attraverso il Viale della Libertà, proseguirà verso Viale Strasburgo, via Lanza di Scalea e Mondello; la linea 7 collegherà la linea 4 all'altezza di Corso Calatafimi al Parco d'Orléans, servendo anche Bonagia e Falsomiele.

Un filobus in salita verso Monreale, nel 1959.
Filobus
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Rete filoviaria di Palermo.

Il sistema filoviario a Palermo durò poco: i primi mezzi vennero acquistati nel 1939 poco prima dello scoppio della guerra. Il sistema voleva sostituire l'obsoleta rete tranviaria[200], ma venne dismesso nel 1966.

Bike sharing e Piste ciclabili

Nel 2009 sono state costruite due piste ciclabili con percorso che dalla zona pedemontana va verso il mare scavalcando letteralmente la circonvallazione. Entrambe sono lunghe 7 km ciascuna, per un totale di quasi 14 km di pista ciclabile che si vanno ad aggiungere all'altra pista ciclabile lunga poco più di 1 km che costeggia via Messina Marine[201]. L'Università di Palermo, inoltre, fornisce un servizio di bike sharing agli studenti e ai dipendenti dell'università[202]. Dal dicembre 2015 è attivo un servizio di bike sharing cittadino che conta 420 biciclette, di cui 20 a pedalata assistita, distribuite in 37 cicloposteggi installati in vari punti della città.[203]

Car e Taxi sharing

Nell'ottobre 2015 il Comune di Palermo ha attivato un servizio di car sharing pubblico con auto elettriche. La piattaforma, sviluppata da Amat e dall'amministrazione comunale, in collaborazione con Renault Italia ed Enel, dispone di 24 auto elettriche del modello Zoe e 16 stazioni di ricarica installate in varie zone della città. Attualmente è la più grande flotta pubblica di auto in car sharing elettrico esistente in Italia. Alle 24 auto elettriche si aggiungono altre 104 vetture a metano.[204][205][206][207][208]

A partire da gennaio 2016 è prevista l'attivazione di un servizio comunale di taxi sharing che interesserà cinque percorsi urbani più uno extraurbano. L'iniziativa è già stata attivata in via sperimentale per il collegamento tra lo scalo Falcone-Borsellino e il centro abitato.[209][210]

Il sindaco del capoluogo: Leoluca Orlando

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Sindaci di Palermo ed Elezioni comunali a Palermo.

Il 21 maggio 2012 viene eletto al secondo turno Leoluca Orlando che, per la quarta volta e con il 72,43% delle preferenze, ritorna a essere sindaco di Palermo. A luglio, dopo aver prestato giuramento come Sindaco di Palermo, entra ufficialmente nel pieno delle sue funzioni.

Consolati[modifica | modifica wikitesto]

Albania, Austria, Bolivia, Brasile, Capo Verde, Repubblica Ceca, Danimarca, Filippine, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Libia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Marocco, Messico, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Principato di Monaco, Regno Unito, Federazione Russa, Senegal, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Tunisia, Ungheria.

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

La città di Palermo è gemellata con le seguenti città[211]:

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: CUS Palermo.
Stemma dell'Unione Sportiva Città di Palermo attualmente militante in serie A
Calcio

Palermo è sede della squadra di calcio dell'Unione Sportiva Città di Palermo, fondata nel 1900 (e rifondata nel 1987), nota semplicemente come Palermo, con i colori sociali rosa e nero, la squadra utilizza lo Stadio Renzo Barbera (detto La Favorita). Attualmente la seconda squadra di Palermo è la Parmonval, militante in Eccellenza. Altre storiche squadre calcistiche cittadine sono: la Fincantieri, la Juventina, la Bacigalupo o la Panormus.

Due le squadre di calcio femminile, Aquile Palermo ACF e Polisportiva Ludos Palermo, entrambe in Serie A2.

Automobilismo
  • Targa Florio: tra le più antiche corse automobilistiche, disputata fin dall'inizio del secolo scorso e organizzata dalla Famiglia Florio, attualmente rientra nel circuito del campionato del mondo di Rally[216].
Ciclismo
Football americano
Canoa polo
  • Ghisamestieri Palermo - 1 scudetto (2000), 2 coppe Italia (2004,2005)[221].
  • C.N.Marina S.Nicola, colori sociali bianco e celeste. Attualmente militante nella massima serie del campionato nazionale.
  • Società Canottieri Trinacria, colori sociali giallo e rosso. Dal 2008 nella massima serie del campionato nazionale.
Tennis

A Palermo si svolgono gli Internazionali Femminili. Questo torneo di fama mondiale fa parte dei Tornei WTA International dal 2009. Nell'edizione del 2012 la tennista italiana Sara Errani ha vinto nel singolo, mentre nel doppio hanno trionfato le ceche Barbora Záhlavová-Strýcová e Renata Voráčová.

