Nazionale di calcio della Colombia

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Colombia Colombia
Stemma
Uniformi di gara
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Pantaloncini
Calzettoni
Calzettoni
Casa
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Pantaloncini
Calzettoni
Calzettoni
Trasferta
Sport Football pictogram.svg Calcio
Federazione Federación Colombiana de Fútbol
Codice FIFA COL
Soprannome Los Cafeteros
Selezionatore Argentina José Pekerman (2012-)
Record presenze Carlos Valderrama (111)
Capocannoniere Arnoldo Iguarán (25)
Esordio internazionale
Messico Messico 3 - 1 Colombia Colombia
Panamá, Panamá; 10 febbraio 1938
Migliore vittoria
Argentina Argentina 0 - 5 Colombia Colombia
Buenos Aires, Argentina; 5 settembre 1993
Colombia Colombia 5 - 0 Perù Perù
Barranquilla, Colombia; 4 giugno 2005
Colombia Colombia 5 - 0 Uruguay Uruguay
Barranquilla, Colombia; 6 giugno 2004
Colombia Colombia 5 - 0 El Salvador El Salvador
Miami, Stati Uniti d'America; 5 maggio 1994
Peggiore sconfitta
Brasile Brasile 9 - 0 Colombia Colombia
Lima, Perú; 24 marzo 1957
Campionato del mondo
Partecipazioni 5 (esordio: 1962)
Miglior risultato Ottavi di finale nel 1990
Copa América
Partecipazioni 19 (esordio: 1945)
Miglior risultato Campione nel 2001
Confederations Cup
Partecipazioni 1 (esordio: 2003)
Miglior risultato Quarta nel 2003

La Nazionale colombiana di calcio è la rappresentativa calcistica della Colombia.

Ha vinto la Coppa America nel 2001 disputata in casa e conta quattro presenze alla fase finale del Campionato del mondo, con miglior risultato un'eliminazione negli ottavi di finale nel 1990; è una delle squadre di calcio più grandi del continente americano.

Dal luglio 2013 occupa la 3ª posizione nel Ranking mondiale FIFA. Attualmente le divise sono fornite dall'Adidas.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Gli inizi[modifica | modifica sorgente]

La Nazionale colombiana nacque verso la fine degli anni trenta: in seguito alla fondazione di una federazione calcistica unica (che aveva posto fine alle divisioni degli anni Dieci e Venti), avvenuta nel 1924, i dirigenti si concentrarono in primo luogo su una competizione che riunisse le varie selezioni locali colombiane, ciascuna rappresentante un dipartimento.[1] Anni dopo, nel luglio 1937, per partecipare a un torneo calcistico internazionale organizzato in occasione del 400º anniversario della fondazione della città di Cali, la Federazione formò una selezione che riuniva in sé i giocatori della varie rappresentative locali.[1] Benché la stampa definisse questa squadra Selección (cioè Nazionale),[2] il torneo di Cali non è considerato una competizione ufficiale tra Nazionali maggiori, poiché a rappresentare Cuba vi era la squadra di club del Centro Gallego[1] e in generale non parteciparono le Nazionali "A" dei vari paesi.

Il debutto ufficiale della Colombia avvenne quindi il 10 febbraio 1938, durante la quarta edizione dei Giochi centramericani e caraibici tenutasi a Panamá.[3] Guidata dal tenente Alfonso Novoa,[4] la Colombia scese in campo alle 9:45 di mattina a Città del Panamá contro la Nazionale messicana, in una partita arbitrata dall'uruguaiano José Mirabal, che diresse tutte le gare di quel torneo; la prima formazione della Colombia fu: Escorcia; Lugo, Lara; Joliani, Herrera, Yepes; Marcos Mejía, Torres, Pastor, Meléndez, Rafael Mejía.[5] A realizzare il primo gol della storia della Nazionale fu Rafael Mejía, che andò a segno al terzo minuto; la prima divisa era blu con una striscia centrale bianca, pantaloni e calzettoni bianchi.[5] La prima vittoria assoluta giunse il 14 febbraio 1938 contro la Nazionale di casa.[3]

Fernando Paternoster è stato il primo allenatore straniero nella storia della "selezione colombiana" e anche il secondo assoluto; inoltre è stato il primo a condurre un incontro internazionale