Rugby
Pallavolo
  • Palermo Volley - 1 Challenge Cup (1999), club fondato nel 1998 dalle ceneri del Ferrara Volley. Militò in Serie A1 per tre stagioni consecutive. Vinse anche una Coppa Cev. Nel 2001, con la retrocessione in serie A2, la squadra non si iscrisse al campionato e sparì.
Pallanuoto
  • Waterpolo Palermo, squadra maschile militante in Serie B nella stagione 2011-2012.
  • Gifa Città di Palermo, squadra femminile militante in A2 nella stagione 2011-2012.
  • Athlon 90 Palermo, squadra femminile non attiva che nel recente passato ha militato in Serie A1.
Pallacanestro
  • A.S.D. Nuova Aquila Palermo, squadra maschile militante in Serie B.
  • Green Basket Palermo, squadra maschile militante in Serie C.
  • Verga Palermo, squadra femminile militante in A3 con un passato in A1.

Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

XIX Universiade[modifica | modifica wikitesto]

Logo ufficiale della manifestazione

Dal 20 al 31 agosto 1997 la Sicilia ha ospitato le Universiadi: la prima e finora unica edizione in cui le competizioni si sono svolte in una intera regione, e in cui la nomenclatura ufficiale della manifestazione non si riferisca a una singola città. A Palermo si è svolta la cerimonia di apertura nello Stadio La Favorita, alcuni incontri di calcio al Velodromo Paolo Borsellino e la finale alla Favorita vinta dall'Italia; gli incontri di tennis e di pallanuoto.

I giochi delle isole[modifica | modifica wikitesto]

La Sicilia finora ha ospitato per ben tre volte, nel 1999 nel 2006 e nel 2011, i Jeux des îles (i Giochi delle isole): una competizione sportiva similare alle olimpiadi che confronta in numerose competizioni sportive oltre l'ospitante, altre 13 isole del Mediterraneo e dell'Oceano Atlantico. Palermo è stata sempre la città principale delle manifastazioni.
Dal 23 maggio al 27 maggio 2011 ha ospitato la XV edizione.[222] I giochi si sono svolti in infrastrutture sportive di Palermo come lo Stadio delle Palme, il Velodromo Paolo Borsellino per le competizioni di Rugby e il PalaUditore per il Tennistavolo[223].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b dato ISTAT
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Tindaro Gatani, "L'opera cartografica di al-Idrisi: geografo arabo-siculo del XII secolo" (PDF) (PDF), Comune di Milazzo. URL consultato il 22 luglio 2015.
  4. ^ DiPI Online - Dizionario di Pronuncia Italiana, dipionline.it. URL consultato il 21 maggio 2013.
  5. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 469, ISBN 88-11-30500-4.
  6. ^ Palermo (guida breve) (PDF), Regione Siciliana. URL consultato il 22 luglio 2015.
  7. ^ Palermo, città multiforme, La Storia siamo noi. URL consultato il 22 luglio 2015.
  8. ^ Palermo nel patrimonio Unesco: il percorso arabo normanno nella World Heritage List, Repubblica.it, 3 luglio 2015. URL consultato il 22 luglio 2015.
  9. ^ A Palermo si trova anche il Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino, accreditato quale organizzazione non governativa consulente del Comitato Intergovernativo del Patrimonio Culturale Intangibile UNESCO, per le competenze nel campo della ricerca e lo studio sul patrimonio marionettistico mondiale ed in particolare sul Teatro dell'Opera dei Pupi siciliani, iscritto dal 2008 tra i Patrimoni orali e immateriali dell'umanità, dopo essere stato originariamente proclamato nel 2001.
  10. ^ Storia del Parlamento - Il Parlamento
  11. ^ Leoluca Orlando è affiancato dai sindaci di Bogotà Gustavo Petro, responsabile per le Americhe, e di San Fernando nelle Filippine, Mary Jane Ortega, responsabile per l'Asia e l'Oceania. Coordinano un consiglio direttivo di cui fanno parte i sindaci di Johannesburg, Seoul, Quito, Durban, Rosario, Guadalajara, Abidjan, Nairobi e Quezon.
  12. ^ A Palermo in atto un cambiamento Città in cammino verso la normalità, Live Sicilia, 25 dicembre 2015
  13. ^ "Città sicure": a New York Orlando protagonista nella sede centrale delle Nazioni Unite, Palermo Today, 26 settembre 2015
  14. ^ Onu: sindaco Palermo eletto co-presidente programma città sicure, Anci.it, 24 settembre 2015
  15. ^ Immigrazione, approvata la "Carta di Palermo 2015, Palermo Today, 15 marzo 2015
  16. ^ Migranti, Palermo battezza la "Carta della mobilità internazionale, Repubblica.it, 15 marzo 2015
  17. ^ a b Benito Li Vigni, La dinastia dei Florio
  18. ^ a b Ornella Fiandaca e Raffaella Lione, Il sisma. Ricordare, prevenire, progettare. (Atti ARTEC). Con CD-ROM, p. 154
  19. ^ Il gelo e la neve, meteopalermo.it. URL consultato il 1º giugno 2010.
  20. ^ I qanat di Palermo, ilportaledelsud.org. URL consultato il 01-06-2010.
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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