Al termine del torneo la Colombia chiuse al terzo posto, dietro a Messico e Costa Rica;[6] proprio contro la Costa Rica si verificò un avvenimento insolito: dopo l'assegnazione di un calcio di rigore in favore della Costa Rica, il secondo della gara, i colombiani protestarono vivacemente, tanto che la polizia dovette intervenire, portando via due calciatori colombiani. I compagni proseguirono nelle rimostranze, e dovettero tutti lasciare il campo; con la Colombia fuori dal terreno di gioco, i costaricani tirarono il rigore, segnando: la partita poi terminò, venti minuti prima del tempo regolamentare. In seguito a questi fatti venne avanzata una protesta ufficiale al Comitato organizzatore dei Giochi da parte della delegazione colombiana, cui però non venne dato séguito.[7]

La Nazionale colombiana tornò poi in campo nell'agosto del 1938, in occasione della prima edizione dei Giochi bolivariani, in programma a Bogotá: esordì con una sconfitta per 4-2 con il Perù, cui ne seguì un'altra contro l'Ecuador, Nazionale debuttante in una competizione ufficiale. La vittoria contro il Venezuela fu l'unica del torneo, che per la Colombia si concluse con un 4º posto su 5 squadre, in virtù dei due punti conquistati.[8] All'ultima gara, tenutasi il 16 agosto 1938 con la Bolivia e finita 2-1 per i boliviani, seguì una pausa di circa 6 anni e mezzo in cui la Nazionale colombiana non giocò alcun incontro internazionale.[3]

Le prime partecipazioni al Campionato Sudamericano (1945-1949)[modifica | modifica sorgente]

Benché avesse aderito alla CSF, la confederazione sudamericana, già nel 1936,[9] la Colombia non debuttò in una competizione organizzata dalla CSF fino al 1945,[10] anno della sua prima partecipazione al Campeonato Sudamericano de Football.[3] In occasione del Campeonato Sudamericano 1945 la Colombia decise di rispondere all'invito della CSF, inviando una propria rappresentativa nazionale: l'esordio avvenne il 21 gennaio 1945, con la sconfitta per 3-0 contro il Brasile, campione in carica.[11] Seguirono poi altre sconfitte, tra cui quella con l'Argentina per 9-1, una delle più pesanti della storia della Nazionale colombiana e della storia della Coppa America.[12] La selezione colombiana, totalmente composta da giocatori dilettanti (il professionismo fu introdotto nel 1948), registrò 4 sconfitte, un pareggio (con la Bolivia, 3-3) e una vittoria, sull'Ecuador per 3-1.[11] Nel 1946 la Colombia decise di non partecipare al Sudamericano, concentrandosi sui Giochi centramericani e caraibici che si tenevano in quell'anno a Barranquilla.[13]

La Nazionale vinse la medaglia d'oro in tale competizione, vincendo tutte le 6 gare in programma.[13] Nel 1947 tornò, dopo 12 mesi d'inattività, a disputare un torneo, accettando questa volta di prendere parte al Sudamericano organizzato dall'Ecuador.[3] In uno dei tornei più lunghi di quegli anni (per la prima volta partecipavano 8 squadre), la Colombia giunse all'ultimo posto, registrando due pareggi (contro Ecuador e Bolivia) e perdendo le restanti 5 sfide.[14] Nell'aprile del 1949 la Colombia prese parte al Sudamericano in Brasile: anziché inviare una rappresentativa composta da giocatori di vari club, per il torneo la Federazione decise d'inviare una sola squadra di club, l'Atlético Junior, che gareggiò come "Nazionale colombiana".[15] La squadra giunse nuovamente all'ultimo posto, con gli stessi risultati dell'edizione precedente: 0 vittorie, 2 pareggi e 5 sconfitte.[15]

L'El Dorado e l'esclusione dalla FIFA (1949-1954)[modifica | modifica sorgente]

Nel 1949 si verificò uno scisma interno al calcio colombiano che vide la DIMAYOR separarsi dalla Federazione vera e propria: pertanto, la FIFA decise di sospendere la Colombia dall'attività internazionale.[9] Questo portò al periodo dell'El Dorado, ovvero un'epoca di particolare ricchezza del calcio colombiano che, non dovendo più sottostare alle norme FIFA, poté alzare considerevolmente gli stipendi, attirando numerosi giocatori di rilievo.[9] Tale situazione di libertà interna perdurò fino al 1954, anno entro il quale il "Patto di Lima" tra FIFA e DIMAYOR stipulato nel 1951 prevedeva il rientro dei giocatori stranieri ai rispettivi paesi di appartenenza.[16] La Nazionale colombiana visse un periodo di circa 8 anni d'inattività, che iniziò il 7 maggio 1949 e si concluse il 13 marzo 1957 con il ritorno in campo della selezione in occasione del Campeonato Sudamericano 1957.[3]

Il ritorno all'attività (1957)[modifica | modifica sorgente]

Dopo la lunga parentesi d'assenza dai campi da gioco, la Nazionale colombiana guidata dal nuovo CT Pedro Ricardo López riprese la sua partecipazione al Sudamericano, e viaggiò verso Lima per disputare il torneo del 1957.[17] L'esordio vide una sconfitta per 8-2 contro l'Argentina; il 17 marzo la Colombia riuscì però, per la prima volta, a battere l'Uruguay, grazie al gol di Carlos Arango che fissò il risultato sull'1-0.[17] Il 24 marzo la Colombia venne battuta dal Brasile per 9-0, subendo la più pesante sconfitta della sua storia.[3] A concludere la competizione fu la vittoria per 4-1 sull'Ecuador, grazie alla quale la Colombia evitò gli ultimi due posti della classifica, terminando 5ª su 7 Nazionali.[17] Nel giugno 1957 la Colombia affrontò il suo primo torneo di qualificazione ai Mondiali, le eliminatorie per Svezia 1958: debuttò con un pareggio per 1-1 con l'Uruguay a Bogotá.[3] Quel pareggio si rivelò essere l'unica gara in cui la Colombia ottenne dei punti: seguirono infatti tre sconfitte[3] che classificarono la Nazionale andina all'ultimo posto, dietro a Paraguay e Uruguay. Il 23 giugno 1957 la Colombia disputò la prima amichevole della sua storia, contro il Paraguay, perdendo per 2-1: prima d'allora, la Nazionale aveva giocato solo all'interno di competizioni ufficiali.[3]

Il primo Mondiale (1961-1962)[modifica | modifica sorgente]

Dopo l'ultima gara degli anni Cinquanta (7 luglio 1957 contro il Paraguay), la Nazionale colombiana tornò a giocare il 5 febbraio 1961, in un'amichevole contro gli Stati Uniti, vinta per 2-0.[3] Per il torneo di qualificazione al campionato del mondo 1962 era stato nominato CT Adolfo Pedernera,[4] argentino già calciatore di spicco del Millonarios durante l'El Dorado ed ex allenatore dell'América de Cali nel biennio 1960-1961. La formula delle qualificazioni viene cambiata e vengono formati tre gruppi, ciascuno comprendente due squadre: la vincente dei due confronti avrebbe guadagnato l'accesso al Mondiale cileno.[18] Con la vittoria per 1-0 sul Perù a Bogotá, la Colombia era riuscita a ottenere un vantaggio, che conservò nella gara di ritorno: a Lima, il gol del Perù segnato su rigore al 3º minuto fu pareggiato al 67º.[18]

La Colombia si qualificò per la prima volta al Mondiale: fu un esito inatteso, vista la lunga inattività degli anni Cinquanta e i non eccelsi risultati raggiunti fino a quel momento.[9] La Nazionale si presentò al Mondiale con una squadra che univa giocatori d'esperienza come il portiere Efraín Sánchez e il difensore Francisco Zuluaga, che avevano superato i trent'anni, con giovani già entrati in pianta stabile nella rosa della Nazionale come Héctor Echeverri, Carlos Aponte e Rolando Serrano.[19] Il 30 maggio Uruguay-Colombia aprì la manifestazione: andò in vantaggio la Colombia con un rigore del capitano Zuluaga, il più vecchio marcatore di quel Mondiale; l'Uruguay vinse poi per 2-1 con gol di Luis Cubilla e José Sacía.[20] Il pareggio per 4-4 con l'URSS fu la gara con il maggior numero di reti segnate nel corso del Mondiale; la sconfitta per 5-0 con la Jugoslavia fece sì che la Colombia finisse all'ultimo posto nel proprio girone, con 1 punto in 3 partite, 5 reti segnate e 11 subìte.[20]

Dopo il Mondiale: gli anni Sessanta[modifica | modifica sorgente]

Delio Gamboa, uno dei principali giocatori della Colombia degli anni '50 e '60

Dopo'ultima gara al Mondiale l'attività della Nazionale venne nuovamente sospesa per circa nove mesi. La Colombia tornò a partecipare a un Sudamericano nel 1963: l'ultima edizione cui aveva preso parte era stata quella del 1957.[3] Presentando una formazione rimaneggiata solo in parte rispetto al Mondiale (la linea d'attacco era sostanzialmente la stessa), la Colombia perse la prima gara con l'Argentina per 4-2.[21] La competizione si concluse con 5 sconfitte e un pareggio (ottenuto con il Perù il 24 marzo, 1-1), e l'ultimo posto in classifica.[21] Nel settembre 1963 la Nazionale disputò due amichevoli contro la Costa Rica, perdendo la prima e vincendo la seconda: questi due incontri chiusero il 1963 della Colombia, che ancora una volta rimase lontana dai campi per diverso tempo, fino al luglio 1965.[3]

Tornò a giocare per le qualificazioni al campionato del mondo 1966. Inclusa nel girone con Cile ed Ecuador, la Nazionale colombiana debuttò con una sconfitta per 1-0 in casa contro l'Ecuador: le successive gare videro una vittoria (contro il Cile a Barranquilla) e altre due sconfitte. Avendo totalizzato due punti, i colombiani chiusero all'ultimo posto nel girone, dovendo rinunciare al campionato mondiale.[22] Il 1965 si era concluso con la vittoria per 2-0 sul Cile: il 1966 fu aperto da un'altra partita con il Cile, valida per le qualificazioni al Campeonato Sudamericano de Football 1967 (che fu l'unica edizione della Coppa America a prevedere un turno eliminatorio preliminare).[3] I cileni superarono la Colombia per 5-2 all'andata a Santiago, qualificandosi alla fase finale del Sudamericano in virtù dello 0-0 ottenuto a Bogotá.[23]

Nel biennio 1968-1969 la Federazione decise di aumentare sensibilmente il numero di partite della Nazionale: dopo l'amichevole con il Messico del 16 ottobre 1968, nel 1969 la Colombia iniziò una lunga serie di amichevoli che la portarono in campo 7 volte prima dell'inizio delle qualificazioni a Messico 1970: scopo di questa serie di amichevoli era appunto preparare la squadra, migliorarne le condizioni e selezionare i giocatori da utilizzare durante le qualificazioni mondiali.[24] Il 20 febbraio 1969, per la prima volta, la Nazionale andina affrontò in amichevole una selezione europea: si trattava dell'URSS, che a Bogotá vinse per 3-1.[3] Il bilancio delle gare di preparazione fu di 2 pareggi e 6 sconfitte su 8 gare totali.[3] Le eliminatorie mondiali si aprirono il 27 luglio con la vittoria per 3-0 sul Venezuela: dopo il pareggio per 1-1 con lo stesso Venezuela, il 2 agosto, arrivarono 4 sconfitte su 4 partite contro Brasile e Paraguay, che estromisero la Colombia dal Mondiale 1970.[25]

Gli anni Settanta: il secondo posto in Coppa America[modifica | modifica sorgente]

Il 20 maggio 1970 la Colombia affrontò la Nazionale inglese, inaugurando così il nuovo decennio: all'Estadio Nemesio Camacho di Bogotá la Nazionale di casa fu sconfitta per 4-0.[3] Nel 1972 la selezione colombiana giocò cinque gare: due di esse furono valide per la Coppa d'Indipendenza Brasiliana, mentre le rimanenti furono amichevoli con Perù e Venezuela.[3] Il 27 maggio 1973, con il successo su Haiti per 2-1, ottenuto grazie ai gol di Jaime Morón ed José Ernesto Díaz,[26] la Colombia tornò a vincere una partita dopo quasi quattro anni (l'ultima era stata Colombia-Venezuela 3-0 del 27 luglio 1969).[3] Iniziarono poi le qualificazioni al campionato del mondo 1974: messa nel girone con Ecuador e Uruguay, la Nazionale colombiana pareggiò i primi tre incontri e vinse l'ultimo con l'Uruguay a Montevideo: arrivata a quota 5 punti, al pari degli uruguaiani, la Colombia fu eliminata per via della differenza reti sfavorevole (+1 contro il +4 dell'Uruguay).[27]

Lo stadio Olímpico di Caracas, teatro dello spareggio della Coppa America 1975

Il 1975 fu interamente dedicato alla Coppa America (che per la prima volta assumeva questo nome): l'esordio fu Colombia-Paraguay, gara vinta per 1-0 con rete di José Ernesto Díaz.[28] Seguirono altri tre successi che portarono la Colombia al primo posto del gruppo C, a punteggio pieno, con un solo gol subìto.[28] Con la vittoria per 3-0 sull'Uruguay in semifinale, a Bogotá, la Colombia riuscì a ottenere un vantaggio per la gara di ritorno: limitando gli uruguaiani alla vittoria per 1-0, la Colombia si qualificò, per la prima volta in assoluto, alla finale della Coppa America, grazie al complessivo 3-1 sull'Uruguay.[28] Giunta all'atto conclusivo della manifestazione, fu contrapposta al Perù: benché avesse vinto la prima gara per 1-0, perse la seconda a Lima per 2-0, e per definire il vincitore della Coppa si rese necessario lo spareggio, che premiò i peruviani (gol di Hugo Sotil che garantì la vittoria per 1-0).[28] Tuttavia, nonostante la sconfitta, la Nazionale fu poi ben accolta al ritorno in patria dal campo neutro di Caracas, dove si era disputata la finale: per la Colombia, il secondo posto fu un piazzamento di prestigio, visti i risultati delle edizioni precedenti.[29]

Nel 1976 la selezione giocò una sola partita, contro l'Uruguay a Bogotá, perdendo per 2-1.[3] Dopo una serie di gare di preparazione, affrontò il torneo di qualificazione per campionato del mondo 1978: al debutto pareggiò 0-0 in casa con il Brasile.[3] I risultati successivi, un pareggio e una sconfitta, impedirono l'avanzamento al turno finale delle eliminatorie (che si giocò a Cali tra il 10 e il 17 luglio).[30] Sospesa l'attività per tutto il 1978, la Colombia riprese a giocare a luglio 1979, dapprima con due gare contro una Nazionale spagnola sperimentale, e poi con altre due contro il Perù.[3] Esauriti gli incontri preparatorî per la Coppa America, la Nazionale colombiana affrontò la manifestazione vera e propria, esordendo con un pareggio a San Cristóbal con il Venezuela.[31] Le vittorie con Cile e Venezuela misero la Colombia in condizione di qualificarsi alle semifinali, ma la sconfitta all'ultima partita, quella di ritorno con i cileni, esclusero la Nazionale cafetera dalla Coppa.[31] Si chiusero così gli anni Settanta della Colombia, che non tornò più in campo fino al luglio 1980.[3]

Dagli anni Ottanta in poi[modifica | modifica sorgente]

La Colombia che a Italia '90 raggiunse gli ottavi di finale, il miglior risultato della nazionale sudamericana nella storia dei mondiali.

Visse il suo miglior periodo negli anni novanta, nei quali fu la terza forza calcistica del Sudamerica dopo Brasile e Argentina. Una generazione di talenti, quella colombiana, impersonata da un giocatore di classe mondiale come Carlos Valderrama e da altri giocatori di prima qualità come René Higuita, Freddy Rincón e Faustino Asprilla.

La Colombia si qualificò per il campionato del mondo 1990 battendo l'Israele nello spareggio intercontinentale: per i Cafeteros fu la seconda partecipazione ai Mondiali. Nella fase finale vinse 2-0 contro gli Emirati Arabi Uniti, perse 1-0 contro la Jugoslavia ed infine pareggiò 1-1 contro la Germania Ovest, futura Campione del Mondo. L'avventura terminò agli ottavi di finale, per mano del Camerun che nei tempi supplementari batté per 2-1 i colombiani.

Si è poi qualificata per il Mondiale del 1994, arrivando prima nel suo girone: decisiva fu la vittoria ottenuta contro l'Argentina (seconda e costretta allo spareggio) per 5-0, il 5 settembre 1993 a Buenos Aires nell'ultima giornata. La squadra allenata da Francisco Maturana fu però subito eliminata, a causa di due sconfitte nella fase a gironi contro Romania (3-1) e Stati Uniti (2-1): inutile la vittoria per 2-1 sulla Svizzera nell'ultimo incontro. Al ritorno in patria, la Nazionale fu funestata dalla morte di Andres Escobar: il giocatore, che nella partita contro gli Stati Uniti aveva realizzato un'autorete contribuendo alla sconfitta, fu ucciso a colpi di pistola fuori da un ristorante (2 luglio 1994). Escobar fu ucciso da un gruppo di narcotrafficanti: la causa del gesto fu l'ingente perdita di denaro provocata al Totonero dalla sua autorete.

La Colombia riuscì ad accedere al campionato del mondo 1998, non andando però oltre la fase a gironi in cui perse due partite. Nel 2001 arrivò l'unico successo nella storia dei Cafeteros: la Copa América, di cui la Colombia fu paese organizzatore. In finale contro il Messico, fu il capitano Ivan Córdoba a realizzare il gol decisivo per la vittoria (1-0). Il trionfo segnò tuttavia, la chiusura di un'epoca: nel periodo successivo, la squadra non trovò ricambi all'altezza e mancò la qualificazione ai Mondiali nel 2002 e 2006.

Eliminata ai quarti di finale della Copa América 2011, si è qualificata per il campionato del mondo 2014: per la fase finale è stata sorteggiata in un gruppo con Costa d'Avorio, Giappone e Grecia.

Palmarès[modifica | modifica sorgente]

Colombia 2001

Colori e simboli[modifica | modifica sorgente]

I colori principali della Colombia sono quelli utilizzati nella bandiera nazionale: giallo, blu e rosso. L'uniforme più utilizzata è costituita da una maglia gialla con pantaloncini blu e calzettoni rossi.

I giocatori colombiani in una partita amichevole al Vicente Calderón (Madrid, Spagna).

Risultati in Coppa del Mondo[modifica | modifica sorgente]

  • 1930 - Non presente
  • 1934 - Non presente
  • 1938 - Ritirata
  • 1950 - Non presente
  • 1954 - Non presente
  • 1958 - Non qualificata
  • 1962 - Primo turno
  • 1966 - Non qualificata
  • 1970 - Non qualificata
  • 1974 - Non qualificata
  • 1978 - Non qualificata
  • 1982 - Non qualificata
  • 1986 - Non qualificata
  • 1990 - Ottavi di finale
  • 1994 - Primo turno
  • 1998 - Primo turno
  • 2002 - Non qualificata
  • 2006 - Non qualificata
  • 2010 - Non qualificata
  • 2014 - Qualificata

Risultati in Coppa America[modifica | modifica sorgente]

 
  • 1979 - Primo turno
  • 1983 - Primo turno
  • 1987 - Terzo posto
  • 1989 - Primo turno
  • 1991 - Quarto posto
  • 1993 - Terzo posto
  • 1995 - Terzo posto
  • 1997 - Quarti di finale
  • 1999 - Quarti di finale
  • 2001 - Vincitrice
  • 2004 - Quarto posto
  • 2007 - Primo turno
  • 2011 - Quarti di finale

Tutte le rose[modifica | modifica sorgente]

Mondiali[modifica | modifica sorgente]


Campeonato Sudamericano de Football/Copa América[modifica | modifica sorgente]


Gold Cup[modifica | modifica sorgente]


Confederations Cup[modifica | modifica sorgente]


Giochi olimpici[modifica | modifica sorgente]

NOTA: Per le informazioni sulle rose successive al 1948 visionare la pagina della Nazionale olimpica.

Rosa[modifica | modifica sorgente]

Lista dei convocati per la sfida amichevole contro la Tunisia del 5 marzo 2014.

N. Pos. Giocatore Data nascita (età) Pres. Gol Squadra
1 P David Ospina 31 agosto 1988 (1988-08-31) (25 anni) 42 0 Francia Nizza
12 P Faryd Mondragón 21 giugno 1971 (1971-06-21) (42 anni) 54 0 Colombia Deportivo Cali
2 D Carlos Valdés 22 maggio 1985 (1985-05-22) (28 anni) 12 2 Colombia Santa Fe
3 D Mario Yepes 13 gennaio 1976 (1976-01-13) (38 anni) 96 6 Italia Atalanta
7 D Pablo Armero 2 novembre 1986 (1986-11-02) (27 anni) 50 1 Inghilterra West Ham
14 D Luis Amaranto Perea 30 gennaio 1979 (1979-01-30) (35 anni) 75 0 Messico Cruz Azul
18 D Juan Camilo Zúñiga 14 dicembre 1985 (1985-12-14) (28 anni) 51 1 Italia Napoli
19 D Eder Álvarez Balanta 28 febbraio 1993 (1993-02-28) (21 anni) 1 0 Argentina River Plate
22 D Cristián Zapata 30 settembre 1986 (1986-09-30) (27 anni) 20 0 Italia Milan
23 D Santiago Arias 13 gennaio 1992 (1992-01-13) (22 anni) 4 0 Olanda Philips Sport Vereniging
24 D John Stefan Medina 14 giugno 1992 (1992-06-14) (21 anni) 2 0 Colombia Atlético Nacional
4 C Juan Cuadrado 26 maggio 1988 (1988-05-26) (25 anni) 27 3 Italia Fiorentina
5 C Aldo Ramírez 18 aprile 1981 (1981-04-18) (33 anni) 29 1 Messico Morelia
6 C Carlos Sánchez 6 febbraio 1986 (1986-02-06) (28 anni) 43 0 Spagna Elche
8 C Abel Aguilar 6 gennaio 1985 (1985-01-06) (29 anni) 47 6 Francia Toulouse
10 C James Rodríguez 11 luglio 1991 (1991-07-11) (22 anni) 21 4 Francia Monaco
13 C Fredy Guarín 30 giugno 1986 (1986-06-30) (27 anni) 47 3 Italia Inter
15 C Edwin Valencia 29 marzo 1985 (1985-03-29) (29 anni) 12 0 Brasile Fluminense
20 C Juan Fernando Quintero 18 gennaio 1993 (1993-01-18) (21 anni) 3 0 Portogallo Porto
25 C Alexander Mejía 7 novembre 1988 (1988-11-07) (25 anni) 8 0 Colombia Atlético Nacional
29 C Victor Ibarbo 19 maggio 1990 (1990-05-19) (23 anni) 7 1 Italia Cagliari
30 C Macnelly Torres 1º novembre 1984 (1984-11-01) (29 anni) 39 3 Emirati Arabi Uniti Al-Shabab
9 A Radamel Falcao García Captain sports.svg 10 febbraio 1986 (1986-02-10) (28 anni) 51 20 Francia Monaco
11 A Luis Muriel 16 aprile 1991 (1991-04-16) (23 anni) 5 1 Italia Udinese
17 A Carlos Bacca 8 settembre 1986 (1986-09-08) (27 anni) 9 2 Spagna Sevilla
21 A Jackson Martínez 3 ottobre 1986 (1986-10-03) (27 anni) 26 8 Portogallo Porto
27 A Adrián Ramos 22 gennaio 1986 (1986-01-22) (28 anni) 23 2 Germania Hertha Berlino
28 A Teófilo Gutiérrez 28 maggio 1985 (1985-05-28) (28 anni) 28 11 Argentina River Plate

Record individuali[modifica | modifica sorgente]

Record di presenze[modifica | modifica sorgente]

Nome Periodo Presenze (Reti)
Carlos Valderrama 1985-1998 111 (11)
Leonel Álvarez 1985-1997 101 (1)
Mario Yepes 1999- 96 (6)
Freddy Rincón 1990-2001 84 (17)
Luis Carlos Perea 1987-1994 78 (2)
Luis Amaranto Perea 2003- 75 (0)
Óscar Córdoba 1993-2006 73 (0)
Iván Córdoba 1997-2009 71 (5)
Arnoldo Iguarán 1979-1993 68 (25)
René Higuita 1987-1999 68 (3)

Record di reti[modifica | modifica sorgente]

Nome Periodo Reti (Presenze)
Arnoldo Iguarán 1979-1993 25 (68)
Faustino Asprilla 1993-2001 20 (57)
Radamel Falcao 2007- 20 (51)
Freddy Rincón 1990-2001 17 (84)
Víctor Aristizábal 1993-2003 15 (66)
Adolfo Valencia 1992-1998 14 (37)
Iván Valenciano 1991-2000 13 (29)
Willington Ortiz 1973-1985 13 (49)
Antony de Ávila 1983-1998 13 (53)
Carlos Valderrama 1985-1998 11 (111)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c (ES) Historia de la Federación Colombiana de Fútbol, colfutbol.org. URL consultato il 16 gennaio 2013 (archiviato dall'url originale il 22 novembre 2010).
  2. ^ (ES) La selección local hizo un brillante partido ante Cuba in El Tiempo, 2 agosto 1937, p. 1.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w (EN) Colombia - International Results, RSSSF. URL consultato il 16 gennaio 2013.
  4. ^ a b (EN) Colombia National Team Coaches, RSSSF. URL consultato il 16 gennaio 2013.
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Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Enzo D'Orsi, Colombia, in AA.VV., Enciclopedia dello Sport - Calcio, Roma, Treccani, 2002.

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